XXVIII del Tempo Ordinario – Invitati alle nozze
Terminata la parabola dei vignaioli omicidi che abbiamo ascoltato domenica scorsa, Matteo introduce la terza parabola di questa sezione conosciuta come la parabola del banchetto nuziale. Questa parabola è presente solo in Matteo e in Luca. Ma mentre in Matteo si tratta di un invito fatto da un re per le nozze del proprio figlio, in Luca si dice semplicemente che un uomo diede una grande cena e invitò molti. Ricordiamo che le nozze e il banchetto nella Bibbia sono metafore del regno di Dio di cui tanto parlano i profeti.
In entrambe le parabole c’è un rinnovato e pressante invito da parte del re o padrone affinché gli invitati partecipino al banchetto. Le nozze sono pronte. Andate ora ai crocicchi delle strade, leggiamo in Matteo, e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni. E la sala delle nozze si riempì di commensali. Come ricordiamo, questa parabola era molto cara a Papa Francesco che ha parlato di una chiesa come ospedale da campo, una chiesa dove c’è spazio per tutti, tutti, tutti, come ha detto nella Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona nel 2023. Sarebbe interessante una digressione su questo tutti, tutti, tutti, ma non abbiamo tempo. Ricordo tra l’altro che questa è un’espressione che si ritrova anche in Don Orione.
Facciamo alcune riflessioni. La prima è che nonostante l’invito venga fatto più volte, gli invitati rifiutano di parteciparvi. La seconda è che il re non disarma e insiste affinché la sala sia piena. Non importa che gli invitati siano buoni o cattivi, tutti possono partecipare al banchetto. Allora sorge spontanea la domanda: chi sono quelli che rifiutano? Chi sono quelli che accettano?
Secondo una prima ipotesi, Gesù ha raccontato questa parabola per rispondere allo scandalo suscitato dalla sua frequentazione con pubblicani, prostitute e peccatori che, al contrario dei farisei e dei ben pensanti, che non mancano mai, hanno risposto all’appello di Dio rivolto a loro da Gesù. Nella seconda ipotesi lo scenario è da collocarsi nel periodo postpasquale, cioè al tempo delle prime comunità cristiane. La parabola spiegherebbe un dato storico inatteso che certamente ha suscitato molte perplessità fra i primi cristiani. Israele rifiuta il Vangelo, i pagani invece lo accolgono. L’opposizione non passa più all’interno di Israele, ma fra Israele e gli altri popoli. Ma questo vale anche per il nostro tempo.
Se rifiutiamo Gesù e il suo Vangelo, la salvezza passa ad altri. Pertanto, sia nel contesto originario della parabola, sia nel contesto dell’attualizzazione da parte delle prime comunità, il tema resta lo stesso, quello del rifiuto e di conseguenza quello del giudizio. Per rimarcare ulteriormente il tema del giudizio, Matteo inserisce un finale che non c’è nel parallelo di Luca.
È un finale un po’ a sorpresa che è stato un po’ un rompicapo per gli esegeti. Il re entra per osservare i commensali e si accorge che c’è un uomo che non ha la veste di nozze. Questo fatto irrita il re che dice ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre. Là sarà pianto estridore di denti perché molti sono chiamati ma pochi eletti. Ma come? Prima si insiste a più riprese per avere dei commensali buoni o cattivi e poi quest’uomo viene buttato fuori. Non ci vuole molto a capire che si tratta di un’opera redazionale dell’evangelista. Matteo, in sostanza, ha collocato qui questa finale perché gli serviva per sottolineare che il giudizio severo riguarda tutti, non soltanto i primi invitati, quelli che hanno rifiutato l’invito, ma anche i secondi, quelli che avendo accettato l’invito potrebbero illudersi di essere a posto. Diversamente, l’essere entrati nella sala non esaurisce il compito né è una garanzia.
Occorre avere la veste nuziane, occorre cioè un’adesione autentica al Vangelo, non un cristianesimo di vernice, di facciata, per cui ci si sente a posto davanti a Dio e davanti agli uomini solo perché abbiamo ricevuto i sacramenti. Ed eccoci al compito della settimana. Sulla veste bianca del nostro battesimo ci potrebbe essere qualche macchia, quale dobbiamo pulire in questo momento con una certa urgenza.
