VI Domenica di Pasqua – Lo Spirito di verità, un aiuto alla fedeltà all’amore di Dio
Il Vangelo di oggi è la continuazione di quello di domenica scorsa. Sono stati saltati appena due versetti. Siamo sempre nel primo discorso di addio pronunciato da Gesù durante l’ultima cena.
Il tema che apre e chiude il Vangelo di oggi è quello dell’amore: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”, all’inizio del brano, “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” alla fine del brano. Il verbo agapao, amare, ricorre in Giovanni ben 43 volte, mentre in tutti i sinottici ricorre 28 volte.
Il criterio per verificare il nostro amore per Gesù è quello di accogliere e osservare i suoi comandamenti.
Fermiamo la nostra attenzione sulla parola comandamenti. Quando sentiamo parlare di comandamenti, pensiamo subito ai 10 comandamenti, probabilmente relegati agli anni del catechismo e che forse facciamo fatica ad elencarli uno dopo l’altro. Forse questa parola ci procura anche un po’ di fastidio e di allergia, perché tutto ciò che sa di comando non trova buona accoglienza. In fondo non c’è nulla di nuovo sotto il sole, come direbbe il saggio Qoelet. I primi capitoli del libro della Genesi sono molto chiari. La tentazione è sempre quella: è l’uomo che decide ciò che è bene e ciò che è male, naturalmente pagando tutte le conseguenze che sappiamo, dall’omicidio di Caino alla confusione delle lingue di Babele, passando per il diluvio. Ed oggi Caino non risparmia neppure i bambini ed il diluvio non è fatto di acqua, ma di bombe che hanno la sfacciatagine di chiamare intelligenti.
Qual è allora il messaggio di Giovanni? Un grande aiuto ci viene dalla prima enciclica di Papa Benedetto, Deus Charitas est, 25 dicembre 2005. Proprio nelle battute iniziali egli ricorda la prima lettera di San Giovanni. Siccome Dio ci ha amati per primo, l’amore adesso non è più solo un comandamento, ma è la risposta al dono dell’amore col quale Dio ci viene incontro. altro che imposizione o limitazione di libertà, risposta ad un dono d’amore. Questo è osservare i suoi comandamenti. Per far questo però abbiamo bisogno di un aiuto particolare. Ecco perché Gesù dice che non ci lascerà orfani. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo spirito della verità.
Ora, analizzando i versetti di questa domenica, ci si accorge che in essi c’è una prospettiva trinitaria. Si parla del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E la prima cosa che colpisce è il nome che Gesù stesso dà allo Spirito Santo, paraclito. Questo termine è usato solo nel discorso di Dio nel Vangelo di Giovanni e nella prima lettera di Giovanni. In Giovanni 14:16 Gesù si riferisce a un altro paraclito. Viene spontaneo chiedersi, ma chi è il primo? E’ Gesù stesso, secondo quanto si può desumere dalla prima lettera di Giovanni, in cui si parla di Gesù come di Paraclito. Abbiamo un Paraclito presso il Padre, Gesù Cristo, il Giusto, che intercede presso il Padre. Come detto, il nome usato da Gesù Paraclito è tipico degli scritti giovannei. La tradizione cristiana ha identificato questo personaggio con lo Spirito Santo e per quanto riguarda il significato della parola si distinguono abitualmente due accezioni di tipo forense e cioè avvocato dal verbo intercedere e supplicante intercessore. E abbiamo anche altre accezioni di tipo non forense e cioè consolatore è colui che esorta.
Questo spirito paraclito sarà presente nei discepoli, ma non sarà visibile materialmente come lo è stato Gesù. La sua presenza consisterà appunto nel rimanere nei discepoli per sempre, perché rimanga con voi per sempre. Detto diversamente, i discepoli sperimentano l’opera dello Spirito come quella di un altro difensore rispetto a Gesù che ormai non è più direttamente con loro. Giovanni lo definisce spirito di verità.
Ora questa espressione in genere viene intesa così: “Lo spirito che ci dà e ci comunica la verità di Gesù. Non si tratta cioè di una descrizione essenziale dello spirito, ma di quello che si dice genitivo oggettivo. L’espressione vuole significare che lo spirito comunica la verità.
Ecco perché bisogna invocare spesso lo Spirito Santo, perché è grazie a lui che i discepoli comprenderanno sempre più la realtà profonda di Dio e di Gesù. Ed è grazie allo Spirito Santo che il discepolo conoscerà meglio anche se stesso.
Allora nessuna allergia ai comandamenti di Dio, altrimenti ben altre allergie ci renderanno la vita impossibile.
