"Viviamo di Gesù! Come bambini tra le sue braccia e sul suo cuore."
Don Orione
Sabato, 03 Novembre 2018

Chirignago - Ciao Nerio!

Le mura delle Case dell'opera Don Orione racchiudono molte storie di vita. Chi ci abita o chi ci lavora anche per questo le chiama Casa e non semplicemente struttura o centro. All'interno di queste case si vive, e si fa di tutto per far vivere, nello stesso modo in cui vivono nelle altre case: si lavora, si fa sport, si mangia il proprio cibo preferito, ci si riposa, si ride e si scherza, ci si ammala, si muore.

Questa è la storia di Nerio, che ha vissuto nella casa di Chirignago, conosciuta come Centro Don Orione, dal 1979 fino ad oggi: quasi quarant'anni, una vita intera. Nerio è stato salutato ieri, giorno della commemorazione dei defunti, dai suoi compagni e familiari.

Leggere la sua vita ci aiuta a capire meglio il significato profondo del concetto di Qualità di Vita, tema che da diversi anni orienta gli sofrzi degli operatori in tutte le realtà orionine che accolgono persone fragili, anziani o disabili. Nella sua storia, troviamo tutto quello che fa qualità di vita: l'individualità, il sentirsi accolto e amato, il legame con la propria famiglia di origine, la crescita personale, l'autonomia.

Nerio nasce il 12 maggio del 1943. Figlio di genitori emigrati per lavoro in Libia, a Tripoli, Nerio cresce, amatissimo dalla famiglia, coltivando interessi e passioni artistiche. Eredita dal padre la mano per la pittura, specie ad olio, ispirandosi ai grandi artisti (incredibilmente simile all’originale “I mangiatori di patate" di Van Gogh) ed è molto legato alla madre, una signora estremamente bella ed intelligente.
Anche il cinema e la lettura fanno parte integrante di questo suo mondo fatto di timidezze, introversioni e fin da giovane in qualche modo “ritirato” dal mondo: gli piacciono infatti i grandi autori russi (Tolstoij, Dostoevskij) e Kafka.
Completa la terza media, prende il patentino per la conduzione delle caldaie, prende anche la patente di guida. Purtroppo però il disagio psichico si fa piano piano largo nella sua vita, fino a culminare nel momento in cui riceve la chiamata alla leva militare, intorno ai vent'anni.
Sempre estremamente mite e schivo, ma altrettanto determinato a rifiutare ciò che le regole sociali gli imponevano, viene inserito in diversi ospedali psichiatrici fino a che, mutato il vento della cultura intorno alla salute mentale grazie anche alla Legge Basaglia, approda all’allora Istituto don Orione, nel 1979.

In questo luogo, che lui stesso chiamava “casa”, libero da costrizioni, la sua mente, pur segnata dalla malattia psichica, si placa e trova nuove dimensioni: la possibilità di uscire ogni giorno, con qualsiasi tempo, di utilizzare i mezzi di trasporto e, a modo suo, di rapportarsi con il contesto sociale, senza fare mai del male a nessuno.
Ha saputo conservare i rapporti familiari, specie con il fratello Francesco e la cognata Rosalba.
Sfuggente rispetto a qualsiasi avvicinamento e contatto fisico, negli ultimi giorni, dal letto, chiedeva continuamente al fratello la mano da stringere.

Condividi su:

Negli anni '70 del XX secolo che la poetessa americana, Ruth Lisa Schechter, instancabile visitatrice di strutture psichiatriche degli USA, inizia a proporre l’espressione poetica come momento terapeutico per le persone con disturbo psichiatrico. Lisa Schechter non solo leggeva ai suoi pazienti le poesie che aveva selezionato per loro ma li spingeva anche ad attingere al proprio mondo interiore e a scrivere, riappropriandosi di un linguaggio che la malattia mentale o la droga avevano ottenebrato. In particolare, Lisa seguiva le donne dell'Odyssey Institute, la cui età variava dai 22 ai 35 anni. Donne che erano state rinchiuse lì dentro dai Giudici o che si erano rinchiuse volontariamente in un disperato tentativo di sottrarsi alla droga, donne nere, di origine ispanica, violentate o aggredite. Per tutte Lisa aveva la poesia giusta e riusciva a tirar fuori i suoni che il loro abbrutimento aveva arrugginito portando loro sollievo.

Tra le mura del Villaggio della Carità di Don Orione a Camaldoli, vive Giovanni e anche per lui le parole e le poesie sono un “balsamo per l’animo”. Quando riesce a scrivere o a recitare i suoi versi le sue difficoltà psichiatriche  sembrano affievolirsi e i suoi occhi brillano di serenità.

Vi proponiamo una sua poesia.


Sorge il sole tra gli antichi colli
Immersi da verdi boschi in fiore
Sotto il vol di passerotti folli
E sulla tela di un grande pittore
Nasce per incanto
Col suo grande fascino d’autore
E nel cammin del suo cuore selvaggio
Cade a strapiombo una pertica erbosa
Sorta da alberi altissimi e scrostati

Qui la natura si mostra grandiosa
A colui che l’ammira giocondo circondato da ogni bella cosa

Essa è la ricchezza del mondo
Perché è stata creata con maestria
E con immenso senso profondo
Da Dio che ha tracciato l’erba via

Condividi su:

Da diversi anni, l'opera Don Orione in Italia ha intrapreso un percorso di formazione e aggionamento per il suo personale.

I corsi di formazione servono a mantenere alta la qualità del servizio, a sostenre la motivazione dei lavoratori e ad aggiornare le proprie competenze: tra queste, è stato scelto un modello di intervento per le persone fragili denominato Qualità di Vita.

Tra i diversi approcci teorici, questo si avvicina maggiormente a quell'attenzione ai "desamparados", coloro che non hanno appiglio o riparo, che aveva San Luigi Orione. Il modello della Qualità di Vita, infatti, pone al centro la persona. Ciascuno di noi, anziano, disabile o normodotato, attribuisce un valore agli aspetti che caratterizzano la vita personale, quali tempo libero, studio, occupazione, relazioni sociali, autodeterminazione, inclusione sociale. Tramite gli strumenti ideati all'interno del paradigma della Qualità di Vita, è possibile dare un valore misurabile di questa qualità, con metodi quantitativi e qualitativi e con indicatori di tipo sia generale che soggettivo, multidimensionale e strettamente legato al giudizio personale.

In questo modo, la persona può esprimere il proprio grado di soddisfazione nelle principali aree della vita e l'èquipe può lavorare per riuscire a ridurre la discrepanza tra le necessità soddisfatte e quelle che non lo sono.

Questi i temi della formazione svoltasi lo scorso 22 ottobre a Ercolano, presso il Centro Don Orione, che ospita adulti disabili. Tra i relatori il prof. Roberto Franchini, responsabile dell'area strategica dell'opera don Orione in Italia, il dott. Marco Bertelli, psichiatra e psicoterapeuta, direttore Scientifico CREA (Centro Ricerca E Ambulatori), Fondazione San Sebastiano, Firenze, la dott.ssa Elisa Bonauguro responsabile tecnico del Centro Don Orione di Ercolano.

Condividi su:

Lunedì, 24 Settembre 2018

Bergamo - Le immagini della festa

Più facile far parlare le immagini per descrivere l'atmosfera gioiosa vissuta al Centro Don Orione di Bergamo. Sabato scorso, infatti, c'è stata la giornata conclusiva dei festeggiamenti per il trentesimo anniversario dell'apertura del Centro, inaugurato il 17 aprile 1988.

Clima di festa e di famiglia, reso solenne dalla presenza del Vescovo, Monsignor Francesco Beschi, che ha descritto il Centro come un "segno dell'abbondanza di quell'amore che san Luigi Orione ha testimoniato e così poi tutti coloro che hanno seguito le sue tracce." Il Vescovo ha celebrato la santa messa nella cappella e poi ha visitato i reparti, accompagnato dal Direttore, Don Alessio Capelli.

Anche Bergamo TV ha dedicato un servizio a questa festa, con un'intervista al Vescovo, a Don Alessio e la testimonianza di alcune Signore e Signori che vivono lì. Clicca QUI per vedere il video.

Condividi su: