"Dobbiamo piantare Gesù Cristo nella nostra vita; e rivivendo Lui in noi, trapiantarlo poi negli altri."
Don Orione

Anno nuovo significa anche idee nuove, nuovi stimoli, nuovi progetti. E così al Piccolo Cottolengo Don Orione di Seregno nascono i Gruppi Culturali.

Una serie di eventi presso centri di cultura e di interesse culturale, musei teatri. Esperienze arricchenti, di gruppo, autentiche, vive perché l'arte e la bellezza sono per tutti. Prima tappa di questa nuova avventura per la qualità di vita la Pinacoteca Ambrosiana e il Duomo di Milano.

Angelo la mattina dopo si è svegliato così: “per la prima volta sono riuscito ad addormentarmi sereno, con la testa leggera e felice. Mi sono messo nel letto, ho chiuso gli occhi e ho rivisto tutti i quadri più belli visti ieri. Ho fatto bellissimi sogni.”; così saluta tutti il giorno dopo l’esperienza culturale, mostrando una sensibilità e una consapevolezza uniche, autentiche e che a volte vengono oscurate per colpa della malattia, della disabilità. Ecco che si riaccende la fede, la fede nel fatto che la disabilità non è un limite alla vita, all’amore, al pensiero: la cultura, in questo senso, ridona fiducia, speranza e passione nel gruppo sia di pazienti sia di curanti.

Ma perché GRUPPI? Il termine gruppo può essere aspecifico e può riguardare cose differenti. L’idea che muove questa esperienza culturale è quella di fornire, attraverso il gruppo, strumenti di conoscenza di sé, e dell’Altro, della relazione con l’Altro, in modo profondo ed autonomo. Gruppo è anche poter attraversare gli aspetti difficili dello stare con altri e comprenderne il significato.

Ma perché CULTURALI? La cultura non ha confini, non ha limiti: davanti ad un quadro, ad un’opera d’arte, la bellezza e le emozioni sono di chiara lettura perché soggettive, ognuno proietta propri “pezzi di sé” e da lì riaffiorano i ricordi.

La valorizzazione della persona sta alla base del concetto di “sostegno e di cura dei contesti” che  al Piccolo Cottolengo di don Orione si vuole promuovere, anche attraverso una sfumatura delle barriere paziente/curante mediante la creazione di gruppi e progetti partecipati e vissuti da entrambi.

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Oggi la Chiesa ricorda la Vergine di Lourdes, che apparve a Bernadette l'11 febbraio 1858. Nello stesso giorno e anno si univano in matrimonio Vittorio Orione e Carolina Feltri, genitori di Don Orione. Un legame unisce il santo della carità con la Madonna e la cura dei più poveri ed abbandonati. Per essi aprì case che potessero accogliere ogni dolore, senza chiedere di dove sei, da dove vieni, di che nazione sei.

Papa Giovanni Paolo II nel 1992 volle che questo giorno fosse dedicato alla preghiera per i malati e per coloro che li assistono, perché "la forza del cristianesimo è data soprattutto da questo: esso dà significato alla sofferenza", come scrisse lo scrittore francese Francois Mauriac.

Papa Francesco ha intitolato il suo messaggio "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date", dal versetto 8 del capitolo 10 del Vangelo di Matteo. Dice il Papa, "Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture".

Sono molte le figure che, attorno agli ammalati, fanno del dono la chiave della loro vita: sono gli operatori che oltre alla loro professionalità sanno costruire relazioni, creare fiducia e ridare speranza, sono i volontari che donano il loro tempo per stare accanto a chi soffre portando un sorriso e una buona parola, senza aspettarsi nulla in cambio.

Ecco ancora Papa Francesco che sottolinea come "la dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare": un augurio a tutti gli operatori, volontari, ospiti delle case orionine e non solo, perché il loro vivere insieme la stagione della sofferenza sia un'esperienza di Chiesa, di comunione e di amore.

Clicca QUI per leggere il testo completo del messaggio del Santo Padre.

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Giornata di confronto, condivisone e progettazione nelle Opere di Carità orionine: si è svolto ieri a Bergamo il secondo appuntamento del Segretariato Provinciale delle Opere di Carità del Nord Italia, preceduto dall'incontro di Tortona il 30 e seguito da quello di Trebaseleghe oggi.

Il Segretariato delle Opere di Carità nasce per “conservare e trasmettere in modo sicuro il carisma del fondatore nelle Opere caritative, pastorali ed educative della Provincia … che il Segretariato delle Opere si impegna a diffondere tra i religiosi, i collaboratori laici, i dipendenti e i volontari delle nostre Case. Mentre i valori sono un’esplicitazione del carisma, gli indicatori e le modalità di rilevazione sono uno strumento per verificare la presenza dei primi...”.

L’ordine del giorno è stato scandito dal Consigliere Don Giovanni Carollo che dopo una preghiera iniziale ha introdotto l’incontro. Il primo punto è stato di analisi e correzione del documento “Abbecedario linee guida per la promozione del carisma nelle Opere” che ha come scopo quello di contribuire ad “individuare le forme organizzative più atte ad esprimere i fini carismatici propri di Don Orione, così ben espressi dal Fondatore nella celebre lettera del 13 aprile 1935 sul Piccolo Cottolengo.” L’Abbecedario cerca di individuare le condizioni di base perché una casa di Don Orione possa esplicitamente perseguire il suo ruolo apostolico in un contesto storico-sociale che non è più quello di quando è nata.

Successivamente il Segretariato ha espresso il proprio contributo per l’Assemblea Generale di verifica ed ha proposto degli spunti contenutistici per l’VIII Convegno Apostolico appuntamento annuale a cui sono interessate tutte le Opere di Carità orionine: Piccolo Cottolengo, Centri Diurni, Case di Riposo, Residenze Sanitarie Assistenziali, Comunità Accoglienza Minori, Comunità Accoglienza Ragazze Madri, Centri Aiuto alla Vita, Disabili residenziali, Accoglienza vita debole.
Il Convegno Apostolico è un indispensabile momento di riflessione sulle strategie per caratterizzare oggi in senso carismatico le opere, salvaguardando al contempo i necessari criteri di sostenibilità e di efficienza.

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Lunedì, 28 Gennaio 2019

Trebaseleghe - #storie di casa

Abitare: questo è il tema della formazione carismatica per tutte le strutture orionine italiane ed anche di un concorso fotografico a cui partecipa anche la Casa Don Orione di Trebaseleghe.

Il tema annuale è ispirato dalla lettera di Don Orione del 13 aprile 1935, scritta da Buenos Aires, sul Piccolo Cottolengo; egli, descrivendo la vita di quel luogo, diceva: "Al Piccolo Cottolengo si vive allegramente: si prega, si lavora, nella misura consentita dalle forze: si ama Dio, si amano e si servono i poveri. Negli abbandonati si vede e si serve Cristo, in santa letizia. Chi  più  felice  di  noi?”.

La rivista Care e Management, una rivista trimestrale destinata alle aziende socio-sanitarie pubblicata da Editrice Dapero, ha indetto anche per il 2019 un concorso fotografico. Il titolo di quest’anno è #Storie di casa, un titolo perfettamente in linea con la mission delle case orionine.

L’intento è quello di cogliere momenti di vita all’interno di ambienti di cura, vissuti come luoghi familiari nei quali non si abbia la sensazione di essere costretti, ma stimati e liberi per poter essere gli stessi di sempre con la propria identità e unicità. Il luogo come parte importante del bisogno di sicurezza di autonomia, di accoglimento. Il luogo del ricordo ma anche di vita e di condivisione nel qui e ora.

La casa Don Orione di Trebaseleghe partecipa al concorso con 4 scatti nella speranza di aver colto il significato del vivere al Don Orione di Trebaseleghe, lo sforzo quotidiano degli operatori di dare alle persone che abitano quella casa una vita di qualità.

Premio: la copertina della rivista Care e management (rivista rivolta ai professionisti delle strutture per anziani).

Per votare basta entrare nella pagina FB di Editrice Dapero e cercare le foto inviate dalla Casa Don Orione di Trebaseleghe: votate!

 

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L'arte è da sempre un modo per comunicare la propria personalità, le emozioni ed i pensieri che in alcuni casi non trovano parole per essere espressi, ma colori, forme, materiali.

Così è successo per Dante, Graziano e Mariolino.

Insieme ad un volontario che li ha accompagnati, i tre ospiti del Piccolo Cottolengo Don Orione di Seregno hanno partecipato ad un corso per la realizzazione di un presepe artistico. L'associazione Amici del Presepio di Cinisello Balsamo ha organizzato questa iniziativa con lo scopo di promuovere il presepio come trasmissione culturale sul territorio.  Il corso, dalla durata di 15 ore articolate in 5 lezioni serali presso il Centro Studi Brianza,  si prefiggeva di dare le basi di tecnica presepistica, teorica e pratica, per la costruzione di un presepe dalle dimensioni di 45x45cm circa per statue da 8cm.

Durante il corso, Mariolino, Dante e Graziano  hanno appreso cenni storici sul presepio, i vari stili di realizzazione e i materiali per la costruzione ed infine come sviluppare “dal progetto al bozzetto”.

Certo non è semplice imparare e realizzare un progetto complesso, ma i tre artisti del PCDO di Seregno sono stati entusiasti di partecipare al corso, di sentirsi parte attiva di un gruppo creativo e orgogliosi dei risultati ottenuti.

Stavolta possiamo dire che nel presepio di Mariolino, Dante e Graziano c'è di più di qualche statuina e della Natività: c'è inclusione sociale, c'è amicizia, c'è qualità di vita, c'è la personalità di ciascuno, la loro unicità.

 

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Il prossimo 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, si celebra la XXVII giornata mondiale del malato. Papa Francesco ha scelto un versetto del Vangelo di Matteo, "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8), come traccia di riflessione per questa giornata.

Il dono è la chiave della cura e del prendersi cura per il Santo Padre, che nel messaggio dice:  "i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.".

Francesco ha parole di vivo ringraziamento per i volontari, che nel loro donarsi quotidiano sono l'incarnazione del Buon Samaritano: il volontario è un amico, capace di trasformare il malato da soggetto passivo di cure e assistenza a protagonista attivo di una relazione basata sulla reciprocità.

Nel discorso del Pontefice sono citate anche le strutture sanitarie cattoliche, richiamate con forza a valorizzare nel loro operato la dimensione della gratuità, perché essa viene direttamente dal Vangelo, l'autentica lina guida del loro agire. "Le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone"  dice Francesco.

E don Orione aveva ben presente questa gratuità che dilata il cuore, che spinge le azioni e muove le montagne, quando scriveva “Vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli che hanno fame e sete di verità e di Dio; e vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi e ai bramosi maggiore luce, aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi, distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti; vorrei diventare lo stolto di Cristo, e vivere e morire nella stoltezza della carità per i miei fratelli!”.

 

Clicca QUI per leggere il messaggio di Papa Francesco.

 

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Da tempo la letteratura scientifica ha illustrato i benefici derivati dal tempo che nonni e nipoti trascorrono insieme, come occasione di apprendimento, acquisizione di competenze emotive e di creazione di reti sociali.

Anche nella casa di riposo Don Orione di Fumo (PV), il mese di dicembre è stato una preziosa occasione di fare comunità, tra giovani e meno giovani.

I primi ad arrivare sono stati i più piccoli, i bimbi dell’asilo nido “La Coccinella”, che da un anno si è trasferito nel vecchio asilo dietro al Santuario della Madonna di Caravaggio, dopo una accuratissima ristrutturazione. I piccoli di due e tre anni hanno raggiunto gli ospiti dei vari piani per “disegnare insieme” e poi scambiarsi i lavori eseguiti. I "nonni" del pensionato hanno accolto con grande gioia i piccoli artisti che, seduti ai tavoli con loro, hanno condiviso un’esperienza divertente e coinvolgente.

Come ogni anno, sono stati in visita anche i bimbi della scuola materna di Mornico Losana, paesino delle vicine colline nell'Oltrepò pavese. Ormai questo è un appuntamento fisso del mese di dicembre ed è accolto con grande gioia e attesa perché i piccoli, preparatissimi ed emozionati, si esibiscono con passione, pronti e sicuri degli applausi che giungono sempre dal cuore. Tutti rigorosamente vestiti di rosso, hanno presentato il loro spettacolo di canzoni e poesie di Natale ed omaggiato con un piccolo lavoretto preparato da loro con l’aiuto delle bravissime maestre.

In ordine di età crescente, sono arrivati i ragazzi della 5^ elementare della scuola primaria di Fumo, accompagnati dal loro insegnante. In tutto una decina, i ragazzi, giunti con doni come panettoni e biscotti per i nonni, hanno intonato moderne canzoni natalizie, come Happy Xmas (War Is Over) di John Lennon, sconosciute alla gran parte dei nostri ospiti. Superata la perplessità iniziale, la loro esecuzione ha comunque avuto riscontri positivi, grazie soprattutto all’abilità dei ragazzi che si sono esibiti senza l’ausilio di alcuna base musicale, come si dice in gergo “a cappella”. A seguire ci sono state richieste di brani più tradizionali come “Tu scendi dalle stelle” che, di comune accordo e con la direzione dell’insegnante della scuola, sono state eseguite coralmente da ragazzi ed ospiti, tutti insieme, senza base musicale, con il solo ausilio dello spirito natalizio, della gioia, della condivisione e dello stare insieme.

Per la prima volta, gli ospiti hanno ricevuto la visita dei bambini di 5 anni della scuola materna di Borgo Priolo, accompagnati dalle due maestre. I 17 piccoli, arrivati in struttura portando per ciascun nonno un  piccolo lavoretto da loro eseguito, hanno riempito i cuori di gioia, di tenerezza con le loro canzoncine.

Piccoli momenti di festa, vissuti insieme, tra giovani e anziani, tra nonni e nipoti, tutti stretti in un'unica grande famiglia.

 

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«Il Piccolo Cottolengo di don Orione, a Santa Maria La Longa, potrà presto ottenere il riconoscimento di residenza protetta per disabili: un'autorizzazione attesa 40 anni». Lo riferisce il vicegovernatore della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi in occasione della visita alla struttura che ospita persone con disabilità lieve, media e grave suddivise in gruppi organizzati in base al livello di autonomia. «La Regione si sta impegnando a risolvere questa annosa questione - spiega Riccardi, a margine del colloquio con don Luigi Pastrello, direttore del centro assistenziale ed educativo attivo dal 1956 - e a breve, questa struttura potrà essere riconosciuta come residenza protetta per disabili».

Riccardi ha visitato anche l'associazione di volontariato La Viarte Onlus, un'opera salesiana attiva dal 1983 nella cura dei giovani ai margini della società. Nel corso delle due visite, accompagnato dal sindaco di Santa Maria La Longa Igor Treleani e dal vicesindaco Fabio Pettenà, Riccardi ha sottolineato l'importanza di poter conoscere direttamente queste realtà per metterle nelle condizioni di poter operare al meglio a favore della comunità.

«Queste associazioni devono poter contare sul nostro sostegno - ha detto Riccardi -: il compito delle istituzioni è anche quello di permettere a queste realtà di continuare a portare avanti quello che già svolgono in modo egregio, aiutandole a sviluppare le proprie sensibilità. Si tratta - continua Riccardi - di ricchezze del territorio che non possono essere sostituite da organizzazioni istituzionalizzate proprio per le loro peculiarità: sono proprio le loro caratteristiche a renderle in grado di dare risposte alle esigenze del sociale. Immaginare che le risposte, in una società che manifesta situazioni di fragilità sempre più ampie, provengano tutte dal pubblico è un'operazione più teorica che pratica e resta sulla carta».

«Le realtà visitate oggi, così come quelle che ho potuto conoscere in questi mesi di mandato - precisa -, rispondono a un modello di integrazione socio-sanitaria che considera correttamente la sanità un sottoinsieme dell'aspetto più complessivo della salute dove la grande sfida è il governo delle cronicità, quelle criticità che accompagnano le persone lungo tutto l'arco della vita e alle quali è necessario dare risposte puntuali. A Santa Maria La longa le risposte arrivano: sono soprattutto sociali ma anche occupazionali. Nelle due strutture trovano lavoro circa 130 persone, la maggior parte del luogo».

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Lunedì, 14 Gennaio 2019

Genova - Tai Chi per tutti

A metà dicembre scorso, il gruppo di sportivi  che pratica il Tai Chi al Villaggio della Carità di Genova Camaldoli, con la scusa dello scambio di Auguri, ha invitato altri praticanti della disciplina provenienti da altre palestre cittadine, per effettuare un allenamento tutti assieme, e, con il Natale alle porte, per festeggiare con un aperitivo “zeneise”, ossia focaccia e vino bianco, chiacchiere e risate, oltre a ricevere dei ben meritati complimenti per il livello ormai raggiunto nella pratica di questa antica disciplina, che porta salute e benessere.

Un ulteriore motivo per festeggiare è l’ampliamento del gruppo di sportivi che da quest’anno praticheranno il Tai Chi, con una formula che permette a persone con ridotta mobilità di approcciarsi a questa disciplina. Così, anche i “novizi” hanno avuto l'occasione di partecipare a questo momento, e toccare con mano un altro degli aspetti positivi della pratica di attività sportive.

Ecco le impressioni degli ospiti di Camaldoli che hanno partecipato alla festa:

Luigi: “Il Maestro ci ha fatto gli Auguri, e c'erano anche atleti praticanti in altre palestre, con cui ci siamo scambiati gli Auguri e un buon bicchiere di vino bianco, o aranciata, e dell'ottima focaccia genovese!”
Gianni: “Bello il tigi (Tai Chi in giannese), buona la focaccia!”
Maurizio: “Bella festa, c'era un sacco di gente!”
Antonio N. “Il Maestro ha detto che sono il più bravo di tutti!!!”

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Anche i signori e le signore di Santa Maria La Longa hanno fatto festa aspettando la fine del 2018 e l'inizio del 2019.

Lo hanno fatto insieme ad amici, operatori e volontari, tutti riuniti per stare insieme a loro e festeggiare. Da Lodi sono arrivati un gruppo di giovani impegnati come clown per portare un po' di gioia a chi vive negli istituti o nelle corsie di un ospedale, attraverso la Federazione VIP ViviamoInPositivo Italia Onlus.

Cosa c'è di diverso da raccontare in questa festa rispetto ad un'altra qualinque festa di Capodanno? Anche qui si è ballato, giocato, mangiato e scherzato, ma qualcosa di speciale c'è stato. Un qualcosa che non si può descrivere a parole, ma si può solo cogliere negli sguardi e nei cuori.

Ma qualcuno è riuscito a descrivere a parole anche ciò che è indescrivibile e ha scritto: "vorrei iniziare con il dire che questo che ho passato assieme a tutti voi é stato il capodanno piú pazzo e carico di emozioni che abbia mai fatto. Inoltre credo che aver avuto la possibilità di collaborare con persone come voi splendidi ragazzi di Lodi, e con il Don e tutti gli ospiti penso sia stato il regalo più bello che la vita potesse darmi, finisco con il dire ancora grazie per avermi dato il privilegio di aver partecipato ad una cosa così magica e unica, e vi auguro tante belle cose e alla prossima fantasticissima avventura".

Anche a Santa Maria La Longa il 2019 è iniziato molto bene, Vivendo In Positivo!

Ecco la testimonianza di uno dei volontari:

VIP Cottolengo

Buongiorno e auguri (ho imparato che si può dire mille volte al giorno ed è sempre vero)
Come sapete, siamo andati in versione non Vip per questioni pratiche di nessunissima importanza. Eppure la mia condivisione non si può non chiamare VIP Cottolengo perché è l' esperienza del Viviamo in Positivo più autentica che io abbia mai fatto.
Viviamo, vivi e ama, imperativo ontologico. E poi una fabbrica di positività, più ce n’è, più se ne spende e più se ne crea. Ho incontrato clown eccezionali, i più bravi in assoluto, con i tempi comici perfetti. Questi signori sono veri artisti della vita, hanno strampalatezze perfette, clown autentici, comunicatori straordinari oltre ogni limite. Giù la maschera, qua si parla cuore a cuore, le cose ce le si dice in faccia e nessun dolore è risparmiato. Il sole sorge e tramonta sulle nostre vite ogni giorno, la luce ci avvolge tranne che se ci nascondiamo e le ombre si proiettano per poterci giocare. Questo accade anche quando la volontà è fragile ed è un prodigio talmente preciso da sembrare ovvio ma non lo è affatto. Io in questi giorni mi sono drogata di letizia. Non trovo un altro termine più pieno. Li dentro si respira letizia, nell'amore per il proprio servizio, nel compiacimento dell' incontro e dello stare insieme, nelle sorprese continue se ti abbandoni e accetti ogni enorme  finitezza e ogni minuscolo miracolo. Ho avuto sacerdoti che mi hanno donato la Messa capolavoro, in cui la preghiera è nella sua essenza di affidamento e veicolo di gioia pura. Ho avuto comunione profonda e delicata, con i compagni noti e nuovissimi e con tutti i professionisti incontrati giusto il tempo di ammirarli con gli occhi per questa regia esemplare che non dimentica mai nessuno.
Ho avuto ore spese appieno e non solo per l' agenda fitta di servizio, conoscenza, bellezza, gioco ma anche e soprattutto perché in ogni momento, parola o gesto ero completamente presente con tutta me stessa.
Ho avuto, infine, signori che mi hanno fatto del volontariato, curandosi di me, donandomi il loro interesse, indicandomi la strada quando non la sapevo, accompagnandomi fisicamente quando mi hanno vista in difficoltà e raccomandandomi di "non sta' a piangere..." E rassicurandomi con una battuta che non mi avrebbero preso in giro, fondamentalmente perché sono pesante.
E che cos è la clownterapia se non questo?
Grazie

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