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Editoriale – Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria

Editoriale – Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria

Riceviamo questo elaborato dal giovane Francesco Volpe.

Avete presente la famosissima scena del film “Odissea nello Spazio” del regista Stanley Kubrick? Scimmie che uccidono altre scimmie per spirito di sopravvivenza.  Pensate un po’ se un mondo del genere diventasse realtà.  Nessuno sarebbe in grado di pensare, di avere delle idee o di fare ipotesi. Il sapere non esisterebbe e la curiosità non smuoverebbe l’animo umano. Che tipo di mondo sarebbe?
La conoscenza rappresenta l’albero motore della vita. Tutto parte dalla consapevolezza di esistere e dalla perenne scoperta che nel fare, la vita acquisisce finalmente un senso. Un uomo senza sapere è semplicemente un animale in balìa della passività. Cito un altro film: “Tempi moderni” di Charlie Chaplin. Quel tipo di uomo, così alienato e costretto esclusivamente a lavorare in modo meccanico, è un individuo che perde ogni forma di curiosità. È quella scimmia kubrickiana che ucciderebbe l’altro senza saperne il perché. La conoscenza, invece, porta a scoprire la bellezza dell’autoconsapevolezza. Tutto parte dalla creatività. Questa è la vera rivoluzione intellettiva.
Il concetto di formazione è sempre stato molto caro a Don Orione. Dare un pezzo di pane a chi ha bisogno d’aiuto rappresenta il gesto di carità per eccellenza ed è anche quello più immediato. Non è, però, l’obiettivo finale. Se la sfida è quella di integrare un individuo all’interno di un determinato contesto sociale, i fattori da considerare e confrontare sono molteplici e molto più eterogenei fra loro. L’istruzione diventa il fattore più importante. Acquisire determinate competenze è fondamentale se si ha l’intenzione di realizzarsi prima come individui e poi come cittadini.  
Tuttavia, bisogna prendere atto che i tempi sono cambiati: il concetto di nazionalismo ha lasciato spazio a quello di globalizzazione e di mondializzazione; il relativismo culturale è diventato un dato di fatto e le molteplici diversità di cui tanto si parla vanno tutelate e integrate.  Tutto questo è visibilmente tangibile nella rivoluzione tecnologica per eccellenza: “Il digitale”.  Con l’avvento delle nuove tecnologie, le abitudini e gli stili di vita delle persone si sono diversificati e per stare alla testa dei tempi urge acquisire competenze sempre più tecniche. Questi tecnicismi rischiano di escludere le attività intellettive.  Dire “soffermati sulle piccole cose” sembra più una frase dei Baci Perugina, che un consiglio per chi vive un momento di smarrimento.  Confrontandoci con le statistiche, è ancor più sconvolgente che la maggior parte delle persone legga solo un libro l’anno.  In un’ipotetica tavola rotonda, la parola spetterebbe al sociologo italiano, Giovanni Sartori, che affermerebbe con convinzione: “Homo Videns”. Come dargli torto! In questa società conta più l’immagine che il testo. Questo perché si hanno talmente tante cose da fare che il tempo deve essere investito in cose più tecniche e meccaniche. La lettura è un atto cognitivamente complesso che richiede molta attenzione e concentrazione.  
La parola, poi, spetterebbe a Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.  La lettura rappresenta lo strumento formativo più classico. Non è immediata quanto un’immagine, ma permette di esercitare il pensiero in modo più risolutivo. Con l’avvento del digitale, sempre più libri si sono trasformati in eBook e si rischia di leggere in modo meccanico. Le nuove generazioni concepiscono questo tipo di attività in chiave troppo accademica, escludendo quella prettamente emancipatoria. Di questo passo si diventerà schiavi delle futili leggi del mercato e si perderà l’essenza del ragionamento, della formazione personale e della spiritualità: “La lettura è nutrimento dello spirito”. Quello che bisognerebbe imparare a fare, è riscoprire la carta stampata, il bello della lettura e di tutte quelle realtà in cui possiamo sentirci protagonisti. La creatività e le infinite allegorie che vivono nel nostro mondo interiore rappresentano la vera salvezza dell’uomo.

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