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Novena alla Madonna della Guardia – Settimo giorno

Novena alla Madonna della Guardia – Settimo giorno

Nel settimo giorno della novena la preghiera è salita alla Vergine sotto il titolo di sostegno e difesa della nostra fede.

Alle ore 17 don Flaviu nella riflessione ha ricordato come nei giorni di preparazione alla festa di Maria Nostra Signora della Guardia, le parole forti di Gesù contro farisei e saducei mettono in guardia contro l’ipocrisia dei «sepolcri imbiancati», belli all’esterno ma pieni di morte all’interno. “Questa tentazione di curare soltanto l’apparenza e la reputazione pubblica riguarda anche tutti noi, quando indossiamo maschere al lavoro, in famiglia o in chiesa per nascondere peccati, paure e debolezze. Come dimostra un’esperienza missionaria in Amazzonia, dove per compiacere l’altro si dice solo ciò che si vuole sentire senza una reale intenzione di farlo, rischiamo di trasformare questo atteggiamento in uno stile di vita e persino in una fede falsa. Tuttavia, la vernice del formalismo prima o poi si scrosta e Dio non ha bisogno dei nostri filtri o delle nostre giustificazioni, poiché conosce già a fondo ogni cuore e non si scandalizza dei nostri limiti. Perfino Don Orione riconosceva apertamente le imperfezioni e i problemi della sua congregazione, passando ore in ginocchio a pregare anziché nascondere la realtà per vergogna. Il Vangelo ci offre quindi la medicina della trasparenza per imparare ad accettarci per ciò che siamo veramente. Attraverso l’intercessione di Maria, siamo chiamati a presentarci a Dio senza paura né vergogna, certi che Egli non desidera affatto giudicarci, ma amarci e trasformarci”.

Alle ore 21 mons. Prastaro nell’omelia ha scelto di leggere come brano evangelico la parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro che riflette le ingiustizie del mondo attuale e mostra come il vero peccato del ricco non sia la prosperità in sé, ma l’indifferenza verso chi soffre. “Tra i due protagonisti si scava in vita un abisso d’isolamento che diventerà poi invalicabile nell’eternità, poiché il tempo per agire e colmare le distanze si consuma sulla Terra. Dio, pur non essendo nominato esplicitamente nel testo evangelico, è presente nei poveri, considera le loro ferite come la carne stessa di Cristo e ricorda ogni minimo gesto di cura. La povertà non rientra nel disegno divino, che ha destinato a tutti risorse sufficienti per essere felici, né deve essere accettata con rassegnata abitudine. La vera compassione non si limita a un’elemosina superficiale, ma spinge ad azioni concrete per abbattere le cause strutturali della miseria. I bisognosi posti lungo il nostro cammino rappresentano un richiamo diretto di Dio alla conversione e all’accoglienza, invitandoci a superare ogni giudizio per colmare i fossati dell’egoismo con la carità”.

Presente il vicariato di Novi Ligure con i sacerdoti don Costantino Marostegan e don Fabrizio Pessina. Ad animare la liturgia il coro “NovinCanto” diretto dal M° Li.

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