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La Grande Quaresima

La Grande Quaresima

Per la Chiesa d’Oriente, cattolica e ortodossa, la Grande Quaresima inizia sette settimane prima della Pasqua. Il primo giorno è il lunedì, chiamato “lunedì puro”, segnato da uno stretto digiuno. E’ preceduta da alcune domeniche di preparazione, così come avveniva nel rito romano prima della riforma del Vaticano II, con le domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima. Le domeniche propedeutiche sono caratterizzate dalla lettura di alcuni brani evangelici che si ripetono annualmente: domenica di Zaccheo (il desiderio); del pubblicano e del fariseo (l’umiltà); del figliol prodigo (il ritorno); dell’ultimo o del tremendo giudizio (Matteo 25); e ultima, prima del lunedì iniziale, la domenica del Perdono (Matteo 6,14-21), in questo giorno durante la Divina Liturgia i fedeli si chiedono reciprocamente perdono.

Tutti i giorni di Quaresima, eccetto i sabati e le domeniche, sono a-liturgici, non si celebra l’Eucaristia (anche se spesso i parroci celebrano, per comodità dei fedeli). Prende il suo posto una caratteristica liturgia, detta dei Presantificati – che si fa risalire a San Gregorio Magno, detto Gregorio delle “Due Parole” perché i suoi testi si leggevano in latino e in greco – durante la quale non è prevista la consacrazione del pane e del vino, ma viene distribuita la comunione, conservata dalla domenica precedente, presantificata appunto.

Dal lunedì al giovedì della prima settimana e il mercoledì della quinta, in orario opportuno, si aggiunge anche Il Canone di Sant’Andrea vescovo di Creta (660-740), una lunga litania nella quale vengono richiamati fatti e personaggi del Primo e del Nuovo Testamento con lo scopo di suscitare nei fedeli il desiderio di imitazione: “Un tempo Eliseo ricevette il mantello di Elia e una uguale benedizione da Dio; e tu, anima, hai respinto questa benedizione a causa delle tue intemperanze”. Ogni litania è seguita da una richiesta di perdono a Dio e da una prostrazione con ginocchia e fronte a terra, una pratica molto comune e caratteristica di tutta la Quaresima. Nella funzione del mercoledì della quinta settimana di queste prostrazioni se ne fanno 365, una per ogni giorno dell’anno, una buona ginnastica, per chi riesce a farle tutte.

Le domeniche di Quaresima – durante le quali si celebra la Divina Liturgia con l’anafora di San Basilio Magno, molto più lunga ed elaborata rispetto a quella di San Giovanni Crisostomo che si usa normalmente negli altri giorni – sono caratterizzate dalla presenza contemporanea di due temi: uno fa riferimento ai significati propri del tempo liturgico; l’altro proviene dallo sviluppo storico della Chiesa, dal ricordo di avvenimenti o di persone, come i santi, che ne hanno segnato la vita. Il ciclo liturgico è sempre annuale.

Nella prima domenica si legge il Vangelo della chiamata di Natanaele, che si conclude con la visione dei cieli aperti e degli angeli che salgono e scendono, chiaro riferimento al sogno di Giacobbe: un tema di profonda spiritualità marca da subito l’inizio della Quaresima. E’ anche il giorno in cui si celebra il trionfo dell’Ortodossia, la vittoria sull’Iconoclastia e il ristabilimento della venerazione delle icone, a Costantinopoli nell’843. E’ il trionfo dell’ortodossia della Chiesa indivisa, siamo ancora nel primo millennio, in occidente e in oriente è confermato il culto delle immagini.

Il perdono dei peccati al paralitico di Cafarnao, calato davanti a Gesù attraverso un’apertura del tetto, è il tema della seconda domenica. La Chiesa Ortodossa ricorda anche San Gregorio Palamas (1296-1359), il più grande teologo bizantino (una specie di San Tommaso D’Aquino orientale), che più di ogni altro ancora oggi ha un notevole influsso sulla teologia ortodossa; la difesa dei suoi insegnamenti nel XVI secolo fu acclamata come un secondo trionfo dell’Ortodossia. Vissuto dopo la divisione della Chiesa non è entrato nel calendario cattolico.

La terza domenica è quella dell’adorazione della Croce, in tutte le chiese viene posta in venerazione una croce, davanti alla quale i fedeli fanno profonde prostrazioni, mentre si cantano con grande trasporto e con una solenne melodia queste parole: “La tua Croce adoriamo o Signore! La tua santa Risurrezione acclamiamo!”. Il Vangelo riferisce dell’invito di Gesù a portare la croce dietro a lui.

Nella quarta si legge il miracolo della guarigione del ragazzo epilettico, ottenuta dalla fede del padre che rivolto al Signore dice: “Credo, aiutami nella mia incredulità”. Gli ortodossi ricordano anche San Giovanni Climaco (579-649), grande testimone dell’ascetismo cristiano, modello dei penitenti e autore de “La scala del Paradiso”, testo cardine della spiritualità.

L’annuncio della morte e della risurrezione da parte di Gesù, nella quinta domenica, introduce i due temi fondamentali della Quaresima e dell’ormai imminente Grande Settimana pasquale. Gli ortodossi fanno memoria di Maria Egiziaca (344-421), una santa penitente del deserto, quasi sconosciuta in Occidente, eppure potentemente ritratta dal Tintoretto nella sala terrena della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, città da sempre aperta verso l’Oriente.

La sesta domenica ricorda l’ingresso di Gesù in Gerusalemme ed è chiamata la “Domenica dei Fiori”, perché mentre nei riti occidentali in questo giorno si benedicono le palme, in oriente si benedicono i fiori.

Anche i sabati, che con le domeniche sono gli unici giorni in cui si celebra l’Eucaristia, hanno un posto speciale nell’economia simbolica della Quaresima. Non è possibile qui seguire l’intero percorso rituale, basta ricordare i due sabati decisivi di questo e di tutto il tempo liturgico: il Sabato di Lazzaro, in cui si legge il Vangelo della risurrezione dell’amico del Signore, che precede la domenica dei Fiori, e il Grande e Santo Sabato. In essi si mostra che la morte è stata trasformata, è diventata il “passaggio” nella nuova creazione.

Il tema della morte è presente anche in tutti gli altri sabati della Quaresima, ognuno di essi è denominato il “sabato dei morti”. La pietà popolare in questo giorno fa celebrare la Liturgia in suffragio dei propri defunti, usanza che nel tempo si è estesa anche ai mercoledì e ai venerdì quaresimali, con le “Sorokousty”, speciali preghiere per i trapassati.

Il digiuno è un’altra grande caratteristica di questo periodo, una pratica molto diffusa e sentita, che tocca ancora le coscienze, tanto è vero che molti nella confessione si accusano di non averlo eventualmente osservato. Ogni Chiesa ha le sue regole per il digiuno ed è impossibile elencarle tutte in poco spazio. Qui viene riportato solo quanto è stabilito dalla Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, le altre comunità ecclesiali hanno norme simili, qualcuna è più rigida e per esempio vieta di mangiare anche il pesce: il primo lunedì di Quaresima e il Venerdì Santo bisogna astenersi dalle carni, dal latte, dalle uova e da tutti i loro composti e derivati, formaggio compreso; tutti i giorni della prima settimana e della Settimana Santa non si mangia carne; anche in ogni lunedì, mercoledì e venerdì di Quaresima bisogna astenersi dalle carni. In tutti i giorni quaresimali i fedeli devono evitare la partecipazione alle feste di nozze – quelle sacramentali in questo periodo sono proibite – a divertimenti, balli e a tutti gli altri svaghi.

Il digiuno è il primo comandamento conosciuto dall’umanità: Adamo ricevette l’ordine di “non mangiare” dei frutti dell’albero. Dio ha messo un limite all’uomo, che ha perso definitivamente se stesso quando ha voluto negarlo. Il digiuno è una pratica simbolica che evoca la necessità di ristabilire questo limite, di provare nella propria carne il bisogno di ciò che non si ha e la nostalgia di ciò che ancora non si è, ma che si avrà e che si sarà, quando verrà saziato il desiderio di infinito e saremo riempiti dal “totalmente Altro”.

Il senso del tempo di Quaresima è descritto bene da questa antifona della Vechirnja del martedì dopo la domenica del Perdono: “Accogliamo nella gioia, o credenti, il divino annuncio della Quaresima. Come i niniviti di un tempo, come le prostitute e i pubblicani, che ascoltavano Giovanni predicare il pentimento attraverso l’astinenza, prepariamoci alla Comunione del Signore. Prepariamoci ad adorare la Croce e la Risurrezione di Cristo nostro Dio. Non deluderci nella nostra speranza o Amico degli uomini”.

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