XXII Domenica del Tempo Ordinario – Seguire Gesù sulla via della Croce
Il brano evangelico di oggi è collegato a quello di domenica scorsa: i versetti del Vangelo proposti dalla liturgia in queste ultime due domeniche sono nel capitolo 16 di Matteo e si sviluppano in tre momenti.
Dopo che Pietro, a nome anche degli altri discepoli, ha professato la fede in Gesù come Messia e figlio di Dio, primo momento, Gesù stesso incomincia a parlare loro della sua passione e della sequela, secondo e terzo momento, versetti rispettivamente 21-23 24-27.
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù spiega apertamente ai discepoli ciò che lo attende alla fine nella città santa, preannunciando il suo mistero di morte e risurrezione, di umiliazione e di gloria. Si tratta del primo annunzio della passione.
Da quel momento Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziamini, dei sommi sacerdoti e degli scribi e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Matteo intende così affermare che è maturato il tempo per qualcosa di nuovo. In effetti si passa dalla rivelazione su Gesù Messia a quella sul Figlio dell’uomo sofferente.
Gesù dunque comincia a parlare della sua passione. D’ora in poi il tema della passione diventerà abituale, centrale. Ma le parole di Gesù non sono comprese perché i discepoli hanno ancora una fede immatura e troppo legata alla mentalità di questo mondo e pertanto fanno fatica a comprendere il linguaggio della croce.
Da notare il verbo “doveva andare a Gerusalemme”: questo vuol dire che la croce è voluta da Dio, rientra nel piano di Dio per la salvezza dell’umanità. Ed è proprio questa necessità della passione che scandalizza Pietro. Prigioniero della logica degli uomini, egli tenta di impedire che il Cristo si conformi alla logica di Dio.
Pietro in fondo si scandalizza. Come ci saremmo scandalizzati anche noi che facciamo fatica a capire i disegni di Dio, la stessa missione di Gesù come Messia sofferente. Niente trionfi, niente gloria terrena, applausi, fama, ma dono totale di sé, abbassamento fino alla morte di croce, come dice San Paolo nella lettera ai Filippesi.
Di fronte alla prospettiva che Gesù possa fallire e morire in croce, lo stesso Pietro si ribella e gli dice: “Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai”.
Pietro che ci rappresenta bene tutti quanti, ama Gesù, vuole seguire Gesù, ma non accetta che la sua gloria passi attraverso la passione. Lo sappiamo bene, la croce è una cosa scomoda e incomprensibile, al punto da essere scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Come ha scritto Paolo ai cristiani di Corinto, ma fuggire dalla croce significa sottrarsi alla volontà del Padre, alla missione che lui ha affidato a Gesù per la nostra salvezza.
Per questo Gesù risponde a Pietro: “Va dietro a me, Satana, tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”. E pensare che poco prima Gesù aveva lodato Pietro. Beato sei tu, Simone, figlio di Giona. Adesso invece lo apostrofa con l’appellativo Satana. Come mai? Cosa significa questo?
Siccome è proprio dello Spirito cattivo, è proprio del diavolo, cioè allontanarci dalla croce, dal fare la volontà del Padre, è come se Gesù dicesse a Pietro: “Senti Pietro, capovolgi il tuo modo di pensare, rinuncia a te stesso, prendi anche tu la tua croce, seguimi. Vieni dietro a me. Se tu continui a pensare così, a distogliermi cioè dal fare la volontà del Padre, mi sei di scandalo, mi fai da ostacolo.
Questo è il senso primitivo del greco scandalon e diventi una trappola, altro significato di scandalo, una insidia in cui si inciampa. Non fare quindi il gioco di Satan diavolo, che è quello di mettersi di traverso, di dividere, di distogliere.
Non dimentichiamo che già nelle tentazioni, all’inizio del ministero, a Gesù era già stata proposta una scelta messianica che rifiutava le vie di Dio per percorrere le vie predilette dagli uomini e cioè potere e ricchezza. Pertanto la tentazione che fu di Gesù adesso coinvolge Pietro e coinvolge il discepolo di ogni tempo. Rifiutare in nome del Messia glorioso il servo di Dio sofferente.
Terminiamo con due citazioni. La prima e del grande pastore luterano Dietrich Bonhoeffer: Soltanto il Dio che soffre ha potenza sufficiente per venire in aiuto. Soltanto il Dio che soffre ha potenza sufficiente per venire in aiuto.
La seconda è di Paul Claudel, poeta e drammaturgo francese: Davanti al male Gesù non dà una spiegazione, ma attua una presenza. Non distrugge la croce, vi si sdraia sopra. Gesù non distrugge la croce, vi si sdraia sopra.
