V Domenica di Pasqua – Signore, mostraci il Padre
Dopo la domenica del buon pastore, capitolo 10 di Giovanni, la liturgia ci fa fare un bel balzo in avanti. Siamo ormai durante l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. È già avvenuta la lavanda dei piedi e Giuda ha già lasciato il gruppo e Giovanni precisa “Ed era notte”, che non è solo un’annotazione temporale, questa frase dice il dramma del discepolo che abbandona il maestro. Il monito vale anche per noi. Quando si lascia Gesù viene la notte, sopraggiungono le tenebre.
Subito dopo Gesù comincia il primo dei cosiddetti discorsi di Adio 131 fino a 1431. Alcuni preferiscono parlare di istruzioni di Gesù ai discepoli oppure di discorsi testamentari. Si tratta di un genere letterario ben rappresentato sia nella letteratura tardiuda che in quella greco-romana, come pure lungo tutta la Bibbia. Si raccoglievano volentieri le ultime parole e volontà dei grandi personaggi, i loro avvertimenti e disposizioni per i discendenti, il racconto della loro vita esemplare. Basta leggere i testamenti di Giacobbe, di Mosè, di Giosuè. Nel Nuovo Testamento basta ricordare Paolo negli Atti degli Apostoli al capitolo 20. Ora, nel primo discorso di Gesù possiamo ammirare la delicatezza e la pedagogia di Gesù.
L’annuncio del tradimento di Giuda, della partenza di Gesù e del rinnegamento di Pietro ha turbato gli apostoli. Pertanto Gesù si preoccupa che il cuore dei discepoli non sia turbato. La passione vicina. Gesù sa che questo evento sarà causa di grande sconvolgimento per i discepoli. Per questo si preoccupa di rincuorarli. Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. In questo primo discorso intervengono quattro discepoli: Pietro, Tommaso, Filippo e Giuda, non l’Iscariota, precisa l’evangelista.
Questi quattro apostoli pongono delle domande a Gesù. Noi oggi ascolteremo le domande di Tommaso e di Filippo. Queste domande non sono solo di quei quattro discepoli, ma sono anche le nostre domande perché riguardano le difficoltà e le situazioni dei discepoli di ogni tempo. Quindi, per una lettura profonda del testo, che vuol dire attualizzare il testo, occorre prendere il posto di quei primi discepoli.
La richiesta di Filippo è a fine a quella di Tommaso, ma è a un livello più alto. Mostraci il Padre e ci basta. È interessante notare che la presenza di Filippo viene menzionata in tre passi importanti. Anzitutto all’inizio nel contesto della settimana inaugurale allorché vengono introdotti i primi discepoli di Gesù. Filippo viene designato come il compaesano dei due fratelli Andrea e Simone che erano di Bezsaida. La sua vocazione presenta indubbi tratti di singolarità, poiché soltanto lui viene chiamato direttamente da Gesù e interpellato con un seguimi. Filippo poi che invita Natanaele affinché vada da Gesù che egli ha identificato immediatamente come colui di cui hanno scritto Mosè nella legge e i profeti. Potremmo dire con un gioco di parole chiamato chiama. Una seconda volta lo troviamo in occasione della moltiplicazione dei pani. In questa occasione Filippo e successivamente Andrea è messo alla prova da Gesù con la domanda su dove sarà possibile comperare il pane per la gente. Filippo riappare poi in 1220 come portavoce con Andrea della richiesta dei greci di vedere Gesù.
Giungiamo così alla richiesta di Filippo nel contesto del primo discorso di Adio. Signore, mostraci il Padre e ci basta. Essa richiama quella di Mosè rivolta al Signore perché gli mostri la sua gloria. Esodo 33:18. Questa allusione all’antico Testamento è coerente con la prima apparizione di Filippo, allorché dichiarava di aver trovato colui di cui parlavano le Scritture. 145. Filippo è, per così dire, la persona plasmata dall’incontro con le Scritture e insieme proiettato verso l’universale interprete del desiderio che abita nel cuore dell’uomo. Filippo diventa così anche l’immagine dell’uomo che ha un profondo desiderio di conoscere Dio. desiderio e nostalgia che si annidano nel cuore di ogni uomo.
Nella risposta di Gesù si nota anche un amabile rimprovero nei confronti di Filippo, perché nonostante la lunga familiarità con lui, l’apostolo non ha compreso che Gesù è l’unica via per incontrare il Padre. gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me? Ha visto il Padre.” Come per Tommaso, viene ribadita dunque la necessità che il cammino di discepolato porti a scoprire il mistero divino che in Gesù si rivela, il mistero del Padre. Filippo dunque rappresenta il discepolo che necessita di un cammino di approfondimento della fede. In questo cammino il discepolo non è solo, altrimenti si scoraggerebbe e sarebbe destinato al fallimento, come già Filippo aveva capito in occasione della moltiplicazione dei pani, ma può contare sul dono supremo, cioè l’invio dello Spirito Consolatore che rende il discepolo dimora del Padre e di Gesù.
