Solennità di Pentecoste – Dallo Spirito nasce la Chiesa
Con questa solennità termina il tempo pasquale. Da domani riprendiamo il cosiddetto tempo ordinario che ci farà compagnia fino al 28 di novembre. Il 29 novembre celebreremo la prima domenica di Avvento.
Celebriamo dunque la Pentecoste, vocabolo greco che vuol direo sottinteso giorno. Il grande teologo Yves Congar, domenicano francese, ha sintetizzato in maniera ammirabile questa festa: la Pentecoste non è che il 50º giorno di un’unica festa, quella di Pasqua.
In origine era una festa cananea legata intimamente all’agricoltura ed era chiamata la festa delle settimane oppure della mietitura, propriamente la mietitura del frumento. La festa si celebrava sette settimane dopo il taglio delle prime spighe. Il rituale più sviluppato è quello che troviamo nel libro del Levitico al capitolo 23. A partire dall’indomani del sabato in cui è stato presentato il primo covone, si contano sette settimane complete fino all’indomani del settimo sabato, dunque 50 giorni. Da qui, come detto, deriva il nome greco Pentecostos, conquantesimo: questa festa ricevette in Israele una motivazione storica divenendo l’anniversario della consegna della legge a Mosè, una celebrazione che rinnovava l’alleanza nella fede. E nella liturgia cristiana essa assume la sua importanza dall’avvenimento ricordato in Atti capitolo 2: La discesa dello spirito sui discepoli, il dono delle lingue, il discorso di Pietro e la formazione della prima chiesa cristiana.
Luca fa della Pentecoste il giorno natalizio della Chiesa universale. Questo in sintesi quanto celebriamo quest’oggi.
E veniamo al brano del Vangelo. Dopo l’apparizione a Maria di Magdala, Giovanni parla dell’apparizione ai discepoli. Dopo aver alitato sui discepoli, Gesù dice: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro ai cui perdonerete i peccati saranno perdonati. A coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati”.
Il soffio di Gesù simbolizza lo spirito, lo spirito che egli manda e che è il principio della nuova creazione. Interessante il legame immediato tra il dono dello Spirito Santo e il perdono dei peccati. A ben pensarci non può che essere così. Chi accoglie lo spirito, che è l’amore di Dio, accetta di essere amato, perdonato e abbracciato da lui. Come non pensare alla parabola del Padre misericordioso di Luca 15?
Ora possiamo aprire una breve riflessione a proposito della confessione e cominciamo proprio dal nome. La confessione dei peccati è solo uno dei momenti del sacramento della riconciliazione o della penitenza e neanche il più importante, perché posso fare un elenco preciso e dettagliato dei miei peccati e non essere pentito. Il pentimento e la volontà di cambiare vita invece sono il cuore del sacramento. È vero, lungo i secoli questo sacramento ha vissuto cambiamenti, modalità, riforme, adattamenti, crisi. È il sacramento in crisi per eccellenza ormai da tempo, ma la sostanza non è mai cambiata.
Abbiamo cioè sempre bisogno del perdono del Signore. E Gesù ha affidato questo compito ai discepoli. A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati. A coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Più chiaro di così. Solo chi è superbo e arrogante dice di non avere peccati.
Celebrando questa solennità, ricordiamo quanto diceva Papa Benedetto. L’Eucaristia è una Pentecoste perpetua. Poiché ogni volta che celebriamo la Santa Messa, riceviamo lo Spirito Santo che ci unisce più profondamente a Cristo e in lui ci trasforma.
