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Tortona – Maria, casa di Dio e casa per gli uomini

Tortona – Maria, casa di Dio e casa per gli uomini

La famiglia orionina ha festeggiato ieri la festa della Madonna della Guardia, una festa cara a Don Orione che amava con una devozione speciale la Madonna e aveva voluto dedicarle un Santuario a Tortona.

Moltissimi fedeli dai paesi vicini e da molte città in cui si trovano le opere orionine, Seregno, Milano, Genova, Sanremo e tante altre, si sono radunati ai piedi della Statua della Vergine e hanno assistito alle celebrazioni che si sono susseguite nel corso della giornata fin dalle prime ore del mattino.

Don Giovanni Carollo, direttore provinciale, ha presieduto la celebrazione del pomeriggio, ricordando nell’omelia un importante anniversario legato alla fede mariana di Don Orione: i 100 anni dalla posa della prima pietra del Santuario.

Don Giovanni ha poi sottolineato come Maria sia casa di Dio e per gli uomini, una figura che  accoglie le sofferenze umane, insegnando ai fedeli a non rimanere passivi ma a mettersi concretamente in cammino per portare Cristo agli altri. La devozione alla Madonna della Guardia deve spingere la comunità a rinnovare la propria fede e ad agire nella società a sostegno dei più deboli, trasformando ogni cuore, famiglia e comunità in un luogo di speranza e accoglienza.

Ecco il testo completo dell’omelia:

Omelia Madonna della Guardia 2026

 

Carissimi,

oggi siamo qui, ai piedi della Madonna della Guardia, con lo sguardo rivolto a Lei e, attraverso Lei, a Cristo. È una festa profondamente legata alla storia e al cuore di Tortona, ma è anche una festa che parla alla Chiesa di oggi, alle nostre famiglie, alle nostre comunità, alle nostre fragilità e alle nostre speranze.

E non possiamo vivere questa celebrazione senza ricordare San Luigi Orione, che da Genova ha portato la devozione della Madonna della Guardia a Tortona. Egli ha amato profondamente la Madonna della Guardia e ha voluto che questo santuario diventasse un luogo privilegiato dell’incontro con Maria.

Per Don Orione, Maria non era una devozione tra le tante. Era la Madre che conduce a Cristo, la Madre della Chiesa, la Madre dei poveri, la Madre di ogni uomo che cerca una strada di speranza.

Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere il significato di questa presenza di Maria.

  1. Maria, dimora della presenza di Dio

Nel libro del Siracide abbiamo ascoltato parole che la tradizione cristiana ha applicato a Maria:

«Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo».

E poi: «Ho posto la mia dimora lassù».

Maria è la donna nella quale Dio ha posto la sua dimora in modo unico. Nel suo grembo il Verbo si è fatto carne. In Lei Dio ha trovato una casa.

Ma c’è qualcosa di ancora più bello: Maria continua ad essere una casa per Dio e una casa per l’uomo.

È questo che percepiamo anche qui, alla Madonna della Guardia. Da generazioni uomini e donne valicano la soglia di questo santuario. Vengono con le loro gioie, ma soprattutto con le loro preoccupazioni; con le loro famiglie, con i loro malati, con i loro lutti, con le loro domande.

E Maria accoglie tutti.

Per questo un santuario mariano non è semplicemente un luogo religioso: è la casa della speranza.

Don Orione lo aveva intuito profondamente. Egli voleva che sorgesse questo santuario come un segno capace di parlare a Tortona e al mondo: un luogo nel quale Maria continuasse a dire agli uomini: “Non abbiate paura: mio Figlio è con voi”.

 

  1. Maria si mette in cammino

Il Vangelo ci porta dentro una scena semplicissima e straordinaria. Maria ha appena ricevuto l’annuncio dell’angelo. Ha appena detto il suo “sì” a Dio. E cosa fa?

Si mette in cammino.

«Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa».

È una delle immagini più belle della Madonna: Maria non rimane ferma. Ha incontrato Dio e per questo si mette in movimento verso l’uomo. E qui tocchiamo un punto essenziale anche della spiritualità di Don Orione.

La vera devozione a Maria non ci chiude dentro una preghiera individuale, non ci porta semplicemente a cercare consolazione. Ci mette in cammino verso i fratelli.

Maria porta Gesù a Elisabetta. E Don Orione ha cercato di fare la stessa cosa per tutta la vita: portare Cristo là dove c’era un uomo da amare, soprattutto là dove c’era un uomo povero, solo, abbandonato, dimenticato.

Potremmo quasi dire che la strada di Don Orione è una strada mariana.

Come Maria va verso Elisabetta, Don Orione va verso i poveri.

Come Maria entra nella casa di Zaccaria, Don Orione entra nelle periferie della vita.

Come Maria porta Gesù senza mettersi al centro, Don Orione vuole che tutto conduca a Cristo.

Ecco allora il vero significato della Madonna della Guardia per noi: Maria ci insegna a non fermarci davanti a Cristo, ma a portare Cristo agli altri.

  1. «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»

Quando Maria entra nella casa di Elisabetta, accade qualcosa.

Giovanni sussulta nel grembo.

Elisabetta riconosce la presenza del Signore.

E pronuncia quelle parole straordinarie: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?».

Maria porta con sé una presenza. Dove arriva Maria, arriva Gesù.

Questa è la cosa più importante che possiamo dire oggi della Madonna della Guardia.

Non siamo qui semplicemente per ricordare una bella tradizione religiosa di Tortona. Non siamo qui soltanto per venerare una statua o per conservare una devozione del passato.

Siamo qui perché crediamo che Maria ci conduce alla presenza viva di Cristo. E questo è precisamente ciò che Don Orione desiderava.

La Madonna della Guardia doveva essere, per Tortona, una porta aperta verso Cristo.

Per questo oggi dobbiamo chiederci:

La nostra devozione a Maria ci porta davvero a Gesù?

Ci rende più umili? Ci rende più misericordiosi? Ci rende più vicini ai poveri? Ci rende capaci di perdonare? Ci rende più disponibili a servire?

Se Maria entra veramente nella nostra vita, allora qualcosa cambia. Perché Maria non trattiene Cristo per sé: lo dona.

  1. Maria e la città degli uomini

La seconda lettura ci ha fatto ascoltare una delle pagine più luminose dell’Apocalisse: «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova».

E poi: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini!».

È questa la grande promessa cristiana: Dio vuole abitare in mezzo agli uomini. E Maria è il segno concreto di questa presenza.

Ma questa Parola interpella anche noi. Viviamo in un mondo nel quale tante persone hanno bisogno di una speranza nuova. Ci sono famiglie ferite, giovani disorientati, anziani soli, poveri, migranti, persone che hanno perso il lavoro, persone che vivono nella solitudine e nell’indifferenza.

E allora la Madonna della Guardia ci domanda:

Quale “cielo nuovo” stiamo costruendo? Quale “terra nuova” stiamo preparando?

Don Orione aveva una risposta molto concreta: fare del bene sempre, fare del bene a tutti, fare del bene a chi soffre.

La sua devozione a Maria non lo portò a fuggire dal mondo, ma lo spinse dentro la storia degli uomini. Per questo la Guardia è un luogo che non deve soltanto guardare al passato. Da questo santuario dobbiamo imparare a guardare il futuro con gli occhi di Maria.

  1. «Beata colei che ha creduto»

Il Vangelo ci consegna infine la parola decisiva: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Maria è beata perché ha creduto. Prima ancora di comprendere tutto, ha creduto. Prima di vedere, ha creduto. Prima di conoscere la strada, si è messa in cammino.

È questa la fede che Don Orione ha vissuto. Una fede concreta, audace, fiduciosa nella Provvidenza.

Don Orione ha attraversato momenti difficili, incomprensioni, povertà, grandi responsabilità. Ma ha continuato a credere che Dio guida la storia e che la Madonna accompagna i suoi figli.

E forse proprio questo è il messaggio di cui abbiamo più bisogno oggi.

Abbiamo bisogno di tornare a credere.

Credere che Dio non ci abbandona. Credere che le nostre comunità possono rinascere. Credere che i giovani hanno ancora un futuro. Credere che la famiglia può essere custodita. Credere che il povero non è un problema, ma un fratello. Credere che la Chiesa, anche quando attraversa momenti difficili, continua ad essere nelle mani di Dio.

E Maria, dalla sua Guardia, sembra dirci: “Abbiate fede. Non siete soli.”

 

  1. La Guardia e Don Orione: una storia che continua

Fratelli e sorelle, oggi possiamo guardare questo santuario, a 100 anni dalla posa della prima pietra, e comprendere qualcosa del sogno di Don Orione. Egli ha voluto la Madonna della Guardia come un grande segno mariano per Tortona. Ma il vero santuario che Maria desidera costruire è il cuore dell’uomo.

Una persona che si lascia abitare da Cristo diventa essa stessa una “casa di Dio”.

Una famiglia che vive nella fede diventa una piccola Guardia.

Una comunità che accoglie i poveri diventa un santuario.

Una Chiesa che esce verso gli uomini diventa una casa nella quale Dio può abitare.

E allora oggi, guardando Maria, dobbiamo chiederle una grazia molto semplice:

Madonna della Guardia, rendici uomini e donne capaci di portare Gesù.

Portarlo nelle nostre case. Portarlo ai nostri giovani. Portarlo a chi è solo. Portarlo a chi soffre. Portarlo a chi ha perso la speranza. Portarlo anche a chi è lontano dalla Chiesa.

Come Maria andò da Elisabetta, così anche noi dobbiamo andare.

Conclusione

Carissimi, guardiamo ancora una volta Maria.

Lei sembra abbracciare con il suo sguardo Tortona, le sue famiglie, le sue comunità, i suoi bambini, i suoi giovani, i suoi anziani, i suoi poveri. E insieme a Lei possiamo immaginare anche lo sguardo di Don Orione.

Quello sguardo appassionato che amava questa città e questo santuario, perché qui vedeva un segno della Divina Provvidenza.

Chiediamo allora alla Madonna della Guardia di custodire Tortona. Custodisca la Chiesa. Custodisca le nostre famiglie. Custodisca i giovani. Custodisca i poveri e gli ultimi. Custodisca la Piccola Opera della Divina Provvidenza e tutta la Famiglia carismatica orionina.

E soprattutto ci insegni quello che lei ha insegnato a Don Orione: a fidarci di Dio, a servire i fratelli e a portare Cristo là dove gli uomini hanno più bisogno di speranza.

Maria, Madonna della Guardia, fa’ che anche noi, come te, possiamo alzarci e metterci in cammino. Fa’ che, incontrando noi, qualcuno possa incontrare Gesù.E allora si compirà anche per noi la parola di Elisabetta: «Beata colei che ha creduto». Amen.

 

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