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Expo 2015 – Non di solo pane

Expo 2015 – Non di solo pane

Expo 2015: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Eccoci arrivati all’ultimo mese: durante questi mesi, ha trovato spazio ed espressione anche la Santa Sede, la Conferenza episcopale italiana e la Diocesi di Milano. L’Eucarestia è o non è il cibo che ha da sempre nutrito il nostro pianeta e ha fornito energia per la vita?

Il cibo rappresenta l’elemento cardine della vita di ogni singolo individuo: un concetto, in primo luogo, correlato a quello di sopravvivenza; poi a quegli ambiti prettamente sociologici, culturali, psicologici e religiosi. Il cibo è anche consumo, così come forma di spreco. Ogni giorno, vengono sprecate tonnellate di derrate alimentari che potrebbero essere utilizzate per realizzare la grande utopia di tutti i tempi: “Combattere la fame nel mondo”. Ma cosa significa realmente: “Nutrire il pianeta”? Tantissimi sono i temi che ruotano intorno all’Expo 2015: “La valorizzazione delle tradizioni alimentari, la preservazione della bio – diversità, la prevenzione di grandi nuove malattie come l’obesità o delle patologie cardiovascolari, per arrivare a parlare della desertificazione dei terreni e delle foreste, delle siccità e dell’impoverimento dei fiumi e dei mari”. Tutte queste tematiche non sembrano dare spazio alla spiritualità e all’individuo in sé e per sé. All’Expo 2015 è presente un padiglione della Santa Sede che ha come slogan: <<Not by bread alone – Non di solo pane». In un articolo pubblicato sul giornale Avvenire, intitolato “Expo, un padiglione per la Chiesa” viene scritto che sono quattro gli ambiti su cui insiste la riflessione proposta dalla Chiesa all’Expo:

1) Un giardino da custodire: la tutela del creato, con tutte le sue risorse, dono elargito dal Creatore all’umanità, che non va sprecato, depredato e distrutto.
2) Un cibo da condividere: il valore universale della condivisione e della solidarietà, espresso in ambito cristiano da molteplici istituzioni che hanno attuato questo comandamento dell’amore fraterno.
3) Un pasto che educa: l’ambito educativo è fondamentale per formare le giovani generazioni a una cultura della relazione umana centrata sull’essenziale e non sullo spreco consumista (delle cose e delle persone).
4) Un pane che rende Dio presente nel mondo: la dimensione tipicamente religiosa e cristiana dell’Eucaristia, la mensa della Parola e il Pane di vita, “fonte e culmine” di tutta l’esistenza cristiana.
Per quanto i primi tre punti siano stati affrontati e ribaditi più volte, l’aspetto prettamente eucaristico non è stato compreso perfettamente. Oggi come oggi, a causa del processo di laicizzazione, si pensa all’Eucarestia come ad una pura formalità. “Sei sciocco a credere che quel pezzo di pane rappresenti il corpo di Cristo” viene affermato più volte da chi non crede nell’Eucaristia. Eppure, oltre che cibo per il corpo, l’Eucarestia è cibo dell’anima. L’Europa e l’Italia devono le loro radici e i loro valori a questo Dio che si è fatto uomo e che nel momento dell’Eucarestia è presente in modo completo e in tutta la sua persona in quello che superficialmente può sembrare un pezzo di pane. “Tutto deve essere basato sulla Santissima Eucaristia: non vi è altra base, non vi è altra vita, sia per noi che per i nostri cari poveri. Solo all’altare e alla mensa di quel Dio che è umiltà e carità, noi impareremo a farci fanciulli e piccoli con i nostri fratelli e ad amarli come vuole il Signore” sosteneva san Luigi Orione. Nel corso dei secoli, cosa ha più nutrito il pianeta e fornito energia per la vita se non l’Eucarestia?  Nutrire il pianeta significa prima di tutto: “Nutrire la propria anima”. Quest’ultimo aspetto designa il fatto che non bastano le tante congetture scientifiche e accademiche per “ripulire” questo pianeta. Senza il giusto equilibrio tra sacro e profano, tra scienza e religionee tra corpo e anima, siamo sicuri di aver trovato la retta via per ripulire il pianeta? L’Eucarestia non ha il potere di sfamare i bambini del terzo mondo, ma avendo una propria identità specifica e avendo quel potere – per chi ci crede – di andare oltre le congetture del materialismo, può rappresentare un aspetto non indifferente per salvaguardare il nostro pianeta. L’Eucarestia è un simbolo, una credenza; simboleggia la carità, la solidarietà, la cooperazione per antonomasia. Credere nell’Eucarestia significa riscoprire l’essenza della fratellanza; significa sentirsi un po’ bambini, ma semplicemente per imparare ad avere meno pregiudizi, per sentirsi più innocenti e più veri. L’Eucarestia è un esercizio, un allenamento costante per sentirsi bene; un modo per alimentare l’assetto valoriale, fondamentale per la sopravvivenza di ogni singolo individuo. Insomma, per poter andare avanti e progredire bisognerebbe riscoprire l’essenza delle nostre origini. Se il simbolo dell’Expo è un albero, significa che le sue radici sono rappresentate dall’Eucarestia e che come tali devono continuare ad essere nutrite, con il giusto atteggiamento culturale e valoriale, che vada oltre ogni forma di scetticismo e oltreil processo di secolarizzazione.

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