"Attenti a non rilevare e a raccontare a tutti i difetti degli altri."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

In queste giornate di grande caldo, molti sono forse più impegnati a cercare refrigerio dall'afa che a cogliere la portata di alcune notizie di attualità.

Tra queste non può essere trascurata la notizia che papa Francesco ha approvato una modifica al Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2267, sulla pena di morte.

Il nuovo testo è il seguente:

“Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi. Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona», e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo".

Si tratta di una citazione di un passo del discorso del Santo Padre  ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, l’11 ottobre 2017. L'approvazione è avvenuta nel corso dell’udienza al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis F. Ladaria, l’11 maggio scorso, e la firma è datata 1° agosto 2018, memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Papa Francesco aggiunge anche questo tassello al suo impegno, affinché in ogni parte del mondo, in ogni condizione sociale, sia rispettata e promossa l'inviolabilità e la dignità di ogni uomo.

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Ogni 30 luglio ricorre la giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, promossa dalle Nazioni Unite: è un fenomeno che coinvolge indistintamente uomini e donne, adulti e bambini. Sono destinati allo sfruttamento lavorativo, alla prostituzione, al traffico di organi, all'accattonaggio e alla delinquenza.

L'Onu dedica la giornata del 2018 ai più piccoli, che oltre ad essere vittima di conflitti armati e crisi umanitarie, sono spesso preda di abusi e sfruttamento attraverso mezzi informatici. Tra essi l'organizzazione Save the Children ricorda i minori stranieri non accompagnati in un rapporto pubblicato in concomitanza con questa ricorrenza, intitolato "Piccolo schiavi invisibili" (clicca QUI per leggere il rapporto). Anche i quotidiani italiani hanno pubblicato le notizie di giovani migranti che offrivano sesso in cambio del passaggio alla frontiera francese.

Papa Francesco ha voluto ricordare questa giornata durante la preghiera dell'Angelus di ieri: ha ricordato che non è un fenomeno lontano, "anche qui a Roma" ha detto, è un problema molto vicino alla nostra realtà, perché le rotte migratorie servono a reclutare nuove vittime della tratta.

"Denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questo vergognoso crimine è responsabilità di tutti" ha detto il Papa.

 

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I ragazzi di Elbasan, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia in particolare con il Comune di Monfalcone, hanno partecipato al progetto "Welfare Youth Development" stando a stretto contatto tra loro, rafforzando così i legami di amicizia reciproca e scoprendo e rivivendo molte emozioni.

Qui di seguito un piccolo racconto illustrato di questo progetto

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Mercoledì, 25 Luglio 2018

Genova - 80esimo Mons. Martino Canessa

Lunedì 23 luglio, presso l’istituto orionino “Paverano” di Genova, è stato festeggiato l’ottantesimo genetliaco del vescovo emerito di Tortona Mons. Martino Canessa. La festa è stata voluta ed organizzata dal direttore Don Alessandro D’Acunto da poco rieletto economo della Provincia Religiosa che in questi anni di permanenza a Genova ha potuto condividere in diverse circostanze momenti con il vescovo Martino.
Al momento di fraternità hanno preso parte il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il vescovo di Tortona Mons. Vittorio Francesco Viola, alcuni confratelli amici di Canessa e la comunità orionina genovese.
Al mattino, presso la Cappella dell’istituto, Mons. Canessa ha presieduto la concelebrazione eucaristica ringraziando nell’omelia in modo particolare Don D’Acunto, non solo per l’invito in occasione di questo evento ma per il bene che ha saputo donare in questi anni come direttore. “Devo essere sincero - ha detto Mons. Canessa - mi dispiace che essendo stato chiamato a ricoprire un ruolo importante, debba lasciare Genova dove ha saputo essere un vero padre in questa cittadella della carità orionina”.


Clicca QUI per leggere di più.

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Celebriamo oggi la XVI Domenica del Tempo Ordinario. Tutta la storia della salvezza ci ricorda che Dio non rimane insensibile di fronte alle nostre stanchezze, miserie e ignoranze umane. Se ci rivolgiamo a lui, egli ci ascolta. Sembra che attenda solo quello! Egli ci ha detto che quando ci riuniamo nel suo nome lui è presente. La sua presenza dà sicurezza, serenità e pace. È la presenza del Pastore che conosce sia il suo gregge che i pascoli più ricchi e sicuri. L’Eucaristia è questo segno della presenza reale di Cristo e il sacramento che ci nutre e sostiene nel cammino verso la nostra piena maturità in Lui: lasciamoci condurre da Lui verso la sorgente zampillante dell’Amore per trovare ristoro e consolazione.

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Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, (Conferenza Episcopale Italiana) era presente in questi giorni in Ucraina.

Accogliendo l’invito di Sua Beatitudine Svjatoslav Ševčuk, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina,il Cardinale, accompagnato da Mons. Vittorio Viola, Vescovo di Tortona, e da una piccola delegazione composta da sacerdoti e laici,  ha partecipato nei giorni 14 e 15 luglio al pellegrinaggio internazionale che si svolge annualmente al Santuario  di Zarvanytsia, principale luogo del culto mariano per la Chiesa greco-cattolica ucraina. Della delegazione faceva parte anche Don Renzo Vanoi, rettore della Basilica-Santuario della Madonna della Guardia di Tortona.
“Per il nostro popolo, provato da guerra e da sofferenza – ha affermato Sua Beatitudine Svjatoslav –, la visita del Cardinale Bassetti è un segno d’affetto e di vicinanza della Chiesa italiana”.

Prima di partecipare alle celebrazioni mariane in programma a Zarvanytsia (la fiaccolata, la Divina Liturgia e il saluto ai pellegrini) il porporato ha fatto sosta nella città di L’viv.
Nella mattinata di sabato 14 luglio la delegazione, accompagnata da Don Egidio Montanari, ha visitato alcuni luoghi simbolo della città come la cattedrale Greco-cattolica che conserva le spoglie dei grandi vescovi maggiori del XX secolo. Dal Metropolita Andrej Septyckyj (1901-1944) che fu guida spirituale durante le due Guerre Mondiali, al cardinale  Josyp Slipyj che per 18 anni ha vissuto nei “Gulag” siberiani; la chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, “memorial” delle vicende storiche attuali e dello scontro con la Federazione Russa; il centro storico di L’Viv,che dal 1998 è stato inserito dall’ UNESCO nell’elenco dei Patrimoni dell’ umanità.  

L’escursione si è conclusa nel nostro orionino “Centro Divina Provvidenza” dove, al suo arrivo, il Cardinale è stato accolto dai giovani disabili di “casa Cafarnao” che hanno regalato all’illustre ospite e a quanti lo accompagnavano alcuni lavoretti eseguiti nel laboratorio occupazionale.

La visita è poi proseguita nella cappella del Centro, dedicata a San Luigi Orione, nell’ attiguo oratorio, per concludersi nel monastero dove il cardinale si è intrattenuto a pranzo con la comunità dei religiosi e alcuni seminaristi.

Prima di iniziare il viaggio per Zarvanytsia, l’illustre ospite, nel salutare affabilmente, ha ringraziato la comunità per il lavoro pastorale e caritativo che svolge da più di dieci anni nel quartiere Topolna. “Stando in mezzo a voi - ha concluso il porporato - ho potuto conoscere meglio Don Orione. Qui da voi si respira il suo spirito di carità e accoglienza dei poveri. Dio benedica la vostra missione”.

Alla delegazione si è aggiunto anche Don Egidio Montanari che così ha potuto partecipare alle celebrazioni svoltesi nel pomeriggio di sabato e alla domenica nella Basilica della Madre di Dio di Zarvanytsia affidando il futuro della nostra “Piccola Opera Don Orione in Ucraina” nelle mani di Maria e della Divina Provvidenza.

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Mercoledì, 18 Luglio 2018

Percorso Ecumenico in Germania

Il n. 8 delle Costituzioni della Piccola Opera della Divina Provvidenza recita: “È proprio del nostro Istituto l'impegno di pregare, lavorare e sacrificarsi per ripristinare, nella Chiesa, l'unità spezzata e favorire con ogni mezzo quello slancio ecumenico che lo Spirito ha suscitato nella sua Chiesa”. Ecco la motivazione che ha spinto 21 religiosi e 6 laici orionini ad intraprendere dal 9 al 13 luglio scorso un percorso di approfondimento ecumenico in Germania sui luoghi della Riforma. Siamo figli di un padre dal cuore ecumenico, senza confini; siamo figli di una Chiesa che col Concilio Vaticano II ha riconosciuto che il movimento per l’unità dei cristiani è un segno dei tempi, è opera dello Spirito! Questa iniziativa del Segretariato provinciale ha avuto la finalità di favorire lo slancio ecumenico, confermato fin dai primi discorsi ufficiali dagli ultimi Sommi Pontefici.

La prima tappa è stata Wittemberg: università che ha visto Lutero come docente di Sacra Scrittura. Da qui è partita l’iniziativa delle 95 tesi, finalizzate non a distruggere la Chiesa e, almeno inizialmente, nemmeno la dottrina delle indulgenze, ma a purificarla da alcune degenerazioni portate avanti da alcuni predicatori come Johann Tetzel. Bellissima la Chiesa, ricordata per la presunta affissione delle tesi sul portale. Bello anche il museo annesso con la spiegazione ed il commento delle 95 tesi. È ormai pensiero comune che Lutero non le pubblicò sulla porta della Chiesa di Wittemberg, poiché era soprattutto un documento di studio inviato a pochi: al vescovo, a Federico III e a qualche collega docente. Tanto è vero che la lingua utilizzata era il latino, sconosciuto al popolo.

Interessante la visita ad Eisleben: città della nascita e della morte di Lutero. Sul luogo delle abitazioni, ovviamente rifatte, vi sono due musei che presentano rispettivamente il contesto storico familiare e gli ultimi anni della sua vita. Ha sorpreso molto alcuni religiosi vedere un’immagine con la didascalia riguardante Lutero che prima di morire si è confessato e comunicato… È noto che il padre della Riforma abbia conservato nella sua dottrina il valore sacramen¬tale dell’Assoluzione e nel suo “De captivitate babylonica” abbia affermato esplicitamente tre sacramenti: il Battesimo, la Santa Cena e la Penitenza, pur non ritenendola obbligatoria, poiché non considerata divinamente istituita. Solo lo sviluppo avvenuto in seguito ha portato i Luterani ad abbandonare completamente la pratica della Confessione e ad eliminarla dal novero dei sacramenti. Benché non accettasse la dimensione sacrificale, Lutero non ha mai negato il sacramento della Santa Cena e la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino, anzi ha combattuto per questo, contro i riformatori svizzeri Calvino e Zwingli.

Molto bella la visita al castello di Wartburg, nei pressi di Eisenach, città natale di Johann Sebastian Bach. In questa fortezza, che sorge alla sommità di una collina a 441 m., dominando tutto il paesaggio della Selva di Turingia, Lutero fu nascosto dal principe Federico nel 1521 inscenando un rapimento, per evitare l'arresto a Worms. Nel castello vi rimase dieci mesi, ponendo mano alla traduzione del Nuovo Testamento in lingua tedesca, reinterpretando la traduzione dal greco in latino che era stata compiuta da Erasmo da Rotterdam nel 1516. L’intenzione era di realizzare una traduzione che fosse adatta al popolo comune per non far mancare a nessuno il nutrimento della Parola di Dio. Pertanto, il linguaggio - come lui stesso dirà – è stato quello che utilizzavano "la madre in casa, i bambini in strada, il popolo al mercato". Il castello non è famoso solo per aver ospitato Lutero, ma anche, e forse soprattutto, dalla presenza di S. Elisabetta d’Ungheria (1207-1231), moglie di Luigi IV di Turingia. La giovane principessa vi ha soggiornato fino alla morte del marito, subito dopo lasciò tutti i suoi averi e si dedicò al servizio dei poveri. Bellissima la “Elisabethkemenate”, (la camera di Santa Elisabetta), ricca di splendidi mosaici sulla sua vita.

Piacevole la visita ad Erfurt, capitale della Turingia, uno dei centri medioevali meglio conservati in Germania. E’ dominata dalla Collina del Duomo, simbolo della città, con il bellissimo complesso architettonico costituito dalla cattedrale e dalla Chiesa di San Severo. L’Università era una delle più importanti di Germania e vi studiarono Lutero, Goethe, Bach, Schiller...  In questa città è ancora presente l’Augustinerkloster, l’edificio del Convento degli Agostiniani, dove Lutero vi soggiornò per gli studi e fu ordinato sacerdote nel 1507.

Vi è stata poi la visita a Leipzig, Lipsia. Qui vi fu la celebre disputa, detta appunto di Lipsia, dal 27 giugno al 16 luglio 1519, nel castello di Pleissenburg, diventato ora sede del municipio della città. Il dibattito teologico ha contrapposto il teologo cattolico Johannes Eck e i principali capi del movimento della Riforma, inizialmente con Carlostadio e Filippo Melantone e in un secondo momento con lo stesso Lutero. Ciascuna delle due parti rivendicava la vittoria per sé. Un verdetto congiunto sui risultati della disputa doveva essere rilasciato dalla Università di Erfurt e dall'Università di Parigi. Solo la seconda emise un giudizio negativo sugli scritti di Lutero nel 1521, senza peraltro far riferimento diretto alla disputa avvenuta a Lipsia. Si potrebbe dire che la disputa cristallizzò le differenze accentuando la rottura che ormai diventava inesorabile. Infatti il 15 giugno 1520 Leone X emanò la bolla “Exsurge Domine” dove si condannavano molte affermazioni di Lutero e si concedevano 60 giorni di tempo per ritrattare, pena la scomunica. La risposta fu tutt’altro che conciliante: il monaco di Wittemberg il 10 dicembre 1520 diede pubblicamente fuoco alla bolla papale. Così per tutta risposta Leone X il 3 gennaio 1521 scrisse la bolla di scomunica “Decet Romanum Pontificem”.
Lipsia è la città dove l’eredità di Lutero si è coniugata con le note di Johann Sebastian Bach, maestro del coro presso la Chiesa di San Tommaso dov’è conservata la sua tomba. Bach ha senz’altro contribuito a realizzare l’ideale spirituale luterano di avvicinare le anime a Dio attraverso la musica. Come scrisse Leonard Bernstein: “Per Bach la musica era religione, comporla il suo credo, suonarla una funzione religiosa”.

Ultima tappa è stata Berlino, dove si è realizzata più che altro un visita turistica alla città. Molto istruttiva è risultata la visita ad un pezzo del celebre Muro che divideva Berlino Est da Berlino Ovest. In quel punto oltre ad alcuni bei pannelli informativi vi è una struttura museale molto interessante detta “Topografia del Terrore”, in pratica è una mostra realizzata nell’area in cui venne pianificata e diretta la maggior parte dei crimini del nazionalsocialismo. Erano infatti situate in quest’area le sedi dell’apparato del terrore tra cui la Gestapo, il Servizio di Sicurezza delle SS, l’Ufficio per la Sicurezza del Reich.


Quattro parole a mo’ di sintesi:
percorso: è stato un percorso che ha permesso di avvicinarsi alla storia e al pensiero luterano, in modo più immediato e interessante rispetto ad un convegno di studi sulla storia e sulla teologia luterana.

pellegrinaggio: non nel senso che intendiamo usualmente. Lutero ha avuto delle belle intuizioni, ha fatto da cassa di risonanza contro alcuni abusi, peraltro evidenziati da tempo, tuttavia su di lui restano delle zone d’ombra molto nette sia dal punto di vista teologico (ad esempio una concezione piuttosto negativa dell’uomo e della grazia) che rispetto ad alcune scelte drammatiche (basti pensare alla tristemente famosa guerra dei contadini). È stato un pellegrinaggio nel senso che ha fatto sperimentare la sofferenza della divisione, una ferita ancora profonda e sanguinante, soprattutto perché questa frattura non permette un annuncio coerente ed efficace in una nazione dove circa il 50% si ritiene agnostico o non credente. È stato un pellegrinaggio perché alla visita dei suddetti luoghi è stata unita la nostra voce nella richiesta del dono dell’unità, che, come ha detto il Concilio Vaticano secondo, è soprattutto un dono dello Spirito da chiedere al Padre con Gesù: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

purificazione della memoria: la visita ai luoghi della Riforma ha aiutato a rileggere gli avvenimenti con una memoria purificata, più vera. Ormai è riconosciuto che la rilettura storica compiuta soprattutto dallo storico Giovanni Cocleo, uno dei maggiori esponenti della polemica antiluterana, ha senz’altro contribuito a rileggere i fatti a senso unico, rivestiti dalle maschere propagandistiche e da alcuni luoghi comuni che tuttora sussistono. Anche se questo si è realizzato ovviamente da entrambe le parti.

Tutto ciò aiuta a “chiamare per nome” i temi che realmente tuttora ci dividono (e ce ne sono purtroppo!), ma ci aiuta anche riconoscere tutto ciò che ci unisce, affinché diventi un’opportunità di collaborazione feconda a servizio di un mondo pieno di ferite da sanare ed una testimonianza di fronte alla grande sfida dell’indifferenza religiosa sempre più diffusa.

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Celebriamo la XV Domenica del Tempo Ordinario. Il Signore Gesù, che ci ha convocato per la celebrazione della Pasqua settimanale, ci chiede oggi di essere disponibili ad accogliere la sua Parola e ad accoglierci vicendevolmente. Egli non si tanca di offrirci gesti profondi di Amore perché sappiamo rispondere con gioia ad ogni sua chiamata. Oggi, come un tempo gli apostoli, Egli ci chiama e invia nel mondo per annunciare il suo Regno agli uomini del nostro tempo; rendiamoci prontamente disponibili alla missione che Egli ci affida!

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Oggi venerdì 13 luglio 2018, alle ore 18, alla presenza di varie autorità civili e del reggente del Santuario Don Gaetano Ceravolo, verrà inaugurato il museo del tesoro di Santa Rosalia con pezzi restaurati di inestimabile valore.

Il giorno seguente tutta la città di Palermo ricorderà il 394° anniversario del Festino di Santa Rosalia con la partecipazione di migliaia di fedeli.
Riapre, dunque, il museo il tesoro della “santuzza” - come viene chiamata dai devoti palermitani - dopo un restauro minuzioso sotto l’occhio attento della Soprintendenza. L’esposizione, nucleo fondante del nuovo museo di santa Rosalia nel santuario di Monte Pellegrino, è curata da Maria Concetta Di Natale, Maurizio Vitella e Salvatore Mercadante, il progetto museografico è della sovrintendente Lina Bellanca e la cura dell’allestimento di Santo Cillaroto. I pezzi sono stati restaurati da Gaetano Correnti e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi.
L'esposizione permanente del tesoro del Santuario di Santa Rosalia è una iniziativa promossa dal Comune e dalla Fondazione Sant'Elia nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. E’ un progetto comune che vede l’apporto dell’Arcidiocesi e del Santuario di Santa Rosalia, dell’Università - Dipartimento Culture e Società, dell’Osservatorio per le Arti decorative in Italia “Maria Accascina”, della Soprintendenza BB.CC.AA e dell’Opera Don Orione.
La collezione, costituita principalmente da preziose suppellettili liturgiche e significativi ex-voto, giunge ai nostri giorni incompleta perché dispersa nel corso dei secoli. L'originaria ricchezza del Tesoro è tuttavia nota grazie agli inventari periodicamente redatti dalla Deputazione della Venerabile Grotta e Chiesa di Santa Rosalia.
“Il tesoro è documentato da dettagliatissimi inventari conservati all’archivio Diocesano, che un nostro dottorando di ricerca ha studiato con attenzione – spiega Maria Concetta Di Natale – alcuni pezzi li conoscevamo, ed erano stati già esposti in una mostra in cattedrale, oltre vent’anni fa. Siamo tornati a cercare e nel santuario abbiamo ritrovato pezzi straordinari: la famosa galea rovinata, i vasi a pezzi, ma conservati con grande amore”. Da qui l’idea di restaurare interamente tutte le opere, quelle esposte e quelle conservate, e dar nuova vita al tesoro. Che diventa il nucleo più antico del nuovo museo dedicato alla devozione per Santa Rosalia, che da venerdì sarà disponibile alle visite.
"Un regalo della città alla città. Un atto d'amore per la Santuzza ma certamente qualcosa che va oltre, ben oltre la devozione per la Santa – dice il sindaco Leoluca Orlando -. Perché Rosalia rappresenta l'anima vera e profonda di Palermo, l'anima della carità e della solidarietà, ma anche l'anima dell'impegno per la liberazione da ogni peste materiale e morale. Questo tesoro oggi riscoperto ci ricorda e rafforza il legame di Palermo con Rosalia".

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Mercoledì, 11 Luglio 2018

Albania - Notizie da Bardhaj

Riceviamo da Don Rolando Reda, Don Dorian Mjestri e Don Giuseppe Testa notizie inerenti gli ultimi mesi dalla nostra missione orionina del Nord Albania.


Carissimi confratelli, amici e benefattori vicini e lontani,
in questi ultimi mesi abbiamo avuto qui in Albania una serie di avvenimenti e ricordi molto importanti che hanno toccato da vicino anche la vita della nostra missione. Nei giorni 5 – 9 marzo, Don Gianni Giarolo vicario provinciale e Don Maurizio Macchi consigliere hanno fatto la visita canonica prima ad Elbasan e poi dal 7 al 9 a Bardhaj. È stata la prima visita di Don Gianni in Albania. Un po’ breve come visita canonica ma molto fraterna. Tra le altre cose il giorno 7 hanno incontrato a Tirana, il nunzio apostolico mons. Charles Brown, ed hanno parlato della situazione della chiesa di Elbasan.

Il giorno 14, pochi giorni dopo, festa della primavera ci siamo incontrati tutti ad Elbasan perché il primo ministro Edi Rama è venuto fino alla chiesa san Pio X ed ha consegnato l’atto di proprietà di 5000 mq di terra al Nunzio che lo ha consegnato al vescovo mons. Giovanni Peragine il quale lo ha dato a Don Giuseppe De Guglielmo, direttore attuale della comunità.
Le parole del primo ministro “La chiesa cattolica ha subito 50 anni di persecuzioni durante la dittatura comunista e 25 anni di persecuzione dall’ inferno della nostra burocrazia. Speriamo con questo atto di mettere la parola fine a tutto questo, nessuno più minaccerà di espellervi da qui.” Era presente anche Don Felice Bruno consigliere alle missioni, venuto appositamente per partecipare a questo evento. Rimane in sospeso ancora una piccola cosa: quando fu edificato in fretta e furia, il muro di cinta nel 1997, al tempo dei disordini e sparatorie, sono stati inglobati 700 mq di più, speriamo che si possa giungere presto alla soluzione finale.
Per tutto il mese di marzo le piogge sono state intense su tutta la regione, le dighe che producono energia elettrica sono arrivate ai livelli di guardia e quindi è iniziato lo scarico forzato dai tunnel di sicurezza e tutta la zona a sud di Scutari è finita di nuovo sotto acqua. 40 giorni e 40 notti di allagamento, soprattutto nel nostro villaggio di Obot.

La domenica delle palme l’acqua era talmente alta che non siamo potuti andare a celebrare perché la gente poteva uscire di casa solo con le barche, il Sabato Santo per la benedizione dei cibi e la domenica di Pasqua per la santa Messa abbiamo raggiunto la chiesa con un grande camion militare, il livello dell’acqua era sceso un po’ e così abbiamo incontrato le persone molto stressate da questa situazione, anche per i gravi danni creati alle colture e agli allevamenti da 40 giorni di allagamento.
I pozzi d’acqua - nel villaggio non c’è l’acquedotto - sono a tuttora inservibili, inquinati da sostanze nocive trasportate dal fiume. L’intervento di sostegno del governo e delle autorità locali è stato quasi insignificante nell’emergenza ed anche ora dopo l’emergenza.
Il giorno 11 aprile l’arcivescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra ha organizzato un incontro interreligioso con ortodossi e mussulmani su alcuni problemi che affliggono le famiglie e la società: droga, usura e giochi d’azzardo. Sono stati presenti i capi delle tre confessioni religiose, diverse autorità locali e rappresentanti della cultura della città che hanno ascoltato con attenzione le esposizioni dei tre relatori: uno mussulmano, uno ortodosso e uno cattolico. Anche i media locali hanno applaudito alla bontà della iniziativa che ha messo in evidenza alcune delle piaghe spesso nascoste di molte famiglie.
Il 15 aprile suor Teresa Alfano, delle suore Oblate della Madonna del Rosario, per il suo sostegno, che dona ormai da più di 20 anni, a molte famiglie povere di Bardhaj, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Scutari. Un riconoscimento alle opere di carità compiute. Ha creato una rete di benefattori e amici a sostegno di ammalati, di bambini, delle famiglie più numerose e quelle nella estrema povertà. Il segno della Divina Provvidenza che sostiene i più deboli.
Il 16 Don Dorian ha radunato tutto il gruppo artistico per riprendere le prove del recital su Giovanni Paolo II. Il 21 aprile a Lezha con un gruppo di giovani abbiamo partecipato al ricordo dei 550 anni dalla morte dell’eroe nazionale Gjergj Kastrioti detto Skenderbeu, difensore della fede e della cristianità fino alla morte, davanti all’occupazione turca dei Balcani. Il 25 aprile con una solenne concelebrazione abbiamo ricordato il XXV anniversario della visita di Giovanni Paolo II in Albania, a Scutari. In quella occasione consacrò i primi 4 vescovi albanesi: Mons Frano Illia, Mons. Zef Simoni, Mons Robert Ashta e Mons. Rrok Mirdita ricostituendo ufficialmente la gerarchia in Albania, poi consacrò l’altare della cattedrale che tornava al suo stato originario. Per 25 anni era stata trasformata in palazzetto dello sport, e benedisse anche la prima pietra del santuario della Madonna del Buon Consiglio totalmente distrutto.

Il 26 abbiamo festeggiato la Madonna del Buon Consiglio sempre nell’ambito del XXV della storica visita del primo papa in Albania e i 25 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche dell’Albania con la Santa Sede. Il primo nunzio fu Mons. Ivan Diaz. La presenza del presidente della Repubblica Illir Meta prima alla celebrazione e poi al pranzo in seminario con tutti i vescovi, sacerdoti e seminaristi ha voluto sottolineare l’importanza che quella visita ha avuto nella rinascita della Chiesa e della nazione albanese dopo la dittatura comunista che l’aveva isolata da ogni organizzazione internazionale. I festeggiamenti li abbiamo conclusi il sabato 28 con i nostri giovani che hanno riproposto al teatro dell’accademia delle belle arti di Tirana il recital “Lolek” il giovane Woitila, sulla vita di Giovanni Paolo II. Ci ha invitato l’arcivescovo di Tirana Mons. George Frendo. Era presente anche il nunzio apostolico Mons. Charles John Brown e l’ambasciatore polacco in Albania e un pubblico abbastanza numeroso. Tutti sono rimasti stupiti dalla bravura degli attori e dal messaggio di grande speranza che la fede e il messaggio evangelico diffonde anche nelle situazioni più drammatiche che si possono attraversare. È stata una bellissima esperienza anche per i nostri ragazzi. Siamo tornati a casa a mezzanotte, stanchi ma molto contenti.

È iniziato poi il mese di maggio, mese dedicato alla Madonna. La devozione verso Maria è forte nella nostra gente e al mattino per tutto il mese più di 100 persone sono venute alla messa quotidiana, poi tutti a scuola o al lavoro. Il giorno 8 abbiamo festeggiato con le suore dopo la supplica di mezzogiorno alla Madonna del Rosario. Dal 10 al 13 a Oblike abbiamo celebrato un triduo di preparazione e la festa della Madonna di Fatima con la partecipazione di molte persone e la festa in onore di Maria organizzata dai giovani. Abbiamo avuto la visita sempre gradita di Don Felice, che ha partecipato a Oblike alla festa della Madonna, compreso il pellegrinaggio a piedi che abbiamo fatto con circa 80 giovani, fino al santuario della Madonna del buon Consiglio sabato 12. Ha predicato in albanese a Bardhaj domenica mattina e a Oblike domenica sera. Lunedi 14 lo abbiamo accompagnato fino ad Elbasan e nell’incontro con i confratelli ci ha aggiornato sugli ultimi avvenimenti della provincia, poi insieme abbiamo festeggiato in anticipo il Fondatore.Il 13 maggio Ascensione del Signore e ricordo delle apparizioni della Madonna a Fatima. Terminata la festa a Oblike, abbiamo iniziato il triduo di preparazione alla solennità di san Luigi Orione.
Il giorno 16 aprile c’è stata una grande partecipazione di fedeli sia nella messa del mattino presieduta da Don Dorian, sia in quella solenne del pomeriggio, alle 17.00, presieduta da Don Rolando. Avrebbe dovuto venire l’arcivescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra, ma un attacco influenzale lo ha bloccato a letto. Gli abbiamo augurato una pronta guarigione. 400 persone, quasi tutti giovani: da Hoti i ri, da Oblike, da Obot e naturalmente da Bardhaj, hanno seguito con attenzione la celebrazione. I canti sono stati guidati dal maestro Luca Mllugja direttore del coro della cattedrale ed eseguiti dal coro di Hoti i ri. Don Rolando all’omelia ha presentato gli amori di Don Orione, gli ideali che hanno ispirato la sua vita e le sue opere: Gesù, il Papa, le anime e Maria. Subito dopo i giovani di Bardhaj hanno animato la festa. Canti, balli e poesie alternate da messaggi significativi tratti dagli scritti e fatti della vita di Don Orione hanno intrattenuto per un’ora gioiosa tutti i presenti. L’aperitivo finale è stato molto apprezzato, infatti è durato solo pochi minuti: le cose offerte erano ottime e l’appetito dei nostri giovani e bambini erano ottime. Abbiamo chiesto la protezione del nostro Santo fondatore sulle famiglie dei villaggi a noi affidati e che interceda per nuove e sante vocazioni.

Il giorno 19 maggio siamo andati con due autobus di fedeli in pellegrinaggio a Laç al Santuario di Santo Antonio tenuto dai frati minori. Qui in Albania c’è una grande devozione verso Sant’Antonio di Padova che supera tutte le differenze religiose, moltissimi mussulmani salgono sul colle a pregare e chiedere grazie al Santo e dicono che ne ricevono molte. Ogni sabato al Santuario della Madonna del buon Consiglio una folla di devoti che va e prega con fede. È uno spettacolo di devozione e di fede genuina di tantissima gente che cerca il consiglio e l’aiuto della mamma celeste.
Gli ultimi giorni del mese sono volati via tra incontri e momenti di preghiera in preparazione alle prime comunioni che 48 ragazzi di Bardhaj hanno ricevuto il 3 giugno festa del Corpus Domini, e la preparazione degli animatori per l’oratorio estivo iniziato a metà giugno alla fine della scuola. Chiediamo a tutti una preghiera e a quelli che possono un aiuto per le nostre attività estive.
Salutiamo di cuore tutti auguriamo ogni bene e benedizione dal Signore. “Fare del bene sempre, del bene a tutti del male mai a nessuno.” “Ave Maria e avanti”. (S. Luigi Orione).                                                                                      

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