Abitare la longevità: una città a misura di anziano è una città per tutti
L’Italia vive più a lungo, ma le sue abitazioni e le sue città non sono pronte. È la fotografia emersa dal Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani, intitolato “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, curato da Claudio Falasca con Rossella Muroni e Giovanni Carapella, e promosso da Auser, SPI CGIL e Abitare e Anziani.
Dai dati emerge un netto contrasto: se da un lato ben il 90,7% degli over 65 possiede la casa in cui vive (circa 13 milioni di persone), dall’altro gran parte di questi immobili è stata costruita oltre quarant’anni fa. La conseguenza è una diffuse presenza di barriere architettoniche, assenza di ascensori, impianti obsoleti ed elevate spese energetiche.
Ad aggravare il quadro interviene il fattore economico: circa la metà dei pensionati vive con meno di 1.500 euro al mese e il 10,5% sotto i 500 euro. Risorse che rendono spesso impossibile finanziare le necessarie ristrutturazioni.
La ricerca analizza l’impatto di tre grandi trasformazioni:
- Demografica: con l’assenza di reti familiari prossime che aumenta la solitudine degli anziani.
- Digitale: che rischia di generare nuove forme di esclusione nei servizi essenziali.
- Ambientale: con gli over 65 maggiormente esposti a ondate di calore e povertà energetica
A questo si aggiunge la vulnerabilità del contesto urbano: fuori dalle mura domestiche, marciapiedi dissestati, trasporti insufficienti e la carenza di servizi di prossimità limitano l’autonomia. Un dato allarmante ne riassume la pericolosità: nel 2024 quasi la metà dei pedoni deceduti in Italia aveva più di 65 anni.
“Dobbiamo smettere di considerare la casa soltanto come un bene patrimoniale e riconoscerla come una infrastruttura del benessere, della cura e dell’autonomia. Progettare case e città a misura delle persone più fragili è un investimento in civiltà” ha detto Enrico Piron, Presidente Nazionale Auser
Per rispondere a questa sfida, il Rapporto sollecita il passaggio dal concetto di semplice “abitazione” a quello di “abitare”, basato su relazioni, partecipazione e nuove soluzioni abitative (dalle abitazioni assistite al cohousing e ai condomini solidali).
Tra le principali proposte operative avanzate al Governo figurano:
- L’istituzione di un Programma nazionale decennale per l’abitare degli anziani.
- Il recupero del patrimonio edilizio inutilizzato.
- Misure di sostegno diretto per l’adeguamento delle abitazioni private.
- Una reale integrazione tra politiche sociali, sanitarie e urbanistiche.
Ripensare spazi e servizi a misura di anziano non costituisce un’azione assistenziale, bensì un intervento strutturale: una città accessibile e sicura per la longevità migliora la qualità della vita dell’intera comunità.
