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XX Domenica del Tempo Ordinario – Una fede che non teme i silenzi

XX Domenica del Tempo Ordinario – Una fede che non teme i silenzi

L’episodio del Vangelo di questa domenica è presente solo in Matteo e Marco. Si tratta della guarigione della figlia di una donna cananea.

Dopo una disputa con gli scribi e i farisei su ciò che è puro e impuro, Gesù si ritira nel territorio pagano di Tiro e Sidone. Ed è qui che Gesù incontra una donna cananea. Marco aggiunge qualche dettaglio: la donna era greca di stirpe Siro Fenicia. Si tratta quindi di una donna che non apparteneva al popolo di Dio, al popolo eletto e di conseguenza era considerata impura. Nonostante questo, la donna supplica Gesù di guarire sua figlia: “Abbi pietà di me, Signore, figlio di David. Mia figlia è malamente tormentata da un demonio.”

Ciò che sconcerta in questo episodio è la freddezza di Gesù. Ma egli, nota l’evangelista, non le rispose una parola. Da una parte abbiamo una mamma che grida, implora e dall’altra il silenzio. I discepoli allora si rivolgono a Gesù e lo pregano di esaudirla. “Esaudiscila perché ci viene dietro gridando” (alla lettera non è esaudiscila, ma lasciala andare). In sostanza i discepoli chiedono a Gesù di esaudirla per liberarsene, un po’ come facciamo anche noi quando facciamo l’elemosina a qualcuno purché si tolga dai piedi.

Ma Gesù non si smuove e non si commuove, anzi dà una risposta ancora fredda: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele.”

Ma questa donna non demorde, non si scoraggia. Nasce così un dialogo serrato e vivace tra Gesù e questa donna che torna alla carica per la seconda volta: “Signore, aiutami.”

Ma niente da fare. Gesù resta sulle sue posizioni, non cede e si giustifica dicendo: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini.”

Ma non è finita perché la donna accetta quell’appellativo che denotava disprezzo (ricordiamo che i cani erano ritenuti animali impuri) e ribatte: “È vero, Signore”, disse la donna, “Eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.”

Il percorso di fede è compiuto. Ora Gesù può dirle: “Donna, grande è la tua fede, avvenga per te come desideri.” E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Cosa ci ha voluto dire l’evangelista Matteo con questo episodio? Notiamo prima di tutto che l’appellativo Signore (Kyrios) ricorre ben tre volte: all’inizio, al centro del racconto, quando la donna si avvicina e si prostra davanti a Gesù. Prostrarsi, ricordiamolo, è gesto di adorazione che per il mondo è segno di umiliatione, annullamento, mentre per Dio è espressione di un incontro intimo e fecondo con lui. E poi ritroviamo questo appellativo alla fine, nell’ultima battuta della donna.

Questa donna pagana fa un percorso di fede che ci insegna molte cose. Prima di tutto ci ricorda che il vero Israele, il vero popolo di Dio, può essere costituito anche da chi è considerato impuro, purché la sua fede sia limpida. La risposta di Gesù serviva quindi a preparare il terreno a questa affermazione.

In secondo luogo ci ricorda che il percorso della fede può conoscere i cosiddetti silenzi. Di fronte al silenzio iniziale di Gesù, di fronte alla sua inabituale durezza e freddezza, la Cananea, che in fondo ci rappresenta, avrebbe potuto pensare che in fondo era inutile chiedere, supplicare, insistere; avrebbe potuto pensare stizzita e delusa che la sua preghiera era un fallimento. Invece rimane lì a ricordarci che la preghiera non è meno vitale quando tocciamo il silenzio di Dio. Anzi, a volte la vita spirituale si intensifica e si rafforza nelle risposte che non arrivano mai. È la pedagogia di Dio che ha i suoi tempi e le sue vie, come direbbe il profeta Isaia.

E non dimentichiamo che questo silenzio di Dio lo ha sperimentato anche Gesù nel Getsemani, perché solo assaporando anche questo calice Gesù poteva redimere la nostra umanità, solo assumendo la nostra natura umana completa ha potuto soffrire e morire per i nostri peccati.

Prima di concludere, vale la pena ascoltare il grande Agostino. Perché Gesù ha avuto queste reazioni? Il grande vescovo commenta: “Cristo si mostrava indifferente verso di lei, non per rifiutarle la misericordia, ma per infiammare il desiderio.”

 

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