"Nelle nostre case vi sarà quel buon umore, che è proprio delle famiglie religiose ferventi e di buono spirito."
Don Orione

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Los desamparados

Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Venerdì, 01 Settembre 2017

Roma - Una sola famiglia in preghiera

Il Consiglio generale dell'Opera Don Orione ha pensato di proporre, ogni mese, un’intenzione comune per tutta la Congregazione, tenendo presente le diverse e attuali situazioni della nostra vita di Famiglia Orionina. Questa intenzione potrà essere pregata, a discrezione della Comunità, alla fine dell’invocazioni della Liturgia delle Ore o, preferibilmente, dopo la preghiera per le intenzioni del Papa e della Chiesa, suggerite dall’Apostolato della Preghiera. Insieme alla presentazione dell’intenzione di preghiera della Congregazione, saranno riportati anche i nomi delle persone della Famiglia Orionina (religiosi, suore, parenti e amici) decedute nell’ultimo mese. Inoltre, saranno presentati i più importanti eventi del mese.

Per vedere le intenzioni di settembre clicca QUI

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È molto forte il legame tra Sant’Antonio ed il rione di Via Bissuola a Mestre, il quartiere nel quale, dal 1958, i religiosi dell’Opera Don Orione accolgono tanti giovani di Mestre per l’ambito formativo ed educativo.
Proprio di fronte all’ingresso dell’Istituto vi è una piccola edicola dedicata a Sant’Antonio quale ringraziamento degli abitanti del quartiere al termine della seconda guerra mondiale.
E di quanto sia forte ed importante la devozione a Sant’Antonio ne abbiamo avuto l’ennesima conferma nel momento di celebrazione e di festa pensato ed organizzato dalla Comunità Religiosa del Berna guidata dal Direttore Don Stefano Bortolato.
La Santa Messa concelebrata dai religiosi della Casa e, direttamente da Roma, dall’ex Direttore Don Oreste Maiolini con la partecipazione del parroco della Parrocchia di Santa Maria della Pace, animata dal coro della parrocchia dei Servi di Maria (l’istituto Berna si trova all’interno-vicino ad entrambe le parrocchie) ha visto la presenza di tantissime persone, ben oltre le aspettative.
Tanti amici, tante persone che hanno a cuore Sant’Antonio e il Berna, per la loro importante opera a servizio di tanti ragazzi e giovani di Mestre.
Buonissima poi la presenza di tantissimi collaboratori-dipendenti dell’Istituto, di ogni ambito, soprattutto quello dei docenti dei vari corsi, da quello della scuola primaria a quello del C.F.P., oltre agli studenti universitari ed ai giovani lavoratori della casa Religiosa di Ospitalità.
Al termine della celebrazione il semplice, ma molto atteso ed apprezzato gesto della benedizione del “Panino di Sant’Antonio” con la consegna a tutti i presenti.
Il bel momento insieme, vissuto in un clima davvero familiare e di grande amicizia, si è concluso nel piazzale dell’Istituto dove - accompagnati dalla musica e dalle canzoni di Ciro - il personale della società Sodexo che cura i pasti del Berna, ha servito un ricchissimo e gustosissimo buffet.


NOTA SUL PANINO DI SANT’ANTONIO
In alcune chiese francescane o, comunque, legate particolarmente a sant'Antonio, il giorno della sua festa (13 giugno) si è soliti benedire dei semplici piccoli pani, che poi vengono distribuiti ai fedeli e consumati per devozione.
Tale devozione deriva certamente dall'iniziativa del "pane dei poveri" che nel passato era molto viva e diffusa nelle chiese. Anche oggi, nei pressi della Basilica di Sant’Antonio a Padova, operano la “Caritas antoniana” e l’“Opera del Pane di Poveri”, due organizzazioni che esprimono in forme più attuali e diversificate l'aiuto materiale verso i bisognosi.
L'accentuato e complesso fenomeno della carità, che fa capo al santuario, dipende certo dalla generosità che i pellegrini o i devoti attraverso il “Messaggero di S.Antonio” mettono a disposizione dei poveri. Quanto essi compiono è la continuazione della riconoscenza verso il Santo così prodigo di consigli, aiuto e grazie.
Basti ricordare il commovente episodio del miracolo di Tommasino e della sua giovane mamma che, ottenuta la guarigione del figlio per intercessione del Santo, decise di offrire al convento per un certo periodo di tempo tanto pane quanto pesava il suo bambino, perché potesse essere ridonato alle mamme povere.

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Martedì 13 giugno, la Parrocchia orionina di “San Pietro Apostolo” in Voghera ha celebrato la festa in onore di Sant’Antonio di Padova. Per l’intera giornata, molti fedeli e devoti hanno partecipato alle celebrazioni e portato nelle loro case i “panini benedetti” in onore del Santo. La Celebrazione principale è stata presieduta dal nostro vescovo Mons. Vittorio Francesco Viola cui è seguita la Processione per le vie della città conclusa con il tradizionale “panegirico”.  
“O tu di Padova, mirabil Santo!”, questo bellissimo inno è riecheggiato in onore a Sant’Antonio da parte dei numerosi fedeli della città e dintorni recatisi per invocare la sua protezione e implorare grazie. Il canto delle Lodi ha dato inizio alla giornata che ha visto come da programma la celebrazione delle Sante Messe presiedute dai sacerdoti orionini della comunità e da Padre Cristoforo, custode del Convento dei Frati della città, i quali hanno incentrato la loro riflessione sull’esempio di Antonio “insigne predicatore e patrono dei poveri e dei sofferenti”. Il pomeriggio è festa per “i più piccoli”. Nel cortile dell’oratorio il parroco Don Loris Giacomelli ha benedetto i bambini affidandoli alla protezione del Santo. In Chiesa, è stato recitato il rosario, i solenni vespri e la Santa Messa presieduta da Don Luca Ingrascì, novello sacerdote orionino originario della parrocchia. La sera, il momento solenne della festa con la celebrazione della Santa Messa e Processione per le strade della Parrocchia presieduta dal vescovo Mons. Vittorio Francesco Viola ed animata con canti e preghiere. Al termine, Mons. Viola nel “panegirico” ha posto l’accento ad alcune indicazioni pratiche per i presenti, tratte dagli insegnamenti di vita di Sant’Antonio. “I segni che abbiamo esposto manifestano la nostra partecipazione, modo nel quale diciamo la nostra fede di cui dobbiamo essere contenti e orgogliosi perché è un dono ricevuto e quest’affetto che abbiamo in Sant’Antonio è stato trasformato in una lode d’intercessione per sentire vicino a noi la protezione di Dio attraverso la sua figura. Noi crediamo in un Dio che si è incarnato! La santità in mezzo a noi, nello splendore di Antonio, è il modo con il quale sentiamo Dio accanto a noi. Egli nella sua vita scrisse un’abbondanza di citazioni studiando ed approfondendo la Parola e il Mistero di Dio, segno evidente di un cuore attratto da Lui. Il Signore si è voluto servire per l’annuncio del Vangelo, per la predicazione ardente di Antonio che docile all’azione dello Spirito si lascia usare e tutta la sua vita è presa da questo servizio alla Parola e attenzione per i poveri, gli ultimi. Se muore giovane è perché messo alla prova dalla fatica del lavoro apostolico, Don Orione direbbe: “tre volte morto a motivo del Vangelo”. Vogliamo guardare a lui come modello di vita cristiana e chiedergli qualcosa del desiderio di Dio che ha infiammato il suo cuore, innamorandoci sempre più della Scrittura e lasciare che essa agisca dentro di noi. Vorremmo sentire anche solo per un istante Antonio: il desiderio che lui ha sentito nell’offerta della sua vita per Gesù Cristo, lasciando che poi Dio porti a compimento in ciascuno di noi, il modo che Lui ha pensato di renderci conformi alla Sua offerta. Vogliamo chiedere un miracolo ad Antonio: “sentire quel desiderio d’amore che ha sentito nel vedere i primi martiri francescani. Un desiderio di appartenenza totale, piena, assoluta, incondizionata, illimitata a Gesù Cristo. Vogliamo poter sentire qualcosa della sua solidarietà, del suo amore per i poveri, perché sappiamo che non possiamo amare Dio che non vediamo se non amiamo il fratello che vediamo”. Il vescovo ha poi terminato con questo invito: “Amati da Dio vogliamo imparare ad amarci tra di noi”.

Clicca QUI per ascoltare l'omelia

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Ritiro Spirituale straordinario di Quaresima al Centro Don Orione di Monte Mario nella vigilia della nascita al cielo di Don Orione -12 marzo 1940-.

La meditazione di Don Paolo Clerici sul tema: Quaresima tempo di conversione con i suggerimenti che Papa Francesco ci propone nella sua lettera in questo tempo di grazia in preparazione alla Pasqua del 2017: " La Parola è un dono. L'altro è un dono".  Clicca QUI per leggere e scaricare la meditazione.

Erano presenti i Confratelli della Comunità del Centro Don Orione di Monte Mario, due Confratelli della Comunità del Vaticano, due Confratelli del Consiglio Provinciale, due Confratelli della Comunità di Anzio e un Confratello della Comunità di Palermo.

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A Villa San Biagio, Sabato 11 e Domenica 12 marzo, c’è stato il secondo appuntamento in preparazione alla Pasqua.  Sono mini-ritiri spirituali: 24 ore di pace, preghiera e comunicazione fraterna… Ma anche di seria riflessione su temi di vita e di fede. In ascolto di personaggi biblici che vengono considerati ormai come amici, si approfondiscono alcuni temi di grande attualità. In questa occasione un gruppo di circa 25 persone con la guida di Don Vincenzo Alesiani si è interrogato sul messaggio centrale del Profeta Osea: “Amore io voglio…Ma quale amore?”  Tema delicato e coinvolgente che ha suscitato belle e anche sofferte risonanze dei partecipanti.
La domenica, in contemporanea anche le suore della diocesi, sotto la guida del Vescovo Armando Trasarti, hanno vissuto una mattinata di ritiro spirituale conclusosi con un pranzo in fraternità.
La Quaresima è tempo propizio per rinnovarsi spiritualmente e prepararsi alla Pasqua. Ed è bello farlo anche insieme in questa piccola oasi di pace che è Villa S. Biagio, resa ancora più attraente da recenti lavori di ristrutturazione.
Villa San Biagio vi aspetta! Clicca QUI

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Mercoledì 25 gennaio, anche nella città di Tortona, si è conclusa con la Celebrazione Ecumenica presso la Chiesa di Santa Maria Canale, la Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani che come da programma ha vissuto questi momenti, ogni giorno, nelle diverse parrocchie-santuari della Città. La Celebrazione è stata presieduta dal Vescovo Mons. Vittorio Viola, insieme a Lucilla Peyrot, Pastora della Chiesa Valdometodista di Alessandria e P. Catalin Aftodor, Parroco della Chiesa Ortodossa Rumena di S. Teodoro Studita di Tortona. A rappresentare la Congregazione orionina Don Renzo Vanoi rettore del Santuario, Don Egidio Montanari della Comunità orionina in Ucraina ed i laici Piero Cuniolo e Fabio Mogni.
La Celebrazione è stata preparata e guidata dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) dal tema “Riconciliati con Dio”.  Tale momento è stata caratterizzato, oltre che dalle tre riflessioni dei pastori sopra citati, da Inni, preghiere d’intercessione e la realizzazione di due gesti concreti. Il primo è stato nella preghiera di richiesta di perdono durante la quale sono stati portati dei mattoni che hanno formato un muro, che stava a significare la divisione tra Dio e i suoi figli per causa dei peccati che l’essere umano commette. Successivamente, è stato realizzato proprio dal primo, il secondo segno, ovvero i mattoni di questo muro sono crollati ed hanno formato una Croce, segno ed atto supremo dell’amore di Dio per l’umanità. Il nostro Vescovo Viola nella riflessione ha riassunto quanto è e sia importante la riconciliazione e l’amore di Dio e per Dio.

Leggi l’articolo completo e ascolta la riflessione QUI.

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Venerdì, 07 Ottobre 2016

Una decina per le vocazioni

Don Aurelio Fusi, Direttore Provinciale, ha chiesto proprio questo ad un incontro con i laici responsabili di struttura nel settembre scorso: l'impegno di recitare ogni giorno dieci Ave Maria per chiedere vocazioni religiose per la Congregazione.
E lo ha fatto raccontando un aneddoto: nella sua visita alle Sorelle Povere di Santa Chiara, nel monastero di Santa Lucia, delle Clarisse di Città della Pieve, ha scoperto che il noviziato è dedicato a San Luigi Orione.

 

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Lunedì, 11 Luglio 2016

Romania - Pellegrinaggio Ecumenico

Organizzato dal segretariato per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso si è svolto dal 4 all’8 luglio un pellegrinaggio che si proponeva di fare conoscere ai partecipanti gli aspetti dell’ecumenismo in Romania, terra dove convivono, fra l’altro, Cattolici appartenenti al rito latino e cosiddetto “greco-cattolico” ed ortodossi.
Il pellegrinaggio, che ha visto la partecipazione di pellegrini, laici e religiosi, provenienti da varie case orionine di Italia e di Romania, ha tentato, di ottenere questo traguardo, oltre che con incontri con relatori appartenenti alle tre comunità su citate, anche con visite a monasteri e con la partecipazione alla “Divina Liturgia” (“Messa grecocattolica”) e ai vespri ortodossi.
Il vescovo greco-cattolico di Bucarest “Mons. Mihai Fratila” ha raccontato della sua comunità e delle persecuzioni subite durante il periodo comunista, del martirio di alcuni vescovi e sacerdoti e delle dispute ancora in corso con gli ortodossi per riavere le chiese appartenute al rito greco-cattolico prima dell’era comunista, dispute che, naturalmente, non giovano al dialogo. Anche Mons. Ioan Robu, vescovo latino di Bucarest, ha parlato di difficoltà di dialogo col mondo ortodosso; hanno, invece, parlato dell’importanza di un dialogo ecumenico sia il Pr. Radu Muresan che il Pr Holbea Gheroghe, religiosi ortodossi, che hanno documentato i partecipanti sulla teologia ortodossa, dove molto forte è il senso del Mistero, e sulla Spiritualità, molto viva nel popolo rumeno. Interessante è stato il confronto la le due prassi penitenziali. Nella Chiesa ortodossa un fedele si sceglie, a vita, un padre spirituale che lo segue, lo cura, lo consiglia nella crescita alla fede. Lo “staretz”, a sua volta, è ricordato nelle preghiere personali dal fedele che, anche dopo la morte del padre spirituale, continuerà a ricordarlo al Signore ed a curarne il sepolcro. Il professore Radu Preda, teologo ortodosso e direttore dell’istituto di investigazione dei crimini del comunismo, ha parlato dell’impegno sociale del cristiano, evidenziando come nel mondo ortodosso, a differenza di quello delle chiese riformate e di quello cattoliche, l’aspetto della carità è poco curato demandando quasi tutto allo Stato, ed eludendo così, con la mancanza di interesse verso il prossimo, uno dei comandamenti di Gesù. Don Felice Bruno, infine, ha parlato della svolta conciliare nelle relazioni ecumeniche, del dialogo della carità (parole e gesti che hanno aiutato la purificazione della memoria storica, disponendo il cuore al perdono e alla comprensione) e del primato del vescovo di Roma nel dialogo cattolico-ortodosso, alla luce dell’enciclica “Ut unum sint”.
I partecipanti hanno potuto constatare alcune delle tematiche trattate dai relatori prendendo parte ad alcune funzioni religiose, e visitando alcuni monasteri, dove molto forte è ancor oggi il senso della spiritualità. Nei monasteri di Tiganesti ed in quello di Pasarea, sono ben visibili aspetti della vita delle suore ortodosse, fatta di lavoro e preghiera, in quello di Cernica, dove un tempo vivevano più di 500 monaci, i partecipanti hanno preso parte ai vespri ortodossi, e recitato, insieme al monaco che ha fatto loro da guida all’interno della struttura, il Padre nostro in varie lingue, intenso momento ecumenico vissuto all’interno della chiesetta bizantina del cimitero. Visita a Bucarest con alcuni dei suoi monumenti più importanti (La casa del popolo, la vecchia e la nuova Patriarchìa, il palazzo reale) ed al Parco Herastrau dove c’è il “museo del villaggio” (struttura che racconta aspetti delle dimore, del lavoro, dei luoghi di culto dei popoli che hanno abitato la Romania).
Uno degli aspetti più importanti del pellegrinaggio è stata la conoscenza a Voluntari, casa di Don Orione a pochi chilometri da Bucarest, del lavoro dei nostri religiosi che in questo luogo, dove sono ospitati orfani, disabili ed anziani, vivono quotidianamente “l’ecumenismo della carità” senza porsi il problema se chi ti sta di fronte e stai assistendo ha un credo diverso dal tuo.

 

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Domenica 3 luglio presso Villa Charitas si è svolta la festa della luce. Questa festa organizzata dalle Suore Sacramentine non vedenti, giunta alla 18^ edizione, è ormai tradizione e motivo di ringraziamento per coloro che servono e vivono accanto a loro. La festa ha avuto due momenti: l’ascolto e condivisione di due testimonianze, la descrizione della figura di Madre Tarcisia da parte della superiora Sr. M. Grazia e la Celebrazione Eucaristica presieduta da don Mario Bonati, vicario generale della Diocesi ed animata dal coro “Silentia Claustri” di Ferrera Erbognone (PV). La giornata è terminata con bel momento di fraternità ed un omaggio a tutti i presenti.
La Parola del Signore è sempre “fonte d’acqua viva” in ogni circostanza della nostra vita, non solo quando ci viene proposta durante le liturgie, ma anche quando stiamo compiendo altri atti comuni come ad esempio in questa festa della luce.
Dalla liturgia possiamo evincere che questa festa è una conferma di quell’ “Eccomi” pronunciato dalle Suore Sacramentine nella loro totale consacrazione al Signore. Ed è anche la risposta che hanno dato nelle loro testimonianze Vittorio, volontario del Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano e Fra Ivan eremita di Sant’Alberto di Butrio chiamati a donare un loro pensiero sulle opere di misericordia corporali e spirituali.
“Lampada per i miei passi è la tua parola e luce sul mio cammino”, è iniziata così la riflessione di Don Mario Bonati che ha voluto sottolineare quando la luce interiore della fede è una risposta chiave alla nostra vita e che le Suore Sacramentine ci sono di esempio. “Davanti a questa cecità e questa forza di volontà nel compiere ogni gesto quotidiano, la nostra Croce si fa più leggera perché comprendiamo che altri fratelli ne portano un peso maggiore”. Ha concluso poi riprendendo la bellissima espressione di Gesù: “Pace a voi”. Un saluto ed augurio che il Signore compie già appena risorto, ed è sempre quel Verbo fatto carne come ci dice il prologo di Giovanni che venne nel mondo per donare pace. Questa parola è rivolta a tutti perché davvero possa fruttificare in noi il germe del donare agli altri il bene e in totale abbandono e fiducia al Padre che un giorno vedremo ci sia sostegno e forza in questo cammino terreno. A volte la nostra “cecità” verso il prossimo, ci fa sballottare qua e là come onde in preda ad una bufera, ma siamo forti perché sorretti da Lui che è misericordia.

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Oggi, venerdì 27 maggio 2016, alle ore 12, Papa Francesco riceverà in udienza privata i padri capitolari della Piccola Opera della Divina Provvidenza, guidati da Padre Tarcisio Vieira, appena nominato nuovo successore di San Luigi Orione, e Don Flavio Peloso, Superiore Generale uscente.
I religiosi che verranno ricevuti dal Santo Padre sono oltre 60, provenienti da tutto il mondo, e reduci dal 14° Capitolo Generale che si è svolto dal 19 al 25 maggio 2016 fra Montebello della Battaglia (PV) e Tortona (AL) sul tema «Servi di Cristo e dei poveri», fedeltà e profezia in dialogo con le periferie della povertà e della nuova evangelizzazione.

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Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato 2018

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