Roma – La famiglia carismatica orionina ai piedi di San Luigi Gonzaga
Nel solco di una tradizione che supera ormai il secolo di vita, la famiglia carismatica orionina ha celebrato la Santa Messa presso l’altare di San Luigi Gonzaga nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma.
La concelebrazione è stata presieduta da don Walter Groppello, Economo generale, affiancato dal Direttore generale P. Tarcisio Vieira, dal Superiore provinciale don Giovanni Carollo e da numerosi altri sacerdoti giunti anche dalla Polonia. A rappresentare la Famiglia Carismatica Orionina erano presenti anche la Superiora generale delle PSMC, Madre Alicja Kędziora, insieme ad alcune consorelle, oltre alle responsabili generali dell’Istituto Secolare Orionino, dell’Istituto Secolare Maria di Nazaret e del Movimento Laicale orionino.
Alla celebrazione ha partecipato anche un buon numero di laici, giunti da Roma e da diverse realtà orionine in Italia, rendendo l’incontro un momento di comunione e continuità con la storia spirituale e carismatica di Don Orione.
Nella sua omelia don Groppello ha esortato ciascuno dei presenti ad aspirare e a vivere la santità, così come hanno fatto Don Orione e san luigi Gonzaga verso il quale il Fondatore aveva una particolare devozione. L’invito e quello di non arrendersi alla normalità e alla consuetudine ma a «sfidare ogni momento come occasione per tenere alto il cuore, a quei livelli in cui l’umano sfida se stesso per stare sopra le righe e sfiorare la gente. Ogni santo intriso di immanenza, di quotidianità, di vissuto palpabile è anche lo stesso uomo che vive costantemente una alterità che travalica i confini dello spazio e del tempo, capace di vivere in Dio e di Dio. E quindi, dentro una semplice azione del respirare, del guardare, del sentire, del sorridere il santo respira, sì, ma con i polmoni di Dio. Guarda, sì, ma con altri occhi la stessa realtà. Giudica fatti e persone, sì, ma con una mente lucida, intrisa della forza e del candore dello Spirito Santo. Il santo è l’uomo dell’immanenza e della contemporanea trascendenza, del vissuto quotidiano e dello stesso vissuto portato oltre il tempo. il peccato mette sempre a repentaglio la nostra vita di santità quotidiana nata dal battesimo. La preghiera tenta sempre, quotidianamente il contropiede. Ecco allora il senso autentico di questa celebrazione in questo luogo diverso».
In questa occasione, in particolar modo, c’è «l’opportunità di prendere consapevolezza di una sfida quotidianamente aperta, la santità – aggiunge don Walter -. Don Orione veniva qui ogni anno, non per costrizione, non per sentimentalismo religioso, ma per riconfermare la sua destata sfida alla santità. Facendo appello all’amicizia con i santi e tesseva un particolar feeling con alcuni San Luigi ad esempio. E noi siamo qui anche quest’anno non per una mera dimensione, ma perché partendo da questo vogliamo dirci che non abbiamo rinunciato alla sfida della santità, vogliamo che la nostra preghiera oggi sia orionina, cioè dello stesso calibro, intensità, motivazione di Don Orione. Venendo qui lui per se stesso, per i suoi figli, per le persone che a lui ricorrevano per i suoi benefattori, lui da qui, per tutti chiedeva santità, ossia quella familiarità e intimità con Dio di cui i santi sono maestri. Oggi venendo qui, noi chiediamo come lui e anche attraverso lui, allo Spirito Santo per noi, la santità».
A conclusione della sua omelia don Groppello, nel rinnovare il richiamo alla santità, ha lasciato ai presenti «l’immagine invocata da un filosofo greco, Plotino, che in uno dei suoi trattati parla della bellezza interiore definendola come “partecipazione all’assoluto di Dio”. Il filosofo afferma che il saggio è chiamato a porsi in un cammino di ascesa simile alla rifinitura di una statua di marmo, un’opera d’arte, un capolavoro. Plotino dice al saggio “ritorna in te stesso e guardati. Se non ti vedi ancora interiormente bello, fai come lo scultore di una statua che deve diventare bella, egli toglie, raschia liscia, ripulisce finché nel marmo non appaia la bella immagine. Come lui anche tu leva il superfluo, raddrizza ciò che è obliquo purifica ciò che è fosco e rendilo brillante, e non smettere di scolpire la tua propria statua interiore finché non ti si manifesti lo splendore divino della bellezza”.
Fratelli e sorelle, che san Luigi Gonzaga e san Luigi Orione ci accompagnino nella quotidiana sfida della santità per far risplendere come un capolavoro la nostra bellezza interiore, opera dell’artista di Dio, lo Spirito Santo».
Al termine della celebrazione tutti i presenti si sono recati davanti all’altare di san Luigi Gonzaga dove hanno recitato la preghiera al santo.



