"Vorrei seminare Dio in tutti i modi, in tutti i solchi."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani - 18-25 Gennaio 2016
In vista della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, pubblichiamo QUI il libretto con l’introduzione al tema (Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio), lo schema di celebrazione comune preparato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, gli otto schemi completi di liturgia per la celebrazione eucaristica dell’intera settimana, preghiere ecumeniche... Ovviamente il testo può essere utilizzato anche in altri momenti, poiché è un impegno per tutto l’anno!
La proposta di preghiera e di riflessione per l’anno 2016 è stata preparata da una Commissione riunitasi a Riga su invito dell’arcivescovo monsignor Z. Stankevičs e giunge, dunque, dalla Lettonia, la cui storia ecclesiale ha vissuto drammatiche esperienze di lotte e sofferenza. Durante la seconda guerra mondiale e sotto il totalitarismo sovietico, il paese vide molte chiese distrutte e i cristiani delle diverse confessioni conobbero l’ecumenismo del sangue. Infatti “sono stati uniti in una comune testimonianza al Vangelo, anche fino al martirio”.
Il sussidio di quest’anno fa riferimento a 1Pt 2, 9 e invita tutti i cristiani a sentirsi “chiamati a proclamare le grandi opere del Signore”: ad unire le voci, pur di tradizioni, culture e lingue diverse, per formare un unico “coro” e un unico ritmo di preghiera, al fine di chiedere il dono di essere una cosa sola.


Come ricorda l’introduzione al tema: i cristiani vivono la loro chiamata battesimale e rendono testimonianza alle opere meravigliose di Dio in molti modi:

Sanando le ferite: secoli di divisione hanno prodotto guerre, contese, contrapposizioni e abusi. Molte ferite sono ancora aperte e sanguinanti. Con l’aiuto della grazia di Dio è necessario chiedere perdono per gli ostacoli che impediscono la riconciliazione. E’ inoltre indispensabile impegnarsi guarire le ferite con l’olio della misericordia ed il vino della speranza, soprattutto nell’azione dello Spirito.

Ricercando la verità e l’unità: la consapevolezza della nostra comune identità in Cristo ci chiama ad adoperarci per rispondere alle questioni che ancora dividono i cristiani. Siamo chiamati, come i discepoli sulla strada di Emmaus, a condividere le nostre esperienze e a scoprire così che, nel nostro comune pellegrinaggio, Gesù Cristo è in mezzo a noi.

Impegnandosi attivamente per promuovere la dignità umana: i cristiani, che sono stati condotti “fuori dalle tenebre” verso la “luce meravigliosa” del Regno, riconoscono la straordinaria dignità di ogni vita umana. Attraverso progetti comuni di servizio sociale e caritativo, siamo inviati a raggiungere i poveri, i bisognosi, le persone affette da dipendenze e gli emarginati.
Su quest’ultimo punto noi orionini siamo in prima linea. Come ha scritto don Flavio nell’ultima circolare “il nostro slancio ecumenico”: “le nostre istituzioni caritative, educative e pastorali sono un laboratorio di unità entro cui imparare/insegnare a superare steccati, pregiudizi e chiusure”.
Poiché come scrisse don Orione, “è proprio del nostro Istituto l’impegno di pregare, lavorare e sacrificarsi per ripristinare, nella Chiesa, l’unità spezzata e favorire con ogni mezzo quello slancio ecumenico che lo Spirito ha suscitato nella sua Chiesa”, mi auguro che durante l’ottavario ciascuna comunità e parrocchia s’impegni a vivere e a trasmettere ai fedeli l’ansia ecumenica del fondatore.

Don Felice Bruno

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È quanto auspica Papa Francesco in un videomessaggio con una meditazione sulla sua intenzione universale di preghiera per il mese di gennaio. Si tratta di un’iniziativa inedita promossa dall’Apostolato della Preghiera che ha chiesto al Papa di affidare le sue intenzioni mensili ad un breve videomessaggio, letto in spagnolo e tradotto in 10 lingue. Nel videomessaggio sono presenti esponenti di altre religioni - cattolica, ebraica, musulmana, buddista - ognuna delle quali professa fede nel proprio Dio e tutte insieme dichiarano di credere nell'amore.

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Mercoledì, 30 Dicembre 2015

Ucraina - Nuovi aggiornamenti di Vasylyna

A tutti gli amici che in qualche modo seguono e hanno preso a cuore la storia di Vasylyna (pubblicata QUI) vi diamo suoi aggiornamenti tramite le parole di Don Moreno Cattelan:
Cari Amici,
vogliamo farvi partecipi della situazione di Vasylyna, a distanza di qualche mese dal ricovero a Cracovia e circa mezzo anno (maggio scorso)  da quanto le è stata diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta. Come sempre mi avvalgo delle notizie che il gruppo di genitori-amici dirama di tanto in tanto attraverso i vari canali della comunicazione.
“Cari membri del nostro gruppo ci scusiamo anzitutto perché ultimamente non vi abbiamo dato ulteriori notizie di Vasylyna. Lo scorso fine settimana (19/20 dicembre) è tornata in famiglia per qualche giorno. Ha così potuto rivedere i suoi due figli (Solomjia e Matvi) e ha avuto anche la forza di incontrare le famiglie di amici che dall’inizio della malattia la sostengono in tutti i modi. Nelle scorse settimane la situazione si era un po’ aggravata per il fatto che una infezione alla bocca non permetteva a Vasylyna di mangiare. Ma tutto si è risolto. Dagli esiti degli ultimi controlli sappiamo che il numero di cellule maligne è in aumento. Anche i valori della emoglobina e delle piastrine sono bassi. Per questo sarà sottoposta ad una nuova terapia. Se gli esiti saranno buoni potrà tornare a casa nuovamente, almeno per le feste, un paio di giorni. Chiediamo a tutti di continuare a pregare, tutte le mattine alle ore 8,00 e alla sera alle ore 21,00 c’è la preghiera a distanza per lei. Come chiediamo a tutti di continuare a dare informazioni al fine di raccogliere altri fondi.  Abbiamo assoluto bisogno di arrivare alle cifra di 500.000 zloty polacchi (116.000 euro) per poter completare la terapia con un nuovo farmaco sperimentale, il Blinatumomab, (la terapia costa 100.000 euro al mese!)  e preparare, il fisico, almeno così si spera,  per l’intervento di  trapianto del midollo.
Grazie per le vostre offerte, la vostra attenzione ed il sostegno continuo”.
La situazione è ancora abbastanza incerta anche se c’è molta speranza che tutto si possa risolvere per il meglio soprattutto con l’utilizzo di questo nuovo farmaco di “ultima generazione”. Qualche giorno fa, Nataljia, la sorella di Vasylyna mi ha mandato un messaggio pregandomi di inviarvi gli auguri e i ringraziamenti, chiedendomi anche se erano arrivate altre offerte dall’Italia. Come si evince dal messaggio qui sopra anche la situazione finanziaria è incerta. Nonostante il lavoro costante del gruppo-famiglie e dei parenti che ogni settimana organizzano raccolte specifiche nelle varie parrocchie di L’viv e del circondario. Sappiamo che la Provvidenza non abbandona mai i suoi figli. Chi a Lei si rivolge trova aiuto non solo materiale, ma anche conforto e speranza. Se è nelle vostre possibilità di fare ancora qualcosa, fatemelo sapere. Vi chiedo di unirvi alle 8,00 della mattina e alle 21,00 della sera alla nostra preghiera.

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Giovedì, 24 Dicembre 2015

Cristiani e Mussulmani

Pubblichiamo tre diverse notizie di cronaca di tre posti differenti - Rozzano, Italia; Elbasan,  Albania; El Wak, Kenya - che fanno pensare al rapporto tra mussulmani e cristiani.

Rozzano, Milano.

Per “dare una netta impronta di laicità e non urtare la sensibilità degli studenti non cristiani, soprattutto in questo tempo scosso dal terrorismo e dalle stragi di Parigi”, il preside di una scuola a Rozzano, alle porte di Milano, ha cancellato la “festa di Natale” sostituendola con una “festa d’Inverno”, il prossimo 21 gennaio. La decisione, contestata da molti genitori, ha suscitato forti polemiche. È diventato un noto caso nazionale.
“Trovo pretestuosa e tristemente ideologica la scelta di chi, per 'rispettare' altre tradizioni o confessioni religiose, pensa di cancellare il Natale o di camuffarlo scadendo nel ridicolo", ha scritto il segretario generale dei Vescovi italiani, mons. Nunzio Galantino.
Ma quello che mi ha sorpreso, in questa vicenda, è stata una dichiarazione della principale Autorità religiosa mussulmana che, parlando in nome delle Associazioni islamiche di Milano, ha affermato che “la festa del Natale non è mai stata un problema per i musulmani in questo Paese" (notizia ANSA).
Sono i mussulmani ad essere ostili al cristianesimo o lo è la cultura radical-liberale dominante e intollerante che di tutto si serve – anche del “presunto” rispetto verso i mussulmani - per sradicare le radici e i segni civili della fede cristiana?

Elbasan, Albania.

In questa città di 120 mila abitanti, noi Orionini siamo ancora in ansia per la sorte dell’unica chiesa cattolica della città a noi affidata.
Contro la distruzione della chiesa cattolica sono intervenuti nei mesi scorsi il Muftì capo dei mussulmani di Elbasan e il responsabile dei mussulmani Bektashjan, difendendo la Chiesa Cattolica e le sue proprietà con una dichiarazione comune, sostenendo che si devono garantire, anche con leggi speciali, i luoghi di culto, segno della libertà religiosa riconquistata dopo la caduta del comunismo.
Ad Elbasan è presente una comunità orionina dal 1991 e con grande sacrificio è stata costruita la chiesa San Pio X e un Centro pastorale che ora rischiano l’espropriazione e l’abbattimento.

El Wak, Kenya.

Un gruppo di miliziani somali di Al-Shabaab (gruppo mussulmano affiliato ad Al Qaeda) hanno assaltato un autobus in viaggio da Nairobi a Madera. Avevano messo i musulmani in piedi e i cristiani a terra, i primi liberi di risalire sul pullman, i secondi sdraiati sul ciglio della strada aspettando il proprio turno e un proiettile alla tempia, come era successo a 28 passeggeri di un altro autobus uccisi nel novembre scorso nella stessa via del nord-est del Kenya.
L'assalto era iniziato con una sventagliata di mitra che ha lasciato tre persone ferite e un morto dell'autobus che portava da Nairobi a Mandera, vicino a El Wak. Un passeggero che aveva tentato di fuggire è stato ucciso sparandogli alla schiena. Non scherzavano.
Quando i miliziani hanno gridato “I non cristiani possono risalire a bordo”, nessuno si è mosso. Anzi, uno ha gridato: Uccideteci tutti o lasciateci andare".
Ad aumentare la sorpresa per questo atto di solidarietà coraggiosa, c’è il fatto che poco prima di entrare in quella zona pericolosa per la presenza di miliziani armati - come ha raccontato un testimone -, “ad alcuni cristiani abbiamo dato i nostri vestiti, per impedire che fossero individuati per l'abbigliamento”.
“È così bella la notizia che viene quasi il sospetto che sia stata romanzata da qualche politico locale”, ha scritto Michele Farina sul Corriere della sera del 22 dicembre 2015. Invece è proprio vera, così come hanno riferito vari testimoni, compreso l'autista dell'autobus ferito dai miliziani.

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Mercoledì, 23 Dicembre 2015

Gli auguri di Natale della Cei al Papa

Pubblichiamo la lettera di auguri per Natale a Papa Francesco, a firma del cardinale Angelo Bagnasco e dal vescovo Nunzio Galantino, rispettivamente presidente e segretario generale della Cei, la Conferenza Episcopale
italiana.

“Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”.
(Lc 2,10-12)

Santità,
è motivo di grande gioia, nell’occorrenza del Santo Natale, condividerLe l’augurio più sincero delle Chiese che sono in Italia. Come scrive l’Evangelista, la venuta del Signore Gesù non è soltanto gioia, ma anche luce che guida e mostra il cammino da percorrere.
Per Sua iniziativa, nella festa di quest’anno la gioia e la luce promanano esplicitamente dal Vangelo della misericordia. Le Porte Sante che, in comunione con quelle di Bangui e di Roma, abbiamo aperto in tutte le nostre diocesi, ci portano a contemplare il mistero del Verbo incarnato e, in lui, il mistero di Dio, “Padre della misericordia e Dio di ogni consolazione” (2Cor 1,3).


Siamo consapevoli che da questa contemplazione passa la nostra salvezza, la riconciliazione e la pace; e, insieme, la missione a essere a nostra volta segno e strumento di misericordia, convinti che questa sia la via maestra della Chiesa.


In questa prospettiva Le rinnoviamo, con il nostro affetto filiale, la disponibilità ad aprire il nostro cuore a ogni uomo, a partire da quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali. Come i pastori di Betlemme, intendiamo percorrere i sentieri del nostro tempo per portare a ciascuno il lieto annuncio della compagnia di Dio nella storia: servirà a curare le ferite con l’olio della consolazione e il vino della speranza, nonché a costruire comunità di fede capaci di prossimità solidale.


È questo l’impegno che assumiamo nell’augurarLe giorni di gioia nella luce del Natale.

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Ieri, 15 dicembre, è stato consegnato il messaggio che Papa Francesco ha scritto per la 49° giornata mondiale della Pace che verrà celebrata il primo gennaio 2016.

Il tema del messaggio è "Vinci l’indifferenza e conquista la pace". Papa Francesco si concentra da un lato su quella che viene definita la “globalizzazione dell’indifferenza”, esplicitata attraverso la descrizione di alcune forme di indifferenza che caratterizzano il nostro tempo. Innanzitutto l’indifferenza verso Dio “dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato.”
Ma non è solo l’indifferenza che sta al centro del Messaggio quanto “la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza”, contribuendo così alla pace con Dio, con il prossimo e con il creato.
Nel messaggio vengono messe in luce iniziative di quelle realtà, dentro e fuori la Chiesa, che ribellandosi alla «globalizzazione dell’indifferenza», e testimoniando una «misericordia corporale e spirituale», presiedono - come ha scritto don Luigi Ciotti, nella sua testimonianza - le periferie geografiche e esistenziali dove le persone più indifese - migranti, carcerati, donne, malati, disoccupati - non soffrono solo di bisogni trascurati, ma di diritti negati, vite non riconosciute nella loro dignità.

Si può dividere in otto punti: la pace è un dono di Dio, custodire le ragioni della speranza, forme di indifferenza, la pace minacciata dall’indifferenza globalizzata, dall’indifferenza alla misericordia: la conversione del cuore, promuovere una cultura di solidarietà e misericordia per vincere l’indifferenza, la pace: frutto di una cultura di solidarietà, misericordia e compassione, la pace nel segno del Giubileo della Misericordia.

Clicca QUI per leggere il messaggio completo

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Martedì, 15 Dicembre 2015

Il Giubileo è iniziato

Dopo Bangui il 29 novembre e dopo San Pietro martedì scorso, 8 dicembre, domenica 13 dicembre papa Francesco ha aperto la Porta Santa anche nella basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, "madre di tutte le chiese". "È questa la porta del Signore. Apritemi le porte della giustizia. Per la tua grande misericordia entrerò nella tua casa, Signore", ha ripetuto il Papa nel suggestivo rito davanti a circa duemila persone, prima di spingere la porta e varcare la soglia, inaugurando così anche in Laterano l'Anno Santo straordinario della misericordia.

E domenica era il giorno in cui le porte sante del Giubileo si sono aperte in ogni diocesi, in tutta Italia e ai quattro angoli del mondo, fino alle periferie più disagiate. A Roma il cardinale arciprete James Harvey ha aperto quella della basilica di San Paolo fuori le Mura, mentre per l'altra basilica, Santa Maria Maggiore, sarà di nuovo il Papa a farlo il primo gennaio prossimo.

"Abbiamo aperto la Porta Santa, qui e in tutte le cattedrali del mondo - ha affermato Francesco nell'omelia -. Anche questo semplice segno è un invito alla gioia, Inizia il tempo del grande perdono. È il Giubileo della Misericordia. È il momento per riscoprire la presenza di Dio e la sua tenerezza di padre".

Significativamente, secondo il Papa "Dio non ama le rigidità. Lui è padre, è tenero. Tutto fa con tenerezza di padre". Bergoglio ha sottolineato che "a noi viene chiesto un impegno radicale. Davanti alla Porta Santa che siamo chiamati a varcare, ci viene chiesto di essere strumenti di misericordia, consapevoli che saremo giudicati su questo". "Chi è stato battezzato", infatti, "sa di avere un impegno più grande": la fede in Cristo "provoca ad un cammino che dura tutta la vita", quello "di essere misericordiosi come il Padre". "La gioia di attraversare la Porta della Misericordia - ha aggiunto il Pontefice - si accompagna all'impegno di accogliere e testimoniare un amore che va oltre la giustizia, un amore che non conosce confini. È di questo infinito amore che siamo responsabili, nonostante le nostre contraddizioni".

All'Angelus in Piazza San Pietro, poi, il Papa ha ribadito che "in tutte le cattedrali del mondo vengono aperte le Porte Sante, perché il Giubileo della Misericordia possa essere vissuto pienamente nelle Chiese particolari". "Auspico - ha proseguito - che questo momento forte stimoli tanti a farsi strumento della tenerezza di Dio". Inoltre, come espressione delle opere di misericordia, "vengono aperte anche le Porte della Misericordia nei luoghi di disagio e di emarginazione".

A tale proposito, ha salutato "i detenuti delle carceri di tutto il mondo", e specialmente "quelli del carcere di Padova, che oggi sono uniti a noi spiritualmente in questo momento per pregare, e li ringrazio per il dono del concerto" in suo onore.

Importante, poi, il saluto rivolto ai membri del Movimento dei Focolari e ai loro ospiti di alcune Comunità islamiche italiane in un convegno a Roma per un patto di prossimità e di collaborazione. "Andate avanti! -. ha esortato il Papa - Andate avanti con coraggio nel vostro percorso di dialogo e di fraternità, perché tutti siamo figli di Dio!".

Bergoglio non ha mancato di accogliere positivamente lo "storico" accordo sul clima a Parigi, richiamando però al "corale impegno" e alla "generosa dedizione" per attuarlo: ha quindi auspicato "che venga garantita una particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili" e ha esortato la comunità internazionale "a proseguire con sollecitudine il cammino intrapreso", nel segno di una "solidarietà sempre più fattiva".

E sempre all'Angelus, in cui ha invitato alla "conversione" nel segno "della giustizia, della solidarietà, della sobrietà", Francesco ha ricordato l'invito di Giovanni Battista che "agli esattori delle tasse dice di non esigere nulla di più della somma dovuta". "Cosa vuol dire questo? - ha quindi aggiunto a braccio - Non fare 'tangenti', è chiaro il Battista".

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Sabato, 12 Dicembre 2015

III Domenica di Avvento

«Rallegratevi sempre nel Signore… il Signore è vicino». Il rettore del Santuario di Tortona, don Renzo Vanoi, ci offre un commento a questa Terza Domenica di Avvento o detta anche Domenica della gioia. Gioia: per la venuta del Signore, per l’imminente incontro con Lui nel suo Natale. Gioia per ogni cuore che attende di sperimentare il grande amore con il quale Dio ci ama, che vuole educare i nostri cuori allo stupore ed alla meraviglia della novità di Dio. Ma questa gioia non dev’essere confusa con la tranquillità, con l’incoscienza o con l’indifferenza. E’ una gioia che nasce dalla certezza che il Signore è in mezzo a noi, che ci ama e che il suo sogno si realizzerà. E’ una gioia che è il frutto della giustizia, della fraternità, del perdono

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"E' la mia prima ordinazione diaconale", ha esordito Mons. Angelo de Donatis "perché anch'io sono stato consacrato vescovo da poche settimane. Sono trepidante ma pieno di gioia".
"Sono tre bravi figlioli", ha detto il superiore generale Don Flavio Peloso chiedendo al Vescovo l'ordinazione dei tre giovani. "Vengono tra tre Paesi diversi e distanti tra loro. Sono venuti a Roma per completare la loro formazione presso i luoghi degli apostoli Pietro e Paolo e del Papa, e presso i luoghi di Don Orione. Dalle informazioni assunte dai loro formatori e dalla gente che li ha conosciuti nel loro Paese e qui in Italia, attesto che ne sono degni".

Così, durante la celebrazione della Messa nella Parrocchia di Ognissanti, ieri 6 dicembre 2015, Heritiana Rasoamiaramanana (Madagascar), Raju Sovraj (India) e Polycarpe Tapsoba (Burkina Faso) sono stati ordinati Diaconi. Erano presenti oltre 50 sacerdoti, tra i quali anche molti amici provenienti dalle nazioni di appartenenza dei tre diaconi.

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Domenica, 29 Novembre 2015

A Bangui Francesco apre la porta Santa

È iniziato il Giubileo straordinario della Misericordia. È cominciato con oltre una settimana d'anticipo rispetto all'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Poco fa Papa Francesco ha aperto la porta in legno e vetro della cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Prima di spalancarla, ha spiegato parlando a braccio il significato di questo suo gesto.

«Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo - ha detto il Pontefice - L'Anno Santo della Misericordia arriva in anticipo a questa terra, una terra che soffre da diversi anni la guerra, l'odio , l'incomprensione, la mancanza di pace».

«In questa terra sofferente - ha continuato - ci sono tutti i Paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana e per tutti i Paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace!».

Poi Francesco, come ha già fatto più volte durante questo viaggio in Africa, ha chiesto a tutti i fedeli di ripetere con lui questa preghiera: «Tutti insieme chiediamo amore e pace!». E l'ha pronunciata nella lingua locale: «Ndoye siriri, amore e pace!».

«E adesso - ha ripreso - con questa preghiera incominciamo l'Anno Santo qui, in questa capitale spirituale del mondo oggi». Quindi si è girato verso la porta centrale della cattedrale, e l'ha aperta, rimanendo per un istante con le braccia aperte, mentre i fedeli all'interno applaudivano e s'inginocchiavano.

Nell'omelia della messa che apre l'Avvento nel rito romano, Francesco ha detto: «Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. Chiediamo la grazia, l'elemosina della pace!».

Il Papa ha detto che ci si deve liberare, grazie a Gesù, «dalle concezioni della famiglia e del sangue che dividono, per costruire una Chiesa-Famiglia di Dio, aperta a tutti, che si prende cura di coloro che hanno più bisogno. Ciò suppone la prossimità ai nostri fratelli e sorelle, ciò implica uno spirito di comunione. Non è prima di tutto una questione di mezzi finanziari; basta in realtà condividere la vita del popolo di Dio».

Francesco ha ricordato che una delle esigenze essenziali della vocazione cristiana «è l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine. Gesù ha tenuto ad insistere su questo aspetto particolare della testimonianza cristiana. Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia».

«Dovunque - ha continuato il Pontefice - anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è amore». E la «testimonianza dei pagani sui cristiani della Chiesa primitiva deve rimanere presente al nostro orizzonte come un faro: "Vedete come si amano, si amano veramente"».

«Dio è più forte di tutto - ha detto ancora Papa Bergoglio - Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore!».

Francesco ha così concluso: «A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace». Gli ultimi passaggi dell'omelia sono stati sottolineati da molti applausi da parte dei fedeli.

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