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Solennità della Santissima Trinità

Solennità della Santissima Trinità

Terminato il tempo pasquale, riprendiamo il cammino del cosiddetto tempo ordinario che si concluderà con la solennità di Cristo Re il 22 novembre. Questo cammino si apre con due grandi solennità del Signore. Oggi contempliamo il mistero della Santissima Trinità e domenica prossima il Corpus Domini, il corpo e sangue di Cristo. Il tempo ordinario è definito così non perchè si tratti di un tempo di minore importanza, ma è inteso come il tempo in cui si ricorda la missione quotidiana del Signore, esclusi i grandi misteri come l’incarnazione e il Natale preceduto dall’Avvento ed il mistero pasquale preceduto dal tempo forte della Quaresima. È un tempo che richiama l’attenzione al quotidiano della vita, che si caratterizza per la lettura progressiva e quasi continua che ogni domenica si fa della Parola di Dio.

La tematica generale di questa domenica può essere sintetizzata così: Dio ama l’uomo e conseguentemente gli manifesta e gli dona se stesso, unico e infinito tesoro di ricchezza e di felicità. Tutto dunque parte dall’amore.

In un mondo come il nostro, caratterizzato ormai da molta indifferenza religiosa e ateismo pratico, più che teorico, è già problematico parlare di Dio, figuriamoci parlare di Dio Trinità. Lungo i secoli i teologi hanno affrontato la questione con studi molto profondi, come non pensare prima di tutto al Concilio di Nicea del 325 e poi via a San Tommaso e a tanti altri teologi che hanno scritto pagine mirabili. Gli studi e la riflessione sono necessari e doverosi, anche perché cambiano sensibilità, situazioni e linguaggi. Basta pensare al passaggio dalla lingua semitica a quella greca, dal greco e dal latino alle lingue moderne, eccetera. Il contenuto è sempre lo stesso, ma i contenitori hanno approcci diversi, categorie di pensiero diverse, schemi mentali diversi. A questo si aggiunga, ad esempio, la difficoltà di rendere in altre lingue parole mutuate dalla filosofia classica come sostanza, accidenti, persona, eccetera.

Durante il prefazio, infatti, sentiremo questo passaggio che è una sintesi perfetta da un punto di vista dogmatico: con il tuo unico figlio e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella trinità di una sola sostanza.

Come parlare allora di Dio Trinità? Ci facciamo aiutare da alcune riflessioni di Paolo Ricca, pastore della Chiesa valdese, mancato nel 2024, presidente della Società Biblica Italiana per circa 10 anni. In uno stupendo articolo, la Trinità, una storia d’amore, ha scritto che è Gesù la porta della Trinità. È a partire da lui che la concezione tradizionale di Dio è stata letteralmente rivoluzionata. Si trattava infatti di combinare il monoteismo ebraico irrinunciabile con la fede nell’uomo Gesù riconosciuto come Dio.

Dopo varie riflessioni, Paolo Ricca si chiede: Che cosa ho capito della Trinità? Chissà quante volte ci siamo fatti la stessa domanda. Ho capito, ha scritto il pastore valdese che la Trinità è una storia d’amore. È un altro modo più bello di dire che Dio è amore. Ma la Trinità non è un modo di dire, è un modo di essere Dio. Non dunque un dogma oscuro e astruso, non una dottrina complicata di nessuna utilità, non un mistero incomprensibile da accettare a occhi chiusi, ma una storia di amore. Padre, Figlio, Spirito Santo sono le tre forme dell’amore divino. Padre, l’amore che crea, figlio l’amore che redime, lo Spirito Santo, l’amore che ricrea, rinnova, risuscita. Padre, l’amore sopra di noi. Figlio, l’amore accanto a noi. Lo Spirito Santo, l’amore dentro di noi. Padre, colui che ama, figlio, colui che è amato. Lo spirito, l’amore che li unisce. Concludendo, la Trinità è una storia d’amore e che Padre, Figlio e Spirito Santo sono i tre nomi dell’amore di Dio. Pertanto bisogna tornare al linguaggio che tutti capiscono, quello dell’amore.

Aveva ragione il professore Joseph Ratzinger quando scriveva: “Se la gente si allontana è anche perché gli abbiamo dato l’impressione che il credere sia un sistema complesso, mentre invece è tutto così facile. C’è un Dio, un Dio che è amore e che ha voluto incontrarci nella persona di Gesù di Nazaret”.

 

 

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