XIX Domenica del Tempo Ordinario – Signore, salvaci!
Il brano di oggi segue immediatamente il miracolo dei cinque pani e due pesci che abbiamo ascoltato domenica scorsa. Siamo sempre nel capitolo 14 di Matteo. In questa sezione narrativa che comprende i capitoli 14-17, Matteo ha raccolto una serie di episodi di conflitto e di rivelazione. La narrazione si snoda alternando scene in cui Gesù e i discepoli sono tra la folla e scene in cui Gesù e i discepoli sono soli. La prospettiva dominante sembra essere la seconda. Si ha l’impressione che Gesù cominci a staccarsi dalle folle per concentrarsi sulla formazione del gruppo dei discepoli.
Mentre Gesù è in preghiera, il lago si agita e anche l’animo dei discepoli si fa burrascoso. È a questo punto che Gesù si avvicina loro camminando sul mare. Alla vista di Gesù che cammina sul mare, i discepoli lo prendono per un fantasma e cominciano a gridare per la paura. Quando Gesù li incoraggia, Pietro prende la parola e chiede quasi una prova per potersi fidare.
Ma la fede di Pietro è ancora bisognosa di fermezza, cresce nel dubbio e nella fatica. Infatti, per la paura comincia ad affondare e si merita il rimprovero di Gesù: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Alla luce di questa parola di Gesù, penso sia bene soffermarci ancora una volta sul tema della fede.
Ne abbiamo parlato altre volte e capita a tutti di sentire persone che dicono di non avere fede. Grande rispetto, ovvio, ma mi viene spontaneo fare sempre questa domanda: «Scusi, ma per lei che cos’è la fede?».
Vorrei ricordare ancora una volta il meraviglioso inizio della prima enciclica di Papa Benedetto XVI, Deus Caritas est, 25 dicembre 2005: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona». La data dell’enciclica non è certamente casuale. Fede allora è accettare di essere abbracciati da quel bambino adagiato in una mangiatoia.
La fede, dirà sempre Papa Benedetto qualche anno dopo, è decidere di stare con il Signore per vivere con lui. La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con lui. E se stiamo con Gesù non affonderemo mai, anche quando, come recita il salmista, l’acqua mi giunge alla gola e non ho nessun sostegno.
Ancora una volta Pietro ci rappresenta bene, ci rappresenta tutti, è il nostro specchio. Non siamo anche noi come lui, dubbiosi, paurosi, dalla fede fragile? Anche noi siamo come su una nave sballottata dalle onde, timorosi, atterriti con la prospettiva di affondare. Ma il discepolo sa che sulla barca il Signore ci sarà sempre, sempre stenderà la sua mano per afferrarci, come ha fatto con Pietro. A noi però viene chiesta una sola cosa, quella di stendere la mano verso di lui.
