Ricordando Frate Ave Maria
Oggi ricorre l’anniversario della nascita al Cielo del Venerabile Frate Ave Maria.
Cesare Pisano rimase cieco a 12 anni. Un amico di giochi gli sparò sul volto con un fucile che gli spense i suoi occhi per sempre. Caduto nella desolazione e nella tristezza, perdette anche la fiducia Dio. Furono una Suora prima, e poi Don Orione, a riaprirlo alla speranza.
A 20 anni entrò al “Paterno” di Tortona; a 23, divenne frate eremita con “il compito di pregare”, come gli disse il Fondatore. Frate Ave Maria trascorse la sua vita in nascondimento, penitenza e preghiera nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio (Pavia).
Don Orione parlava di lui come di “un’anima bella: non mi meraviglierei che facesse miracoli”. “Il cieco felice”, come diceva di sé Frate Ave Maria, si fece apostolo per i fratelli di cecità fisica e spirituale con gli scritti, oltre che con la preghiera.
Volle celebrare le “nozze d’oro” della sua cecità, nel 1962, invitando tutti a “un solenne inno di ringraziamento a Gesù benedetto, che sì mirabilmente sa volgere ogni cosa in bene per quelli che lo amano. Tu hai convertito in luce le mie tenebre ed in gioia la mia tristezza; e la mia luce e la mia gioia Tu solo sei, o Gesù”.
L’intimità con Dio, la sua umile e sorridente bontà, la saggezza delle parole, l’aspetto ieratico di chi è rapito in pensieri di paradiso, attirarono su di lui la venerazione di tante persone bisognose di conforto e di luce. Era cieco, ma bastava vederlo – ricordano di lui perché le nostre povere realtà quotidiane e le nostre scelte ne restassero illuminate. Riconciliava con la vita semplice, essenziale. Si percepiva che aveva un contatto stabile, caldo, trasparente con Dio”.
Il suo corpo è sepolto nella cripta dell’eremo di Sant’Alberto di Butrio. Con Decreto pontificio sulla “eroicità delle virtù” del 18 dicembre 1997, la Chiesa gli ha attribuito il titolo di “Venerabile”.
