"Che giova abbandonare Gesù Cristo per credere al mondo?"
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

In Vaticano da tutto il mondo per riflettere sulle nuove generazioni. Suor Rosa Delgado Rocha, Consigliera generale delle PSMC incaricata della Pastorale giovanile ci offre una lettura del Sinodo, lanciando anche l’evento orionino di Tortona 2020.
Sono 267 i padri sinodali che prendono parte al Sinodo dei vescovi sui giovani, in programma in Vaticano da ieri e fino al 28 ottobre.

Lo ha spiegato il card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, precisando che i membri del terzo Sinodo convocato da Papa Francesco, dopo i due dedicati alla famiglia, saranno così ripartiti: 31 ex officio (15 Patriarchi, Arcivescovi Maggiori e Metropoliti delle Chiese metropolitane sui iuris delle Chiese Orientali Cattoliche; 16 Capi dei Dicasteri della Curia Romana; il Segretario Generale e il Sotto- Segretario del Sinodo dei Vescovi, 15 Membri del XIV Consiglio Ordinario), 181 eletti dalle Conferenze Episcopali (ex electione) e 41 Membri ex nominatione pontificia. Tra i membri – ha precisato Baldisseri durante il briefing di presentazione del Sinodo, in corso in sala stampa vaticana – si contano 50 Cardinali (tra cui due Patriarchi e 3 Arcivescovi Maggiori), 6 Patriarchi, 1 Arcivescovo Maggiore, 44 Arcivescovi, 101 Vescovi residenziali, 37 Ausiliari, 6 Vicari Apostolici e 1 Vescovo Prelato), 10 Religiosi in rappresentanza dell’Unione dei Superiori Generali e 10 Membri non insigniti dell’ordine episcopale tra Presbiteri e religiosi.

Tra gli altri partecipanti, si contano 23 esperti, “designati in virtù delle loro competenze per contribuire ai lavori sinodali in qualità di collaboratori dei Segretari Speciali”, così come 49 Uditori e Uditrici, provenienti anch’essi da ogni parte del mondo. “Fra costoro – ha precisato il cardinale – figurano non solo molti specialisti ed operatori della pastorale giovanile ma anche ben 36 giovani tra 18 e 29 anni, che contribuiranno con la loro vivace presenza a far sentire la voce di tanti loro coetanei”. Significativa sarà poi la presenza di otto Delegati Fraterni, rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, “manifestazione della volontà di lavorare insieme per conseguire la piena unità visibile della Chiesa di Cristo, nella consapevolezza che anche sul tema tanto rilevante dei giovani tutti i cristiani sono chiamati a trovare e a percorrere una strada comune, perché la loro testimonianza concorde risulti credibile agli occhi del mondo”. Si tratta, dunque, ha sintetizzato Baldisseri, di “un’Assemblea ampia e composita, un’Assise sinodale a respiro mondiale, corrispondente alla dimensione universale della Chiesa, che agisce cum Petro et sub Petro”.

Il Sinodo è iniziato, dunque, ieri con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro mercoledì prossimo, avrà inizio l’Assise celebrativa del percorso sinodale. Durante i 25 giorni del Sinodo, i Padri sinodali lavoreranno insieme agli altri partecipanti, secondo le loro proprie mansioni, sull’Instrumentum laboris che sarà il testo base per l’elaborazione del Documento finale e raccoglierà in sintesi i risultati raggiunti dalla XV Assemblea Generale Ordinaria. Quanto alle modalità, i lavori sinodali si articoleranno in tre “unità di lavoro”, correlative alle tre parti del Documento di lavoro: “Riconoscere: la Chiesa in ascolto della realtà (prima parte), Interpretare: fede e discernimento vocazionale (seconda parte), Scegliere: cammini di conversione pastorale e missionaria (terza parte)”. Durante la Sessione inaugurale del pomeriggio del 3 ottobre, oltre alla Relazione del Segretario generale del Sinodo, sarà illustrato l’Istrumentum laboris dal Relatore Generale nelle sue linee generali e poi, in modo introduttivo, avrà luogo la presentazione della prima parte. Poi inizieranno gli interventi in Aula dei Padri sinodali sulla prima parte del Documento, conclusi i quali si passerà ai 14 Circoli minori divisi per lingue (francese, italiano, inglese, portoghese, spagnolo e tedesco) dove si procederà all’elaborazione dei “modi” collettivi dell’Instrumentum laboris, che poi saranno consegnate alla Segreteria Generale.

Gli interventi dei Padri sinodali, i modi collettivi dei Circoli minori e le Relazioni dei Circoli – ha reso noto Baldisseri – saranno raccolti e sintetizzati in un testo integrativo provvisorio dell’Instrumentum laboris al termine di ogni “unità di lavoro”. Al termine di ogni “unità di lavoro”, ricevuti i modi dei Circuli minores, il Relatore Generale con i Segretari Speciali, si riunirà con gli altri membri della Commissione per l’elaborazione del documento finale per procedere alla revisione del testo della relativa sezione del Documento finale. Questo schema dei lavori della prima unità che si conclude con la V Congregazione generale, martedì 9 ottobre, si ripete analogamente per le altre due unità di lavoro, rispettivamente, la XI Congregazione generale, di lunedì 15 ottobre, e la XVII Congregazione generale, lunedì 22 ottobre. Infine, la Commissione si riunirà ancora per elaborare il progetto del Documento finale, che sarà presentato nella mattina di mercoledì 24 ottobre in Aula. “I Padri sinodali nella Congregazione Generale del pomeriggio potranno intervenire ulteriormente sul progetto, sia in forma orale che per iscritto”, ha informato Baldisseri. Successivamente, la suddetta Commissione curerà l’elaborazione del testo definitivo del Documento finale, che nel mattino di sabato 27 ottobre sarà presentato in Aula e nel pomeriggio sottoposto al suffragio dei Padri sinodali. Una volta da loro votato, sarà consegnato al Sommo Pontefice, “al quale compete ogni decisione in merito”, ha concluso il cardinale.

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Un anno dedicato ai giovani della Famiglia Orionina, per riaccendere la fede e riscoprire la missione: "Vivere ogni incontro con gli altri sempre sotto il segno della carità".

È l'invito che la Famiglia Carismatica Orionina rivolge ai giovani e ai responsabili della pastorale giovanile, in una lettera pubblicata oggi, in occasione dell'apertura del Sinodo dei Vescovi sui giovani.
L'Anno dei Giovani Orionini si estenderà dal prossimo 1 giugno 2019 fino al 30 giugno 2020, con il tema "Ascoltare, discernere e vivere la missione". Il desiderio è proseguire il cammino che inizia con la XV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani e che continuerà con la GMG a Panamá, a gennaio 2019.

Nel percorso, la Famiglia di Don Orione invita i suoi giovani a celebrare una festa, in occasione del 125° anniversario dell'ordinazione di Luigi Orione, il 13 aprile 2020. "Lui – si legge nella lettera – quando divenne sacerdote, aveva 23 anni: un po' meno degli anni che avete voi, o forse la vostra stessa età. Quest'avvenimento trasformò completamente la sua vita". In quel momento Don Orione ha accolto la proposta di Gesù di "essere dei suoi per essere tutto dei poveri". Un sogno che Luigi Orione volle condividere con altri giovani. "Sempre lo abbiamo trovato vicino a voi, accendendo la scintilla della fede autentica e di una carità senza frontiere". Con questo desiderio, le Congregazioni di Don Orione offrono ai loro giovani in tutto il mondo l’opportunità di realizzare un incontro a Tortona (Italia) dal 1 al 5 luglio 2020, per celebrare la figura del "padre" che li ha radunati come una famiglia.

Nella lettera si ricorda l'occasione in cui Luigi Orione abbandonò quello che stava facendo per consolare Mario Ivaldi, un giovane che aveva deciso di lasciare il catechismo. Un incontro che cambiò la vita di entrambi, perché "quando due giovani sognano insieme tutto diventa nuovo". Quel giorno, Luigi invitò Mario a formare "un piccolo circolo e oratorio". Un invito che si rinnova anche oggi, nel cuore di tanti giovani orionini, e da cui è nata la missione della Famiglia Orionina: servire il prossimo senza misura se non quella "della capacità d'amare", seguendo un percorso di discernimento che aiuti a superare le ambiguità della vita.

"Cari giovani orionini – conclude la lettera – vi invitiamo dunque a vivere questo percorso con generosità. A non essere spettatori, ma veri protagonisti di questo tempo pieno di esperienze che ci aiuteranno a rilanciare la nostra identità e missione". Perché l'incontro è un viaggio da vivere insieme, al fianco di Don Orione, che "come fece con altri, anche oggi ci aiuta a vivere con entusiasmo il nostro impegno a seguire il Signore Gesù."

Clicca QUI per leggere e scaricare la lettera di invito.

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Con l’apertura dell’ottobre missionario pubblichiamo l’intervista a Don Benjamin, direttore della comunità del Banin, aperta lo scorso anno.

Quale emozione o sentimento hai provato arrivando nella nuova missione?

L’emozione che ho provato è quella tipica che si sperimenta di fronte al “nuovo” e allo “sconosciuto”, la trepidazione per il mio nuovo ruolo di direttore della comunità e per l’immenso lavoro da svolgere. La mia emozione era quella di una persona che si lancia in un’avventura e vi si butta anima e corpo per raggiungere il fine che solo Dio conosce. Un’emozione grande: quella di una persona che rischia e si gioca tutto sapendo che può vincere ma anche perdere, ma nella certezza che vale la pena di lasciarsi condurre dalla mano di Dio perché solo questo fa vivere veramente.

Quali sogni porti nel cuore per la comunità alla quale sei stato mandato?

Per la mia comunità religiosa ho sognato di fare tutto il possibile per creare un clima di serenità che permetta al fratello di dare il meglio di sé, di essere pienamente se stesso senza ipocrisia. Per i fedeli e la gente dei villaggi ho sognato di poterli aiutare ad avere un atteggiamento di fiducia nei confronti della vita e di Dio, in modo da poter fare delle scelte libere e responsabili.

Quali sono le esigenze o bisogni più urgenti della gente che hai trovato?

Dopo un anno di esperienza a Malanville penso che i fedeli abbiano bisogno di capire meglio il vangelo per poter metterlo in pratica. Per raggiungere questo obiettivo occorre innanzitutto insegnar loro a leggere e a scrivere, perché molti sono analfabeti. È urgente per questa gente un’educazione scolastica. Molti sono purtroppo i bambini che girano per le strade chiedendo l’elemosina e non avendo la possibilità di alcuna istruzione. Penso di creare una piccola struttura dove questi bambini possano fare la doccia, mangiare qualcosa, giocare e pian piano imparare a leggere e a scrivere. Penso che la prima povertà è lì: l’analfabetismo.

Cosa e come vi siete organizzati? Quali attività avete avviato?

Questo primo anno ci è servito come esperienza. Sul piano pastorale abbiamo lavorato molto per sistemare tante cose che non funzionavano in parrocchia: rinnovando i referenti dei gruppi e dei consigli e dando nuova vita alle associazioni. Abbiamo “risvegliato” due comunità in due villaggi, oltre la comunità della città di Malanville.
 
Ci sono degli ostacoli che rendono faticosa la vostra opera? Quali?

Il primo ostacolo è la lingua. Comunichiamo in francese ma quanti capiscono questa lingua? Un altro ostacolo potente è la cultura che ha un peso forte sulle persone. Evangelizzare la cultura è un impegno davvero grande.

Quale messaggio o slogan o provocazione vorresti lanciare a chi vive in Italia?

Come slogan sceglierei il seguente: “vivere il vangelo per una miglior qualità di vita”.

Don Benjamin con il vescovo

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Con un comunicato della Sala Stampa Vaticana, uscito ieri, festa di San Michele Arcangelo, Papa Francesco ha rivolto un accorato appello ai cristiani di tutto il mondo.

Papa Francesco invita i fedeli di tutto il mondo a pregare il Santo Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre, per "unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi."

Francesco ha affidato questa richiesta al gesuita Frédéric Fornos, direttore Internazionale della Rete Mondiale di Preghiera per il Papa, chiedendo che vengano recitate, al termine del rosario, l'antica invocazione  "Sub Tuum Praesidium" e la preghiera a San Michele, scritta da Leone XIII.

Si può scaricare il pdf di queste preghiere, allegato all'articolo

Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo Gloriosa et Benedicta.

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e Benedetta.

 

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen.

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen.

 

Clicca QUI per leggere il comunicato della Sala Stampa Vaticana.

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Lunedì, 24 Settembre 2018

Roma - Ricordo di Don Giuseppe Sorani

Sono passati pochi giorni da quando Don Giuseppe Sorani è andato incontro al Dio che ha pregato per tutta la sua vita, prima chiamandolo Adonai e poi Gesù.

Sono due i ricordi che riportiamo, che testimoniano la grande eredità che don Sorani ha lasciato, un'eredità viva e attuale. La prima testimonianza è lo scritto letto durante le esequie da un rappresentante del Segretariato Attività Ecumeniche di Roma, di cui il sacerdote orionino è stato membro per molti anni. In poche righe delinea la spiritualità e la vita di questo nostro sacerdote. In allegato all'articolo si può leggere questo commovente saluto.

La seconda testimonianza ce la lascia lo stesso don Sorani, il quale, mentre con una profonda serenità si avvicinava all'incontro con Dio, lasciava le ultime indicazioni ai suoi confratelli: aveva chiesto che prima delle esequie fosse recitata la preghiera ebraica del KADDISH.

Il Kaddish, o Qaddish e Qadish (in aramaico קדיש, lett. Santificazione), è una delle più antiche preghiere ebraiche recitata soltanto alla presenza di un Minian composto da dieci maschi ebrei che abbiano compiuto la maggiore età religiosa dei 13 anni, età a partire dalla quale ogni ebreo ha il dovere di osservare i precetti della Torah.  Il tema centrale del Kaddish è l'esaltazione, magnificazione e  santificazione del nome di Dio.
Il termine "Kaddish" è spesso usato come riferimento al "Kaddish del lutto", recitato come parte dei rituali funebri dell'ebraismo in tutti i servizi di preghiera, come anche ai funerali (all'infuori del cimitero – si veda più sotto: Kaddish ahar Hakk'vurah) e ai memoriali. Persone in lutto "dicono il Kaddish" per dimostrare che, nonostante la perdita, ancora lodano Dio e trovano in esso espressioni di consolazione.

Questo è il testo in lingua italiana:
“Sia magnificato e santificato il Suo grande nome,nel mondo che Egli ha creato conforme alla Sua volontà, venga il Suo Regno durante la vostra vita, la vostra esistenza e quella di tutto il popolo d’Israele, presto e nel più breve tempo.
Sia il Suo grande nome benedetto per tutta l’eternità. Sia lodato, glorificato, innalzato, elevato, magnificato, celebrato, encomiato, il nome del Santo Benedetto. Egli sia, al di sopra di ogni benedizione, canto, celebrazione, e consolazione che noi pronunciamo in questo mondo”.

L’Ebraismo crede all’esistenza di una vita nell’aldilà, l’Olam habah, “il mondo che viene”, e al giudizio, alla ricompensa nei cieli e alla punizione divina. Il termine Olam habah è anche usato nella tradizione ebraica per far riferimento ad un’era futura nella quale quanti si sono comportati in modo giusto saranno riportati in vita in un mondo perfetto.
Pur non soffermandosi sulla morte, la tradizione ebraica, una volta che essa sopraggiunge, sottolinea l’importanza di non negare la sua realtà. Chi è in lutto è invitato a spargere per primo la terra sopra la bara o sopra il corpo del defunto quando viene deposto nella tomba, quasi per rafforzare la consapevolezza della perdita.
Le tradizioni ebraiche per la sepoltura e per il lutto sono volte a spingere colui che vi è coinvolto a misurarsi, prima con la realtà della morte, e poi con la sua accettazione. Quando si viene a conoscenza della morte di un parente, i parenti stretti esprimono il proprio dolore facendo uno strappo sul vestito, Questa tradizione risale alla figura di Giacobbe che, nella narrazione biblica, si lacerò le vesti dopo essere venuto a conoscenza della morte del figlio Giuseppe (Genesi 37,34).
L’Ebraismo impone che la sepoltura avvenga nello stesso giorno della morte; può essere posticipata nel caso sia necessario del tempo per radunare i cari del defunto.
Il defunto viene avvolto in un semplice lenzuolo funebre a cui si aggiunge, per gli uomini, lo scialle della preghiera con le frange tagliate (Talled) in segno di lutto e di perdita: questo dà rilievo al fatto che tutti gli esseri umani sono uguali. La bara necessaria al trasporto del corpo è semplice e fatta di legno.
Al funerale è usanza comune che un rabbino o un parente stretto del defunto, pronunci un discorso funebre (Hesped), indicando i pregi del defunto. Secondo la tradizione, lo scopo è quello di far piangere i parenti del morto, aiutandoli a sfogare ed esprimere il loro dolore.
Dopo il funerale, gli Ebrei osservano una settimana di lutto (Shiva), il cui nome attinge al termine ebraico che indica il numero “sette”. Durante questa settimana, i parenti del defunto rimangono in casa, seduti su bassi sgabelli. I “sette giorni” sono osservati dai genitori, dai figli, dai coniugi e dai fratelli del deceduto, preferibilmente insieme nella casa del defunto. I membri della comunità li raggiungono per celebrare alcuni riti di preghiera, per portar loro del cibo e far loro visite di solidarietà.
Chi è in lutto non può radersi, lavarsi e indossare scarpe di pelle. In casa, tutti gli specchi devono essere coperti.  La settimana di Shiva è parte del mese di lutto (sheloshim, dal numero “trenta”, che fa riferimento ai giorni del mese) che, dopo i primi sette giorni, segue con un’attitudine meno intensa; in questo mese i parenti del defunto non partecipano a celebrazioni, non si radono, non si tagliano i capelli e non ascoltano musica. Anche nei dodici mesi successivi alla morte della persona cara, si evita di partecipare a feste o concerti. Durante questo periodo, viene recitato ilKaddish, una preghiera in onore del morto, in ogni momento principale di preghiera.
Al termine di un anno le tradizioni relative al lutto terminano. Il defunto verrà ricordato nel giorno dell’anniversario di morte (Yahrzeit): in questa occasione i familiari recitano il Kaddish nella sinagoga e accendono una candela in sua memoria. Anche nel corso di alcune feste, viene recitata una preghiera speciale per i morti, nota come Yizkor.

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Ieri, mercoledì 19 settembre, a Roma si è concluso l’incontro dei direttori. L'ultimo giorno della riunione è stato caratterizzato dalla partecipazione dei responsabili di struttura. Un giorno intenso di lavoro, arricchito dalla relazione del vicepresidente della Comunità di Sant'Egidio Monsignor Marco Gnavi sul tema: "incontrare ed accogliere le nuove periferie dell'umanità".

Il relatore con competenza, ma soprattutto per esperienza diretta, ha presentato una visione globale e particolare sulle nuove periferie esistenziali con una chiara e precisa lettura della situazione.
Il problema del flusso migratorio, prosegue Don Marco, detta il passo delle sorti globali ed europee con non poche preoccupazioni. Infatti, questo tempo nuovo ci presenta anche nuove periferie esistenziali e chiede di fare cose nuove per combattere quel progetto di male che va espandendosi sempre più e che va sconvolgendo la vecchia Europa, scatenando paura e rabbia anche nei confronti degli immigrati.
Pertanto, se muore il cristianesimo le periferie saranno incendiate dalla violenza.  Noi cristiani, invece, siamo consapevoli che la periferia è l'orizzonte della Terra promessa, cioè la certezza per un futuro migliore e vivibile, ma ciò sarà possibile nella misura in cui guardiamo in faccia i poveri e abitiamo le stesse periferie.

Nella seconda parte della mattinata, Davide Gandini ha presentato le schede per la formazione dei laici dipendenti, mentre Roberto Franchini ha illustrato l'abbecedario, ovvero le linee guida per la promozione del carisma.

L'incontro dei direttori si è concluso con la Santa Messa presieduta da Don Marco Gnavi.

Nel pomeriggio il padre Provinciale e l'economo hanno incontrato i responsabili di struttura e presentato loro le linee programmatiche della Provincia per il prossimo futuro.
L'incontro e il dibattito tra i responsabili di struttura e l’equipe provinciale di gestione ha segnato l'ultimo atto di questi tre giorni di formazione per direttori e laici responsabili di alcune nostre opere all’insegna del carisma di S. Luigi Orione.

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Gli Ex Allievi dell’Istituto Mutilatini del Piccolo Cottolengo di Milano hanno tenuto, domenica 16 settembre 2018, uno speciale raduno in occasione dell’80° anniversario dell’inaugurazione dell’Istituto Mutilatini, avvenuta il 19 marzo 1948.
Don Flavio Peloso, in video conferenza, ha condiviso un ricordo dell’amicizia di Don Gnocchi, oggi beato, con Don Orione e la Congregazione.


Don Carlo Gnocchi (1902 - 1956) era un brillante sacerdote educatore di Milano. Ebbe “la conversione alla carità” quando fu cappellano militare in Russia, durante la guerra mondiale. Ritornato in Italia, nel 1943, egli iniziò il pietoso pellegrinaggio, alla ricerca dei familiari dei caduti in guerra e dei bimbi rimasti orfani e mutilati cui dare futuro.
Don Carlo Gnocchi aveva grande stima di Don Orione; fu in amicizia con i suoi successori Don Carlo Sterpi e Don Carlo Pensa.
Proprio Don Pensa mise a disposizione di Don Gnocchi e dell’Istituto di Arosio, di cui era direttore, Don Giovanni Casati e alcuni chierici orionini. Vi arrivarono nel settembre 1946, quando vi erano 3 mutilatini. L’accoglienza e l'assistenza dei mutilatini crebbe bene e rapidamente tanto che, dopo due anni, già ospitava una settantina di ragazzi.
Furono questi i mutilatini che, il 19 marzo 1948, lasciarono Arosio e inaugurarono il nuovo Istituto orionino di Milano.


Don Carlo Gnocchi manifestò persino l’intenzione prima di farsi “religioso” poi “aggregato” orionino e, infine, percorse una via di carità autonoma divenendo “apostolo dei mutilatini” e grande promotore della loro causa educativa e sociale in Italia.
Fu il primo presidente degli Amici di Don Orione del Piccolo Cottolengo di Milano.
Il 25 ottobre 2009 è stato proclamato "beato".
A giusto titolo, per la devozione verso Don Orione e i suoi ideali e per l'amicizia verso la Congregazione, Don Carlo Gnocchi può essere considerato un orionino "honoris causa".


Qui di seguito il video intervento di Don Flavio Peloso.

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Ieri è stato reso pubblico un nuovo documento, firmato il 15 settembre da Papa Francesco.

Si tratta della Costituzione Apostolica "Episcopalis communio", che tratta delle natura e realizzazione del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo, si legge nel documento, è una delle eredità più preziose del Concilio Vaticano II ed esprime la natura collegiale, comunitaria della Chiesa, una "Chiesa costitutivamente sinodale", popolo di Dio in cammino nel mondo.

In questo documento, dopo l'esperienza di questi cinquant'anni di Sinodo dei Vescovi, vengono tradotti in norma tutti i passaggi del cammino sinodale, che si sviluppa in tre fasi: ascolto, decisione e attuazione.

Il cammino inizia con l'ascolto del Popolo di Dio,  continua ascoltando i pastori, culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come "Pastore e Dottore di tutti i cristiani".

"Anche grazie al Sinodo dei Vescovi - scrive papa Francesco al termine della Costituzione -  apparirà via via più chiaro che, nella Chiesa di Cristo, vige una profonda comunione sia tra i Pastori e i fedeli, essendo ogni ministro ordinato un battezzato tra i battezzati, costituito da Dio per pascere il suo Gregge, sia tra i Vescovi e il Romano Pontefice, essendo il Papa un «Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo – come Successore dell’Apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese». Ciò impedisce che ciascun soggetto possa sussistere senza l’altro."

 

Clicca QUI per leggere il testo completo della Costiruzione Apostolica "Episcopalis communio"

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Martedì, 18 Settembre 2018

Roma - Proiettati verso il futuro

Ieri, lunedì 17 settembre, è iniziato l'annuale incontro dei direttori della nostra Provincia presso la Casa per ferie "Giovanni Paolo II" a Roma.

Una giornata all'insegna dell'ascolto e della condivisione.
La prima relazione, in mattinata, è stata offerta dal Padre Provinciale Don Aurelio Fusi che, in modo magistrale ed esaustivo, ha ripercorso con uno sguardo retrospettivo il cammino percorso nel triennio 2015-2018 per poi, giustamente, proiettare verso il futuro i presenti.


Don Aurelio ha presentato le priorità del triennio 2018-2021:
1) la formazione continua dei religiosi; 2) lo sviluppo vocazionale; 3) la formazione dei laici; 4) il miglioramento economico-amministrativo e maggior giustizia retributiva.
Interessante, a seguire, l'intervento del direttore generale Don Tarcisio Viera che ha sottolineato con calore l'importanza della salute spirituale dei religiosi attraverso la preghiera, la formazione permanente e, quindi, il delicato ruolo dei direttori a riguardo.

Nel pomeriggio altre due relazioni non meno importanti che segnano la vita della Provincia e dei religiosi.
Il nuovo economo Don Alessandro D'Acunto ha illustrato la situazione amministrativa e gestionale, passando in rassegna ogni nostra opera e segnalando potenzialità, criticità e prospettive future.
La quarta relazione è stata tenuta dal vicario provinciale Don Gianni Giarolo. Il tema da lui trattato sulla formazione iniziale e permanente ha suscitato molto interesse e consenso.


Naturalmente è seguito un partecipato e vivace dibattito assembleare che ha chiuso questa prima giornata di lavoro, scandita dalla preghiera e dalla convivialità.

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Sabato, 15 Settembre 2018

Palermo - Viva il Papa!

Oggi Papa Francesco è in visita in Sicilia, sui passi di don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.

Ancora oggi, don Pino ricorda a tutti i cristiani che credere al Vangelo non può lasciarci neutrali davanti ai poveri, ai dimenticati, ai desamparados, come scriveva Don Orione, di oggi. Nella sua vita di sacerdote, ha portato in mezzo alle gente più abbandonata un messaggio di collaborazione, aiuto reciproco, fiducia, speranza: ha portato la Buona Notizia. Ascoltiamo QUI la sua ultima intervista.

In mattinata, dopo una tappa a Piazza Armerina, papà Francesco è atteso a Palermo per una visita alla casa natale di don Pino e per la Santa Messa. Il pranzo è previsto alla Missione di Speranza e Carità (Fra' Biagio Conte), insieme agli Ospiti della Missione e una rappresentanza di Detenuti e Immigrati.

Tra i partecipanti della messa al Foro Italico, anche i giovani ed i parrocchiani della Parrocchia Madre della Provvidenza, che è retta dai sacerdoti orionini.

Clicca QUI per leggere l'intervista di Avvenire a Monsignor Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo.

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