XII Domenica del Tempo Ordinario – Il coraggio di essere testimoni di Cristo
Anche questa domenica ascolteremo alcuni versetti del discorso apostolico o missionario di Gesù. Siamo nella seconda parte del capitolo 10 di Matteo, che possiamo facilmente dividere in due sezioni. Nella prima, i versetti 17-25 Gesù parla della persecuzione che accompagna la missione dei discepoli. Nella seconda, versetti 26-33 si accenna al coraggio necessario richiesto per la missione dei discepoli. Questi ultimi sono i versetti che ascolteremo nella liturgia di oggi. Il tema, quindi, è quello del coraggio.
Inviando i 12 apostoli, Gesù fa alcune raccomandazioni. Alcune le abbiamo già ascoltate domenica scorsa, altre vengono omesse dalla lettura di oggi, ad esempio quelle relative alla sobrietà: “Non procuratevi oro né argento, né bisacce né sandali”; quelle relative alle persecuzioni: “Ecco, io vi mando come pecora in mezzo ai lupi. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”.
Gesù quindi non fa sconti sulla missione dei discepoli. Tutt’altro. Il discepolo è avvisato, non riceverà applausi, ma incomprensioni e talvolta anche persecuzioni. Questo è quanto ha sperimentato la comunità di Matteo. Questo è quanto sperimentano ancora oggi circa 380 milioni di cristiani sparsi nel mondo. Stando ad alcuni rapporti internazionali cresce la persecuzione anticristiana mai così intensa in questi ultimi 30 anni. Nel 2024 i cristiani uccisi a causa della loro fede sono stati circa 4.500. La situazione continua ad essere drammatica, ad esempio, nella Corea del Nord, in Pakistan, in Nigeria, in Sudan.
Ed eccoci al brano di oggi, dove l’espressione non temete ricorre tre volte e scandisce tutta la pericope. Oltre al coraggio nella persecuzione è richiesto il coraggio di parlare chiaro, di gridare il messaggio di Gesù dai tetti e il coraggio di non avere mai vergogna di Cristo di fronte agli uomini. Questo coraggio nasce dalla certezza di essere nelle mani del Padre. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura dalla certezza inoltre che nessuno ci può togliere la vita. Quella del corpo può esserci tolta, ma se la consegniamo come dono, anche questo diventa testimonianza d’amore che la realizza. nella sua pienezza più splendente.
Come non ricordare padre Massimiliano Kolbe e il vescovo Oscar Arnulfo Romero? Non abbiate dunque paura, voi valete più di molti passeri. Gesù ha donato la sua vita per rivelarci ciò che noi veramente siamo in tutta la grandezza della nostra dignità per farcene prendere coscienza. Questa è la grande coscienza della dignità dell’uomo: sono figlio di Dio infinitamente ed eternamente amato, che conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome, come dice il salmo 147, è nostro padre e ci guarda e ci riconosce como suoi figli nella nostra unicità e preziosità davanti a lui. Il dittatore di turno potrà distruggere i corpi, farli sparire, ma non potrà nulla contro questa unicità e preziosità.
Non abbiate paura, ma sappiamo bene che la paura è un’esperienza umana comune a tutti gli uomini, più o meno provata da tutti. Lo sappiamo bene, se la paura prende il sopravvento, può anche bloccare la nostra vita quotidiana. Non sarà un caso che l’esortazione non avere paura, non temere, stando a certi calcoli, è presente 365 volte nella Bibbia. Il numero dice tutto e non è un caso che nell’omelia per l’inizio del suo pontificato il 22 ottobre 1978 Giovanni Paolo II abbia pronunciato quelle parole che sono rimaste scolpite nel tempo: “Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”. Conosciamo bene la sua vita e la sua storia e sappiamo bene cosa c’era dietro a quelle parole. Le dittature di ieri e di oggi non potranno mai spegnere la sete di verità e di libertà.
Anche oggi Gesù continua a ripetere: “Non abbiate paura, sarò sempre sulla barca e non vi farò affondare, anche se a volte avete l’impressione che io dorma. Non abbiate paura”.
