"Che il giudizio del Papa sia il criterio dei nostri giudizi: la sua volontà sia la legge del nostro volere e la norma del nostro operare."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Camminare con Lui o senza di Lui non è la stessa cosa. Gesù e i discepoli in cammino nel Vangelo secondo Marco. È il titolo del corso di Esercizi spirituali che si sta svolgendo a Villa Lomellini, Montebello della Battaglia, dal 22 al 28 agosto.  Una cinquantina i partecipanti, sacerdoti della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza:  oltre ai confratelli che celebrano il giubileo sacerdotale e di Vita religiosa, vi è tutto il Consiglio generale al completo ed il Padre provinciale Don Aurelio Fusi.
Il predicatore, p. Ferdinando Armellini, è un biblista dehoniano che ha fatto del  suo ministero un annuncio gioioso della “Bella Notizia”. Infatti sta conducendo i partecipanti alla riscoperta del volto di Dio, rivelato in Cristo e purificato da tante manipolazioni umane, talora fuorvianti. Al centro del Vangelo c’è l’incontro con Cristo  che accoglie ogni uomo, a cominciare dai più lontani e bisognosi per condurli da una situazione disumanizzante alla pienezza di vita e di gioia.

Gli Esercizi Spirituali sono stati inventati diversi  secoli fa da S. Ignazio di Loyola che li propose a tutti coloro che vogliono rinnovare la propria vita. Gli Esercizi Spirituali sono un momento di ascolto e di preghiera il cui obbiettivo è il rientrare in se stessi e così scoprire la bellezza di avere Dio quale Padre e Gesù come fratello, salvatore e amico. Anche il nome stesso di Esercizi Spirituali non è casuale: come il corpo deve essere continuamente esercitato per mantenere e accrescere il proprio livello di vitalità, così anche lo spirito ha bisogno di un continuo esercizio, adatto per coloro che vogliono mantenere il loro cuore saldamente ancorato a Gesù.

 

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Mentre la liturgia di questa domenica ci ricorda la fede della donna cananea, che va incontro a Gesù e lo riconosce come Signore, pubblichiamo le parole del Provinciale Don Aurelio, che ci racconta di un sì per sempre al Signore.

Il 15 agosto scorso è stato giorno di festa al Don Orione di Trebaseleghe, non solo per la ricorrenza dell'Assunta, celebrata in tutta la Chiesa, ma per la Professione perpetua di fratel Alberto Berio, che da alcuni anni appartiene a quella comunità. Egli ha voluto consacrarsi definitivamente al Signore in un giorno mariano, per imitare la Vergine nella sua consegna totale alla volontà di Dio.

Chi è fratel Alberto? E' nato a Genova e ha ottenuto il Diploma di Odontotecnico. Dopo alcuni anni di lavoro, conosciuta la Congregazione tramite il Bollettino del Piccolo Cottolengo di Genova, si è avvicinato agli orionini e nel 2007 ha iniziato il noviziato, concluso con la Prima professione, l'anno seguente. Ha continuato la sua formazione con un biennio in Teologia spirituale per iniziare, poi, il servizio alla Castagna di Genova, accudendo i sacerdoti anziani. Dal 2011 al 2014 è stato a Firenze e ora, da tre anni, si trova a Trebaseleghe come tutto fare. I confratelli e il personale di quella Casa apprezzano fratel Alberto per la sua umiltà e disponibilità.

Al rito della Professione perpetua erano presenti diversi confratelli: oltre al Direttore provinciale e al Direttore locale, Don Bruno Libralesso, vi erano i confratelli della comunità (Don Giuseppe Rigo, Don Ivone Bortolato, Don Giovanni Dalla Mora e fratel Mario Sanguin) e altri giunti dalle comunità vicine: Don Stefano Bortolato, Don Luciano Degan, Don Loris Giacomelli e fratel Renzo Zoccarato. Ovviamente non potevano mancare la mamma Jole e il fratello Federico.

Tutto si è svolto in un bel clima di semplicità e di fraternità, con tanta gioia sui volti delle persone presenti al rito, specie degli ospiti, dei dipendenti e delle tante persone che si sono unite alla festa. Con commozione tutti i presenti hanno ascoltato la formula di consacrazione, specie nel momento in cui fratel Alberto con chiarezza diceva: "faccio voto di castità, di povertà, di obbedienza e di speciale fedeltà al Papa, in perpetuo".  Al termine della liturgia, Don Libralesso ha letto la benedizione papale giunta per l'occasione, mentre Don Aurelio ha consegnato a fratel Alberto una medaglia con impresso il volto di Cristo, con l'augurio di riflettere sempre la bellezza di quel volto e di cercarlo ogni giorno.  Ovviamente la festa è continuata con il pranzo al quale hanno partecipato le persone care a fratel Alberto e i tre sacerdoti diocesani di Trebaseleghe, in segno di amicizia e di stima verso la nostra Casa.

Ringrazio tutti i presenti mentre auguro a fratel Alberto di conservare a lungo la gioia dei quel giorno.

Don Aurelio Fusi

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Giovedì, 11 Maggio 2017

Genova - Don Aldo riparte!

Ieri, mercoledì 10 maggio, a Genova nella chiesa del Piccolo Cottolengo genovese si è celebrata la messa di saluto a Don Aldo Viti. Don Aldo ha presieduto la celebrazione tenuta davanti a molte ospiti del Paverano e ai benefattori che aiutano le missioni.
Don Aldo è un sacerdote missionario orionino che ha dedicato la maggior parte della sua vita alla cura del prossimo, nelle periferie esistenziali, proprio come dice Papa Francesco e, tutt’ora, alla veneranda età di 94 anni è pronto a ripartire, dopo un paio di mesi di riposo e visite mediche, per la Costa D’Avorio dove è responsabile della missione e dove sarà nuovamente in prima linea.
La cerimonia si è conclusa con i migliori saluti e con l’appuntamento fissato per l’inizio del prossimo anno, data prevista del nuovo rientro in Italia per Don Aldo.

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A Foggia presso il Santuario dell’Incoronata la scorsa settimana si è tenuta la festa dell’Incoronata.
I festeggiamenti sono iniziati mercoledì con il rito della vestizione della Madonna con un abito nuovo, quest’anno è stato realizzato un abito ex-novo offerto dalla comunità di Castelluccio Val Maggiore, l’abito riprende quello dell’antichità in cui la Madonna ha anche il velo. A seguire la celebrazione presieduta dal provinciale Don Aurelio Fusi.
Giovedì la tradizionale cavalcata degli Angeli, manifestazione folkloristica dove vengono rappresentate varie scene. Quest’anno il tema lanciato ai 15 paesi partecipanti con oltre 40 carri, era “Maria ci rivela la gioia dell’amore familiare”.
Il sabato la Festa dell’Apparizione, 1016 anni dall’apparizione, pellegrinaggio notturno da Foggia, la mattina prima delle 4 i fuochi pirotecnici che hanno dato l’annuncio dell’apparizione con la lettura di un’antica trascrizione che racconta l’episodio. Alle 4 la Celebrazione della Santa Messa presieduta da Don Leonardo Verrilli, e poi le varie celebrazioni delle comunità presenti terminate alle 11 con la Celebrazione Solenne presieduta dal Vescovo di Palestrina Don Domenica Sigalini.
Domenica ultimo giorno, con Celebrazione serale presieduta dal vescovo emerito di Foggia monsignore Francesco Pio Tamburrino con l’offerta dell’olio donato da tutti i paesi poiché essendoci stata poca produzione di olio durante l’anno tutte le comunità lo hanno offerto così da poter soddisfare le necessità per alimentare la lampada votiva che arde 24 ore su 24.

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Lunedì, 01 Maggio 2017

Don Orione ieri ed oggi

Segnaliamo una nuova pubblicazione di un giovane chierico orionino: Fabian Pitreti.
È una raccolta di alcune interviste effettuate ad alcuni confratelli sulla loro storia vocazionale e sul loro apostolato all'interno della Congregazione.

Per informazioni e richiedere copie:
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Qui di seguito l’introduzione di Fabian:

L’iniziativa di questo libro nasce da due esperienze personali che hanno dato sostanza e gusto a questi miei anni di formazione: la ricchezza ricevuta dalla testimonianza di fede, ma della fede vissuta e non solamente pensata, e la bellezza di testimoniare la vocazione. Infatti, fin da piccolo seminarista, ho sempre sentito lo slancio che nasceva dentro di me nell’ascoltare un prete, una suora o un laico mentre raccontavano la loro vita e ciò che il Signore aveva operato in loro. Come San Paolo ci dice, la fede nasce ex auditu, cioè dall’ascolto, e “prete nasce da prete”, come afferma in una di queste pagine Mons. Andrea Gemma (FDP), uno degli intervistati. Per questo tale opera vuole presentarsi come dialogo, come testimonianza di vita, di fede e di sequela Christi, di 2 vescovi, 9 sacerdoti e un seminarista della Congregazione di Don Orione, appartenenti alla Provincia “Madre della Divina Provvidenza” .
Fin dalle prime righe, desidero avvisare il lettore che nello scegliere le persone non ho voluto puntare solamente sulle élites della Provincia, ma anche su confratelli che vivono il loro servizio nella semplicità, nella solitudine o nella vecchiaia, quindi su alcuni religiosi che, a prescindere dall’età o dal ruolo avuto, hanno portato avanti con autenticità la missione che il Signore ha affidato loro perpetuando così il volto di Don Orione nel tempo, fino ad oggi.
Il lettore potrà individuare accanto a delle domande/risposte un po’ scomode o provocatorie, delle domande/risposte ordinarie e semplici riguardo la vita umana, la missione sacerdotale e orionina. Ho voluto che alcune domande fossero rivolte a tutti gli interlocutori perché il lettore possa gustare la variegata declinazione personale di alcuni valori o aspetti essenziali della vita umana, di un sacerdote e della Congregazione.
Oltre ciò, quest’opera aspira anche a essere, nella sua semplicità, un mezzo per far conoscere il pensiero di Don Orione così come si presenta oggi. Il carisma, infatti, pur essendo sempre lo stesso, è sempre nuovo, rinnovandosi sotto l’azione dello Spirito che lo conduce a sviluppare le potenzialità più appropriate alle esigenze delle società e delle genti a cui lo invia. Si è già scritto un bel po’ su Don Orione. Ci sono libri che riflettono sulla personalità di questo grande santo della carità, sulla storia della Congregazione e sulla specificità del suo apostolato; ora quest’opera vuole essere un tentativo di lasciar parlare Don Orione, oggi, attraverso la voce e l’esperienza di alcuni suoi figli.
Concludendo, vorrei anche sottolineare che questo lavoro è stato pensato come testimonianza per i seminaristi di Don Orione e per quelli che fanno i primi passi nel conoscere il carisma orionino. Mi auguro possa aiutarli a crescere nella conoscenza e nella figliolanza nei riguardi di questo santo. Uno “strano prete”, come lo ha felicemente definito Ignazio Silone, che sapeva far breccia nel cuore dei giovanissimi che incontrava. E lo faceva prendendoli sul serio nei loro sogni, nelle loro speranze e nelle loro paure.
Credo però che ogni persona, con fede o meno, possa trovarvi alcuni spunti interessanti per la propria vita. Don Orione infatti, ha sempre desiderato che la Congregazione non si limiti solamente ad una categoria di persone ma che rivolga il suo servizio e la sua missione di fede a tutti gli uomini, credenti o meno, cattolici o di altre confessioni, perché il “linguaggio della carità” è capito da tutti ed è l’unica via che può salvare l’umanità. In quest’ottica, la mancanza della conclusione dell’opera vuole provocare il lettore a diventare protagonista, quindi nello “scrivere” la conclusione nel proprio cuore. Infatti, la conversazione con i protagonisti del libro, con sé stessi e di conseguenza anche con Dio, non si deve limitare a queste pagine, ma proprio spinti da queste pagine essa si deve prolungare nella vita quotidiana del lettore per poter gustare sempre di più le meraviglie che il Signore compie in noi e con noi, così come ha fatto con Don Orione.

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Saranno oltre 200 i giovani orionini che prenderanno parte alla tre giorni di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Cracovia dal 26 al 31 luglio 2016 con la presenza di Papa Francesco.
L'appuntamento è per il 22 luglio a Varsavia dove i giovani orionini provenienti da Italia, Ucraina, Brasile e Bielorussia troveranno i loro coetanei polacchi ad attenderli.
Il programma, che si chiuderà il 26 luglio, prevede la visita alle case religiose e le parrocchie orionine di Varsavia, Lazniew e di Wolomin con l'obiettivo di vivere insieme una tre giorni di preparazione nell'ottica della solidarietà e della misericordia prima di trasferirsi a Cracovia, dove tutti, divisi per gruppi linguistici, seguiranno il programma della GMG con il Papa.
In particolare il programma prevede dopo l'arrivo e l'accoglienza del 22 luglio nelle tre parrocchie orionine della capitale polacca, i giovani orionini visiteranno il giorno seguente, sabato 23 luglio, la città di Varsavia, dove, presso il Tempio della Divina Misericordia, assisteranno alla Santa Messa presieduta dall'Arcivescovo metropolita di Varsavia, il Cardinale Kazimierz NYCZ. L'incontro centrale, però, avrà luogo domenica 24 luglio, sempre a Varsavia, presso l'Istituto per i ragazzi in difficoltà di Via Barska 4. Ad accogliere gli ospiti ci saranno una cinquantina di volontari polacchi e sarà l'ultima tappa della fase preparatoria alla GMG.
"I giovani polacchi – dichiara Don Sylwester Sowizdrzał, segretario generale dell'Opera Don Orione - aspettano con ansia questo evento. L'ultimo incontro di questo tipo, infatti, si era svolto in Polonia nel 2008, dopo la GMG di Sydney, con la partecipazione di 250 giovani di 6 paesi. È stato un incontro indimenticabile, organizzato per i giovani che non erano potuti andare a Sydney".
"Da quel momento – aggiunge Don Sylwester Sowizdrzał - è cominciata la tradizione delle GMG orionine. Infatti la successiva si è svolta a Madrid nel 2011, con un successivo incontro in Italia, e l'ultima a Rio de Janeiro nel 2013. In questo modo i giovani orionini hanno potuto non solo partecipare alle GMG, ma anche a godere il piacere di stare insieme, fare un bel cammino di condivisione e creare contatti anche a livello internazionale".

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Vogliamo ricordare con il seguente video il 30° di ordinazione sacerdotale del rettore don Renzo Vanoi.
Era esattamente il pomeriggio del 28 giugno ad Inarzo, nella Chiesa natale dedicata alle “colonne e fondamento della Chiesa” che Mons. Maggioni, allora vescovo di Alesandria ordinava sacerdote don Renzo sacerdote della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione. Il giorno seguente, 29 giugno la prima Santa Messa.

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Don Orione trascorse in Argentina gran parte dei tre anni, dal 1934 al 1937. In questo tempo incominciò a parlare e scrivere qualcosa in spagnolo, per necessità di comunicare direttamente con le persone e per virtù di inculturazione, volendo “farsi argentino con gli argentini”.
Nei suoi scritti e discorsi in italiano, mentre era in America Latina e poi anche al suo ritorno in Italia, ricorrono parole ed espressioni in spagnolo. Una parola, in particolare, gli rimase cara e usò frequentemente: los desamparados. L’espressione merita un approfondimento non in quanto dettaglio linguistico ma perché è divenuto termine, direi, carismatico.

Pubblichiamo una nota condivisa da Don Flavio Peloso che parte da alcune righe che un confratello argentino, Facundo Mela, ha inviato lui, a riguardo del significato etimologico del termine desamparados.  

Che significa desamparado?
La parola desamparado è il participio passivo del verbo desamparar, il cui primo significato è abbandonare, lasciare qualcuno senza protezione (amparo) e senza aiuto di qualcosa di cui necessita.
Il prefisso des- indica la negazione del significato della parola semplice alla quale è anteposto; indica privazione, essere «senza».
Il verbo amparar significa proteggere, soccorrere, dare rifugio, mettere al coperto; valersi dell’aiuto o protezione di qualcuno o di qualcosa.
Il sostantivo amparo significa azione ed effetto del proteggere o proteggersi; protezione, aiuto, sostegno, patrocinio; riparo, ricovero, asilo, rifugio; significa persona o cosa che protegge.
Dunque, desamparado ha un significato concreto, materiale (chi non ha riparo, ricovero, asilo, rifugio, un luogo dove proteggersi), ma ha anche un significato morale e relazionale (chi è senza aiuto, chi non ha una persona a cui ricorrere, chi possa curarsi di lui).

Per capire il significato di amparo e dunque di des-amparados, ci è di aiuto il testo della preghiera mariana più antica e a tutti nota, il Sub tuum praesidium confugimus.  Ebbene, in spagnolo viene tradotta con “Bajo tu amparo nos acogemos”. In italiano diventa “sotto la tua protezione cerchiamo rifugio”; similmente in inglese è “We fly to Thy protection”. Si discosta alquanto la traduzione francese: “Sous l'abri de ta miséricorde, nous nous réfugions”. Quest’ultima traduzione è la più fedele al significato originario del testo greco della preghiera, dove c’è il termine εὐσπλαγχνία che normalmente viene tradotto con misericordia e fa riferimento alle σπλάγχνα, cioè alle viscere materne, in ebraico raHámîm
Questo è il rifugio cui l’orante ricorre invocando Maria: l’utero, il grembo, le viscere materne, da cui derivano i sentimenti di misericordia e compassione e gli atti di accoglienza, protezione, di aiuto.
Da queste prime notizie etimologiche ricaviamo l’indicazione che i des-amparados sono coloro che hanno bisogno di rifugio concreto e di misericordia del cuore, di aiuto (pane, tetto, salute) e di compassione, di servizi e di relazioni.

Don Orione, che nel suo vocabolario apostolico aveva già raccolto una infinita litania di nomi e di situazioni di poveri e di povertà, rimase colpito da questa parola spagnola che trovò forse più completa ed espressiva di altre, speculare al suo concetto di “provvidenza”: desamparado è chi non ha provvidenza.

Qualche testo di Don Orione
Don Orione conobbe e usò il termine spagnolo desamparado soprattutto quando prese a ideare, promuovere e realizzare il Piccolo Cottolengo Argentino di Claypole.
Il primo documento che testimonia l’uso del termine da parte di Don Orione è il discorso radiofonico alla Radio Callao, il 25 aprile 1935, alcuni giorni dopo la benedizione della prima pietra del Piccolo Cottolengo di Claypole. Negli appunti scritti per questo discorso leggiamo: “He venido a la Argentina, para ponerme en manos de la Divina Providencia, como humilde instrumento para ayudar y consolar a los miembros más doloridos y desamparados de su sociedad, fundando un Pequeño Cottolengo”.
Due giorni dopo, il 27 aprile, usò desamparados in un testo italiano: “Al Cottolengo si vive allegramente: si prega, si lavora, nella misura consentita dalle forze: si ama Dio, si amano e si servono i poveri. Ne los desamparados si vede e si serve Cristo, in santa letizia”.  
    Predicando gli esercizi spirituali (6-15 gennaio 1936) nella “Casa de Lanús” (Villa Dominico), assieme al Padre Rodolfo Carboni, Don Orione diede una sua definizione di desamparados. “Noi non siamo per i nobili, per i figli dei ricchi, per le alte classi sociali. I Figli della Divina Provvidenza vivono della mercede di Dio, della vita di lavoro e di povertà, solo, dobbiamo essere per i poveri, per i più poveri, per i rifiuti, per los desamparados (per gli abbandonati) della società”.

Don Orione traduce desamparados con abbandonati. Diventò una parola chiave del Piccolo Cottolengo, perché ne indicava i destinatari:
- “los nuevos pabellones para los desamparados”;  
- “la Institución del «Pequeño Cottolengo», destinada a proporcionar triple ayuda, social, moral y material a los desamparados de la sociedad”;  
- “Pequeño Cottolengo, institución de caridad que recibe gratuitamente a las personas más desamparadas”;
- “istituzione di carattere sociale morale e materiale, accoglie gratuitamente los desamparados di qualunque nazionalità e di qualunque religione, che non trovano ricovero in altri Istituti di beneficienza”;
- (Ad amici e benefattori) “Queráis acordaros siempre de estos nuestros hermanos desamparados. ¡Dios perdona muchas cosas por una obra de misericordia!”.
    
Don Orione presentava San Giuseppe Benedetto Cottolengo come “el Santo de los desamparados”;  e animava a “infervorarci nell’amore di Dio e degli uomini, specialmente de’ più umili de’ più abbandonati e infelici, guardando al Santo che è il protettore de los desamparados. Imparare da lui la strada.   

Desamparados: è una condizione.
A ben pensare, i desamparados, dei quali parla Don Orione, non sono una nuova e particolare categoria di poveri, ma sono i poveri in situazione di “abbandono”. Questi sono per Don Orione “i più poveri?”. In alcuni scritti, fa una identificazione: desamparados = senza provvidenza umana.
“I più poveri fra i poveri sono quelli cui nessuno provvede e non possono essere accolti in altri Istituti”.  Infatti, “Quelli che hanno protezione da altra parte, per loro v’è già la provvidenza degli uomini, noi siamo della Provvidenza Divina, cioè non siamo che per sopperire a chi manca ed ha esaurito ogni provvidenza umana. Dove finisce la mano dell’uomo, là comincia la mano di Dio”.  
In questa insistenza sui più poveri, sui desamparados Don Orione rivela non solo una sensibilità umana-sociale, ma ancor più una scelta carismtica-pastorale: la carità verso “i più abbandonati, los mas desamparados” era per lui il segno pubblico e semplice, efficace e convincente, “per far sperimentare la Provvidenza di Dio e la maternità della Chiesa”.

L’istituzione simbolo, fondata sul criterio della scelta dei più poveri nel senso di più sprovvisti di provvidenza umana, fu ed è certamente il Piccolo Cottolengo. Per il santo Cottolengo, come anche per Don Orione, “tra tutti i poveri, il Piccolo Cottolengo accoglie quelli che sono più abbandonati e i rifiutati da tutti. Per esservi accettati infatti bisogna non avere trovato provvidenza presso gli uomini”.  
Ai tempi del Fondatore, le categorie più abbandonate a se stesse e più sprovvedute erano quelle dei cosiddetti “rottami della società”, cioè persone con gravi limiti e problemi fisici e psichici. Avvenne così che i nostri Piccoli Cottolengo furono popolarmente identificati come luoghi di accoglienza per queste categorie di persone. Ma di per sé il Piccolo Cottolengo era “aperto a tutti quelli che il mondo rifiuta”,  “per chi non ha altro rifugio”. Per questo ospitava, con una sorprendente e affascinante convivenza, anche orfani, anziani abbandonati o disadattati per vari problemi (oggi si direbbe out cast, border line), persone fuori di ogni schema di schedatura, di categoria, di istituzione, e, soprattutto, di sovvenzione.

E oggi?
Mi rendo conto che le conoscenze ideali e pratiche qui richiamate sono molto importanti nel momento in cui, oggi, dobbiamo inculturare il carisma nelle nuove situazioni sociali con nuove risposte e nuove forme. Anche oggi vi sono persone e intere fasce di persone che sono fuori della tavola prevista dal welfare statale o privato, senza posto o senza requisiti per l’inserimento nelle istituzioni sovvenzionate dalla provvidenza-previdenza sociale. Sono desamparados. Abbiamo ancora spazio per queste persone? Con quali forme e istituzioni di accoglienza possiamo ancora tenere “aperta la porta del Piccolo Cottolengo” o aprire altre porte più adatte per rispondere alle situazioni dei desamparados di oggi?  
“Solo dobbiamo essere per i poveri, per i più poveri, per i rifiuti, per los desamparados (per gli abbandonati) della società”.  Questo chiodo fisso del nostro scopo carismatico non vale solo per i Piccoli Cottolengo o per le altre istituzioni caritative-assistenziali. Vale anche per le nostre “parrocchie in zone povere”,  per le “scuole e collegi per fanciulli poveri e del ceto operaio”.
La prospettiva dei desamparados dà una focus a tutte le identità e attività orionine. Infatti, il termine desamparados indica molto più che una categoria sociologica di poveri. Suggerisce una destinazione, una dinamica e uno stile di servizio e apostolato che Papa Francesco sta proponendo appassionatamente ed esemplarmente a tutta la Chiesa.

Concludendo
Nessuna incertezza, dunque, “i più poveri” di Don Orione e degli Orionini sono “i più abbandonati”, i “desamparados”, i più sprovvisti di altre provvidenze.  A caratterizzare il “privilegium orioninum” per i poveri è il loro più o meno grande grado di abbandono e di mancanza di altre previdenze: “Noi siamo della Provvidenza Divina, cioè non siamo che per sopperire a chi manca ed ha esaurito ogni provvidenza umana”.
L’inculturazione/rinnovamento del servizio ai “poveri più poveri” nelle odierne situazioni sociali è un punto fondamentale per la custodia e la promozione del carisma orionino. Si sta realizzando con ri-partenze dai più poveri nelle nuove missioni, ma anche nelle Province consolidate, come in Italia, mediante gruppi di aiuto, centri di ascolto, case famiglia per la vita nascente, piccole istituzioni per minorenni in difficoltà, iniziative di accoglienza per immigrati, ambulatori gratuiti per poveri, iniziative di sostegno a poveri fuori delle istituzioni, ecc.
In quanto religiosi e in quanto comunità orionine dobbiamo portarci “in prima linea Pro Providentia!”.  Diversamente finiremmo fuori gioco. Un Orionino fuori campo dei poveri desamparados è fuori gioco e non potrà realizzare il suo goal carismatico.

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Giovedì, 23 Giugno 2016

Buon compleanno, Don Orione!

Nel 1872, 144 anni fa a Pontecurone, nasceva Luigi, ultimo dei quattro figli di Carolina Feltri e Vittorio Orione.
Nel 1940, poco prima che l’Italia entrasse nel secondo conflitto mondiale, muore a Sanremo, il 12 marzo.
Nell’arco della sua vita, semina in tutta l’Italia e nel mondo la carità di Cristo.
La sua opera continua grazie alla Piccola Opera della Divina Provvidenza, che ha da poco vissuto un momento importante della sua storia, il XIV Capitolo generale.
Ecco allora un regalo per tutti coloro che, nel loro operare come sacerdoti, suore, laici, cercano ogni giorno di camminare nel solco tracciato da San Luigi Orione: le immagini, i volti, le parole dei partecipanti al Capitolo Generale siano per tutti motivo di riconoscenza davanti a quest’opera che abbraccia il mondo intero, siano occasione di preghiera perché le nostre attività siano sempre a servizio di Cristo e dei poveri, siano sorgente di rinnovata speranza per essere pronti a seguire le vie indicate dalla provvidenza.

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Con la sessione degli esami estivi si è concluso "l'anno zero" o propedeutico per i sei candidati-seminaristi.
Buono il risultato finale e l'impegno profuso per tutto l'anno scolastico.
Per ognuno di essi il responsabile delle formazione, Don Fabio Cerasa, ha preparato una breve relazione conclusiva.
Prima di ritornare in famiglia per un breve periodo di vacanza il gruppo ha vissuto una giornata di ritiro spirituale durante il quale i giovani sono stati invitati a scrivere la domanda di "ammissione al postulato".
Domanda che sarà inoltrata al Direttore provinciale, con la relazione di fine anno, al loro rientro dalle vacanze.
Nei primi giorni di luglio (non appena tutti i permessi e i visti saranno completati) i sei candidati-seminaristi raggiungeranno Velletri (Roma) per un’esperienza in Italia che prevede un corso di lingua, la conoscenza di alcune comunità e attività orionine, il servizio a Tortona durante la festa della "Madonna della Guardia".
Il rientro a L'viv è previsto per i primi di settembre.
Dopo qualche giorno in famiglia, il 15 settembre, il gruppo inizierà il percorso di formazione teologica frequentando il "primo anno di filosofia" presso lo studentato dei "Padri Basiliani" a Brjukovic, a pochi chilometri da L'viv.
E' in fase di spedizione la lettera per la "Questua vocazionale" -stile don Orione- che ogni anno viene inviata alle Eparchie (le diocesi) limitrofe.
Durante l'anno Don Egidio Montanari ha raggiunto una ventina di paesi sparsi nella campagna ucraina della nostra Regione (L'viv) per presentare l'attività che svolgiamo nel "Centro Divina Provvidenza", far conoscere la vita e il carisma di Don Orione e invitare qualche giovane a seguire le sue orme entrando in monastero
Durante l'anno sono stati fatti 8 "ritiri Vocazionali" ai quali hanno partecipato circa 200 ragazzi e giovani.
Alcuni hanno già chiesto di entrare in monastero il prossimo anno per una prima esperienza.
Sono piccoli segni che l'attività vocazionale e il consolidamento della attuale comunità religiosa (quattro confratelli) sta muovendo i primi passi concreti, guardando al futuro con speranza e fiducia grande nella Divina Provvidenza.

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