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Il Papa anticipa il COP21

Il Papa anticipa il COP21

Papa Bergoglio parla in spagnolo, nel palazzo che ospita anche gli uffici di due programmi delle Nazioni Unite, l’UNEP (United Nations Enviroment Programme) e l’UN-Habitat (United Nations Human Settlements Programme). Accolto dalla direttrice generale UNON, Sahle-Work Zewde, Francesco ha firmato il libro d’oro e ha piantato simbolicamente un albero prima di entrare nella sala delle conferenze del Green Building dove lo attendevano circa tremila persone.

Il Papa incoraggia «l’impegno di organismi internazionali e di organizzazioni della società civile che sensibilizzano le popolazioni e cooperano in modo critico, anche utilizzando legittimi meccanismi di pressione, affinché ogni governo adempia il proprio e non delegabile dovere di preservare l’ambiente e le risorse naturali del proprio Paese, senza vendersi a ambigui interessi locali o internazionali».

Quindi ricorda l’imminente appuntamento di COP21: «Fra pochi giorni inizierà a Parigi una riunione importante sul cambiamento climatico, in cui la comunità internazionale in quanto tale affronterà nuovamente questa problematica. Sarebbe triste e, oserei dire, perfino catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti».

Francesco ribadisce che «l’abuso e la distruzione dell’ambiente sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione» e definisce COP21 «un passo importante nel processo di sviluppo di un nuovo sistema energetico che dipenda al minimo da combustibili fossili, punti all’efficienza energetica e si basi sull’uso di energia a basso o nullo contenuto di carbonio. Ci troviamo di fronte al grande impegno politico ed economico di reimpostare e correggere le disfunzioni e le distorsioni del modello di sviluppo attuale». L’accordo di Parigi può dare un «segnale chiaro in questa direzione», se si eviterà «qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze».

Non bastano le parole e le dichiarazioni di principio. Servono istituzioni che «siano realmente efficaci». Per questo Francesco spera che COP21 «porti a concludere un accordo globale e “trasformatore”, basato sui principi di solidarietà, giustizia, equità e partecipazione, e orienti al raggiungimento di tre obiettivi, complessi e al tempo stesso interdipendenti: la riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la povertà e il rispetto della dignità umana». Bisogna «mettere l’economia e la politica al servizio dei popoli dove l’essere umano, in armonia con la natura, struttura l’intero sistema di produzione e distribuzione»

Per realizzare questo necessario cambio di rotta serve istruzione e formazione, «un processo educativo che promuova nuovi stili di vita. Un nuovo stile culturale. Ciò richiede una formazione destinata a far crescere nei bambini e nelle bambine, nelle donne e negli uomini, nei giovani e negli adulti, l’assunzione di una cultura della cura: cura di sé, cura degli altri, cura dell’ambiente».

Francesco cita le «forme estreme e scandalose di scarto e di esclusione sociale, come sono le nuove forme di schiavitù, il traffico delle persone, il lavoro forzato, la prostituzione, il traffico di organi». Come pure «i migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale». Parla dei rapidi processi di urbanizzazione e delle città diventate invivibili, con l’aumento della violenza e dell’uso di droghe. Ricorda che fra pochi giorni qui a Nairobi si aprirà la 10ª Conferenza Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

«Pur riconoscendo il molto lavoro fatto in questo settore, sembra che non si sia ancora raggiunto – spiega Francesco – un sistema commerciale internazionale equo e completamente al servizio della lotta contro la povertà e l’esclusione». In particolare, il Papa si unisce «alle preoccupazioni di molte realtà impegnate nella cooperazione allo sviluppo e nell’assistenza sanitaria» per gli accordi sulla proprietà intellettuale e l’accesso ai farmaci e all’assistenza sanitaria di base.

«I Trattati regionali di libero scambio in materia di protezione della proprietà intellettuale, in particolare nel settore farmaceutico e delle biotecnologie – continua il Pontefice –  dovrebbero essere uno strumento per garantire un minimo di cura e di accesso alle cure essenziali per tutti». Dando ai Paesi più poveri «il tempo, l’elasticità e le eccezioni necessarie ad un adeguamento ordinato e non traumatico alle regole commerciali». Senza «comportare il minimo danno ai sistemi sanitari e di protezione sociale esistenti». «Alcuni temi sanitari, come l’eliminazione della malaria e della tubercolosi, la cura delle cosiddette malattie “orfane” e i settori trascurati della medicina tropicale – spiega Bergoglio – richiedono un’attenzione politica prioritaria, al di sopra di qualsiasi altro interesse commerciale o politico».

Infine, Francesco cita i «traffici illeciti che crescono in un contesto di povertà e che, a loro volta, alimentano la povertà e l’esclusione. Il commercio illegale di diamanti e pietre preziose, di metalli rari o di alto valore strategico, di legname e materiale biologico, e di prodotti di origine animale, come il caso del traffico di avorio e il conseguente sterminio di elefanti, alimenta l’instabilità politica, la criminalità organizzata e il terrorismo». Situazioni di cui tanti Paesi africani fanno purtroppo esperienza quotidiana.

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