IV Domenica di Pasqua – Chiamati per nome dal pastore
In queste domeniche di Pasqua la liturgia ci mette in ascolto del Vangelo di Giovanni, unica eccezione domenica scorsa in cui è stato proclamato il Vangelo di Luca, l’apparizione di Gesù ai due discepoli di Emmaos.
Il brano che ci viene proposto in questa domenica segue immediatamente l’episodio della guarigione del cieco nato. Questa quarta domenica di Pasqua si può considerare come la domenica del buon pastore. Infatti, in tutti e tre i cicli liturgici vengono proclamati in progressione alcuni brani del capitolo 10 di Giovanni. Ci troviamo nella sezione che comincia con la festa delle capanne, capitolo settimo, e termina con il capitolo 10o.
Dopo una lunga serie di dialoghi, sette in tutto, sulla identità di Gesù e dopo il segno del cieco nato, eccoci al discorso del buon pastore. A notare però che l’affermazione di Gesù io sono il buon pastore ricorre nella seconda parte del discorso al versetto 11 che ascolteremo nella quarta domenica di Pasqua del ciclo B, cioè il prossimo anno.
Ecco invece l’inizio del Vangelo di oggi. In quel tempo Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta è pastore delle pecore.”
Il capitolo 10 dunque si apre con una parola di Gesù con un generico in quel tempo e non è introdotta da nessuna informazione sulle circostanze in cui è pronunciata. Potrebbe quindi sembrare un passaggio brusco con ciò che precede, ma in realtà non è così. Ci viene in aiuto un’espressione tipica di Giovanni: “Amen. Amen. In verità, in verità vi dico”. In Giovanni questa espressione segna il culmine e la ripresa di un discorso già avviato. Questo vuol dire che il brano di oggi va riferito al contesto precedente, quindi all’episodio del cieco nato. Il Capitolo 10 continua a mostrare la contrapposizione che esiste fra Gesù luce e le forze delle tenebre.
A questo punto è chiaro che se il buon pastore Gesù, gli estranei, i ladri o mercenari sono gli avversari con cui egli polemizzava dopo la guarigione del cieco. Il capitolo 10 comincia con un monologo di Gesù che parla di recinto delle pecore, del pastore che entra per la porta, al contrario del ladro e del brigante che entrano da un’altra parte. Naturalmente le pecore riconoscono la voce del pastore e lo seguono, mentre non andranno dietro ad un estraneo.
Nel Nuovo Testamento si sviluppa tutto il significato escatologico della porta, quale accesso alla beatitudine eterna. Alla domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” Gesù risponde: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.” Culmine del simbolismo biblico della porta è l’autoproclamazione di Gesù. Io sono la porta. Se uno entra attraverso di me, sarà salvo. L’immagine della porta pertanto ha un forte significato cristologico.
Gesù è l’unico mediatore di salvezza in contrapposizione a tutti i falsi pastori. Egli è il vero pastore annunciato da Ezechiele, nel capitolo 34, che fa uscire le sue pecore, liberandole dai mercenari che fuggono quando giunge il lupo. Gesù invita tutti ad entrare attraverso di lui, sia gli ebrei che lo hanno seguito e hanno ascoltato la sua voce, sia i gentili, cioè i pagani, che non appartengono al recinto di Israele e che ascolteranno invece la sua voce. Questo pastore offre a tutti la salvezza, la libertà, la piena comunione con sé e con il Padre.
Questo pastore dona tutta la sua vita in abbondanza, come leggiamo nel versetto 10, perché è venuto proprio per questo. Il tempo che è sempre un gran signore mette a nudo falsi profeti, falsi pastori e false libertà. La storia ne è piena. La vita ci insegna che ci sono guardiani che non ci fanno rientrare nell’ovile, ma ci conducono per altri pascoli, dove ad attenderci c’è sempre il lupo di turno. Ci sono ladri e briganti che, accecati dalla cupidigia e dal possesso sfrenato, sono disposti a qualsiasi cosa pur di rubare, uccidere e distruggere. E siccome sono figli delle tenebre, entrano nel recinto da un’altra parte con inganni e tranelli. Noi invece siamo preziosi agli occhi del Signore.
Egli ci chiama per nome. Non siamo anonimi, non siamo dei numeri. Egli ci conduce per pascoli erbosi, sicuri. dove non ci sono pericoli. Ci viene chiesto solo di seguirlo, di fidarci di lui, di riconoscere la sua voce, di non confonderla con quella di tanti falsi pastori che scapperanno inesorabilmente quando vedranno dei lupi.
