XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Dio attende il nostro sì
Anche in questa domenica ci viene proposta un’altra parabola di appena cinque versetti. Questo testo si trova solo in Matteo. Esso è collocato dopo l’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme e subito dopo che Gesù ha risposto alle obiezioni dei Giudei in merito alla sua autorità. Perciò, per comprendere la parabola di oggi, occorre tenere presente questo dialogo di Gesù con i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo avvenuto nel tempio.
Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?
Gesù risponde con una controdomanda che mette in scacco gli interlocutori. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini? “Non lo sappiamo”, risposero: “Neanch’io”, risponde Gesù, “Vi dico con quale autorità faccio queste cose.” Subito dopo Gesù introduce la breve parabola di oggi con delle frasi tipiche che ricorrono spesso nei Vangeli.
Si tratta della storia di due figli che vengono inviati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo risponde: “Non ne ho voglia”. Ma poi nella vigna ci va. Il secondo risponde di sì, ma al contrario del primo, nella vigna non ci va. E Gesù domanda: “Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?” Risposero: “Il primo”. Risposta ovvia.
La parabola, quindi, è incastonata tra due domande. Quella iniziale, “Che ve ne pare” al versetto 28 e quella finale? “Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?” al versetto 31.
Se sapete così bene distinguere quale dei due figli ha fatto la volontà del Padre, afferma Gesù, perché non vi comportate alla stessa maniera? A monte c’è quindi un atteggiamento di chiusura ostinata e al tempo stesso ostile nei confronti di Gesù.
Egli in tre parabole successive, quella di oggi, quella dei vignaioli omicidi che ascolteremo domenica prossima e quella degli invitati a nozze che ascolteremo tra due settimane, mette sotto accusa quanti non comprendono che il progetto di Dio si sta realizzando in Gesù.
I due figli stanno a significare due tipi diversi di risposta che gli uomini possono dare all’invito che Dio rivolge a tutti di andare cioè a lavorare nella vigna. Potremmo dire che essi esprimono due tipi diversi di religione. La religione formalistica del mero e astratto assenso della fede che non costa molto all’intelligenza e tantomeno alla volontà e lascia le cose così come sono. E poi c’è la religione delle opere che attua le esigenze della fede e perciò costa fatica.
Di qui il primo impulso a dire di no che poi viene riassorbito dalla faticosa riflessione su se stessi e dal cambiamento di mentalità. Al versetto 30 leggiamo infatti: “Pentitosi ci andò”.
La conclusione di Gesù è a dir poco sferzante e pungente e per certi versi ci coglie di sorpresa. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto. I pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi al contrario avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.
Questa affermazione, ha detto Papa Francesco, non deve indurre a pensare che fanno bene quanti non seguono i comandamenti di Dio. Quelli che non seguono la morale dicono tanto, quelli che vanno in chiesa sono peggio di noi? No, non è questo l’insegnamento di Gesù.
Gesù non addita i pubblicani e le prostitute come modelli di vita, ma come privilegiati della grazia, perché la conversione è sempre una grazia, una grazia che Dio offre a chiunque si apre e si converte a lui. Infatti queste persone ascoltando la sua predicazione si sono pentite e hanno cambiato vita.
Questa parola è provocante e pungente anche per noi. Possiamo essere anche noi come quei sommi sacerdoti anziani del popolo che potremmo sentirci a posto perché osserviamo scrupolosamente tutte le prescrizioni ritualistiche che pronunciamo. Sì, molto facili e rispettosi. Attenzione, finché la volontà di Dio si identifica con la nostra. Dietro a certi sì, cioè può nascondersi un adempimento formale e così scivolare nell’autosufficienza e nel sentirsi a posto.
Concludendo, il primo fratello ha detto di no a suo padre, ma poi, pentitosi, ha detto di sì. Cosa vuol dire questo?
Significa che Dio è paziente con ognuno di noi, non si stanca, non desiste dopo il nostro no, ci lascia liberi anche di allontanarci da lui e di sbagliare. Dio rispetta la nostra libertà e attende sempre con trepidazione il nostro sì.
