XVI Domenica del Tempo Ordinario – Il grano e la zizzania
Dopo la parabola del seminatore e la sua spiegazione, il discorso di Matteo prosegue con le parabole del grano e della zizzania, del granello di senapa e del lievito. Nella messa le ascolteremo tutte e tre. Come per la parabola del seminatore, anche per quella del grano e della zizzania, segue una spiegazione. La parabola del grano e della zizzania si trova solo in Matteo e risponde ad una domanda che è universale e antica quanto l’uomo: Dove nasce il male? Come affrontarlo? Ma se Dio è buono, perché esiste il male nel mondo? Ma se con Gesù è giunto il tempo messianico, perché il male continua ad esistere anche all’interno delle comunità cristiane? Ma perché il Signore non interviene davanti a tante ingiustizie? Perché non estirpa la zizzania che infesta la vita di tanta gente? Perché non mettere subito mano alla falce per tagliare l’erba cattiva, per togliere di mezzo i malvagi, i disonesti, i violenti?
In un campo viene seminato del buon seme, ma di notte arriva il nemico e semina zizzania in mezzo al grano. Grano e zizzania dunque crescono insieme e quest’ultima appare appena la messe fiorisce. I contadini si accorgono di questo e chiedono al padrone da dove viene la zizzania, visto che ha seminato del buon seme. Un nemico ha fatto questo è la risposta del padrone. I servitori vorrebbero subito strappare l’erba cattiva, ma il padrone lo impedisce.
Ecco qui siamo nel cuore della parabola e il vertice della narrazione. Il padrone ordina di non strappare la zizzania, ma di lasciarla crescere insieme al grano. Eppure i contadini sono soliti liberare il campo dalle erbacce prima della mietitura. Perché questo padrone vuole diversamente? Perché, risponde il padrone, non succeda che raccogliendo la zizania con essa sradichiate anche il grano. Infatti la zizzania quando cresce assomiglia tanto al grano buono e vi è il pericolo che si confondano.
Questo nemico semina di notte nel buio semina dove non c’è luce. Se nella nostra vita regnano le tenebre, il maligno ha sempre buon gioco. Questo nemico è astuto, semina il male in mezzo al bene. C’è chi ama seminare zizzania. Uno dei modi più terribili e ahimè uno dei modi anche più comuni è la calunnia, la diffamazione. Quando si spargono falsità sapendo di dire il falso, quando c’è gusto a creare divisione, gettare discredito, caluniare, godere del male. E il maligno non è sempre quello con la Maiuscola, perché possiamo essere anche noi seminatori di zizzania. Attenzione, quindi, perché la falce potrebbe essere usata contro di noi, che non raramente siamo erba cattiva. Attenti dunque alle facili condanne e i facili giudizi.
C’è una forte contrapposizione tra l’impazienza dei servi e la paziente attesa del padrone. Noi rassomigliamo quasi sempre a quei servi che hanno una grande fretta di giudicare, di classificare. di qua i buoni e naturalmente noi facciamo parte di questa categoria, ci mancherebbe. E di là i cattivi e naturalmente sono sempre gli altri. Noi vorremmo mettere mano subito alla falce per tagliare, estirpare, bruciare, ma Dio non è così come lo abbiamo dipinto noi. Dio è paziente, sa aspettare. La stessa zizzania, cioè il cuore cattivo, con tanti peccati, alla fine può diventare buon grano.
Ma attenzione, la pazienza evangelica non è indifferenza al male. Non si può fare confusione tra bene e male. La grazia non esclude la giustizia, ha scritto Papa Benedetto nell’enciclica spe salvi. Non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto, così che quanto si è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore. Alla fine, infatti, il male sarà tolto ed eliminato al tempo della mietitura, cioè del giudizio, i mietitori eseguiranno l’ordine del padrone, separando la zizzania per bruciarla.
