Alleanza contro la povertà – Una manovra che ignora 5,4 milioni di poveri assoluti
Pubblichiamo una nota di Alleanza contro la povertà, a commento della Legge di Bilancio 2027.
La parola «povertà» compare una sola volta, nei 157 articoli del disegno di legge di Bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri. E riguarda la povertà educativa e il relativo Fondo, prorogato fino al 2029: una buona notizia, che però non basta a rompere il silenzio assordante del governo sulla povertà assoluta che attanaglia il nostro Paese: 5,4 milioni di persone, tra cui oltre un milione di minori – secondo gli ultimi dati ISTAT – che la manovra ignora.
“Quanto delle risorse previste raggiungerà effettivamente chi vive in povertà assoluta? E quanto gli interventi saranno capaci di incidere sulle cause strutturali di un fenomeno che, nonostante le misure adottate negli anni, continua a coinvolgere milioni di persone?”, domanda Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia.
Assegno d’inclusione: restano i nodi dell’accesso e dell’adeguatezza
“Mancano, nel testo della manovra, interventi espressamente dedicati all’Assegno di inclusione e al Supporto per la formazione e il lavoro, le due principali misure nazionali introdotte per sostenere le persone in condizioni di difficoltà economica e favorirne l’inclusione lavorativa”, fa notare Russo. “E restano irrisolti problemi fondamentali, a partire dai requisiti di accesso che escludono una parte delle persone in povertà assoluta”.
L’Alleanza chiede da tempo il ripristino del principio dell’universalismo selettivo, quindi di “una misura che raggiunga tutte le persone in condizioni di povertà, sulla base dell’effettivo bisogno economico, senza escluderle perché non appartengono a determinate categorie”, ricorda Alleanza contro la povertà. Nessun passo avanti viene fatto in questo senso, mancando risorse destinate alle misure di contrasto alla povertà. “Non c’è quindi al momento la possibilità che si allarghi la platea dei beneficiari delle misure, decisamente inferiore rispetto alla popolazione di poveri assoluti nel nostro Paese”, osserva ancora l’Alleanza.
Agevolazioni fiscali nuovi sostegni, ma per chi?
Quello che la manovra invece prevede è una riduzione dell’aliquota Irpef al 33% sui redditi compresi tra 50mila e 55mila euro e una tassazione agevolata degli incrementi salariali derivanti dai rinnovi contrattuali. “Sono misure che possono alleggerire il carico fiscale di una parte dei lavoratori, ma che non raggiungono chi non ha un reddito imponibile sufficiente per beneficiarne: in altre parole, chi vive in povertà e quindi ha più bisogno di sostegno”.
Tra gli interventi rivolti alle famiglie figura inoltre una Carta del valore di 300 euro per l’acquisto di beni e prestazioni sanitarie, “ma è destinata alle persone che abbiano compiuto 75 anni entro il 2026 e percepiscano trattamenti pensionistici o assistenziali non superiori a 28mila euro annui: di nuovo una misura categoriale insomma, che può contribuire ad alleggerire alcune spese sanitarie degli anziani, ma che non è specificamente destinato alle persone in povertà assoluta”, osserva Alleanza contro la povertà.
Per la casa, poco e niente
La povertà abitativa è il tema su cui Alleanza contro la povertà aveva richiamato l’attenzione recentemente, in occasione della Giornata mondiale per lo sradicamento della povertà: la manovra interviene anche sugli affitti, prevedendo per determinati contratti a canone concordato stipulati nel 2027 una riduzione della cedolare secca al 5%, che scende all’1% quando l’inquilino ha meno di 36 anni. “Si tratta di un incentivo fiscale rivolto ai proprietari, con l’obiettivo di favorire questa tipologia di locazione. Non è però, al di là dei possibili effetti calmieranti sui canoni di locazione, un sostegno diretto alle famiglie che faticano a pagare l’affitto, né uno strumento specifico di prevenzione degli sfratti”, commenta Alleanza contro la povertà, ricordando che “la questione abitativa è sempre più strettamente legata alla povertà. Secondo i dati Istat relativi al 2024, il 22,1% delle famiglie in affitto viveva in povertà assoluta, contro il 4,7% delle famiglie proprietarie dell’abitazione. Tra le famiglie con minori in affitto, la percentuale saliva al 32,3%”.
Per gli enti locali aumentano i costi ma non le risorse
A preoccupare è anche la situazione degli enti locali, che devono far fronte a un continuo aumento dei costi di gestione dei servizi, dall’energia al personale, dai trasporti al welfare, senza che sia prevista un’adeguata politica di ristoro e compensazione. Mentre cresce la domanda di sostegno da parte delle famiglie in difficoltà, i Comuni rischiano di avere sempre meno risorse per rispondere ai bisogni sociali. Il rischio è che l’aumento dei costi e l’insufficienza delle risorse si traducano in una riduzione dei servizi o in maggiori spese a carico dei cittadini, penalizzando soprattutto le persone più fragili. Contrastare la povertà significa anche garantire agli enti locali le risorse necessarie per assicurare servizi pubblici accessibili e di qualità.
Dalle misure settoriali a una strategia nazionale contro la povertà
La legge di Bilancio rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui il Paese definisce le proprie priorità economiche e sociali. Per questo Alleanza contro la povertà ritiene “necessario che il confronto parlamentare non trascuri le condizioni delle persone che vivono in povertà assoluta e che rischiano di rimanere escluse dai benefici della manovra. Non basta valutare quante risorse vengano destinate al sostegno del potere d’acquisto: occorre capire a chi arrivano, quali bisogni intercettano e se contribuiscono a ridurre effettivamente la povertà. Chiediamo quindi di intervenire sui nodi ancora aperti del sistema nazionale di contrasto alla povertà: ampliare l’accesso alle misure di sostegno al reddito, tutelare i lavoratori poveri, rafforzare i servizi sociali territoriali e garantire risposte strutturali all’emergenza abitativa. Non possiamo accettare che la povertà sia una parola assente nella legge di Bilancio del nostro Paese: chiediamo che il governo si assuma la responsabilità politica, economica e sociale di dedicare a questa un’attenzione specifica”, conclude Antonio Russo.
