"E’ nel silenzio e nella preghiera che sempre si maturano i più efficaci propositi e si formano i grandi Santi."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Domenica 24 febbraio c'è stata la prima professione religiosa di Domenico Russo presso il Santuario della Madonna Incoronata di Foggia.
Nella grazia di Dio e nell'amore di Maria Santissima desideriamo farti tantissimi auguri. Il Signore ti benedica nel tuo cammino.
Sempre uniti nella preghiera.

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Sabato 23 e domenica 24 febbraio a Roma si è tenuta la riunione dei tre Coordinamenti territoriali Italia Nord - Centro - Sud del Movimento Laicale Orionino con la presenza di diversi Coordinatori locali, degli Assistenti Spirituali Provinciali incaricati, e di Don Laureano De La Red Merino.
I presenti hanno deciso di unire i tre Coordinamenti italiani e di procere quindi all’elezione del Coordinatore Territoriale e del Vice Coordinatore MLO Italia, e alla nomina della Segreteria operativa territoriale.
    
Il  Cordinamento territoriale  MLO  Italia è risultato così composto:

Coordinatore Territoriale: Armanda Sano
Vice Coordinatore Territoriale:  Antonella Simonetta
Segretari: Roberto Pierini e Lucia Pini
Tesoriere: Ennio Moneghini
Responsabile Formazione: Antonella Carnazza

L'augurio per il coordinamento è che con l'intercessione di San Luigi Orione possa crescere nell’esercizio della “carità che tutto ristora, tutto edifica, tutto unifica in Cristo e nella sua Chiesa”.
Una preghiera e il sostegno di tutta la Famiglia Orionina per accompagnarli sempre nel loro cammino.

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Pubblichiamo la testimonianza di una volontaria Orionina che ha scritto qualche riga sulla definizione che ha avuto per lei la parola “volontariato”. Spesso non ci rendiamo conto che solo dedicando qualche ora del nostro tempo a chi ne ha più bisogno possiamo fare grandi cose, d’altronde nessuno è mai diventato povero donando.


Se dovessi dare una definizione sintetica del volontariato, lo indicherei come “il Luogo spirituale” in cui si riceve moltissimo, pur dando poco.
Questo è quanto accade a me da 16 anni, cioè da quando all’Opera Don Orione o per imboccare un disabile o per accompagnarne a Messa un altro, spendo un poco del mio tempo, ricevendo tanto in cambio!

E ciò avviene perché il Volontariato è Scuola d’Amore; amore dato e amore ricevuto, come un’onda in continuo movimento tra due sponde parallele: dove anche il gesto più piccolo diventa fonte di vita, perché immerso in uno scambio d’amore.
Il Volontariato è dunque il Luogo in cui, tanto colui che dà, quanto colui che riceve ritrova la propria Umanità nella più profonda e nobile Essenza!
Ed è naturale per me annoverare i miei migliori amici tra gli ospiti del Don Orione. Quanti ne ho trovati! Pur ricordandone qui solo alcuni, li ho tutti nel cuore: a cominciare da Concetta che, muta, parlava con lo sguardo; da Cesare che nascondeva un cuore di panna sotto un continuo “mugugnare”; da Roberto, malato incurabile e morto giovane, da Rosa che nella preghiera, si rivolgeva al Signore con il “Lei”; da Giovanni che, sorridendo, chiedeva un soldino... e da tanti altri.
Quanto mi avete insegnato e quanto continuate a insegnarmi, cari amici! Siete voi ad indicarmi la via della pazienza e dell’umiltà nel servizio, senza scadere né nella superbia né nella gelosia! Voi mi conducete ogni giorno a gioire per le piccole cose e ad apprezzare le grandi, fino a realizzare la più grande di tutte e cioè: l’uscire da me stessa per venirvi incontro!

Il Volontariato è dunque un cammino accessibile a tutti, essendo un cammino d’amore: non l’amore delle “affinità elettive”, bensì l’Amore che, nel suo significato più alto, e cioè come “atto della Volontà”, si identifica con l’Amore Cristiano!

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Il brano di oggi è parte del cosiddetto discorso della pianura del Vangelo di Luca, che si ritrova anche in Matteo e Marco, e può essere suddiviso in tre parti.

La prima contiene le frasi più forti e provocanti, capaci di mettere in crisi chiunque: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odionano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. "Caro Gesù, questo è troppo!" viene da pensare a molti.

La seconda parte spiega perché il cristiano deve fare così, perchè deve amare persino chi gli fa del male: l'amore di un cristiano deve essere a pura imitazione di quello di Dio, cioè completamente gratuito, un cristiano deve vivere la misericordia perché ha ricevuto da Dio misericordia.

La terza ci spiega che in fondo questo comportamento ci fa anche guadagnare: il perdono, l'abbandono della vendetta, del rancore, della rabbia sono condizioni necessarie per vivere felici.

Difficile sì, ma non impossibile. Difficile farlo da solo, possibile se ci affidiano alla misericordia di DIo.

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Domenica 17 febbraio 2019 presso la Parrocchia “San Giuseppe Benedetto Cottolengo” di Genova, il Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco ha insediato il nuovo parroco Don Paolo Clerici alla presenza di numerosi confratelli orionini, fedeli della parrocchia ed amici.

Una celebrazione solenne che ha posto al centro l’importanza della figura del parroco. All’inizio i riti esplicativi hanno subito evidenziato il ruolo del pastore che riceve l’invocazione dello Spirito, asperge il suo gregge e venera con l’incenso il Santo altare. Nell’omelia il Cardinale prende spunto dalla pagina Evangelica della V domenica ‘per Annum’ che “ci viene incontro come un dono a tutti noi e in modo speciale a Lei Don Paolo all’inizio del suo ministero che sia un parlare chiaro con le parole di Gesù, servendo la gente, credenti e non credenti. La via da percorrere per un pastore e una comunità al proprio interno e come presenza missionaria è quella di confidare nel Signore”.

Prima della benedizione finale il direttore provinciale Don Aurelio Fusi ha rivolto al Cardinale un pensiero di gratitudine in questa circostanza, sottolineando che noi tutti siamo qui per “prolungare quella gratitudine che Don Orione ha nutrito per i vescovi del suo tempo ed oggi continua nella sua persona, sentendola vicina e personalmente la sento in me come un modello di vita”.

L’ultima parola è stata riservata al neo parroco Don Paolo che nel suo ringraziamento e saluto ha sintetizzato questa celebrazione d’insediamento come “un momento di grazia e ciò che ha caratterizzato maggiormente è stato il senso di Chiesa, la presenza dello Spirito, il vescovo come successore degli Apostoli, il presbiterio, i giovani, i bambini e di questi ultimi mi commuove sempre quando parlo loro per come mi ascoltano. Voglio davvero camminare con questo popolo, molto fedele, ed essere il parroco di tutti. Genova ora è parte integrante del mio essere sacerdote”.

A Don Paolo l’augurio lo vogliamo rivolgere con le parole della Liturgia: “Il Signore ti conceda di presiedere e servire fedelmente, in comunione con il tuo vescovo, questa famiglia parrocchiale, annunziando la parola di Dio, celebrando i santi misteri e testimoniando la carità di Cristo”.

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Questo il titolo di un incontro promosso da Caritas, Fondazione Migrantes e Centro Astalli a Sacrofano, alle porte di Roma, dal 15 al 17 febbraio, con partecipanti provenienti da 90 diverse diocesi, anche diversi rifugiati e profughi di 38 Paesi diversi.

L'iniziativa ha voluto essere un incontro tra associazioni, famiglie e comunità che animate dall'insegnamento del Vangelo vivono l'accoglienza e la fraternità. Storie di vita, storie di aiuto, storie di speranza, storie di persone che, spesso, da accolte sono diventate accoglienti replicando verso altri il bene che hanno ricevuto. Come l’ ingegnere afghano Khalid, che, dopo aver trovato accoglienza, si è fatto carico di un’altra famiglia di rifugiati di cui ha seguito le sorti fino al totale ricongiungimento familiare e all’avviamento al lavoro. O come Kady, la senegalese che ha abbracciato il Papa e che a Foggia dedica più di un pomeriggio a dare una mano alla Caritas.

Anche Papa Francesco ha voluto essere presente in forma privata e  venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Ed i partecipanti, al termine di queste intense giornate, hanno lanciato a tutti i cristiani un messaggio: «Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “Annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”».

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In tutte le diocesi si celebra oggi la 41esima giornata per la vita. Il Consiglio episcopale permanente della Cei ha pubblicato un messaggio, che invita a vedere nella vita nascente il futuro dell'uomo e della società, "il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù”.

Di seguito il testo integrale del messaggio:

È VITA, È FUTURO

Germoglia la speranza
    «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

Vita che “ringiovanisce”
    Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti - geologici e dell’anima - che il nostro Paese attraversa.

Generazioni solidali
    Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni»  , come ci ricorda con insistenza Papa Francesco.  Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita ‒ con i piedi ben piantati sulla terra ‒ e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide» , antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista  che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire» . Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

L’abbraccio alla vita fragile genera futuro
    Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.
La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo» . Alla «piaga dell’aborto»  – che «non è un male minore, è un crimine»  – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze» .
Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene» , per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile.

 

 

 

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Il Vangelo di questa domenica è composto da due parti, il prologo del Vangelo di Luca ed il capitolo quarto.

Il prologo è un vero gioiello letterario, in questi quattro versetti Luca ci offre un nitido autoritratto; egli è un rappresentante della seconda generazione di cristiani, un uomo istruito e ricercatore accurato delle tradizioni. Sono versetti importanti, che mostrano la serietà con cui l'evangelista ha condotto le sue ricerche, per rendersi conto della solidità degli insegnamenti ricevuti dai testimoni oculari della vita di Gesù.

Nel capito quarto, Luca descrive Gesù nella sinagoga di Nazareth, che legge un brano di Isaia e non ne fa l'esegesi, perché dichiara che quella profezia si è compiuta in quel giorno. Luca sottolinea con forza quel termine "oggi".

La salvezza di Gesù è un evento contemporaneo a chiunque legge o ascolta il vangelo, l'incontro con il Cristo è possibile a chiunque, in ogni tempo: ogni giorno è l'oggi della salvezza.

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 In un mondo che cambia così velocemente, se non vogliamo perdere il contatto con la realtà – e quindi il senso del nostro essere cristiani - è necessario ripensare in modo radicale il nostro impegno pastorale, soprattutto quello rivolto ai giovani.

Si è concluso ieri il Convegno per le Parrocchie e i Santuari Orionini, svoltosi a Roma proprio nei giorni in cui a Panama si è celebrata la Giornata Mondiale della Gioventù. Quest’anno si è voluto metterci in particolare sintonia con la Chiesa universale facendosi interrogare dalle prospettive e dalle sfide offerte dal recente Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Due giorni intensi di lavoro quelli di venerdì e di sabato, nei quali i 70 partecipanti (tra religiosi e laici, giovani e adulti) provenienti dalle Parrocchie di tutta Italia, dalla Romania e dall’Ucraina hanno avuto la possibilità di mettersi in ascolto di alcuni testimoni che il Sinodo l’hanno vissuto in prima persona: Padre Salvatore Currò, professore di Pastorale giovanile presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Salesiana e Federica Ancona, una delle 35 delegate rappresentanti del mondo giovanile al Sinodo.

Gli spunti di riflessione sono stati moltissimi ma il richiamo che è arrivato forte dai documenti del Sinodo e dalle parole di chi vi ha partecipato, è che la pastorale, perché sia veramente autenitca ed efficace, non deve essere fatta per i giovani ma con i giovani, partendo soprattutto da una grande disponibilità all’ascolto.

Ora, insieme alla Chiesa, si tratta di rimettersi in cammino – sulla strada di Emmaus – e di farsi sorprendere dall’incontro con il Risorto che, mentre cammina con noi, spezza il pane della Parola e ci fa ardere nel cuore il desiderio di annunciare la buona notizia.

 

 

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Dopo il Cineforum di ieri sera, iniziano oggi i lavori ufficiali del Convegno delle Parrocchie e dei Santuari orionini. Un incontro in cui, oltre all'italiano, si parleranno molte lingue, albanese, rumeno e ucraino, e soprattutto la lingua universale del Vangelo.

Proprio mentre Papa Francesco celebra con i giovani del mondo la XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, anche le realtà pastorali orionine parlano dei giovani, alla luce del recente Sinodo. Il tema del Convegno infatti è "Sinodo: i giovani, da destinatari a protagonisti nella Chiesa!".

Il primo momento è dedicato all'ascolto di un protagonista dei lavori sinodali, Padre Salvatore Currò, C.S.I., Professore di Pastorale giovanile presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Salesiana di Roma e membro del Sinodo. A seguire ci sarà uno tempo il Confronto, nell'incontro con Federica Ancona, partecipante al Sinodo e alcuni ragazzi di Nuovi Orizzonti.

Sabato, momento conclusivo del convegno, i partecipanti dialogheranno alla ricerca di una via comune per condividere come rendere più protagonisti i giovani nelle parrocchie, protagonisti perché amati dalla parrocchia: come diceva Don Orione, "i giovani sono sempre di chi li illumina e li ama davvero".

In allegato la locandina del Convegno.

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