"Prega, prega e prega, e poi sii generoso col Signore."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Santuario del Getsemani, Capaccio-Paestum (SA) - 20-24 Settembre  2017

 

“È necessaria una grande rinascenza di fede” (San Luigi Orione)

Siamo alla 19a edizione degli Esercizi spirituali della Famiglia Orionina, che vede riunirsi ogni anno i vari rami della famiglia carismatica: religiosi, religiose, ISO, e soprattutto membri del MLO, che sono la maggioranza: quest’anno oltre una quarantina i partecipanti.

A guidare le meditazioni è stato don Paolo Clerici, che partendo dalla nota pagina di Don Orione: “Lavorare cercando Dio solo”, ha dato il senso ai tre giorni, come un Ridare a Dio il Primato nella nostra vita. È stato un bagno nella Parola di Dio, soprattutto con l'approfondimento delle parabole del Regno di Dio, contenute nel cap. 13 di Matteo, con cui ognuno ha potuto confrontare il proprio cammino di vita.

Venerdì: Giornata penitenziale, con la possibilità delle confessioni, e nel pomeriggio il Pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Granato (Melograno), dove si è giunti meditando sulle stazioni della via crucis, le cui riflessioni sono state preparate dai partecipanti stessi.
Il culmine è stata la Celebrazione della Santa Messa, presieduta da Don Alberto Alfarano.

Sabato ha presieduto la celebrazione Don Domenico Crucitti, che ha ricordato il suo 50 di ordinazione sacerdotale e 60 di vita religiosa. Inoltre ha ricordato tutto il cammino fatto: partendo da uno stimolo di una decisione capitolare e per intraprendenza di Don Vincenzo Alesiani, si diede inizio nel 1998 agli Esercizi della Famiglia orionina, che furono fatti per la prima volta a Montebello della Battaglia (PV).

Nel Pomeriggio, c'è stata una visita artistico-storica-culturale: essendo vicinissimi a Paestum, si è colto l'opportunità di fare una visita ai resti dei templi, ben conservati della Magna Grecia, l'antica Poseidonia, divenuta Paestum al tempo dei romani, e in seguito Capaccio.
Il museo e la bellezza del sito archeologico con i maestosi 3 templi hanno fatto conoscere una parte della storia gloriosa di queste terre.

Domenica mattina la condivisione finale e le conclusione, per poi ritrovarsi tutti nel Santuario del Getsemani a celebrare l'eucaristia: momento ottimale per ringraziare il Signore per tutti i suoi benefici, e per quanto si si è condiviso in questi giorni.
Si riparte rinfrancati nel corpo e nello spirito, e ricaricati per continuare il cammino, ognuno con i propri impegni di lavoro professionale, o di impegni apostolici, nel nome di Don Orione continuando a impegnarci nel fare il bene.

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Nei giorni 14, 15 e 16 settembre si sono svolti i segretariati ecumenico e missionario.

Quello ecumenico ha avuto due momenti essenziali: il primo quello di programmare l'animazione del nuovo anno pastorale e la programmazione di un Pellegrinaggio ecumenico da realizzarsi nel 2018.
Il secondo momento è stato l'incontro con il pastore Martin Kruse Jeans presso il tempio luterano di Roma. A questo incontro, volutamente allargato, hanno preso parte anche alcuni parrocchiani di Ognissanti, i parrocchiani della parrocchia Mater Dei, i novizi, qualche chierico ed alcuni rappresentanti dell'Istituto Maria di Nazaret.
Molto interessante la testimonianza del Pastore e soprattutto il dialogo con i partecipanti.

Il segretariato missionario ha visto la partecipazione della referente giovanile dell'Ufficio Nazione CEI per le Missioni che ha presentato ai partecipanti l'Ottobre missionario e gli strumenti utili per una adeguata animazione. Ha inoltre presentato l'iniziativa del Festival della Missione che si celebrerà a Brescia dal 12 al 15 ottobre prossimi.
Vi è stata poi la presentazione del Tema annuale di formazione della Provincia con una proposta per declinarlo nei gruppi e realtà missionarie. C'è stato un aggiornamento sulle missioni orionine ed è stato presentato il programma delle celebrazioni del XXV della presenza orionina in Albania.

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Lunedì, 18 Settembre 2017

Soraga - "Il riposo del guerriero"

Il Soggiorno Don Orione è una casa per ferie situata a Soraga a 1200 m.s.l., piccolo centro posizionato nel cuore della Val di Fassa, una delle valli più visitate e amate dai turisti che scelgono il Trentino come meta delle loro vacanze. Il Soggiorno offre la possibilità di soddisfare i desideri di tutti gli amanti della montagna: vette da scalare, prati verdi in cui passeggiare, boschi incontaminati da esplorare. Il vero gioiello della casa è la bellissima chiesa che è nella proprietà del Soggiorno e consente a chi vuole, di ritemprare anche lo spirito.
Il Soggiorno è la soluzione ideale per anziani e bambini, per famiglie, per escursionisti volenterosi, ma anche per chi ama il relax: la casa garantisce un ambiente adatto alla socializzazione, all'amicizia e all'allegria tra gli ospiti. Proprio in questo clima la Signora Erminia ha vissuto la sua vacanza con il marito e ha scritto un messaggio pubblicato su Famiglia Cristiana che vi proponiamo QUI.

 

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Il 29 luglio si è conclusa la Colonia per i Bambini di Don Orione a Reggio Calabria: per il terzo anno consecutivo, grazie alla generosità dei benefattori, che hanno sposato a pieno il Progetto “ I Bambini di Don Orione” del MLO di Reggio Calabria, 19 bambini dagli 8 ai 13 anni, che vivono in condizioni disagiate, hanno trascorso un’estate diversa, ricca di grandi emozioni e divertimenti. Tiziana Praticò, una delle responsabili del Progetto, spiega il tema scelto per il campo 2017, “La Carità è un “Viaggio”  verso il Fratello”: un viaggio a tappe, che ha portato i Bambini a conoscere i vari aspetti della vita, dalla Bibbia, alla Carità di don Orione, alla legalità, al soccorso,  agli anziani,alla storia della propria terra natia e soprattutto la bellezza della parola di Dio.
Prima tappa di questo viaggio è l’incontro con i signori e le signore residenti nella casa di riposo Don Orione, giunti  da Reggio, accompagnati dalle assistenti e dal responsabile di struttura Domenico Talladira. Accolti calorosamente dai bambini,  gli ospiti si sono sentiti subito dei nonni e  hanno raccontato la propria storia e insegnato i giochi che praticavano da ragazzini.
Altra tappa importate del viaggio è stato l’incontro con un Testimone di Giustizia,  Franco Gaetano Caminiti, il quale ha raccontato la sua esperienza di lotta alla ‘ndrangheta e soprattutto ha parlato ai bambini di legalità. Un dialogo fluido grazie anche alla semplicità di Franco, che con molta energia ha raccomandato loro di essere sempre  onesti e di non farsi “ammaliare e tentare” dalla ‘Ndragheta:  “non accettate mai, ricordate se lo  farete, sarete persone senza futuro e schiavi di questo potere malvagio. La Fede in Dio, continua Franco, mi ha dato la forza di andare avanti. É un miracolo se sono uscito illeso da un agguato perpetrato a colpi di pistola da un malavitoso, così come dal’incendio del mio negozio. Ma vi  ripeto, Dio non mi ha abbandonato. Io non ho paura, oggi sono qui con voi e senza scorta, anzi ce l’ho, è mia moglie che non mi lascia mai”.
Il viaggio per i bambini è continuato con un’altra tappa importante, l’amore verso l’altro: al mattina presto della domenica sentono il suono assordante di una  sirena provenire dal cancello di entrata della colonia. Un po’ impauriti e un po’ incuriositi si affacciano dalle finestre delle loro stanze, non sanno che quella ambulanza è per loro e che loro saranno i protagonisti del soccorso. Tutti giù in cortile ad accogliere Lilla e Leo, due Soccorritori specializzati della Confraternita  Misericordie di Reggio: saranno loro ad insegnare ai ragazzi i metodi di soccorso e le procedure da compiere in caso di infortunio a loro o ad altri.
Si parte poi per Bova (Vùa in lingua Greca) un paesino dell’entroterra Reggino  che secondo la leggenda fu fondato da una Regina greca , che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l’interno e fissando la sua residenza sulla cime del colle Bova, presumibilmente entro le rocche dell’antico castello. Qui infatti ancora oggi, oltre al dialetto Reggino e all’italiano si parla e si scrive in Greco.
Ma naturalmente  tutti i viaggi hanno una fine e questo è terminato sabato 29 luglio. Il programma finale è ricco di avvenimenti, si inizia con la recita, preparata durante la permanenza in colonia ,e presentata nel pomeriggio alla presenza dei genitori e dei benefattori. Come ogni nostro campo, anche questo ha un momento solenne, la Celebrazione Eucaristica, che per questo anno è stata officiata da don Primo Coletta arrivato da Velletri. Dopo la festa, non resta che scambiarsi con affetto un arrivederci al 2018!

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Venerdì, 18 Agosto 2017

Soraga - 25° Seminario Ex Allievi

Dal 6 al 13 agosto, nella maestosa cornice della Val di Fassa a Soraga, si sono incontrati gli ex-allievi delle scuole orionine, ospiti del Soggiorno Don Orione (per vedere il sito della casa di accoglienza clicca QUI). Quest'anno ricorre il 25° anniversario di questa iniziativa di formazione, di fraternità e di famiglia. Oltre ai momenti formativi, le famiglie con bambini e ragazzi hanno anche assaporato la bellezza delle Dolomiti. Ogni mattina, Don Alberto Parodi ha guidato le lodi mattutine, proponendo alcune riflessioni, oltre ai sussidi delle giornate: molto coinvolgente il video che racchiude l'esperienza dello scorso anno. Alla sera, invece, la messa presieduta da Don Leonardo Verrilli, consigliere provinciale. In una giornata è stato presente anche Don Fulvio Ferrari, economo generale, che ha presentato il cammino della Congragazione partendo dall'uiltimo Capitolo Generale "Servi di Cristo e dei poveri": riscoprire il senso del servizio, dell'accoglienza dei poveri, uscendo dal nostro piccolo quotidiano, aprendosi alle periferie esistenziali e geografiche del mondo di oggi. Un ex allievo, il prof. Carlo Masacci ha letto diversi testi di Don Orione, aiutando i presenti a immergersi nella spiritualità e nei pensieri del nostro Santo. Al momento della festa isabato 12 hanno contribuito anche la Pro Loco di Soraga e la presenza della banda di Borgonovo Val Tidone:  si è partiti per le vie del paese per ritornare al Soggiorno e celebrare la messa solenne conclusiva. Alla sera dopo la cena un altro momento festoso nella piazza con il gruppo in abiti tradizionali della Valle ed il concerto della Banda di Borgonovo.

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Mercoledì, 16 Agosto 2017

Fubine - Ricordando un angelo custode

Venerdì 28 luglio 2017 è tornato alla Casa del Padre una figura storica per chi in questi anni ha visitato la nostra casa di Fubine: Romeo Carmine.
Romeo era nato a Reggio Calabria il 12 novembre 1923, ma diverse testimonianze lo collocavano a Fubine già dal 1944, probabilmente con il primo gruppo di orfani trasferito da Alessandria, al Castello di Fubine, per disposizione del Prefetto, a seguito dei bombardamenti che colpivano la città. Secondo di tre fratelli, nel lontano 1950 era stato tentato un riavvicinamento alla famiglia di origine, tentativo fallito per volontà di Romeo che, dopo neanche un paio di mesi nella sua terra natia, ritornava  a Fubine dai sacerdoti. Riconoscente e rispettoso per quanto a lui dato, si era inserito bene nella comunità fubinese, tanto da essere integrato dal gruppo della leva del 1923 e invitato a tutti gli incontri.  Ha sempre vissuto con i sacerdoti di don Orione, accanto alle Comunità Religiose che  si sono  alternate  a Fubine per oltre 60 anni e con loro ha sempre lavorato: Don Angelo Galluzzi, Don Giuseppe Velo, Don  Silvio  Omenetto, Don Carlo Puppin, Don Luigi Riondato, Don Alice Andrea, Don Giorgio Ancelliero,  Don Enrico Brunetta, Don Gino Pasinato, Don Luigino Pastrello, Don Lucio Felici.
Sordo, probabilmente dalla nascita,  non aveva mai imparato a parlare, ma con le mani  e la mimica facciale comunicava con tutti, come quando ricordava i momenti della guerra, delle bombe e gesticolando ne imitava i danni e la paura. Molto paziente,  ripeteva a volte lo stesso concetto molte volte per farsi capire meglio, spesso aiutandosi con gli oggetti che potevano essere il nodo della conversazione.  Il calendario era il suo  mezzo per rimanere collegato con il tempo, tutti i giorni  lo controllava e chiedeva conferma che fosse il giorno giusto:  il colore rosso  gli ricordava che era un giorno di festa, il giorno in cui con il completo della domenica e la cravatta andava a messa nella chiesa parrocchiale, poi faceva una passeggiata per il paese ed una capatina al bar, dove tutti lo conoscevano.
Oltre che dai sacerdoti, Romeo era stato adottato anche dai Fubinesi ed in particolare da una famiglia,  che lo aiutava come se fosse un figlio. Il suo profondo senso di riconoscenza lo aveva  portato a dedicarsi e a prendersi cura della Signora che lo aveva aiutato e seguito, quando ormai anziana era ricoverata nella casa di riposo.  Romeo, come un figlio,  le è rimasto accanto fino agli ultimi istanti di vita, tenendole la mano per evitare che lei si sfilasse la flebo.
Era un uomo  intelligente, buono, educato, rispettoso delle regole e delle consuetudini, instancabile, testardo. La sua disabilità non era un limite: comunicava con lo sguardo profondo ed intenso di persona riflessiva, ascoltava con gli occhi e parlava con le mani.
L’ultimo ad andare a dormire e il primo ad alzarsi, era l’unico che spegneva le luci e rimproverava tutti di sprecare. Il suo passo era leggero per non disturbare, ma diventava più pesante se voleva attirare l’attenzione.
Negli anni 1945-1970, aiutava in cucina e preparava la sala da pranzo per i ragazzi nel periodo in cui presso il Castello, su volere della Contessa Bricherasio, veniva avviata l’attività di collegio e la scuola elementare che, accanto agli orfani,  accoglieva i figli degli operai della Fiat e alcuni Fubinesi.
All’inizio degli anni ’70 era il prezioso “ tuttofare” nella piccola Casa per Anziani aperta nell’edifico dell’ex asilo, dove svolgeva anche piccole commissioni per i religiosi e per gli ospiti.
Ottimo giardiniere, bravo potatore ed esperto ad innestare piante, era instancabile nel lavorare grandi e forniti orti,  che erano il primo sostentamento delle attività.
Fu “custode” (era solito girare con un grande mazzo  di chiavi di tutti i cancelli) e “primo giardiniere” del parco del Castello (quotidianamente controllava che tutto fosse in ordine), dove agli inizi degli anni ’90 era stata trasferita la Casa di Riposo: il corridoio e il portichetto erano i suoi posti preferiti, possiamo definirli le sue “postazioni di controllo” da cui controllava chi entrava e chi usciva, in  compagnia delle sue care piante che con cura e amore faceva crescere.
Da ragazzo aveva imparato l’arte del calzolaio e aveva lavorato in una bottega come garzone, mantenendo sempre una meticolosa “pignoleria” nella scelta e nell’acquisto delle scarpe.
Alla sua capacità di osservazione e alla sua memoria fotografica non sfuggiva nulla,  ricordava con estrema lucidità e sicurezza il posto degli oggetti, conosceva tutte le persone accolte nella nostra Casa (e ne sono passate tante): per tutte aveva uno sguardo attento, a volte di controllo, soprattutto con le persone che passeggiavano in  giardino e correva a cercare aiuto se qualcuno degli ospiti meno autonomi tentava di uscire dal cancello da solo.
Nonostante il peso dell’età, negli ultimi anni si preoccupava  di portare fuori le scatole di cartone che recavano disordine, accettando i disagi e le difficoltà come “regalo del tempo che passa”.
Si,  Romeo era il “Custode del Castello”! Ora, dal Cielo, continua a vegliare per noi.

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Pubblichiamo qualche riga di riflessione del giovane Francesco Volpe, che ci invita a far nostre le parole di San Luigi Orione "camminare alla testa dei tempi"

Se Ulisse incontrasse Cristo mentre decide di fermarsi a Eboli, di certo lo spronerebbe a salpare e a varcare le Colonne d’Ercole. Allo stesso tempo, se Don Orione fosse ancora in mezzo a tutti noi, ci consiglierebbe di andare oltre. Lo dice anche il Papa; anzi, la società stessa ce lo dimostra oggettivamente ogni giorno. Orionini, quindi, ponetevi questa domanda: “Chi sei? Dove sei? Stare alla testa dei tempi ti sta forse sfuggendo di mano?”
Le realtà onionine sono tante, ma non in tutte le parti del mondo.  Se Don Orione non fosse morto il 12 Marzo 1940, sicuramente avrebbe continuato a espandersi e a varcare tutti quei confini mentali e territoriali che perennemente bloccano l’uomo, non permettendogli di conoscere Dio, o semplicemente, la grande bellezza del creato. Creare è un dono che bisogna saper coltivare, progettare e tutelare. Le idee non nascono dall’oggi al domani, ma dalla consapevolezza di prefissarsi un obiettivo e di raggiungerlo con costanza. Ecco, quindi, perché si parte e si lasciano le proprie origini. Per creare! Se un albero si fermasse alle sole radici, non esisterebbe nessun fiore, nessun frutto e nessuna magica foglia cadente che ogni autunno ci ricorda che l’inverno è alle porte.
Don Orione ha insegnato tanto ai suoi “seguaci”, ma l’insegnamento più grande si può sintetizzare in queste due parole: andare oltre. Le frontiere mentali e territoriali devono essere varcate per abbattere quei muri che ancora si continuano a costruire per paura del diverso o dell’ignoto. Andare oltre è un rischio, ma che qualcuno deve pur correre per migliore quello che di marcio ancora persiste. Perché mai un Don Orione se ne sarebbe andato in giro per il mondo? Agli inizi dell’900, l’Italia era strapiena di bisognosi. Invece Don Orione ha fatto le valigie e si è fatto pioniere di iniziative che se oggi venissero contestualizzate a dovere, permetterebbero di affrontare l’emergenza immigrazione e la crisi interreligiosa in modo del tutto intelligente.
Abbattere le frontiere, inoltre, è l’unico metodo per salvare il mondo attraverso la carità. Fortuna vuole che grazie a Papa Francesco, essere cattolici, non è più sinonimo di chiusura mentale. La Chiesa si sta rinnovando, cambiando e sta andando oltre le Colonne d’Ercole, non cristallizzandosi a quei principi che un tempo andavano anche bene, ma che oggi risultano discriminatori e inopportuni. Per farlo, però, bisogna confrontarsi con quello che ancora non è stato scoperto.
Tranquilli, quindi! Andare via è il miglior modo per non andarsene affatto perché scoprendo nuove realtà, si avranno più conoscenze e più progetti da portare a termine. In altre parole, la staticità non esiste. Anzi, stare significa avere la capacità di seguire i propri impulsi e di muoversi, di sentirsi motivati, di scoprire qualcosa di alternativo, sperimentando idee nuove e questo si sviluppa esclusivamente con il confronto con il diverso e altre realtà. Integrazione e diversità, quindi! Per farlo, bisogna fare le valigie e andare via.  La sfida, quindi, è proprio quella di farsi carico degli insegnamenti di Don Orione e di portarseli in giro per il mondo, arrivando dove Lui - ahimè - non è arrivato sia a livello territoriale, che anche a livello ideologico. I tempi sono cambiati. Andiamo oltre!

 

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Ieri, lunedì 17 luglio, un gruppo di giovani laiche consacrate provenienti dalla Polonia e appartenenti all’ISO (Istituto Secolare Orionino), ha fatto visita al Piccolo Cottolengo di Milano.
Dopo i saluti iniziali, Don Pierangelo Ondei ha dato loro il benvenuto raccontando le origini dell’Istituto. Presentando le caratteristiche strutturali il Direttore ha poi illustrato la molteplicità dei servizi erogati.
Successivamente il gruppo, accompagnato dal Segretario Generale dell’Opera Don Orione Don Silvestro Sowizdrzal, è stato indirizzato a visitare alcuni nuclei per anziani e disabili per guardare da vicino questa realtà entrando in relazione con i veri "padroni di casa".
La visita è proseguita verso la Chiesa Parrocchiale di San Benedetto sotto la guida del Parroco Don Valeriano Giacomelli.

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Venerdì 14 luglio presso la Chiesa di Maria Regina in località Cà del Sole – Serravalle Scrivia (AL), il rettore del Santuario della “Madonna della Guardia” di Tortona, Don Renzo Vanoi è stato chiamato a sviluppare una catechesi dal tema: “A Gesù per Maria” al gruppo dei Responsabili del Cursillos di Cristianità della Diocesi di Tortona, movimento di Chiesa che, mediante un metodo proprio, rende possibile la “vivenza” e la “convivenza” del Fondamentale Cristiano, aiuta la singola persona a scoprire e a rispondere alla propria vocazione personale e promuovere la creazione di gruppi di cristiani che fermentino di Vangelo gli ambienti.
Nello sviluppo del tema della catechesi Don Renzo ha sottolineato nella figura di Maria i tratti più importanti di questa “nostra celeste Madre che non ci abbandona mai”: l’ascolto, la docilità, l’attenzione, la premura, la concretezza e la fiducia nel suo Figlio. Ha poi richiamato l’attenzione su Maria stella della nuova evangelizzazione come constante punto per la fede, coltivando nella vita il Mistero che ci fa comprendere chi è Dio per noi. Al termine Don Renzo ha rivolto un augurio che si possa trasformare in azione concreta per ciascuno: “possiate vivere sempre il grande mistero di una donna come Maria che ha saputo portare l’umanità a Cristo. Nella vostra vita siate portatori di fede; Ella, trasferendo Cristo dal vostro cuore a quello del fratello, con sensibilità ed imitando il suo tratto unico di dolcezza e docilità. Don Orione quante volte ha ripetuto: ‘guardate nella mia mente, sulle mie labbra, nel mio cuore e troverete scritto il nome di Maria’. Con questi pensieri andate avanti con questa grande fedeltà alla Chiesa, al Papa, sull’imitazione di Maria di come ha vissuto il suo amore e la sua fedeltà a Cristo insegnandolo e trasmettendolo. Lei, prima ancella della Chiesa nascente, è stata un elemento di coesione e di unità, quella che noi non dobbiamo mai dimenticare ovvero la nostra unità di cattolici anzitutto con il nostro Papa al quale dobbiamo volergli davvero bene. Vi lasciamo con una frase che Don Orione amava dire e scrivere: ‘Ave Maria e avanti!”

Clicca QUI per l'audio della catechesi.

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Nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo, i ministri straordinari della Comunione della Diocesi di Tortona sono stati convocati per rinnovare il loro mandato attraverso due incontri catechetici di Don Claudio Baldi e Don Maurizio Ceriani e nella domenica 24 giugno, in Duomo con il Vescovo Mons. Vittorio Viola per l’Adorazione e il canto dei vespri davanti alla presenza reale di nostro Signore Gesù Cristo.
“Vogliamo che questo giorno diventi un annuale appuntamento per adorare il mistero dell’Eucaristia, mistero d’amore per rinnovare quel mandato che la Chiesa vi ha affidato: essere a servizio della comunione eucaristica!” è il messaggio che il vescovo ha dettato ai presenti in Cattedrale.
Clicca QUI per ascoltare le riflessioni e leggere l’articolo completo

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