"Amare e servire i nostri fratelli più abbandonati stando con la mente e il cuore rivolto al Cielo."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

convegno apostolico 6

#seguilastella

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Nella bella giornata di sole, gradevolmente ventilata, di domenica 24 giugno, al chiudersi dell’anno sociale, il Movimento Laicale Orionino del Polo campano con parecchi altri amici pugliesi e lucani che orbitano attorno all’opera orionina in Irpinia, si è ritrovato presso il Centro medico sociale “Don Orione” di Savignano Irpino per un’ultima giornata di formazione al carisma, prima di godersi l’imminente pausa feriale propria dell’estate ormai alle porte.


Oltre cinquanta i partecipanti all’incontro che si è sviluppato con una prima riflessione, proposta da Don Nello Tombacco, sul tema “Uno per tutti e tutti per uno” prendendo così spunto per nuovi propositi e impegni di bene da quella che è stata l’esperienza di vita dei celebri moschettieri francesi creati dalla fantasia romanzesca di A. Dumas. Un tema in grado, fatte le debite implementazioni con la parola di Don Orione, di Papa Francesco e dell’attuale cultura, di ravvivare la specifica coscienza dell’appartenenza al nostro movimento di famiglia. Un richiamo di tal genere, d’altronde, lo ritroviamo proprio tra gli scritti di Don Orione, come ad esempio nella frase introduttiva scelta per la giornata: “Non vi ha nulla di più caro a Gesù Cristo, nulla di più prezioso della fraterna carità; ond’è che noi dobbiamo, o miei cari, adoprare ogni cura per conservarla ed accrescerla (…) sì da essere, in Cristo, uno per tutti e tutti per uno”.


Fatta quindi una breve pausa distensiva, ci si è ritrovati in cappella per la celebrazione eucaristica alla quale è seguito il pranzo, utile a rinsaldare vecchi vincoli amicali e a generarne di nuovi dal momento che, con piacevole sorpresa dell’organizzatore, si sono visti parecchi volti nuovi, intenzionati a intraprendere un percorso spirituale in seno alla congregazione orionina.
Prima del ringraziamento e del saluto conclusivo da parte del direttore della casa è stata proposta la possibilità di acquistare il libro di Don Achille Morabito “Tanto per cominciare”, sull’introduzione allo studio dei vangeli, assicurando che il ricavato sarebbe stato interamente devoluto al bene delle missioni orionine.


Al termine, con i saluti e i ringraziamenti di rito, i partecipanti si sono dati appuntamento per il prossimo mese di ottobre, in occasione della celebrazione del mese missionario.

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Domenica 24 giugno 2018, presso l'Istituto Don Orione di Pescara, si é tenuto il convegno annuale degli ex allievi.

Dopo le formule ed i saluti di rito, Don Tarcisio Vieira, superiore generale, ha voluto conoscere nominativamente tutti i presenti instaurando subito quel clima di familiarità tanto caro agli ex allievi orionini che, anche a distanza di anni e non senza qualche sacrificio, sono perseveranti nella presenza all’appuntamento annuale del raduno.

Don Tarcisio, con la sua semplicità e convivialità ha coinvolto tutti, sorprendendo per la capacità di ricordarne i nomi per tutto l’incontro e facendo letteralmente volare il tempo dedicato alla trattazione del tema del giorno: “Il caos sarà vinto dalla carità”.  Prendendo spunto da un brano di Giobbe della Bibbia è stata messa in luce la necessità di fare ordine nella propria vita vivendo in senso più compiuto la carità senza farsi sopraffare da quello che si sarebbe voluto essere rispetto a quello che si è o da quello che si sarebbe voluto avere rispetto a quello che si ha.

Non sono mancate alcune news riguardanti la Congregazione riferite soprattutto alle terre di missione.

Nella S. Messa, semplice e raccolta, sono stati ricordati nominativamente ex allievi e sacerdoti che hanno lasciato questa vita. Con le stesse modalità e con molta semplicità sono stati presentati alcuni giovani che, con la benedizione di San Luigi Orione, si spera possano entrare a far parte della sua famiglia di religiosi.

Un grazie di vero cuore a Don Tarcisio per la sua disponibilità. Con la sua paterna e rassicurante presenza (immaginiamo tra i tanti impegni che lo coinvolgono) ha ravvivato il senso di appartenenza e di riconoscenza all’Opera Don Orione; una piacevole sensazione che i presenti hanno avuto il dono di vivere in una domenica che, per questi aspetti, rimarrà a lungo nei ricordi di ciascuno.

Ed infine, come sempre, un grazie ed un applauso alle cuoche che quest’anno si sono superate nella qualità del menù decisamente all’altezza della particolarità della giornata.

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Come risaputo, sono ormai tanti gli anni da che, per molteplici ragioni, il sempre caro istituto San Domenico di Vicenza è stato chiuso al servizio dell’accoglienza ed educazione di tanti ragazzi, figli di famiglie con qualche difficoltà.

E tuttavia nonostante la pluridecennale chiusura dell’attività di questa benemerita struttura di educazione scolastica e di avviamento al lavoro ogni anno, nella terza domenica del mese di giugno un nutrito gruppo di ex-allievi – fieri della loro identità – continuano ad incontrarsi per il loro convegno annuale. Solo qualche ora per rivivere, ricordando, tante situazioni di vita belle  e meno belle dovute, quest’ultime, ad un sentire educativo proprio del tempo  e, di certo, non più attuale. Ricordano volentieri e con affettuosa riconoscenza i loro sacerdoti  e i loro insegnanti scambiandosi sensazioni che restano indelebili.

La santa messa, celebrata dall’animatore spirituale Don Nello Tombacco, seguita dal pranzo  in agriturismo  nella “Valletta del silenzio”, ha quindi chiuso l’incontro nel tardo pomeriggio dopo aver condiviso un pensiero di formazione carismatica ed essere stati informati di quanto avviene, d’interesse comune, nella gestione della Provincia religiosa di appartenenza che è la San Marziano.
Un particolare “altro” che merita di essere lodevolmente  ricordato è dato dal fatto che, grazie alla capacità animativa del presidente di sezione, questi “ragazzi” continuano poi ad incontrarsi anche in preparazione della Pasqua e del Natale.
                               

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Il Piccolo Cottolengo genovese al completo, ospiti, personale, volontari e familiari, è andato in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora della Guardia, sulle alture genovesi.

Dopo i pellegrinaggi del 2015 al Santuario Madonna della Guardia di Tortona, del 2016 al Santuario Madonna della Guardia di Genova e del 2017 al Santuario di Fumo e Santuario Madonna della Guardia di Tortona, lo scorso 5 giugno la grande famiglia del Piccolo Cottolengo genovese è salita sulle tracce di Don Orione fino al Santuario della Guardia, sul monte Figogna.
Ospiti, Volontari, Amici, Operatori e Sacerdoti delle Case di Genova, circa 300 partecipanti, hanno voluto ringraziare la Madonna per la sua materna protezione e invocare da Lei la grazia della conversione.

La Santa Messa delle ore 11 in Santuario è stata presieduta dal Padre Provinciale don Aurelio Fusi e concelebrata dai confratelli della Comunità orionina di Genova che ha sede presso il Paverano. Al termine della celebrazione eucaristica Mons. Granara, Rettore del Santuario, ha salutato i presenti, rivendicando con gioia di essere anche lui un po’ orionino.
Dopo il pranzo insieme la giornata si è conclusa con il Rosario pregato in Santuario ai piedi di Nostra Signora della Guardia e la discesa verso la città di Genova, che Don Orione ha molto amato, ricambiato dalla venerazione e dalla generosità dei genovesi.

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Gli ex allievi del Centro di Savignano si sono ritrovati, domenica 20 maggio, per festeggiare, insieme alla cittadinanza, san Luigi Orione in una giornata vissuta all’insegna del ricordo, con l’intento di rinsaldare i sentimenti di affetto reciproco e i legami di amicizia con la comunità savignanese e testimoniare la gratitudine nei confronti dell’Opera e del suo santo fondatore. Una giornata veramente speciale quella vissuta a Savignano domenica scorsa. In occasione della celebrazione liturgica di san Luigi Orione, infatti, gli ex allievi del Centro hanno voluto rendere omaggio al fondatore di quella famiglia che li aveva accolti e curati durante la loro adolescenza.

La struttura, aperta nel 1968, ha ospitato fino all’inizio degli anni Ottanta centinaia di ragazzi affetti da disabilità motoria i quali hanno frequentato le scuole elementari e medie seguendo al contempo percorsi di cura riabilitativi. La direzione del Centro aveva diramato un invito agli antichi allievi nell’intento di riallacciare un dialogo interrotto da tempo per cause diverse ed aveva individuato nella ricorrenza della canonizzazione di don Orione la data più idonea per un evento di questo tipo.

Così nel tepore di una mattinata di primavera un nutrito gruppo di maturi ragazzi ha fatto ritorno ai luoghi della propria gioventù. Hanno raccolto l’invito con entusiasmo, e sono arrivati con le loro famiglie a cui hanno mostrato quella che era stata per diversi anni la loro dimora. Ad accoglierli, oltre ai compagni di scuola e di giochi, le maestre e gli educatori, anch’essi con qualche anno in più, che con loro avevano iniziato il loro percorso professionale e, insieme ai religiosi, ne avevano accompagnato la crescita. Nell’indirizzo di benvenuto, la direzione del Centro aveva sottolineato con le parole di don Orione la gioia e la consolazione d’animo nel vedere tornare gli antichi e cari alunni della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Ad animare la giornata è stato chiamato don Fulvio Ferrari, economo generale dell’Opera, che di fronte ad una platea di un centinaio di presenti ha trattato il tema della paternità di don Orione con cui ha rievocato sapientemente la figura del fondatore illuminando quel tratto caratteristico di cura della gioventù interessato essenzialmente ad una crescita sana secondo quei principi di giustizia, carità e pace fondamento del messaggio evangelico. Nel suo discorso, don Fulvio ha quindi reso più concreto il concetto di paternità portando ad esempio la storia di Romolo Tranquilli, lo sfortunato fratello di Ignazio Silone, a cui don Orione dedicò ogni sforzo per salvarlo dalla persecuzione fascista che lo aveva bollato come sovversivo ed accusato ingiustamente di aver provocato un attentato a Milano.

A seguire, la celebrazione eucaristica e la presentazione del bracciale della solidarietà che il Centro di Savignano ha commissionato in ricordo del cinquantesimo di fondazione. L’oggetto, la cui realizzazione è stata possibile grazie alla gratuita progettazione dell’ing. Vernacchia, il cui studio vanta famosi lavori a livello mondiale nel campo del design industriale, e dell’altrettanto volontaria esecuzione dell’azienda Gold Center, servirà a raccogliere fondi per il sostegno delle missioni orionine.

La giornata si è conclusa con il pranzo conviviale durante il quale sono riemersi ricordi e suggestioni di un tempo ormai lontano ma ancora vivo nel cuore di ciascuno dei protagonisti, i quali impegnandosi nella ricerca di contatti con altri ex allievi, si sono dati appuntamento al prossimo anno per quella che è stata definita la festa del ritorno e che segnerà l’omaggio di Savignano alla paternità di san Luigi Orione.

 

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Tutto è iniziato a luglio del 2017 al campo estivo in colonia a Gambari: ogni bambino scrive una letterina a Papa Francesco per comunicargli il suo Amore e Dedizione, così come  ha imparato dagli scritti di San Luigi Orione.

Passano i mesi e i bambini non ci speravano più che il loro Papa rispondesse. Invece il 22 dicembre mentre erano in attesa di Babbo Natale nel cortile interno dell'Opera Antoniana, arriva con un bustone in mano il parroco don Graziano Bonfitto che porge la lettera a Mimmo Torretti, uno dei responsabili dei Bambini di don Orione, dicendogli di aprirla subito e di leggerla ai bambini. Grande stupore e gioia vedendo l'intestazione del foglio all'interno, poi un'esplosione di gioia: "bambini, Papa Francesco ha letto le vostre letterine e ci invita a Roma a partecipare all'udienza del mercoledi".

La felicità dei bambini è indescrivibile tutti ad abbracciarsi e a ripetersi, visto Papa Francesco ci ha risposto, Papa Francesco ci vuole bene, Papa Francesco è Grande. Dopo l'euforia dei bambini ma anche degli educatori si parte con l'organizzazione del viaggio e soprattutto per il reperimento dei fondi, che grazie ai Benefattori, sollecitati dal coordinamento MLO di Reggio Calabria, non è stato difficile.

Arriva il giorno della partenza, fissata per il 3 aprile, e dopo un lungo viaggio si arriva a Roma e ad accogliere il gruppo ci sono i volontari della Misericordia del Lazio, mobilitati dal Governatore di Reggio Calabria Angelo Cuzzola, che con i loro mezzi cureranno gli spostamenti a Roma.

Dopo una notte passata tra sonno e attesa, nella maestosa piazza S. Pietro i bambini si ammutoliscono e con la bocca aperta guardano con meraviglia la bellezza del Cupolone e della Basilica Vaticana, osservando  e fotografando ogni minimo particolare. Mancano pochi minuti all'arrivo del Santo Padre e dai microfoni che scandiscono i nomi delle associazioni dei vari paesi, presenti in piazza, ad un certo punto si sente; “Un saluto  ai Bambini di don Orione giunti da Reggio Calabria" e lì scoppia la festa. I bambini sono incontenibili, ma ecco che spunta la Papamobile, che avanza lentamente e quando arriva davanti ai Bambini si ferma e il Santo Padre impartisce loro la Benedizione. Alessandra dona la statuina in argento raffigurante S. Antonio, il Santo a cui è intestato il nostro Santuario Parrocchia, Rebecca lancia il suo cappellino, lo raccoglie un uomo della scorta e lo posa sulla Papamobile, mentre gli altri bambini gridano ad alta voce "Viva Papa Francesco" applaudendo a più non posso.

Quasi alla fine dell'udienza, Radio Vaticana intervista Tiziana Praticò del direttivo del MLO di Reggio Calabria e corresponsabile del Progetto, che dialoga in diretta radiofonica con la giornalista sulle tematiche della catechesi odierna e sulle parole espresse da Papa Francesco nell'udienza generale. Si è parlato anche del progetto “I Bambini di don Orione” e della Calabria come terra abbandonata e a volte violenta, per questo l'impegno dei laici è ancora più profondo per la salvaguardia delle generazioni future.

Sottrarre un solo bambino alla 'Ndrangheta è già una vittoria, toglierli da ambienti diseducativi, dare loro la possibilità di studiare, di socializzare e far loro Gustare e Vivere la Carità di Dio è l'impegno giornaliero di ogni laico, in particolare del Laico Orionino.

 

 

 

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Ultimo giorno del percorso sulle orme di Don Orione: seguendo i suoi itinerari, il gruppo, approfittando di una luminosa giornata primaverile, si è recato all'Eremo di Sant'Alberto di Butrio.

I pellegrini sono stati accolti da Fra Ivan, che li ha guidati tra le bellezze delle mura antiche dell'abbazia alla scoperta della vita dell'eremita San'Alberto, per poi narare la storia più recente di Frate Ave Maria, eremita cieco, figlio di Don Orione, vissuto a Sant'Alberto dal 1920 fino alla morte nel 1964, dichiarato venerabile.

Fra Ivan ha mostrato come una vita apparentemente sacrificata e sfortunata come quella di Frate Ave Maria, rimasto cieco a 12 anni, sia diventata un esempio di gioia e di luce: nella preghiera da rivolgere all'eremita si recita infatti "ti ringraziamo di aver chiamato Frate Ave Maria alla luminosa notte di una vita tutta spesa, in penitenza e gioiosa preghiera, per indicare agli sfiduciati le mirabili certezze della fede." Quando arrivò all'eremo Frate Ave Maria disse: "Qui manca tutto, ma non ci manca niente per farci santi".

Nel contesto ritirato e spirituale dell'eremo, Don Felice Bruno, consigliere delegato alle missioni, ha presentato le attività orionine in Africa, Ucraina, Filippine, India, per citare solo alcuni dei 31 paesi in cui è presente l'Opera.

Dopo il pranzo, sono ripresi i lavori a Villa Lomellini, guidati da Roberto Franchini, che ha fatto sperimentare ai partecipanti un lavoro di gruppo sugli indicatori del bilancio di missione.

E il momento della partenza e dei saluti si può considerare un buon indicatore della carismaticità del corso: sorrisi, saluti, appuntamenti, scambio di contatti e di ringraziamenti. Ora chi ha vissuto questa esperienza e ha sentito sulla pelle di essere parte di una famiglia un po' "strana", come lo era Don Orione, ha il compito di portare nella realtà dove vive e lavora un po' della gioia, dell'entusiasmo e del calore che ha sentito.

 

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Questo è il tema che lega la prima giornata, svoltasi ieri a Tortona, e quella odierna a Villa Lomellini, a Montebello della Battaglia.

Ieri pomeriggio, la commovente visita al Paterno, la casa dove don Orione ha vissuto dai primi del 1900 all'8 marzo del 1940. Oltre alle informazioni sulla vita del Fondatore, il momento più emozionante è stato la meditazione nella Cappella dove Don Orione ha trascorso tanti momenti di preghiera, dove è custodita la statua della Madonna della Divina Provvidenza, custode e mamma della congregazione.

Don Achille Morabito ha fatto memoria dell'ultima buonanotte, ripercorrendo le parole di Don Orione, prossimo alla morte, che da padre affida i suoi pensieri e le sue raccomandazioni ai figli: ora siamo noi, ha detto don Achille, le mani, il volto di Don Orione. La differenza nel fare questo non sono i gesti che compiamo meccanicamente, ma il cuore che ci mettiamo, ciò cambia non solo la qualità del gesto, ma cambia il nostro stato d'animo.

Nel pomeriggio, la santa messa ai piedi della Madonna della Guardia e davanti al corpo di San Luigi Orione.

Stamane Don Gianni Giarolo ha presentato, attraverso le parole di Ignazio Silone, lo stile di Don Orione: un incontro con l'altro vero e autentico, accogliente, stimolante, tanto da far dire al ragazzino Silone "vorrei che questa notte non finisse mai". Su questa traccia e sulle parole di Don Orione i presenti hanno poi lavorato in gruppo, per trovare nella loro esperienza professionale quotidiana, un'indicazione concreta dello "stile orionino" di relazionarsi con l'altro, di cosa vuol dire oggi essere "strani" come lo era il nostro modello.

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Mercoledì, 04 Aprile 2018

Tortona - Con il cuore nelle mani

All'ombra della Madonna della Guardia di Tortona, è iniziato oggi il corso di formazione carismatica per i dipendenti dell'Opera Don Orione: presenti da tutta l'italia, da Reggio Calabria a Milano, da Bergamo a Santa Maria La Longa, da Ercolano a Seregno, senza dimenticare poi Genova, Fumo, Pontecurone, Firenze, Mestre, Chirignago. Molti lavorano in queste strutture da tempo, chi da dieci, chi da più di vent'anni, alcuni da pochi mesi o poche settimane, una persona è al secondo giorno di lavoro.

Il corso, o meglio il percorso, si intitola #seguilastella per sottolineare lo scopo di queste giornate: camminare nei luoghi dove ha vissuto don Orione, per conoscere la sua storia, il suo carisma, per capire meglio cosa vuole oggi da noi.

La storia di Don Orione è iniziata alla fine del 1800 e continua oggi nell'opera di chi lavora nelle sue case: questo il messaggio forte lanciato da Don Walter Groppello, economo provinciale. Lavorano nelle case orionine in Italia 4186 cuori, tra dipendenti, collaboratori e cooperative, che sono 8372 mani che rendono attuale, concreta, viva la carità di Don Orione.

Don Leonardo Verrilli, consigliere provinciale, ha proposto ai presenti un gioco di ispirazione manzoniana: Don Orione, chi era costui?

Diverse e ricche le risposte: una forte personalità carismatica, un sognatore capace di tradurre in opere il suo pensiero con l'aiuto costante della Provvidenza, vicino al popolo e alle anime, capace di camminare alla testa dei tempi, apostolo della carità.

Nel pomeriggio la visita al Paterno e al Santuario.

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Nel giorno del Martedì Santo, lo scorso 27 marzo, i collaboratori del Polo Sanitario del Centro “don Orione” di Roma – Monte Mario hanno partecipato numerosi all’incontro di formazione al carisma orionino con la guida di Serena Susigan (Endofap Liguria), nel solco del tema indicato dal Direttore Provinciale don Aurelio Fusi: «Guardiamo il futuro con concretezza e ottimismo: le 14 opere di Misericordia».
Il contributo di Serena si è focalizzato sulla relazione di aiuto, partendo da alcune definizioni disponibili in letteratura (Carl Rogers, Martin Heidegger e don Lorenzo Milani). In premessa è stato sottolineato che la relazione è necessariamente tra due protagonisti che sono due persone, con il loro vissuto di bisogni ed emozioni.

Il modello della relazione di aiuto è stato presentato attravero una famosa tela del Caravaggio, i Discepoli di Emmaus, nella quale è rappresentato visivamente l’episodio ripreso nel Vangelo di Luca (24:13-53); il racconto evangelico è servito da trama sulla quale Serena ha condotto la sua relazione.
Alcuni gesti compiuti da Gesù, letti con attenzione nel racconto, rivelano la forza della relazione che vuole promuovere la crescita ed il raggiungimento di un modo di agire dei discepoli più integrato al contesto. Gesù “si accostò e camminava con loro” ed in tal modo instaura empatia, vicinanza e condivisione; “domandò”, senza fermarsi al primo ascolto, ma volendo approfondire e verificare; “spiegò”, con la sollecita pazienza di chi ricomincia da capo; “fece come se dovesse andare più lontano”, esprimendo così che non ritiene o crede sé stesso indispensabile, ma lascia il discepolo libero di scegliere la relazione, di accoglierla e di proseguirla. La potenza del gesto, che si fa condivisione, affetto, esempio e modello, diventa prorompente nel momento in cui “prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”: Gesù si prende cura dell’uomo!

Anche Don Orione può essere considerato un modello di aiuto, un modello che trasmette in ogni suo gesto la pazienza del mettersi nei panni dell’altro, che vuol dire togliere i propri panni ed accogliere incondizionatamente colui che quotidianamente incontriamo sulla nostra strada e sul nostro lavoro. Ignazio Silone ci ha lasciato una vivida testimonianza di questo “asino della Divina Provvidenza”; quell’incontro con lo “strano prete” ha cambiato la vita del giovane Ignazio sin dal gennaio del 1915, in occasione del terremoto che sconvolse la Marsica.

Per instaurare una sana relazione di aiuto dovremmo quindi essere un “poco strani”, come lo è don Orione o anche, come ci suggerisce don Tonino Lasconi, essere “i soliti fessi” che “al dunque non si tirano indietro”.
In conclusione il Direttore, don Ivaldo Borgognoni, ringraziando Serena per lo stimolo profondo che ha seminato nel nostro cuore, ha rivolto a tutti l’augurio di una Santa Pasqua di Risurrezione.

 

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