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Festa dell’Universale Esaltazione della Veneranda e Vivificante Croce

Festa dell’Universale Esaltazione della Veneranda e Vivificante Croce

O croce, segno luminoso tra gli astri, tu hai prefigurato un trofeo di vittoria al piissimo re; sua madre, avendoti ritrovato, ha fatto di te l’ornamento del mondo. Esaltandoti in questo giorno, noi, cori di fedeli, gridiamo: Illuminaci col tuo splendore, o croce vivificante; santificaci per la tua virtù, o croce veneranda, e rafforzaci per la tua esaltazione, innalzata contro la schiera dei nemici. (Dalla Liturgia bizantina)

La celebrazione del 14 settembre, inserita dal papa orientale Sergio I (687-701), è una delle 12 grandi feste dell’Anno liturgico orientale. È preceduta dal giorno della vigilia, che celebra la dedicazione della basilica della Risurrezione, e si prolunga per una settimana fino al 21 settembre.
 
TITOLO DELLA CELEBRAZIONE
La festa di oggi, come dice il titolo, è una “esaltazione” della Croce. Mentre il Venerdì Santo celebra la Crocifissione nel contesto del Triduo Pasquale di passione, morte e risurrezione, la celebrazione odierna ne commemora i frutti e gli effetti salvifici (per questo “vivificante”). Pertanto il dolore ed il pianto, propri del Venerdì Santo, lasciano il posto alla gioia della salvezza ottenuta dalla Croce, diventata “arma di pace” e “vessillo di vittoria”.
Dal titolo della festa emerge anche l’aggettivo “universale”. Come dice un tropario della festa: “I quattro angoli della terra, o Cristo nostro Dio, sono oggi santificati”. Con questa celebrazione si riconosce che la vittoria della Croce, con la sua vivificante salvezza, si estende all’intero universo, abbracciando ogni uomo, di ogni luogo e razza. Per questo fin dai primordi nella cerimonia dell’Esaltazione il sacerdote benedice i quattro punti cardinali.

ORIGINE DELLA FESTA
La festa dell’Esaltazione è collegata ad alcuni eventi storici legati alla Santa Croce, ed in particolare al suo ritrovamento.
Un’antichissima tradizione tramanda che sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, ritrovò il 14 settembre del 320 a Gerusalemme le tre croci: quella di Gesù e dei 2 ladroni. La vera Croce di Cristo sarebbe stata riconosciuta attraverso una guarigione avvenuta al suo contatto. Con ciò si diede inizio alla venerazione pubblica del Santo Legno. “Appena la notizia della scoperta si diffuse nella Città Santa, una vasta folla si radunò per venerare la Croce del Signore. Il Patriarca di Gerusalemme, san Macario, la portò su di un pulpito: e quando il popolo la vide innalzata verso l’alto, tutti assieme gridarono, decine di volte -Kyrie eleison-”.
Una parte del Santo Legno fu custodito nella Basilica del “Santo Sepolcro” o dell’Anàstasis, la parte restante fu custodita da Sant’Elena a Roma nella sua cappella privata, divenuta poi “Santa Croce in Gerusalemme”.
Insieme al grande evento del ritrovamento in questo grande giorno si commemora anche una seconda grande Esaltazione della Croce, a Costantinopoli: nel 628 l’imperatore Eraclio, sconfiggendo il re Persiano Cosroe, recuperò il Santo Legno caduto nelle mani dei Persiani durante il saccheggio di Gerusalemme del 4 maggio 614.
Infine in questo giorno di esultanza la liturgia orientale nei suoi versi di straordinaria bellezza ricorda anche un altro evento del trionfo della Croce: la visione dell’imperatore Costantino nell’anno 312, poco prima della vittoria su Massenzio.

ICONA
Le icone che riproducono la celebrazione della dell’universale Esaltazione della veneranda e vivificante Croce sono diverse per stile e contesto geografico, ma hanno tutte degli elementi in comune che le contraddistinguono.
Al centro vi è il vescovo Macario che innalza la Santa Croce ritrovata, con la quale benedice la folla esultante. In quasi tutte le icone sono presenti Sant’Elena ed il figlio Costantino (che gli ortodossi venerano come un santo). Maestosa nello sfondo spicca la grande basilica del Santo Sepolcro, diversa a seconda dei luoghi e degli stili.

TEMI CARATTERISTICI DEI TROPARI
I testi dell’ufficiatura bizantina sviluppano soprattutto due temi: l’analogia tra l’albero del Paradiso e quello della Croce e le prefigurazioni veterotestamentarie del santo Legno.
“Venite, genti tutte, adoriamo il legno benedetto per il quale si è realizzata l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ha ingannato il progenitore Adamo, viene adescato dalla Croce, e cade travolto in una funesta caduta. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente, ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero, e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato”.
“la Croce che ha portato l’Altissimo, quale grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa siamo stati tutti attratti a Dio, e la morte è stata del tutto inghiottita. O albero immacolato, per il quale gustiamo il cibo immortale dell’Eden, dando gloria a Cristo!”.
“Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek e abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua Croce preziosa, o Cristo Dio”
“tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso volgendolo contro i carri del faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile”

Croce di Cristo, speranza dei cristiani,
guida degli smarriti, porto dei travagliati,
vittoria nelle battaglie, sostegno dell’universo,
medico dei malati, risurrezione dei morti, abbi pietà di noi.

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