"Non serpeggi tra noi lo spirito di critica perché sarebbe un male fatale."
Don Orione

Questa mattina a Venezia al Centro Culturale Don Orione Artigianelli al via il Convegno “Disturbi del Neurosviluppo e Salute Mentale”.

I soggetti portatori di disabilità provengono da storie cliniche e personali molto diverse, accomunati dalla generica denominazione di disabilità fisiche o mentali.
Viene, infatti, sottolineato che il disabile psichico o mentale, spesso, presenta delle caratteristiche comportamentali tali da renderlo refrattario ad ogni intervento di natura socio riabilitativa o a qualunque prospettiva di reinserimento nella comunità.
Per molti soggetti che rappresentano questa disabilità il destino finale è l’istituto o la residenzialità protetta. Tale condizione, per molti versi, si caratterizza per un basso profilo di natura terapeutica e riabilitativa ed un generico profilo di natura assistenziale e, nel migliore dei casi, occupazionale lavorativa.

Con questo convegno si intende sensibilizzare tutti i soggetti interessati, nello specifico operatori dei diversi profili professionali, medici, neurologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, infermieri, educatori, riabilitatori, assistenti sociali, operatori socio sanitari, alla possibilità di rivedere l’attuale assetto clinico organizzativo delle strutture preposte ai trattamenti per i soggetti con disabilità.
Si intende così prospettare soluzioni efficaci, finalizzate all'effettivo recupero funzionale e sociale delle abilità intellettive e di relazione e ad un loro utile reimpiego nella società.
I principi che ispirano questa prospettiva sono di natura neuroscientifica, che considera fondamentale, nello sviluppo del sistema nervoso centrale, la possibilità di nuovi percorsi ed orientamenti, secondo il principio della neuroplasticità celebrale e della tecnologia messa a servizio della persona, indipendentemente dalle sue “abilita”.

 QUI la locandina.

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Sabato, 03 Novembre 2018

Chirignago - Ciao Nerio!

Le mura delle Case dell'opera Don Orione racchiudono molte storie di vita. Chi ci abita o chi ci lavora anche per questo le chiama Casa e non semplicemente struttura o centro. All'interno di queste case si vive, e si fa di tutto per far vivere, nello stesso modo in cui vivono nelle altre case: si lavora, si fa sport, si mangia il proprio cibo preferito, ci si riposa, si ride e si scherza, ci si ammala, si muore.

Questa è la storia di Nerio, che ha vissuto nella casa di Chirignago, conosciuta come Centro Don Orione, dal 1979 fino ad oggi: quasi quarant'anni, una vita intera. Nerio è stato salutato ieri, giorno della commemorazione dei defunti, dai suoi compagni e familiari.

Leggere la sua vita ci aiuta a capire meglio il significato profondo del concetto di Qualità di Vita, tema che da diversi anni orienta gli sofrzi degli operatori in tutte le realtà orionine che accolgono persone fragili, anziani o disabili. Nella sua storia, troviamo tutto quello che fa qualità di vita: l'individualità, il sentirsi accolto e amato, il legame con la propria famiglia di origine, la crescita personale, l'autonomia.

Nerio nasce il 12 maggio del 1943. Figlio di genitori emigrati per lavoro in Libia, a Tripoli, Nerio cresce, amatissimo dalla famiglia, coltivando interessi e passioni artistiche. Eredita dal padre la mano per la pittura, specie ad olio, ispirandosi ai grandi artisti (incredibilmente simile all’originale “I mangiatori di patate" di Van Gogh) ed è molto legato alla madre, una signora estremamente bella ed intelligente.
Anche il cinema e la lettura fanno parte integrante di questo suo mondo fatto di timidezze, introversioni e fin da giovane in qualche modo “ritirato” dal mondo: gli piacciono infatti i grandi autori russi (Tolstoij, Dostoevskij) e Kafka.
Completa la terza media, prende il patentino per la conduzione delle caldaie, prende anche la patente di guida. Purtroppo però il disagio psichico si fa piano piano largo nella sua vita, fino a culminare nel momento in cui riceve la chiamata alla leva militare, intorno ai vent'anni.
Sempre estremamente mite e schivo, ma altrettanto determinato a rifiutare ciò che le regole sociali gli imponevano, viene inserito in diversi ospedali psichiatrici fino a che, mutato il vento della cultura intorno alla salute mentale grazie anche alla Legge Basaglia, approda all’allora Istituto don Orione, nel 1979.

In questo luogo, che lui stesso chiamava “casa”, libero da costrizioni, la sua mente, pur segnata dalla malattia psichica, si placa e trova nuove dimensioni: la possibilità di uscire ogni giorno, con qualsiasi tempo, di utilizzare i mezzi di trasporto e, a modo suo, di rapportarsi con il contesto sociale, senza fare mai del male a nessuno.
Ha saputo conservare i rapporti familiari, specie con il fratello Francesco e la cognata Rosalba.
Sfuggente rispetto a qualsiasi avvicinamento e contatto fisico, negli ultimi giorni, dal letto, chiedeva continuamente al fratello la mano da stringere.

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Mercoledì 21 marzo in onore dell'arrivo della primavera, al Don Orione di Chirignago è iniziato il Corso di Formazione per Volontari "Misericordia, corpo e gesti di cura".
Aprire le finestre ed il cuore all'aria nuova; mettersi con semplicità, ancora una volta, alla scuola del Vangelo secondo la particolare espressione che Don Orione ha saputo dare all'incontro con il fratello, persona da ascoltare, da comprendere nel suo bisogno, da accogliere ed accettare nella fragilità delle ferite ma anche nelle potenzialità di rinascita personale e sociale.

Il corso è partito con un po' di audacia, "osando", per più di un motivo.
Innanzitutto perché è frutto di un lavoro di condivisione e messa in comune delle risorse di due opere di carità: Casa Don Orione di Trebaseleghe e Centro Don Orione di Chirignago. Queste due realtà hanno tipologie di accoglienza e storie differenti, anche nelle modalità relative al volontariato, ma grazie ad un lavoro congiunto di équipe e ad un pizzico di "rischio d'impresa", si è riusciti a mettere insieme i volontari delle due Case per pregare, ascoltare, scambiarsi esperienze, raccontare qualcosa di sé, mangiare insieme.

La prima serata, svoltasi a Trebaseleghe, dal titolo impegnativo, "Laboratorio di vulnerabilità", voleva porre l'accento sul fatto che tutti, in qualche modo, hanno fatto esperienza di sentirsi feriti, deboli, insufficienti e allo stesso tempo però hanno fatto esperienza di soccorso. Siamo noi stessi il prossimo cui Cristo ha teso la mano. Questa accettazione della propria e altrui umanità ferita, ma guarita dall'Amore, deve accompagnare nel porre i gesti di cura verso il fratello, che non devono essere l'elargizione, pur pietosa, di un'elemosina, ma l'inizio di un cammino di compassione e di speranza, in compagnia del Signore.

Il prossimo appuntamento, stavolta a Chirignago, prevede di addentrarsi nei gesti specifici della misericordia che passa attraverso il corpo: dar da mangiare e vestire.
Un grazie di cuore a chi si è messo in gioco nella partecipazione e a chi ha preparato il contesto e l'ottima cena. Confidando che Don Orione benedica questa iniziativa.

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Il 4 agosto scorso, dal Centro don Orione di Chirignago gli educatori Giacomo e Simonetta sono partiti con 14 giovani di Martellago (VE), che stavano terminando il loro campo di servizio, per approdare a Casa Don Orione di Trebaseleghe.
Da un'idea sperimentale, nata un po' per scommessa e realizzata in piena collaborazione con Camilla, Stefania e Marisa di Trebaseleghe, gli operatori dei due Centri hanno voluto far incontrare mondi, linguaggi, esperienze diversi per una mezza giornata ricchissima di umanità, di scambio e di volti straordinariamente belli.
Il tempo è trascorso veloce tra momenti di gioco e condivisione: la tombola animata dai giovani, il pranzo offerto e curato fin nei minimi dettagli, la chiacchierata al momento del caffé corredata di alcune canzoni più o meno intonate ma molto coinvolgenti, la visita della Casa con il direttore don Bruno Libralesso, gli abbracci teneri e forti degli ospiti e le promesse di rivedersi presto. Forse ad alcuni un incontro tra  giovani e anziani può sembrare un azzardo se non addirittura un'assurdità, ma la prova che questa iniziativa è stata un successo è data da un'immagine semplice ma significativa: i giovani volontari che pur di far cantare gli anziani ospiti cercano il testo di "Quel mazzolin di fiori" : un gesto tecnologico tipico dei ragazzi a servizio di un incontro genuino e gioioso con chi ha un po' più di anni sulle spalle.

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Nella ricorrenza del quarantacinquesimo anniversario del Centro Don Orione di Chirignago, centro impegnato nel servizio socio-educativo-assistenziale di 120 ospiti portatori di disabilità, sabato 25 marzo, solennità dell'Annunciazione del Signore, è stato benedetto un vecchio capitello che dalla limitrofa Azienda agricola si affaccia su di una via centrale del paese sulla quale molti transitano cogliendo l'occasione per una preghiera o per un pensiero spirituale.
È consuetudine, comunemente condivisa, festeggiare i diversi anniversari quali preziose occasioni per ricordare e progettare convinti, con Papa Francesco, che guardare il passato con gratitudine aiuta a vivere il presente con passione e spinge ad abbracciare il futuro con speranza.
Restaurato per l'occasione si mostra ora nella sua semplice bellezza strutturale mettendo in altrettanta bella evidenza un'accattivante immagine della Madonna Immacolata recuperata da un accurato intervento di un maestro d'arte del vicentino che ha dichiarato: “Il lavoro di ripristino del portale ha richiesto molte fasi delicate e minuziose. Si è partiti con un lavoro di pulitura della superfice incrostata che ha rivelato un pregiato dipinto a mano su tela. Si è proceduti con cautela e con una leggera carteggiatura per preparare la superfice ai nuovi colori. Con colla a base vinilica e vari ossidi si è poi stuccata la superfice in modo da dare uniformità nei punti dove si erano sviluppate crepe o vizi a causa dell'usura del tempo: le varie fasi sono state eseguite meticolosamente e hanno richiesto molto tempo.”

Prima Dopo

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Venerdì, 20 Gennaio 2017

Chirignago - Ciao Maurizio

Il Centro Don Orione di Chirignago la mattina del 17 gennaio, è stato colpito da una notizia terribile, che mai si sarebbe voluto sentire: Maurizio ha concluso la sua vita terrena ed è salito lassù, in Paradiso.
Domenica 15 gennaio Maurizio aveva compiuto 57 anni.
Era stato assunto come Educatore nell’ottobre del 1988 dall’allora Direttore Don Severino Didonè.
Per tanti anni ha ricoperto il ruolo di Coordinatore del Centro Diurno creando con i ragazzi ed i loro familiari un rapporto splendido grazie al suo modo di accompagnare ciascuno di loro come se fosse un proprio figlio; di ascoltare i familiari con attenzione e pazienza, consapevole che questi confidavano in lui per trovare qualcuno in grado di aiutarli, sostenerli, incoraggiarli.
Ciò gli ha permesso di creare rapporti sinceri, autentici, onesti.
Per oltre 28 anni Maurizio è stato a servizio del Centro Don Orione di Chirignago, con fedeltà ed obbedienza, anche quando veniva chiamato a compiti diversi.
Mercoledì 22 giugno, durante il servizio, subito dopo il pranzo, è stato colpito da un grave malore. La situazione, da subito rivelatasi gravissima, non ha mai tolto la speranza di un miracolo a chi lo aveva a cuore.
Malgrado da quel giorno Maurizio non si sia mai svegliato, la moglie Stefania ed i figli Matteo (23 anni) e Davide (18 anni), dopo mesi di ospedale e assistenza continua, l’hanno potuto riaccogliere in casa giovedì 29 dicembre.
Martedì mattina, dopo le delicate attenzioni mattutine rivoltegli dalla moglie, è volato via, in silenzio, senza disturbare.
Maurizio sapeva farsi ben volere da tutti ed il dolore espresso in questi giorni, non solo da amici e colleghi e religiosi dell’Opera ma anche dai funzionari e dagli operatori del territorio, lo sta a testimoniare.

“Oggi abbiamo perso una persona che ha dato la sua vita, nel vero significato della parola, per il Don Orione e i suoi ragazzi. In ciascuno di noi rimarrà una parte di lui per sempre”.
“Maurizio era un buono, altamente e nobilmente motivato”.
 “Da lassù ora ci aiuterà nelle nostre difficoltà perché se avevi bisogno di un aiuto lui non si tirava indietro, mai”.
“Maurizio era una persona meravigliosa e pura. Ciò che dava lo dava veramente con il cuore”.
“Un uomo dal cuore grande, aperto a tutti proprio come un padre buono.
Un esempio di vita con i più deboli e per loro, per il loro bene”.
“La forza che ha dimostrato Maurizio in questi mesi è stata impressionante e deve essere d’esempio per tutti noi. Ha saputo lottare e aspettare per dare la possibilità alla propria famiglia e a chi gli ha voluto bene di accettare e di dargli l’ultimo saluto nel calore della sua casa”.
“Ricorderò sempre il suo meraviglioso sorriso ed il suo grande cuore”.
 “Maurizio è un esempio e sarà una delle forze che ci faranno andare avanti in questa avventura chiamata vita”.
 “Di lui, non potrò mai scordare il sorriso sempre gentile seppur appena accennato …  
Incarnava il più autentico e genuino senso del vivere e del dovere orionino, scevro di formule e slogans, fatto di bontà d’animo, lealtà verso il prossimo, chiunque egli fosse, senso di collaborazione e dedizione agli “altri”, bisognosi e non, ovvero “il fare del bene, sempre, del bene a tutti, del male a nessuno”
“Mi mancherà tanto!”
“Caro Maurizio, anche da lassù, sarai per sempre tu il mio Coordinatore”.

mauriziochiri

 

<<La foto in cui Maurizio stringe la mano a Papa Francesco è splendida e nel suo cuore sarà sempre rimasta la forza di quel breve incontro e di quello sguardo. Sono state fatte 15 giorni prima della tragedia.
A me piace tantissimo anche questa, scattata l'attimo dopo, quando Papa Francesco ha stretto la mano ad uno dei nostri ragazzi, Paolo.
Lo sguardo di Maurizio "parla" e "dice" chi è stato Maurizio.
Non rivolge lo sguardo ancora al Santo Padre ma al suo ragazzo ed è evidente e commovente la sua partecipazione e la sua gioia per ciò che stava accadendo, per ciò che Paolo stava vivendo.
Questo era Maurizio... sempre, SEMPRE lo sguardo rivolto agli altri, vicino ma discreto, presente con umiltà e grandissima dignità.>>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In quest'anno del Giubileo migliaia di pellegrini da tutto il mondo convergono a Roma per ricevere l'abbraccio amorevole del Santo Padre. Un appuntamento a cui non poteva mancare il Centro di Chirignago?! Ecco quindi 25 ragazzi partire per un pellegrinaggio di 4 giorni, dal 7 al 10 giugno, accompagnati da operatori, volontari, amici, così numerosi da riempire quasi 2 autobus.
Mercoledì 8, giorno dell'udienza, il sole ha squarciato le nubi ed ha regalato una giornata piena di luce e calore, il giusto contorno per un'esperienza unica ed indimenticabile, che resterà sempre nei cuori di chi l'ha vissuta.

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Venerdì, 01 Aprile 2016

Chirignago - Compleanni di Marzo

30 marzo: una serata speciale e molto attesa dai ragazzi del Centro Don Orione di Chirignago, la festa dei compleanni del mese! A sedere a tavola per condividere la cena e ad animare la festa gli “'80 che spettacolo”, un gruppo musicale con cui già da tempo si è creata una bellissima amicizia, per la loro simpatia, disponibilità e capacità di coinvolgere i ragazzi con ritmi che riescono a smuovere dalla sedia proprio tutti! Se qualcuno era un po’ timido, ci hanno pensato gli amici del gruppo Anfass “Cà delle Crete” ad animare le danze! Instancabili e pieni di adrenalina, i volontari facevano fatica a stare al passo con loro! La musica è un linguaggio universale, qualcosa che attraversa tutte le barriere e arriva a toccare il cuore. Anche i ragazzi più pigri o tiepidi sembrano rinascere, una luce si accende nei loro occhi e per due ore nella gioia scatenata delle danze si è tutti meravigliosamente UGUALI. Ognuno partecipa, anche chi è bloccato dalla carrozzina canta o si muove come può. Gli amici musicisti hanno accolto e integrato i ragazzi nel gruppo, e così ai microfoni e alle tastiere, cantavano e suonavano anche loro! E tutto in perfetta armonia! E quante cose hanno insegnato anche questa sera i ragazzi: Alberto ha commosso chiedendo di recitare tutti insieme un Padre Nostro per il caro amico Davis salito in Cielo lo scorso anno e più volte durante la serata si è commosso per ciò che stava vivendo. Quanta sensibilità nei ragazzi che, attorno a lui, lo accarezzavano e abbracciavano. Tra i ragazzi del Centro e quelli dell'Anfass c'era una bellissima armonia, la gioia di stare insieme, di condividere qualcosa di bello. Colpisce la capacità che hanno tutti loro di relazionarsi in semplicità, vedendo nell'altro semplicemente una persona e non la sua “disabilità” o difficoltà. Uno sguardo che avvolge e abbraccia anche volontari e operatori, accettandosi così come si è, ricordandosi che nessuno è perfetto.
Sanno andare “oltre”, e con questo sguardo ci si sente tutti accolti ed accettati, liberi di essere se stessi; se tutti imparassimo da loro, quanto più facile sarebbe vivere! E così, tra balli, canti e risate, le ore sono volate e quando alle 22:30 è venuto il momento di salutarsi, nessuno voleva andare a dormire… si stava troppo bene! Nonostante la stanchezza dopo due ore in piedi al microfono a cantare, Nicola, un ragazzo del centro con le palpebre che gli calavano, chiedeva “E adesso cosa facciamo? Ci vediamo un film? Non sono mica stanco, io!”.
Così la serata si è conclusa tornando a casa col cuore pieno di serenità, gioia, gratitudine per tutte le esperienze straordinarie che si vivono in questo meraviglioso Centro, in cui si respira intensamente il carisma di San Luigi Orione.

 

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Martedì 8 marzo 2016 c’è stato l’ultimo incontro del corso di formazione volontari, momento per le conclusioni e definire il profilo del “volontario orionino”. Dopo la consueta recita del Vespro, guidata da Don Nello, Simonetta, un’operatrice, ha introdotto l'attività che poi si sarebbe svolta. Suddivisi liberamente in 5 gruppi di discussione, i partecipanti sono stati invitati a riflettere sugli atteggiamenti fondamentali che contraddistinguono lo stile orionino:

1. Sguardo: promuove e conferma, trasmette il messaggio “tu conti”
2. Reciprocità, parità, cura: accoglienza, spirito di fraternità e famiglia, relazione simmetrica in cui ognuno è risorsa per l'altro e si cresce insieme
3. Universalità: secondo il carisma di Don Orione “Instaurare omnia in Christo”, porsi al servizio di tutti, divenire collaboratori del Signore per un'umanità redenta
4. Talenti e fantasia: approccio capacitante, che coglie e sviluppa i talenti degli ospiti
5. Provvidenza: consapevolezza della propria piccolezza e della necessità di affidarsi a Dio

Ogni gruppo ha ricevuto 2 foto scattate durante laboratori ed attività varie del Centro, particolarmente rappresentative del tema da trattare.
I 20 minuti inizialmente previsti per l'attività si sono notevolmente ampliati, perché in ogni gruppo tutti partecipavano con entusiasmo ed il flusso di idee e riflessioni era inarrestabile, segno tangibile che il corso ha dato i suoi frutti.
Ogni gruppo ha poi scelto un portavoce che ha espresso la sintesi del lavoro svolto ed appeso la scheda compilata e le foto su un tabellone, così da creare visivamente l'idea di metodi e risultati dell'operato del volontario orionino.

Sguardo:
• evitare un atteggiamento troppo protettivo
• passare da uno sguardo distaccato o timoroso a uno che rispetti l'unicità di ogni persona e vada oltre la disabilità
• fare riferimento allo sguardo sereno ed intenso di don Orione, capace di infondere profonda tranquillità
• fare attenzione allo sguardo dei ragazzi, a ciò che esprime
• osservare come tra loro si conoscono e si aiutano, per imparare anche noi a capirli meglio
• relazionarsi con sguardo inclusivo, nella reciprocità

Reciprocità, parità, cura:
• rispettare la volontà e la particolarità di ogni ragazzo, senza voler predominare o imporre il proprio pensiero
• rispettare i tempi dei ragazzi, adattandoci noi a loro
• non sostituirsi al ragazzo e non adottare un atteggiamento impositivo
• empatia, pazienza, ascolto, rispetto
• ascoltare i bisogni che esprimono per capire cosa dare e come darlo
• stimolare i ragazzi a provare a fare da soli
• agire nell'amore e nei valori della cristianità

Universalità:
• non avere preconcetti e pregiudizi
• approcciare l'altro con umiltà, ponendosi allo stesso livello
• disponibilità a mettersi in discussione
• flessibilità e capacità di adattamento alle diverse situazioni che si presentano
• testimoniare la propria esperienza anche all'esterno
• evitare pietismo e buonismo; creare relazione in cui l'altro possa essere se stesso ed esprimere le proprie capacità

Talenti e fantasia:
• curiosità verso le loro preferenze
• rispetto dei loro spazi
• uscire dagli stereotipi della società sul tipo di relazione con i disabili
• consapevolezza del fatto che i disabili possono dare tanto
• provare a stimolarli proponendo attività in cui possano dimostrare le loro abilità
• valorizzare le loro competenze e proporre ciò che a loro piace
• uscire con i ragazzi dal centro e “metterci la faccia”

Provvidenza:
• umiltà e collaborazione: consapevolezza dei propri limiti e talenti, importanza di lavorare insieme nello spirito di famiglia perché le cose migliori nascono proprio dal confronto positivo
• accorgersi delle difficoltà nel gruppo (sia di volontari che ragazzi) per essere strumento della Provvidenza gli uni verso gli altri.
• coltivare la preghiera e la crescita spirituale del gruppo
• non spaventarsi di fronte alle difficoltà, affidarsi e lasciarsi guidare da Dio
• consapevolezza che niente è per caso
• essere propositivi, proporre idee e attività
• apertura a novità e cambiamenti
• non aver paura delle diversità, ma vederle come qualcosa che ci arricchisce e ci fa crescere
• testimoniare anche all'esterno l’atteggiamento di reciprocità e parità con i disabili
• trasmettere entusiasmo e gioia

Tutto il materiale elaborato nel corso degli incontri formativi andrà poi a costituire la “Carta/profilo del volontario”, che verrà consegnata a tutti i partecipanti, unitamente agli attestati, a maggio in occasione della Festa della Riconoscenza.

Come conclusione del corso non potevano mancare due graditissimi regali; il libro “Incontro con uno strano prete”, tratto da uno scritto di Ignazio Silone, e la visione dell'ultima “Buonanotte di don Orione”, tratta dal film sulla sua vita.
Per i volontari è stato come ricevere un “mandato” da don Orione, per portare avanti la sua opera e diventare piccoli strumenti della Provvidenza.
Come da tradizione, anche questa serata si è poi conclusa con una festosa cena tutti insieme.
Essendo l'ultima, non poteva che essere speciale; fragranti e gustose pizze di tutti i tipi, per riempire di colore e allegria una tavolata in cui la gioia della fraternità si mischiava un po' all'amarezza per la fine di un'esperienza bellissima, che ha fatto crescere sia come singoli che come gruppo.
Un grazie di cuore va all'intera equipe “cura del volontariato”, ai relatori, ai partecipanti, a tutti coloro che in qualche modo hanno contribuito a realizzare questo corso.

 

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“Dalla cura al ...prendersi cura”. Questo il tema del corso di formazione volontari di martedì 16 febbraio.
La sala polivalente si è trasformata in cinema per la visione del film “Si può fare”, una pellicola del 2008 che vede protagonista Claudio Bisio nei panni di un sindacalista posto a capo di una cooperativa di disabili nata a seguito della chiusura dei manicomi con la L.180.

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