Avezzano – Due sorelle, un Filo d’Oro
Il 22 ottobre ricorre la Giornata Europea della Sordocecità e nello stesso giorno, nella RSA Don Orione di Avezzano, Loda Santilli ha festeggiato 100 anni. Non è una coincidenza. È un disegno.
Cento anni portati con grazia, seduta nella sua carrozzina con la coccarda sul petto,elegante e composta,uno sguardo felice e incredulo, intorno una sala piena di persone che non stavano più nelle foto.
Quando ha preso la parola, il tempo si è fermato. Loda a 100 anni ha voluto fare il suo discorso: ha ringraziato tutti e poi ha detto il suo nome: Sabina,sua sorella.
Sabina nasce a San Benedetto dei Marsi il 29 maggio 1917, una bambina come le altre. Vede i colori,la natura, sente le voci di casa. Poi a sette anni arriva la meningite. Non è una malattia, è uno spartiacque. In pochi giorni il mondo si chiude. Gli occhi smettono di vedere. Le orecchie smettono di sentire.
Il buio. Il silenzio. Per sempre. A sette anni.
Tutti pensarono che fosse finita lì, che per Sabina non ci fosse più un mondo. Invece Sabina il mondo se l’è ricostruito dentro. Ha imparato a leggere con le mani. A scrivere appoggiando un filo su un foglio per non andare storta. Ha imparato a sentire le persone non con gli occhi, ma con le vibrazioni, con il tocco, con l’anima.
Ha custodito tutto per cinquant’anni. Nella sua famosa Cartella n.27, dove aveva scritto a mano “Autobiografia”. Lì dentro c’era tutto il suo dolore e tutta la sua forza. C’era quella frase che ancora oggi ci spezza il fiato: “sono 50 anni che non incontro uno sguardo, non sento una parola risuonare nell’aria” e subito dopo, la sua risposta al destino: voleva comunque raccontare “l’immagine reale e viva del mondo”che aveva tenuto accesa dentro di sé nonostante tutto.
Da quella solitudine immensa, Sabina non ha tirato fuori rabbia. Ha tirato fuori un’idea. Il 20 dicembre 1964 ha fondato la Lega del Filo d’Oro. Non per sé,ma per tutti quelli come lei. Perché aveva capito una cosa semplice e immensa: quel filo sottilissimo che la teneva ancora legata alla vita, se condiviso, poteva diventare un ponte per non lasciare più nessuno solo al buio.
Quando Sabina è morta nel 1981, il mondo ha rischiato di perdere tutto. Loda no. Loda ha aperto quel cassetto. Ha preso quella cartella. L’ha stretta a sé… e si è detta: “Chi ti conosce più di me da non travisare neanche una virgola?”
Da quel gesto d’amore è nato “Un faro nella notte”, un libro scritto con le mani di Loda e con l’anima di Sabina. “Era ora, Sabina, che mi decidessi a prendere in mano i tuoi scritti”, scrive Loda all’inizio, come se le stesse ancora parlando all’orecchio. Loda è stata lo strumento. Loda è stata il ponte. Senza di lei quel filo d’oro si sarebbe spezzato.
Nella giornata che celebra quel filo, erano tutti lì a tenerlo stretto con lei. C’era il Vescovo,S.E. Giovanni Massaro, a benedirla. C’era il suo paese, San Benedetto dei Marsi, con il sindaco Antonio Cerasani, Erminia Raglione e il resto della giunta comunale. C’era Avezzano con l’assessore Gianluca Presutti.
C’era la grande famiglia della Lega del Filo d’Oro con il presidente Rossano Bartoli. C’era la troupe di Rai Tre e la sua famiglia del Don Orione, la seconda grande famiglia di Loda.






