"Il celeste Agricoltore già diffonde i semi di una messe di trionfi destinati a fruttificare."
Don Orione

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Oggi, primo giorno del 2019, si celebra la 52esima Giornata mondiale della Pace.

Nel suo Messaggio, Papa Francesco ci ricorda che la pace può essere raggiunta a livello di politica mondiale, ma anche a partire dall'impegno e dalla responsabilità di ogni uomo.

La responsabilità politica appartiene a ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c’è pace senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico — che è una delle più alte espressioni della carità — porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento.

Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti — come ricordava Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris (1963) — germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere a una stessa comunità, con gli altri e con Dio (cfr. ivi, 45). Siamo pertanto chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti.

Clicca QUI per leggere il messaggio di papa Francesco.

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Martedì, 25 Dicembre 2018

E venne ad abitare in mezzo a noi

Dopo più di duemila anni, anche oggi la Chiesa annuncia al mondo la buona notizia: Dio ama così tanto l'umanità da mandare in mezzo a noi, uomo come noi, il suo unico Figlio.

Anche noi, come gli uomini di tutti i tempi, abbiamo bisogno di quel bambino di Betlemme, nato povero per insegnarci a cercare la vera ricchezza, nato debole per mostrarci dov'è la vera forza, nato rifutato per farci aprire le braccia ai poveri ed ai dimenticati.

Papa Francesco, nell'omelia della Notte Santa, ha detto: "Andiamo dunque fino a Betlemme" (Lc 2,15): così dissero e fecero i pastori. Pure noi, Signore, vogliamo venire a Betlemme. La strada, anche oggi, è in salita: va superata la vetta dell’egoismo, non bisogna scivolare nei burroni della mondanità e del consumismo. Voglio arrivare a Betlemme, Signore, perché è lì che mi attendi. E accorgermi che Tu, deposto in una mangiatoia, sei il pane della mia vita. Ho bisogno della fragranza tenera del tuo amore per essere, a mia volta, pane spezzato per il mondo. Signore, prendimi sulle tue spalle, buon Pastore: da Te amato, potrò anch’io amare e prendere per mano i fratelli. Allora sarà Natale, quando potrò dirti: “Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo”

Con le parole di padre David Maria Turoldo, chiediamo anche oggi al Signore di venire nel nostro cuore, per cambiarlo dal profondo e darci la sua pace. Che sia Natale ogni giorno!

 

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni , figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre , Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.

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Lunedì, 24 Dicembre 2018

E tu, che cosa regalerai?

Ultime ore frenetiche alla ricerca dell'ultimo regalo. Ore passate in centri commerciali affolatti e stipati di persone che sembrano in preda ad uno stato febbrile.

Ma è questa l'attesa del Natale? Davvero il senso del dono è ridotto all'acquisto dell'ultimo oggetto alla moda?

Papa Francesco ci dà un esempio: per Natale ha donato ai senzatetto ed ai pellegrini un ambulatorio medico-sanitario sotto il colonnato di San Pietro. Si chiamerà “Ambulatorio-Madre di Misericordia” e sostituirà quello di San Martino, funzionante dal 2016.

Ricordiamoci oggi, in questa Vigilia di Natale, di aprire il cuore ad un dono diverso: il dono di un po' del nostro tempo per stare vicino ad un malato che si sente solo, il dono di una gentilezza in più verso qualcuno che di solito è poco cortese, il regalo di una telefonata a chi è lontano, il regalo di un sostegno a chi si occupa di poveri e bisognosi, il dono di un cuore che si apre per accogliere il Signore che viene.

Ricordiamoci di tutti quei bambini nelle missioni orionine, dal Madagascar alle Filippine, che mangiano una volta al giorno grazie ai pasti preparati dai missionari sostenuti dalla FONDAZIONE DON ORIONE.

Perchè il dono non rischi di essere solo una scatola vuota, ricordiamo le parole del poeta libanese Kahil Gibran, che dice: "Donate ben poco se donate solo i vostri beni. E' quando donate voi stessi che donate veramente!".

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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Auguri, Francesco!

Oggi, papa Francesco festeggia il suo compleanno.

Il carisma di Don Orione ha tra le sue peculiarità la fedeltà al Papa. L'articolo 5 delle Costituzioni dei Figli della Divina Provvidenza, la congragazione da lui fondata, recita:

Fine speciale della Congregazione è diffondere la conoscenza e l'amore di Gesù Cristo, della Chiesa e del Papa, specialmente nel popolo; trarre ed unire con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore i figli del popolo e le classi lavoratrici alla Sede Apostolica, nella quale, secondo le parole del Crisologo, il beato Pietro vive, presiede e dona la verità della fede a chi la domanda. Ad omnia in Christo instauranda, ut fiat unum ovile et unus pastor .

Con lo spirito di Don Orione, ci uniamo agli auguri che provengono da ogni parte del mondo e alle preghiere, affinché la sua missione di Pastore della Chiesa prosegua feconda sulle strade indicate dalla Misericordia di Dio.

 

Per approfondire il legame tra San Luigi Orione e il Papa, suggeriamo l'articolo di Don Alessandro Belano "San Luigi Orione e il Papa": clicca QUI per leggere l'articolo.

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Lo scorso sabato 8 dicembre, con una celebrazione eucaristica presieduta dal Superiore Generale dell’Opera Don Orione, Don Tarcisio Vieira, e concelebrata dai confratelli sacerdoti della Comunità orionina di Genova, si è chiuso il Giubileo per i 900 anni di consacrazione della Chiesa di San Giovanni Battista del Paverano (1118-2018). L’apertura del Giubileo era avvenuta lo scorso 16 maggio, festa di San Luigi Orione, con una Messa celebrata dal Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco.

Nell’omelia della Messa, alla quale ha partecipato l’intera Famiglia orionina di Genova (Ospiti e loro familiari, Volontari, Dipendenti, Amici), il Superiore Generale degli Orionini ha detto:
«Un Giubileo è sempre qualcosa di straordinario e tanto più è straordinario celebrare i 900 anni di consacrazione di una chiesa: pensate che questa chiesa è molto più antica della mia nazione brasiliana! Ed ora, terminato il Giubileo, si torna alla ordinarietà, finito il periodo straordinario, si torna all’ordinario. Ma quali sono gli insegnamenti che questo Giubileo può lasciare nelle nostre vite? Papa Gelasio II, nel 1118, in occasione del suo soggiorno genovese, ebbe l’occasione di consacrare solennemente la nuova Cattedrale di san Lorenzo e questa chiesa di San Giovanni Battista del Paverano. La Cattedrale di Genova e la nostra chiesa sono contemporanee: il Giubileo ci ricorda l’importanza del restare uniti e in piena comunione con il Vescovo».

Prendendo poi spunto dal fatto che l’itinerario storico della chiesa del Paverano l’ha sempre vista connessa ad una opera di carità (nel 1600 fu aperto un lazzaretto per prestare soccorso agli appestati, nel 1800 il Comune di Genova realizzò un ricovero per i poveri mendicanti, fino a Don Orione che ne fece il centro di una grande opera di carità, faro di fede e di civiltà per la città di Genova), Don Tarcisio ha ricordato che dall’insegnamento di Don Orione ai suoi Figli  - “è prassi presso di noi di unire sempre all’opera di culto una opera di carità e viceversa, ad una opera di culto unire sempre una opera di carità” - viene anche un insegnamento per la nostra vita: sempre culto e carità procedono uniti.
«Anche dopo la chiusura del Giubileo la porta della chiesa del Paverano resterà comunque sempre aperta, nella ordinarietà, segno e simbolo di quel cuore di Cristo che continua a dire alla umanità bisognosa di speranza e di senso: venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi darò conforto. Anche noi come la Madonna siamo chiamati ad accogliere pienamente Dio e la Sua grazia nella nostra vita, siamo chiamati a diventare portatori di Cristo e testimoni del Suo amore, guardando soprattutto a coloro che sono i privilegiati agli occhi di Gesù, come si fa qui al Paverano.
Concluso il Giubileo si ricomincia la ordinarietà della nostra vita, vogliamo vivere ogni giorno nella grazia del signore, uniti ai Vescovi e al Papa, unendo il culto alla carità e incontrando ogni giorno il Signore Gesù nelle persone dei nostri fratelli e delle nostre sorelle».

La giornata è proseguita con il tradizionale momento di incontro che il Superiore Generale ha tenuto al Paverano con la Famiglia genovese di Don Orione, nel quale ha condiviso con i presenti le ultime fatiche e belle novità della vita della Congregazione orionina, presente oggi in quattro continenti. Dopo il pranzo insieme, la visita del Superiore Generale, accompagnato dal nuovo Direttore del Piccolo Cottolengo genovese, Don Dorino Zordan, è proseguita alla Casa di Bogliasco “Famiglia Moresco” per la consueta festa di famiglia del giorno dell’Immacolata.

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Martedì, 11 Dicembre 2018

Foggia - Festa dell’Immacolata

L’8 dicembre, solennità della Madonna Immacolata, al Santuario dell’Incoronata ha proseguito la tradizione con la statua della Madonna portata in processione sul presbiterio dove rimane tutta la giornata. Al Santuario ci sono state ben 6 famiglie che hanno battezzato i loro bambini in questo giorno.

Alle ore 19 la concelebrazione solenne presieduta dal Vescovo emerito di Foggia Mons. Bovino D’Ambrosio; al termine della messa la Madonna è stata riaccompagnata processionalmente nella sua nicchia passando per il sagrato del Santuario dove erano presenti tutti i fedeli.

I presenti hanno assistito poi allo spettacolo pirotecnico ed al falò dell’Immacolata. Mentre la legna bruciava e scaldava i fedeli, vi erano degustazioni con prodotti tipici nel mercatino allestito per la festa.

Presente anche un gruppo locale con pifferi, zampogne, fisarmoniche e tamburi che ha animato la serata attorno al fuoco.

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Sveglia presto e tanta emozione per i 25 delegati della parrocchia di Ognissanti che il 27 novembre hanno partecipato alla SS Messa mattutina con Papa Francesco a casa Santa Marta; 25 "ambasciatori" della ricchezza della parrocchia in tutte le sue molteplici realtà accompagnati dal Parroco Don Walter Groppello e il Viceparroco Don Francisc Lacatus.

E nell'atmosfera raccolta della piccola chiesa il Santo Padre ha meditato sulla fine, sulla nostra fine: un invito a portare avanti le cose buone e a correggere quelle che lo sono meno. Uno stimolo a non sprecare il nostro tempo e a fare del nostro meglio nel quotidiano facendoci trovare preparati all'incontro di misericordia e gioia con il Signore. Un importante e bel impegno da riportare nella vita di comunità parrocchiale.

Alla fine della celebrazione ognuno ha potuto salutare personalmente il Santo Padre, scambiando qualche parola in un clima di gioia, familiarità e naturalmente tanta - tanta emozione. Negli incontri personali sono stati donati a Papa Francesco il progetto di pastorale giovanile che accompagnerà i giovani nel cammino di questo anno, la maglietta del movimento giovanile orionino che racchiude e rappresenta tutti i gruppi dei giovani e alcune canzoni del coro chiedendo una preghiera speciale alla quale il Santo Padre ha risposto ricordando di pregare sempre per lui.

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Domenica, 02 Dicembre 2018

I domenica di avvento - Vegliate!

Inizia oggi il tempo di avvento, un tempo liturgico tipico dell'occidente, che affonda le radici nelle chiese dei primi secoli.

Il brano di questa prima domenica in preparazione al Natale è parte del cosiddetto discorso escatologico: i segni nel cielo, nella luna e nelle stelle, il fragore e la paura. Con il linguaggio apocalittico del tempo l'evangelista annuncia il rinnovamento di tutte le cose quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria. Verso questo mondo nuovo, rinnovato i discepoli di Cristo orientano la loro attesa: questo nuovo mondo è frutto anche della cooperazione dell'uomo alla salvezza dell'intera umanità.

Il cristiano vive il suo avvento ogni giorno, perché Cristo viene ad ogni momento e bisogna essere pronti ad accoglierlo: bisogna avere un cuore grande e attento a riconoscerlo negli altri, sei fatti di ogni giorno. Un lavoro non facile, che richiede quanto ci dice il Vangelo: vigilare e pregare.

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Domenica, 25 Novembre 2018

Cristo, re dell'universo

Oggi la Chiesa, alla fine dell'anno liturgico, celebra la solennità di Cristo Re, Cristo meta finale dei tempi e dei cicli storici. Domenica prossima, prima domenica di avvento, inizia il nuovo anno liturgico, accompagnato dalla lettura del Vangelo di Luca.

La liturgia di oggi ci offre parte del dialogo tra Gesù e Pilato, capitolo 18 del Vangelo di Giovanni, inizio della passione. Per l'evangelista non è solo il processo davanti al magistrato romano, bensì il grande processo tra Gesù e i Giudei, che non lo hanno riconosciuto. Nei versetti del Vangelo di oggi, Gesù spiega il senso della sua regalità: egli è il testimone per eccellenza della rivelazione messianica.

Ma di quale regalità si tratta? Gesù non regna dominando, scriveva il Cardinale Martini, ma attraendo a sè chiunque sa leggere nella croce la certezza di essere amato da Dio. Non si veste di abiti eleganti, ma si cinge di un asciugatoio per lavare i piedi dei discepoli, di tutta l'umanità: questa è la sconcertante e stupenda icona dell'onnipotenza di Dio, che ci ama fino a questo punto.

L'abito più bello, più regale è un asciugatoio, perché il nostro Re è tale nella sofferenza, nel servizio, nell'amore.

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Il 20 novembre è una data di quelle importanti nella famiglia orionina, si potrebbe dire che è la nostra Festa della Mamma. Sì, perché oggi è la festa della Madonna della Divina Provvidenza.

Oggi si ricorda la Madonna con un titolo caro a Don Orione, che aveva per Maria una devozione tenera e forte al contempo: sono numerosi gli scritti e gli episodi che testimoniano un affidamento sincero alla Madre di Dio, sentita addirittura come fondatrice della congregazione: "Oh! Finchè  la nostra piccola e cara Congregazione starà stretta ai piedi di questa grande Madre, celeste nostra Fondatrice, la Congregazione andrà sempre prosperando, sì da allargare e fare del bene non solamente in Tortona, ma anche lontano; si stenderà a portare la fede del Signore, a ravvivarla, a mantenere ed estendere le tende della Divina Provvidenza per il mondo, compiendo quella missione che Iddio ha segnato come cammino da battersi, da farsi, dai Figli, dai piccoli Figli della Divina Provvidenza" (Don Orione, 31.5.1938).

In questa data ricorrono anche altri anniversari: il riconoscimento della Congregazione, che il 20 novembre 1954 venne approvata definitivamente con Decreto Pontificio, il riconoscimento della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza nel 2011 e quello del Movimento Laicale Orionino, avvenuto nel 2012.

Allora, buona festa a tutti, religiosi e religiose, laici, dipendenti e volontari, ospiti e familiari, tutti stretti attorno alla Madonna della Divina Provvidenza, insieme a Don Orione.

 

 

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