XXI Domenica del Tempo Ordinario – Gesù, per me tu sei…
Dopo la guarigione della figlia di una Cananea, capitolo 15 di Matteo, oggi la liturgia ci porta a Cesarea di Filippo.
Il Vangelo di questa domenica presenta il momento nel quale Pietro professa la sua fede in Gesù, quale Messia e figlio di Dio. Questa confessione dell’apostolo è provocata da Gesù stesso che vuole condurre i suoi discepoli a fare il passo decisivo nella loro relazione con lui. Infatti tutto il cammino di Gesù con quelli che lo seguono, specialmente con i Dodici, è un cammino di educazione della loro fede.
Siamo nel capitolo 16 di Matteo e ci troviamo davanti ad una delle grandi svolte del Vangelo di Matteo. Gesù pone ai discepoli la domanda decisiva, rispondendo alla quale Pietro confessa esplicitamente la dignità messianica del maestro. Per la prima volta Gesù parla esplicitamente della sua passione. Da questo momento l’insegnamento si concentra sul tema della croce.
La narrazione si sviluppa in tre momenti: la domanda di Gesù e la confessione di Pietro. Poi la rivelazione di Gesù e la reazione di Pietro. Infine l’invito alla sequela.
Questa domenica la liturgia ci offre il primo momento, la domanda di Gesù e la professione di fede di Pietro.
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente, chi dice che sia il figlio dell’uomo?” Risposero: “Alcuni, Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti.” Disse loro: “Voi chi dite che io sia?” Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”.
Per rispondere alla domanda di Gesù, la gente ricorre a note figure del passato, Giovanni Battista, Elia, Geremia, un profeta. Da una parte la gente coglie in qualche modo la grandezza di Gesù, ma non comprende l’originalità. Il discepolo davanti al mistero di Gesù non deve fermarsi alla carne e al sangue, cioè alla logica humana, altrimenti rischia di non comprendere nulla. Comprendere Gesù è un dono del Padre: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”.
La divinità di Gesù non obbedisce agli schemi della grandezza umana, perché ascolteremo domenica prossima, la logica di Dio è quella della croce. Si può accettare Gesù come Messia, ma non che debba soffrire.
Ma torniamo alla professione di fede di Pietro. La sua risposta non viene dal suo impulso, ma è un frutto di una grazia particolare del Padre. Nello stesso tempo il Signore riconosce la pronta corrispondenza di Simone all’ispirazione della grazia e quindi aggiunge in tono solenne: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.”
Con questa affermazione Gesù fa capire a Simone il senso del nuovo nome che gli ha dato, Pietro. La fede che ha appena manifestato è la pietra incrollabile sulla quale il figlio di Dio vuole costruire la sua Chiesa, cioè la comunità. E la Chiesa va avanti sempre sulla fede di Pietro. Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. Non dimentichiamolo mai. Noi siamo cristiani perché fondati e costruiti su questa professione di fede, tutto il resto, per quanto importante, viene sempre dopo.
Anche oggi Gesù ci rivolge questa domanda: “E voi chi dite che io sia? E tu chi dici che io sia?” E la risposta non deve essere teorica, perché la fede è vita.
Si tratta di capire chi è per me, per te, per noi, il Signore Gesù. Se lui è il centro della nostra vita, delle nostre scelte, se lui è il fine di ogni nostro impegno nella Chiesa, del nostro impegno anche nella società. Per questo dobbiamo stare molto attenti, perché tutti, dico tutti, dai ministri ordinati ai laici impegnati in qualche servizio ecclesiale, tutti corriamo il rischio di mettere al centro noi stessi, non Gesù.
