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Fubine – Ricordando un angelo custode

Fubine – Ricordando un angelo custode

Venerdì 28 luglio 2017 è tornato alla Casa del Padre una figura storica per chi in questi anni ha visitato la nostra casa di Fubine: Romeo Carmine.
Romeo era nato a Reggio Calabria il 12 novembre 1923, ma diverse testimonianze lo collocavano a Fubine già dal 1944, probabilmente con il primo gruppo di orfani trasferito da Alessandria, al Castello di Fubine, per disposizione del Prefetto, a seguito dei bombardamenti che colpivano la città. Secondo di tre fratelli, nel lontano 1950 era stato tentato un riavvicinamento alla famiglia di origine, tentativo fallito per volontà di Romeo che, dopo neanche un paio di mesi nella sua terra natia, ritornava  a Fubine dai sacerdoti. Riconoscente e rispettoso per quanto a lui dato, si era inserito bene nella comunità fubinese, tanto da essere integrato dal gruppo della leva del 1923 e invitato a tutti gli incontri.  Ha sempre vissuto con i sacerdoti di don Orione, accanto alle Comunità Religiose che  si sono  alternate  a Fubine per oltre 60 anni e con loro ha sempre lavorato: Don Angelo Galluzzi, Don Giuseppe Velo, Don  Silvio  Omenetto, Don Carlo Puppin, Don Luigi Riondato, Don Alice Andrea, Don Giorgio Ancelliero,  Don Enrico Brunetta, Don Gino Pasinato, Don Luigino Pastrello, Don Lucio Felici.
Sordo, probabilmente dalla nascita,  non aveva mai imparato a parlare, ma con le mani  e la mimica facciale comunicava con tutti, come quando ricordava i momenti della guerra, delle bombe e gesticolando ne imitava i danni e la paura. Molto paziente,  ripeteva a volte lo stesso concetto molte volte per farsi capire meglio, spesso aiutandosi con gli oggetti che potevano essere il nodo della conversazione.  Il calendario era il suo  mezzo per rimanere collegato con il tempo, tutti i giorni  lo controllava e chiedeva conferma che fosse il giorno giusto:  il colore rosso  gli ricordava che era un giorno di festa, il giorno in cui con il completo della domenica e la cravatta andava a messa nella chiesa parrocchiale, poi faceva una passeggiata per il paese ed una capatina al bar, dove tutti lo conoscevano.
Oltre che dai sacerdoti, Romeo era stato adottato anche dai Fubinesi ed in particolare da una famiglia,  che lo aiutava come se fosse un figlio. Il suo profondo senso di riconoscenza lo aveva  portato a dedicarsi e a prendersi cura della Signora che lo aveva aiutato e seguito, quando ormai anziana era ricoverata nella casa di riposo.  Romeo, come un figlio,  le è rimasto accanto fino agli ultimi istanti di vita, tenendole la mano per evitare che lei si sfilasse la flebo.
Era un uomo  intelligente, buono, educato, rispettoso delle regole e delle consuetudini, instancabile, testardo. La sua disabilità non era un limite: comunicava con lo sguardo profondo ed intenso di persona riflessiva, ascoltava con gli occhi e parlava con le mani.
L’ultimo ad andare a dormire e il primo ad alzarsi, era l’unico che spegneva le luci e rimproverava tutti di sprecare. Il suo passo era leggero per non disturbare, ma diventava più pesante se voleva attirare l’attenzione.
Negli anni 1945-1970, aiutava in cucina e preparava la sala da pranzo per i ragazzi nel periodo in cui presso il Castello, su volere della Contessa Bricherasio, veniva avviata l’attività di collegio e la scuola elementare che, accanto agli orfani,  accoglieva i figli degli operai della Fiat e alcuni Fubinesi.
All’inizio degli anni ’70 era il prezioso “ tuttofare” nella piccola Casa per Anziani aperta nell’edifico dell’ex asilo, dove svolgeva anche piccole commissioni per i religiosi e per gli ospiti.
Ottimo giardiniere, bravo potatore ed esperto ad innestare piante, era instancabile nel lavorare grandi e forniti orti,  che erano il primo sostentamento delle attività.
Fu “custode” (era solito girare con un grande mazzo  di chiavi di tutti i cancelli) e “primo giardiniere” del parco del Castello (quotidianamente controllava che tutto fosse in ordine), dove agli inizi degli anni ’90 era stata trasferita la Casa di Riposo: il corridoio e il portichetto erano i suoi posti preferiti, possiamo definirli le sue “postazioni di controllo” da cui controllava chi entrava e chi usciva, in  compagnia delle sue care piante che con cura e amore faceva crescere.
Da ragazzo aveva imparato l’arte del calzolaio e aveva lavorato in una bottega come garzone, mantenendo sempre una meticolosa “pignoleria” nella scelta e nell’acquisto delle scarpe.
Alla sua capacità di osservazione e alla sua memoria fotografica non sfuggiva nulla,  ricordava con estrema lucidità e sicurezza il posto degli oggetti, conosceva tutte le persone accolte nella nostra Casa (e ne sono passate tante): per tutte aveva uno sguardo attento, a volte di controllo, soprattutto con le persone che passeggiavano in  giardino e correva a cercare aiuto se qualcuno degli ospiti meno autonomi tentava di uscire dal cancello da solo.
Nonostante il peso dell’età, negli ultimi anni si preoccupava  di portare fuori le scatole di cartone che recavano disordine, accettando i disagi e le difficoltà come “regalo del tempo che passa”.
Si,  Romeo era il “Custode del Castello”! Ora, dal Cielo, continua a vegliare per noi.

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