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Milano – Ohana

Milano – Ohana

Riceviamo da Davide, educatore del Piccolo Cottolengo Don Orione di MIlano, una bella testimonianza di Famiglia con la effe maiuscola che condividiamo.

“Sono passati ormai anni dall’inizio di quel marzo 2020, la data in cui per la prima volta nella storia, milioni di persone dovettero chiudersi in casa per iniziare la lunga lotta, non ancora definitivamente vinta, contro un virus tanto sconosciuto quanto aggressivo e pericoloso.

Sono passati due anni da quando il nostro mondo fatto di uscite, bar, mercati, centri commerciali, gite e vacanze si è trovato centrifugato in un’improvvisa asciugatrice che ce lo ha restituito ristretto, talmente tanto da non riuscire quasi più a riconoscerlo e ancor meno ad abitarlo e abituarcisi.

In questi anni, per lunghi tratti, la nostra finestra su quello che restava della nostra socialità è passata attraverso i vetri del salone del nostro nucleo che si affacciano dal Bassetti 1 alla scuola materna e al nido dell’infanzia di don Orione.

I bambini non lo sanno e non potevano saperlo, ma le nostre ospiti hanno visto la vita attraverso le loro corse in giardino durante le ricreazioni, i loro giochi, il loro rincorrersi e buttarsi a terra e ad ogni tonfo ci buttavamo un po’ anche noi con loro.

Col passare del tempo abbiamo imparato a conoscere sempre meglio i loro orari e ad attendere quando sarebbero usciti in cortile per restare a guardare e ridere delle loro risate e respirare quella libertà che per noi non era ancora possibile vivere.

Una nostra ospite poi, Margherita, fino all’inizio della pandemia, alla scuola materna ci andava ogni giorno a fare volontariato e quelli erano i “suoi” bambini che vedeva crescere da dietro i vetri, ma sempre con lo stesso amore e nell’attesa quotidiana di poterli riabbracciare di persona.

Ci siamo affezionati a questi piccoli che attraversavano le nostre ore portandoci allegria e attimi di spensieratezza. I loro intervalli diventavano per noi delle boccate d’aria, profondi respiri di libertà che ci davano la speranza che presto avremmo potuto anche noi rivivere di persona.

Poi succede “per caso” un mese fa, che una educatrice del nido, Federica, decide di intraprendere un diverso percorso lavorativo e così il suo posto viene preso da Paola, un’altra nostra educatrice che ha lavorato per tanti anni in RSA (Residenza Sanitaria Anziani) e ben conosce le ospiti del nucleo Bassetti 1.

Sappiamo però che il “caso” non esiste e che in realtà non è altro che lo pseudonimo che usa Dio quando non vuole firmarsi personalmente. Le coincidenze, per chi crede, non sono mai frutto dell’ineluttabile, ma celano sempre la mano della Provvidenza che parla attraverso gli eventi concreti delle nostre vite, se solo vogliamo fermarci a leggerli.

Questo “passaggio” non ha fatto che rafforzare in noi la consapevolezza che, come dice il nostro fondatore, siamo un’unica famiglia, un unico corpo, fatto da tante membra, ma che funzionano solo se stanno insieme.

Veniamo così a sapere chiacchierando tra noi, che ai bambini servirebbero dei nuovi giochi, in particolare per il giardino dove, a causa delle intemperie, l’usura è molto più rapida.

Insieme, personale e ospiti del Bassetti 1, decidiamo che avremmo potuto fare qualcosa per quei piccoli che senza saperlo avevano fatto tanto per noi. Toccava a noi essere quella Provvidenza su cui le nostre Opere vivono e crescono e che tanto cara era a san Luigi.

Visto che negli anni attraverso i lavori fatti in laboratorio dalle ospiti in occasione di banchetti, feste, celebrazioni particolari come battesimi o matrimoni, siamo riusciti a mettere da parte qualche risparmio da utilizzare per occasioni speciali, abbiamo pensato di utilizzare una parte di questi ricavi del nostro lavoro per essere solidali coi più piccoli secondo le parole del Vangelo che dicono: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Come abbiamo potuto sperimentare innumerevoli volte la Provvidenza che ci ha favoriti attraverso tantissimi benefattori e amici, così questa volta toccava a noi far circolare la grazia senza trattenere ciò a nostra volta ci era stato donato.

Una famiglia è tale se è solidale, se sa condividere, se sa essere inclusiva, se è attenta a ciascuno dei suoi membri e ai più fragili in particolare, se sa camminare al passo degli ultimi, se sa dialogare e ascoltare, se le sue porte sono aperte a chi ha bisogno, se l’amore ha la meglio sul giudizio, se il servizio è l’unico, vero “potere” su cui basarci.

C’è un bellissimo cartone animato della Disney, Lilo & Stitch, attraversato da un filo costante di senso racchiuso nella parola “ohana”!  ”Ohana significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato..”.

Allora possiamo aprire gli occhi e vedere, dalle innumerevoli finestre della nostra Casa, quante quotidiane possibilità di bene e unità esistono proprio sotto i nostri occhi e iniziare a pensare che il carisma intorno al quale si struttura il nostro stare insieme, appartiene ad ognuno di noi e ognuno è chiamato a custodirlo e condividerlo oggi, lungo i grandi ma familiari spazi del Piccolo Cottolengo.”

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