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Il Sinodo si interroga

Il Sinodo si interroga

«In queste settimane molte famiglie, molte persone, hanno pregato per il Sinodo, e questo non può rimanere senza effetti». L’ha raccontato il cardinale Walter Kasper in un’intervista all’Agenzia Sir. «Personalmente – ha proseguito il cardinale teologo, a cui il Papa aveva affidato la controversa relazione al Concistoro del febbraio 2014 – spero in un’apertura, in una maggioranza a favore della comunione ai divorziati risposati, con un processo di integrazione nelle parrocchie e nella vita della Chiesa. Vediamo molte famiglie in posizioni irregolari, ma anche loro sono figli di Dio. Anche loro hanno bisogno del Pane della vita, perché l’Eucarestia non è per gli “ottimi” ma per i peccatori, e tutti siamo peccatori».

Il tema della comunione ai divorziati risposati continua a tenere banco tra i padri sinodali per quanto – come più volte è stato ribadito – non sia né l’unico né il più importante argomento nell’agenda del Sinodo. Il grande spazio comunque riservato al dilemma “comunione sì, comunione no” anche nell’ambito dei Circoli minori e la crescente attesa mediatica, hanno contribuito a trasformare la questione nel simbolo dell’attenzione riservata dalla Chiesa al rinnovamento della pastorale per le famiglie ferite.

L’hanno confermato i vescovi intervenuti al briefing di ieri mattina, dove è stato ricordato anche l’episodio del bambino che ha condiviso l’ostia con i genitori, separati divorziati, in occasione della sua Prima Comunione. «Questo dramma ci riguarda tutti e ci ha fatto pensare. Ma non siamo arrivati alla fine del Sinodo e non è ancora l’ora delle decisioni», ha commentato il patriarca di Gerusalemme Fouad Twal. «Quello che questa storia ci dice – ha aggiunto l’arcivescovo australiano Mark Benedict Coleridge – è che dobbiamo restare in contatto con la realtà. Dobbiamo radicarci in essa. Una chiesa sinodale è anzitutto una Chiesa in ascolto».
Dal punto di vista delle modalità con cui esprimere questa rinnovata volontà di accoglienza da parte delle Chiesa nei confronti delle famiglie ferite, sembra difficile una riammissione generalizzata ai sacramenti. Sono emerse invece due opzioni preferenziali. Da una parte l’ipotesi di un cammino penitenziale all’interno del quale una commissione diocesana presieduta dal vescovo esamini caso per caso, verificando le motivazioni reali che spingono la coppia a quella separazione. Dall’altro ha trovato molti consensi la richiesta dki un intervento dottrinale del Papa, magari durante l’Anno Santo della misericordia, come ha sottolineato il cardinale Coleridge. Opinioni che, in ogni caso – come tutti i padri sinodali hanno confermato – vengono espresse in un clima di autentico ascolto, con una “parresia” che non compromette né serenità degli interventi né il rispetto reciproco.

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