skip to Main Content
Menù
MGO – Don Bosco e Don Orione, due espressioni dello stesso amore

MGO – Don Bosco e Don Orione, due espressioni dello stesso amore

Dal 27 al 30 agosto, otto giovani tra i 20 e i 35 anni, provenienti da diverse realtà italiane, si sono ritrovati a Torino, a Valdocco, per vivere alcuni giorni di esercizi spirituali accompagnati da don Roberto Luciano, sacerdote e animatore vocazionale. Quattro giorni per fermarsi, fare silenzio, pregare e lasciarsi interrogare dalla propria vita, attraverso la storia e la spiritualità di due grandi figure della Chiesa: san Giovanni Bosco e san Luigi Orione.

Il tema scelto, “Don Bosco e Don Orione, due espressioni dello stesso amore”, ha accompagnato tutto il percorso. Due santi, due storie, due carismi differenti, ma una stessa sorgente: l’amore ricevuto da Dio e trasformato in una vita donata agli altri.

L’esperienza è iniziata proprio a Valdocco, luogo nel quale la storia di Don Bosco continua ancora oggi a parlare. Camminare per quei luoghi non è stato soltanto conoscere una pagina del passato, ma entrare, per quanto possibile, dentro un’esperienza spirituale. Il cortile, la tipografia, la cappella, la stanza di Don Bosco, la Basilica di Maria Ausiliatrice, luogo in cui oggi riposa il suo corpo, hanno permesso di incontrare concretamente la storia di un uomo che ha fatto della propria vita una casa per i giovani.

Valdocco è stato così presentato come una casa nata per i giovani, un cortile abitato dalla gioia, una scuola di vita cristiana e una chiesa nella quale imparare a sentirsi amati. Attraverso il Vangelo e la preghiera personale, i ragazzi sono stati invitati a rileggere la propria esperienza alla luce di una domanda semplice e profonda: dove e come Dio sta venendo incontro alla mia vita?

La figura di Don Bosco è stata poi approfondita attraverso la scoperta del suo carisma: una via concreta di santità capace di trasformare la quotidianità in un luogo di incontro con Dio. La gioia, l’attenzione ai giovani, la semplicità e la capacità di riconoscere Dio presente nella vita di ogni giorno hanno mostrato come la santità non sia qualcosa di lontano, ma possa prendere forma nelle relazioni, nelle scelte e nelle responsabilità quotidiane.

Da Torino il cammino ha condotto poi a Tortona, nel giorno della festa della Madonna della Guardia, per entrare ancora più profondamente nella storia di Don Orione. La visita al santuario, al Piccolo Cottolengo e ai luoghi legati alla sua vita ha permesso di scoprire un altro volto dello stesso amore: quello che diventa carità concreta, servizio, attenzione a chi soffre e fiducia nella Provvidenza.

I luoghi hanno parlato anche di Don Orione, a partire dal giorno precedente trascorso al Valdocco, dove egli visse per tre anni. Qui hanno visitato la cucina nella quale è avvenuto il significativo episodio della ferita al dito del giovane Luigi, che lo lega saldamente a Don Bosco. Successivamente, i luoghi tortonesi segnati dalla presenza di Don Orione e le testimonianze della sua vita hanno permesso di cogliere come, per lui, la fede non potesse rimanere soltanto un sentimento interiore. L’amore di Dio diventa autentico quando si traduce nel bene fatto, nell’attenzione concreta e nella disponibilità a lasciarsi coinvolgere dalla vita degli altri.

A Tortona, questa dimensione è stata vissuta anche attraverso un semplice gesto di servizio: dopo il pranzo condiviso con la comunità del Piccolo Cottolengo, i giovani hanno aiutato i volontari nella risistemazione della sala. Un gesto piccolo, ma capace di rendere concreto ciò che durante le meditazioni era stato ascoltato e meditato.

Accanto alle visite e ai momenti comunitari, è stato lasciato spazio al silenzio. Ogni partecipante ha avuto la possibilità di trovare il proprio luogo, il proprio tempo e il proprio modo di stare davanti a Dio. Meditazioni, preghiera personale, celebrazioni e possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione hanno accompagnato un percorso nel quale non era necessario arrivare tutti alle stesse risposte.

Ed è forse proprio questa una delle ricchezze dell’esperienza. Gli esercizi spirituali non hanno consegnato una risposta uguale per tutti. C’è chi ha trovato qualche risposta a domande che portava con sé, chi ha semplicemente avuto la possibilità di fermarsi e vivere alcune emozioni in libertà e chi non ha percepito un cambiamento immediatamente evidente. Ma tutti sono ripartiti con una consapevolezza nuova.

Una consapevolezza che, forse, non significa avere meno domande, ma imparare a porsele in modo diverso. La scoperta di Don Bosco e Don Orione ha mostrato infatti due modi differenti di vivere e incarnare l’amore: la gioia e la semplicità della spiritualità salesiana, la carità concreta e l’attenzione agli ultimi proprie del carisma orionino. Due strade diverse, orientate verso la stessa sorgente: l’amore di Dio.

Il cammino si è concluso il 30 agosto con la partecipazione alla Santa Messa domenicale presso la parrocchia della Santa Famiglia di Nazareth, nel quartiere delle Vallette a Torino, e con un momento finale di rilettura e condivisione.

La celebrazione è stata un’occasione particolarmente significativa anche per la presenza di don Aurelio Fusi, alla sua ultima domenica nella comunità parrocchiale. Al termine della Messa, attraverso la lettura di una lettera scritta dai parrocchiani, è emerso il suo impegno per la comunità e, in particolare, la sua attenzione e il suo impegno verso le persone malate del quartiere.

Durante la condivisione finale, ognuno ha potuto raccontare ciò che aveva vissuto, ascoltare il punto di vista degli altri e individuare alcuni impegni concreti da portare con sé tornando alla quotidianità. Non una conclusione definitiva, dunque, ma un nuovo inizio.

In questi giorni sono nate anche nuove amicizie e si sono rafforzati legami già esistenti. Giovani provenienti da Milano, Bologna, Roma, Selargius, Velletri e dal Veneto, alcuni già inseriti nelle realtà della Congregazione e altri provenienti da esperienze differenti, hanno condiviso tempo, preghiera, silenzio, servizio e momenti di semplice convivialità.

Alla fine, ciò che rimane non è soltanto il ricordo di quattro giorni trascorsi tra Torino e Tortona, ma la consapevolezza di aver incontrato una storia, una spiritualità e soprattutto un modo di amare. Don Bosco e Don Orione, con la loro originalità e le loro differenze, continuano a indicare una strada: lasciarsi amare da Dio per imparare, ciascuno nella propria vita e secondo la propria chiamata, a trasformare quell’amore in gioia, servizio e bene concreto.

E così si riparte. Forse con qualche risposta in più, forse con qualche domanda in più. Ma con la forza di ricominciare e di andare avanti, cercando di capire, giorno dopo giorno, come l’amore di Dio possa prendere forma nella propria vita.

Back To Top