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XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Misericordia e perdono

XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Misericordia e perdono

Domenica scorsa abbiamo ascoltato il primo dei tre annunzi della passione, annunzi che sono presenti in tutti e tre i sinottici. Questi annunzi servono a Gesù nel suo viaggio verso Gerusalemme per istruire i discepoli sulla sua vera identità di Messia. Niente di trionfalistico, tutt’altro. Davanti c’è la logica della croce che lo stesso Pietro, come abbiamo ascoltato domenica scorsa, fa fatica ad accettare.

In questa domenica la liturgia ci propone parte del capitolo 18 di Matteo. Si tratta del quarto discorso con cui è strutturato il suo Vangelo. Nel mese di luglio,  avevamo meditato il capitolo 13, che è il terzo discorso, quello cosiddetto parabolico. Questo quarto discorso, capitolo 18, viene comunemente chiamato discorso comunitario perché in esso vengono date delle norme per la comunità.

Ora questo discorso è collocato nel contesto degli annunci della passione e questa collocazione non è casuale. Gesù sta salendo verso Gerusalemme, sta andando quindi incontro alla sua passione. Secondo Bruno Maggioni il capitolo 18 intende rispondere a questa domanda: “Come deve comportarsi una comunità che intende porsi alla sequela del crocifisso?”

Il capitolo in questione non tratta ovviamente di un solo argomento, anche perché i problemi che incontra una comunità sono molteplici perché molteplici sono le situazioni. Di questo facciamo esperienza un po’ tutti.

Questo discorso comunitario è diviso in due parti, entrambe ruotano attorno ad una domanda: “Chi è il più grande nel regno dei cieli?” Leggiamo all’inizio del capitolo 18, poi più avanti al versetto 21: “Quante volte devo perdonare al fratello che pecca contro di me?” È interessante notare che la prima e la seconda parte terminano con una parabola. Nella prima abbiamo la parabola famosa della pecora smarrita che non ascolteremo questa domenica, mentre la seconda termina con quella del servo spietato, che invece ascolteremo domenica prossima.

Bene, subito dopo la parabola della pecora smarrita, ecco il testo che viene proclamato nella messa. Il tema è quello della correzione fraterna ed introduce la seconda parte del capitolo 18. Gesù qui si mostra grande pedagogo, sa che non è per niente facile mettere in atto la correzione fraterna ed allora dice in sostanza: in un primo momento vedi di risolverla a quattro occhi. Se non si ottiene nulla, prendi con te una o due persone, insomma, cercate una soluzione. Se fallisce anche questo tentativo, coinvolgi la comunità. Se però c’è un muro di gomma, pazienza, tu ce l’hai messa tutta ed allora anche se dispiace sarà per te come un pagano e un pubblicano dice Gesù. Ma questa sarà una sconfitta per tutti, soprattutto per chi mantiene rancore, odio e rabbia.

Ma lo sappiamo bene, con questi compagni di viaggio si vive male, anzi malissimo. Ecco perché Papa Francesco ha scritto: “Il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici.” Misericordiae Vultus numero 9.

Concludo con una riflessione di Amedeo Cencini, sacerdote e psicoterapeuta, autore di numerosi ed interessanti testi: “Chi mi suggerisce le parole giuste al momento giusto? Evidentemente nessuno al di fuori della mia personale esperienza di peccatore giudicato e riconciliato.” La correzione fraterna parte proprio da qui e diventa possibile solo grazie al cammino personale penitenziale. Diversamente siamo chiamati ad essere strumenti del perdono perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio.

 

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