Ascensione del Signore – Inizia il tempo della Chiesa: andate e predicate il Vangelo
Di questo evento parlano esplicitamente tre testi: Marco, Luca e gli Atti degli Apostoli.
Il riferimento esplicito ai 40 giorni lo troviamo negli Atti degli Apostoli. Gesù, dopo la sua passione si mostrò agli apostoli vivo con molte prove durante 40 giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Il dialogo di Gesù con gli apostoli termina con queste parole: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Detto questo, continuano gli atti, fu elevato in alto sotto i loro occhi ed una nube lo sottrasse al loro sguardo. È interessante notare che nell’originale greco abbiamo tre verbi diversi: Fu assunto Marco, fu portato Luca, fu elevato Atti. Questo è il panorama dei testi.
Avviciniamo adesso il Vangelo di Matteo che riascoltiamo dopo il passio della domenica delle palme. Si tratta delle ultime parole di questo Vangelo e ci introducono nel tempo della Chiesa. All’evangelista, ha scritto Bruno Maggioni, interessa mostrare le conseguenze che dalla risurrezione derivano per la fede della Chiesa. Non si parla di apostoli, ma di discepoli, in Matteo 28,10 si parla di fratelli e ci viene ricordato che erano undici, un evidente riferimento al tradimento di Giuda.
Al vedere Gesù gli undici si prostrarono. Abbiamo il verbo tipico dell’adorazione, ma annota Matteo, essi dubitarono. In fondo è la fotografia dei discepoli di ogni tempo. Possiamo essere sempre unici quando il maestro può essere tradito in mille modi. Possiamo sperimentare la bellezza della fede, ma possiamo attraversare anche le notti oscure e convivere con i dubbi. E non sono pochi i santi che hanno sperimentato questo.
A riguardo, ricordiamoe una splendida frase del cardinale Martini quando diede inizio alla cosiddetta cattedra dei non credenti, 1987, circa 40 anni fa: “io chiedevo non se siete credenti o non credenti, ma se siete pensanti o non pensanti, l’importante è che impariate a inquietarvi. Se credenti, a inquietarvi della vostra fede, se non credenti, a inquietarvi della vostra non credenza. Solo allora saranno veramente fondate”.
Ma c’è un altro motivo per cui il credente deve inquietarsi o meglio interrogarsi a proposito del dono ricevuto. Questo dono, lo sappiamo, è il Vangelo, è l’annuncio della buona notizia, è Gesù Cristo, ma è un dono da vivere, testimoniare e annunciare con gioia, come diceva Papa Benedetto.
Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. Ha scritto Papa Francesco: “I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione” Evangeli Gaudium numero 14. Ricordiamo che questa espressione La Chiesa si sviluppa piuttosto per attrazione è di Papa Benedetto pronunciata nell’omelia del 13 maggio 2007 nel santuario Nostra Signora Aparesida nel Brasile.
Ed ecco il mandato di Gesù. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Questa è la missione che Gesù affida al discepolo di ogni tempo, che non si dovrà preoccupare del successo, ma di rimanere fedele al suo maestro, che non si dovrà preoccupare dei fallimenti, delle sconfitte o incomprensioni, delle critiche, perché ecco, continua a dire Gesù, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo.
E così il Vangelo di Matteo termina come era iniziato e la cosiddetta grande inclusione di questo Vangelo. Tutti ricordiamo l’Emanuele in Matteo 1,23, il Dio con noi. Quel Dio con noi che cammina sempre accanto al discepolo. Matteo 28,20 che chiude appunto il Vangelo. E proprio per questo il discepolo non dovrà temere i cosiddetti potenti. Tradotto per i nostri giorni, ci saranno sempre delle statue enormi di straordinario splendore con la testa d’oro, come leggiamo nel libro di Daniele. Ma al Signore basterà un sassolino per disintegrarle.
