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III Domenica di Pasqua – Dallo spezzare il pane alla missione

III Domenica di Pasqua – Dallo spezzare il pane alla missione

Nel Vangelo di oggi ascolteremo il racconto di un’altra apparizione di Gesù risorto. Questa volta egli si mostra a due discepoli che vanno da Gerusalemme a Emmaus.

Il racconto di Luca è  articolato e ricco di particolari. Conosciamo non solo il nome del villaggio verso cui sono diretti due discepoli, ma anche il nome di uno di loro, Cleopa. Emmaus viene citata anche nel primo libro dei Maccabei a proposito della vittoria di Giuda Maccabeo su Gorgia.

L’identificazione di Emmaus è oggi discussa. Stando a quanto scrive Luca, il villaggio distava da Gerusalemme 60 stadi. La Bibbia di Gerusalemme traduceva con circa 7 miglia. L’ultima traduzione facilita la comprensione: circa 11 km.

Luca racconta l’episodio di due discepoli delusi, sconfitti, forse impauriti. Gesù è appena morto sulla croce. Alcune donne dicono di averlo visto, ma nessuno crede alle loro parole. Come è possibile accettare lo scandalo della croce? I sogni e le speranze di questi discepoli sono svaniti nel nulla. Non resta che riprendere la vita di prima col forte disagio di essere considerati degli illusi, dei falliti; sono tristi, avviliti, si ritrovano a mani vuote.

A questo punto entra in scena Gesù che si avvicina ai due discepoli, ma non viene riconosciuto. Questo racconto ha dei passaggi di squisita bellezza pedagogica. Proviamo ad entrare nella scena cercando di attualizzare il testo:

  • L’ascolto: Gesù si accostò e camminava con loro. Egli era sempre al servizio della persona che incontrava per ascoltarla, come diceva Papa Francesco. Si è posto accanto a questi due discepoli feriti incontrando i loro volti, incrociando i loro sguardi, condividendo la loro storia.

  • La condivisione: Gesù domanda loro di che cosa stiano parlando. Lui lo sa, ma si mette in ascolto. Non sale subito in cattedra. Ci stimola a parlare per far emergere i nostri pensieri e le cause profonde delle nostre tristezze.

  • La libertà: Gesù entra nel villaggio della nostra esistenza se gli diciamo: “Resta con noi perché si fa sera”. Senza questo invito, Egli non ha altra possibilità che quella di andare oltre. Egli è molto geloso della nostra libertà.

Oggi quei due discepoli di Emmaus siamo noi. Dopo aver riconosciuto il Signore e spezzato il pane, siamo invitati a partire senza indugio per narrare la gioia dell’incontro. Come ha scritto Giovanni Paolo II, l’incontro con Cristo suscita l’urgenza di testimoniare.

La celebrazione eucaristica deve tradursi in vita eucaristica. I due di Emmaus hanno riconosciuto il maestro dallo spezzare il pane. Proviamo a domandarci: che traccia lascia l’Eucaristia nella nostra vita? Chi ci avvicina percepisce che abbiamo “fatto la comunione”?

 

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