skip to Main Content
Menù
XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Vigilare con la lampada accesa

XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Vigilare con la lampada accesa

Con il Vangelo di oggi siamo ormai nel quinto e ultimo discorso con cui è strutturato il Vangelo di Matteo. Si tratta del cosiddetto discorso escatologico che comprende i capitoli 24 e 25. Escatos in greco vuol dire estremo, ultimo, perché in questa sezione vi sono delle parabole che trattano il tema della vigilanza, il ritorno di Gesù e il grande giudizio finale.

In questa domenica ascolteremo la parabola delle dieci vergini invitate ad una festa nuziale, simbolo del regno dei cieli. Questa parabola si trova solo in Matteo, anche se vi sono dei contatti con il Vangelo di Luca al capitolo 12.

La parabola comincia così: Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che prese le loro lampade uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge. Le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio. Le sagge invece, insieme alle lampade presero anche dell’olio in piccoli vasi.
Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.

Ai tempi di Gesù c’era la consuetudine che le nozze si celebrassero di notte. Pertanto il corteo degli invitati doveva procedere con le lampade accese. A mezzanotte arriverà lo sposo e alla festa di nozze entreranno solo le vergini che avevano l’olio. Le altre al ritorno troveranno la porta ormai chiusa. È inutile supplicare: “Signore, signore, aprici”. Niente da fare. Addirittura si sentono rispondere “Non vi conosco”.

Nella parabola vi sono delle anomalie, chiamiamole così. Ad esempio la durezza dello sposo, l’inspiegabile impossibilità a procurarsi dell’olio e più ancora la chiusura definitiva della porta. Sono dettagli che non si spiegano alla luce di una situazione reale, ma parabolica, appunto: sono funzionali, cioè rispondenti a scopi didattici, non descrittivi.

Allora, cosa rappresentano queste dieci vergini? Cosa ci vuole dire Gesù?

La parabola, parlando delle cose ultime, offre una concezione viva della vita cristiana, dice cos’è la vita cristiana. Più che un pellegrinaggio, essa è un corteo festivo verso Cristo sposo.

Il fedele è come una vergine che vive nella gioiosa attesa di raggiungere il suo promesso sposo. Il punto culminante della parabola, quindi, è l’incontro delle vergini con lo sposo. Al centro stanno le nozze. Lo scopo principale del parabolista, quindi, è quello di annunciare, ma soprattutto preparare l’incontro dei fedeli col Signore.

È chiaro, quindi, che con questa parabola Gesù ci vuole dire che dobbiamo essere preparati all’incontro con lui. E questo incontro finale va preparato fin da ora nei piccoli e grandi incontri di ogni giorno, portando a braccetto, fede e carità. Occorre quindi non lasciarsi vincere dal sonno, dalla noia, dalle distrazioni a motivo della lunga attesa. Al contrario, è necessario avere le lampade sempre preparate ed una buona scorta di olio, perché non è facile nella vita mantenere sempre la stessa carica di fede e di speranza: vegliare e pensare a Cristo, desiderare la sua presenza. E Gesù sa che questa attesa è difficile, che vi possono essere ore di stanchezza e di sonnolenza, ma anche allora non si dovrà desistere dall’attendere. Bisogna procurarsi abbastanza olio per poter restare svegli sino alla fine e non mancare all’ultimo momento.

Attendere, aspettare, vigilare. Se perdiamo il senso dell’attesa, ci precludiamo ogni prospettiva sull’aldilà.  Si fa tutto, ha scritto Papa Francesco, si fa tutto come se non si dovesse mai partire per l’altra vita. E allora ci si preoccupa soltanto di possedere, di emergere, di sistemarsi e sempre di più.

Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più attraente, da quello che mi piace dalla ricerca dei nostri
interessi, la nostra vita diventa sterile. Non accumuliamo alcuna riserva di olio per la nostra lampada ed essa si spegnerà prima dell’incontro con il Signore.

Back To Top