XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Donaci il tuo pane
Terminato il discorso parabolico, capitolo 13, si apre una nuova sezione narrativa, come accade sempre in Matteo, sezione che comprende ben quattro capitoli 14, 15. Nel capitolo 18 ci attende il quarto discorso, quello cosiddetto comunitario. Questa nuova sezione narrativa si apre con la visita di Gesù a Nazaret e con l’esecuzione di Giovanni Battista.
Avendo appreso dell’uccisione del Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Il Vangelo di oggi quindi si apre con una scena di compassione da parte di Gesù.
Il verbo che usa Matteo vuol dire avere misericordia, provare compassione ed è presente solo nei tre sinottici, cinque volte in Matteo, quattro in Marco e tre volte in Luca. Nelle traduzioni di questo verbo troviamo misericordia, amore, tenerezza, pietà, compassione, clemenza, bontà, benevolenza, grazia. Come si vede, il campo semantico è molto vasto.
Tutto però nasce dall’agire di Dio. È lui che manifesta la sua tenerezza in occasione della miseria umana. Ed è questo agire di Dio che l’uomo deve imitare nei confronti del fratello. Noi amiamo perché egli ci ha amati. per primo, ha scritto Giovanni nella sua prima lettera.
Sul far della sera, continua Matteo, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi. Conceda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci”. Eccoci quindi davanti all’evento prodigioso della moltiplicazione dei pani.
Questo evento è presente in tutti e quattro i Vangeli. Ricordiamo però che mentre in Matteo e Marco abbiamo due moltiplicazioni dei pani, in Giovanni e Luca ve n’è una sola. Probabilmente si tratta di un doppione che presenta lo stesso avvenimento secondo due tradizioni diverse. Secondo alcuni autori la prima redazione è più arcaica e sarebbe di origine palestinese. La seconda deriverebbe da ambienti cristiani di origine pagana.
Non ci vuole molto a capire che i gesti fatti da Gesù sono gesti eucaristici: prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli alla folla.
Da notare i passaggi: Da Gesù ai discepoli, dai discepoli alla folla. Manca il terzo passaggio, il nostro, quello che ci riguarda.
Questo pane viene consegnato ad ognuno di noi ed ognuno di noi è chiamato a tradurre, attualizzare questo pane e ognuno di noi ha chiamato a consegnare questo pane. Cosa vuol dire?
Certo, in prima battuta c’è il pane quotidiano, quello che invochiamo nel Padre nostro, il cibo necessario per l’oggi, per vivere. La parola greca usata da Matteo e Luca nel Padre nostro vuol dire necessario all’esistenza che occorre, che basta.
In seconda battuta c’è il pane della compassione sull’esempio di Gesù, il pane della vicinanza, delle premure, attenzioni, il pane della prossimità che tante volte non è quella materiale, ma quella dell’amicizia, dell’affetto. Questo pane è anche il libro, il quaderno, il poter studiare. La provvidenza, come molti di voi sanno, opera meraviglie nelle nostre missioni, nelle missioni di tutto il mondo. Riso e libro devono andare sempre a braccetto.
Infine c’è il pane più importante, quello eucaristico, che è Gesù stesso, che continua ad essere spezzato ogni giorno per tutta l’umanità e a tutte le ore. Don Orione diceva che solo all’altare e alla mensa di quel Dio che è umiltà e carità, noi impareremo a farci fanciulli e piccoli con i nostri fratelli e ad amarli come vuole il Signore. Solamente così formeremo un cuore solo con Gesù e con i nostri fratelli, i poveri di Gesù. Non basta pensare a dare loro il pane materiale. Prima del pane materiale dobbiamo pensare a dare loro il pane eterno di vita che è l’Eucaristia.
