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Va’ a lavorare nella mia vigna

Va’ a lavorare nella mia vigna

Ancora una volta Gesù, nel Vangelo di oggi, utilizza l’immagine della vigna. Il padrone chiede ai figli di andare a lavorare nella  sua vigna. Gesù racconta questa parabola ai capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, le figure che a quel tempo rappresentano il potere cultuale e politico-culturale. Gesù a loro, come a noi, chiede “Che te ne pare?”. Il primo figlio non ha la testa per andare a lavorare, ma poi si pente e ci va; il secondo dice subito di sì, poi non ci va. Chi dei due ha fatto la volontà del Padre? Andare nella vigna del Signore è fare la sua volontà: ci sono solo queste due vie per ogni cristiano ed oggi la Parola ci chiede di guardarci dentro e vedere dentro di noi i due figli della parabola. A volte diciamo di no e poi facciamo, altre volte diciamo e non facciamo nulla. Al termine, Gesù esce dalla parabola e aggiunge una chiave di lettura importante per la vita spirituale di ciascuno: i pubblicani e le prostitute si sono pentiti e hanno accolto l’annuncio del Battista. Pentirsi è parte di un cammino, è riconoscersi poveri: non è un atteggiamento pessimista, perché la misericordia di Dio è più grande, pentirsi è la consapevolezza della propria piccolezza che ci fa andare oltre noi stessi, è sapere che nella nostra vita siamo come i due fratelli della parabola, ma che, nell’amore di Dio, possiamo pentirci e ricominciare a lavorare nella sua vigna.

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