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La Chiesa ha le porte aperte, se le chiude diventa museo

La Chiesa ha le porte aperte, se le chiude diventa museo

Gesù «imparò la storia umana» nella famiglia di Nazaret e, quando incominciò la vita pubblica, «formò intorno a sé una comunità, una assemblea», una «famiglia ospitale», non una «setta esclusiva, chiusa», dove trovavano posto « Pietro e Giovanni, ma anche l’affamato e l’assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, i farisei e le folle».  Papa Francesco ha dedicato l’udienza generale al rapporto tra la famiglia e la comunità cristiana, proseguendo un ciclo di catechesi in vista del sinodo sulla famiglia di ottobre, ed ha indicato ai fedeli la «lezione» di Gesù per sottolineare che la Chiesa deve avere le «porte aperte» e «le chiese, le parrocchie, le istituzioni, con le porte chiuse non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei!».

La Chiesa, ha detto il Papa, «cammina in mezzo ai popoli, nella storia degli uomini e delle donne, dei padri e delle madri, dei figli e delle figlie: questa è la storia che conta per il Signore. I grandi eventi delle potenze mondane si scrivono nei libri di storia, e lì rimangono. Ma la storia degli affetti umani si scrive direttamente nel cuore di Dio. Ed è la storia che rimane in eterno. E’ questo il luogo della vita e della fede. La famiglia è il luogo della nostra iniziazione – insostituibile, indelebile – a questa storia. A questa storia di vita piena che finirà nella contemplazione di Dio per tutta l’eternità nel Cielo, ma incomincia nella famiglia! E per questo è tanto importante la famiglia».

Gesù, ha proseguito Francesco, «nacque in una famiglia e lì “imparò il mondo”: una bottega, quattro case, un paesino da niente. Eppure, vivendo per trent’anni questa esperienza, Gesù assimilò la condizione umana, accogliendola nella sua comunione con il Padre e nella sua stessa missione apostolica. Poi, quando lasciò Nazaret e incominciò la vita pubblica, Gesù formò intorno a sé una comunità, una “assemblea”, cioè una con-vocazione di persone. Questo è il significato della parola “chiesa”. Nei Vangeli, l’assemblea di Gesù ha la forma di una famiglia e di una famiglia ospitale, non di una setta esclusiva, chiusa: vi troviamo Pietro e Giovanni, ma anche l’affamato e l’assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, i farisei e le folle. E Gesù non cessa di accogliere e di parlare con tutti, anche con chi non si aspetta più di incontrare Dio nella sua vita. E’ una lezione forte per la Chiesa! I discepoli stessi sono scelti per prendersi cura di questa assemblea, di questa famiglia degli ospiti di Dio. Perché sia viva nell’oggi questa realtà dell’assemblea di Gesù, è indispensabile ravvivare l’alleanza tra la famiglia e la comunità cristiana. Potremmo dire che la famiglia e la parrocchia sono i due luoghi in cui si realizza quella comunione d’amore che trova la sua fonte ultima in Dio stesso.

Una Chiesa davvero secondo il Vangelo – ha detto il Papa a braccio tra gli applausi dei fedeli – non può che avere la forma di una casa accogliente, con le porte aperte, sempre. Le chiese, le parrocchie, le istituzioni, con le porte chiuse non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei! E oggi, questa è un’alleanza cruciale. Contro i “centri di potere” ideologici, finanziari e politici – ha proseguito Bergoglio citando un testo contenuto nel volume dei suoi discorsi su vita e famiglia da Papa e da arcivescovo di Buenos Aires pubblicato dal pontificio consiglio per la Famiglia – riponiamo le nostre speranze in questi centri di potere? No! Centri dell’amore! La nostra speranza è in questi centri dell’amore, centri evangelizzatori, ricchi di calore umano, basati sulla solidarietà e la partecipazione, e anche sul perdono fra noi. Rafforzare il legame tra famiglia e comunità cristiana è oggi indispensabile e urgente».

Le famiglie, ha notato il Papa, «a volte si tirano indietro, dicendo di non essere all’altezza: “Padre, siamo una povera famiglia e anche un po’ sgangherata”, “Non ne siamo capaci”, “Abbiamo già tanti problemi in casa”, “Non abbiamo le forze”. Questo è vero. Ma nessuno è degno, nessuno è all’altezza, nessuno ha le forze! Senza la grazia di Dio, non potremmo fare nulla. Tutto ci viene dato, gratuitamente dato!» E il Signore «non arriva mai in una nuova famiglia senza fare qualche miracolo», come fece Gesù alle nozze di Cana: «Tutti dobbiamo essere consapevoli che la fede cristiana si gioca sul campo aperto della vita condivisa con tutti, la famiglia e la parrocchia debbono compiere il miracolo di una vita più comunitaria per l’intera società».

A fine udienza il Papa ha salutato, tra gli altri, i ragazzi della gioventù francescana d’Italia («Sono bravi questi giovani francescani!», ha detto il Papa a commento del loro entusiasmo), e i vescovi del Portogallo in visita ad limina apostolorum. Lunedì prossimo, peraltro, Radio Renascenca, emittente cattolica del Portogallo, manderà in onda un’intervista di un’ora rilasciata ieri da Papa Francesco alla vaticanista Aura Miguel. Secondo le prime anticipazioni, nel corso della conversazione – si legge sul sito specializzato Il Sismografo – il Papa parla a tutto campo affrontando diversi argomenti, tra cui la questione dei rifugiati-migranti, il sinodo d’ottobre, le questioni centrali della famiglia e naturalmente il Portogallo.

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