Solennità di Tutti i Santi – Beati, perchè Dio è con noi
Per questa solennità la liturgia ci propone il brano delle beatitudini nella redazione di Matteo. Ma prima di parlare delle beatitudini è opportuna qualche riflessione sulla santità.
La santità, la pienezza della vita cristiana, ha detto Papa Benedetto nell’udienza del 13 aprile 2011, non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti e l’essere conformi a Gesù. La santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta. E questo non è un appannaggio, una prerogativa soltanto dei santi che sono sull’altare, ma vale per quelli che Papa Francesco chiamava i santi della porta accanto. Ecco perché la Chiesa ricorda tutti i santi canonizzati e non.
E veniamo alle beatitudini. Esse non solo danno l’avvio al primo grande discorso di Gesù, ma sono un po’ come l’ouverture di tutto il primo Vangelo. Esse sono la magna carta del cristiano. In esse c’è, per così dire, l’identikit del discepolo di Gesù. È un testo che viene proclamato spesso durante l’anno liturgico e in diverse circostanze. Il rischio, pertanto, è quello di abituarsi e di non cogliere la perenne bellezza e novità del testo, un testo che deve passare dal libro alla vita.
Oggi, se sono la nostra carta di identità, ci stimolano sempre ad una verifica, ad un esame di coscienza, ad una revisione di vita. Nella versione di Matteo le beatitudini sono otto. I versetti 11-12. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Ecco, questi versetti sono semplicemente l’applicazione dell’ultima beatitudine. Beati i perseguitati per la giustizia. Perché di essi è il regno dei cieli. Otto è un numero importante per le prime comunità cristiane perché richiamava la resurrezione di Gesù avvenuta il primo giorno dopo la settimana. Ecco perché i battisteri avevano tutti pianta ottagonale perché luoghi della nuova vita, come lo sono le beatitudini.
Le beatitudini sorprendono, interrogano, provocano, sono stupende, sono state amate tantissimo da Mahatma Gandhi. Ma allo stesso tempo noi sappiamo che lasciano anche perplessi o comunque ci spiazzano. In fondo sono un paradosso, cioè spaccatura, rottura con il modo comune di intendere le cose. È veramente beato chi è nel pianto? Sono beati i miti in un mondo in cui il lupo di turno ti divora con estrema facilità, arroganza e prepotenza? Sono beati i perseguitati a causa della giustizia? Beati quando si viene insultati, perseguitati? Beati quando si è oggetti di spudorata menzogna?
Beati. Cioè felici, fortunati. Non sono forse quelli che hanno tanti soldi, tanto potere, fama e beni di ogni tipo? Le beatitudini pertanto esigono una conversione continua, a cominciare dall’idea che ci siamo fatta di Dio. Le beatitudini sono un paradosso perché in fondo la logica di Dio è paradossale. Dio che si rivela in Gesù che muore sulla croce dopo essere stato vilipeso, sbeffeggiato, colpito. Dio che sceglie il grembo non di una principessa, ma di una semplice ragazza. Occorre quindi entrare in quel paradosso che è la spoliazione di Dio che in Gesù si è fatto vicino a tutti, prediligendo gli ultimi, i poveri, i disprezzati.
Ecco perché le persone che vengono elencate nelle beatitudini sono beate non perché soffrono, ma perché Dio sta con loro. In sostanza le beatitudini indicano un’altra strada, se vogliamo essere veramente felici, ed è quella che si oppone all’egoismo, il più terribile nemico della nostra vita. Nei confronti dell’allettante splendore dell’uomo del filosofo Nietzsche, questa via, le beatitudini, a prima vista sembra misera, addirittura improponibile, ma è il vero sentiero della montagna della vita.
Solo sulla via dell’amore, i cui percorsi sono descritti nel discorso della montagna, si dischiude la ricchezza della vita, la grandezza della vocazione dell’uomo. Così Papa Benedetto.
