"Nella meditazione sentiamo di respirare in Dio."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 3 / Numero 1

Mercoledì, 24 Ottobre 2018

Campocroce - Diretta con Radio Maria

Il Seminario della Vita di Campocroce di Mirano, domani, giovedì 25 ottobre, sarà in diretta con Radio Maria.
Presso la Chiesetta dell'Istituto Soranzo infatti si recherà la troupe dello Studio mobile di Radio Maria che opera nel territorio della Diocesi di Treviso e del Patriarcato di Venezia.

Alessia Mayer, responsabile della troupe mobile, ed altri suoi collaboratori hanno incontrato la responsabile Katia Landi e visitato la struttura ed i suoi residenti.
La diretta inizierà alle ore 16.40 con la presentazione e la recita del Santo Rosario, successivamente ci sarà la recita dei vespri e la celebrazione della Santa Messa presieduta da Don Albino Bassanese della comunità di san Pio X di Marghera. Garantita la presenza del parroco di Campocroce Don Ruggero, sempre presente alle iniziative ed agli eventi dell'Opera orionina di Campocroce.
Il collegamento si concluderà alle ore 17.55.

Katia ha invitato tutte le Comunità orionine ad essere presenti a questo bel momento di preghiera ed a collaborare per l'animazione, rivolgendosi in particolare alla parrocchia di Campocroce, agli abitanti di Via Canaceo che tanto hanno a cuore il Seminario della Vita, alla Parrocchia Pio X di Marghera ed all'Orione Musical Group.

Sarà una bella occasione per pregare insieme e per far conoscere, seppur molto brevemente, la bella realtà orionina di Campocroce.

Volantino RadioMaria Campocroce 2 001

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Lunedì, 22 Ottobre 2018

Marghera - Tu sei missione

Ieri, domenica 21 ottobre 2018, nella chiesa di S. Pio X di Marghera, è stata celebrata la Giornata Missionaria Mondiale. L’intenzione era quella di rivolgere a tutti il messaggio che Papa Francesco ha scritto per questa occasione: “ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: Io sono una missione in questa Terra, e per questo mi trovo in questo mondo” (Evangelii Gaudium,273).  

Bisognava comunicarlo tenendo conto delle diversità presenti nelle comunità parrocchiali: adulti, bambini, giovani, ma anche persone provenienti da altre parti del mondo e che ora vivono qui.
Sono stati usati sull’altare cinque ceri di colori diversi per ricordare e pregare per i missionari e le missionarie che operano nei vari continenti. Per questo la preghiera dei fedeli, “Ogni uomo e ogni donna siano una missione”, è stata letta in lingua madre da alcuni parrocchiani.

A tutti i bambini presenti è stata donata una matita colorata, affinché possano disegnare gesti di bontà e ricordare che ognuno è una missione, come diceva Santa Teresa di Calcutta, dedicando ogni suo attimo alla cura dei più poveri e offrendo una testimonianza vera di ciò che significa essere missionari: “Io non sono che una piccola matita nelle mani di Dio”.

Per raggiungere i giovani ed i giovanissimi è stato inviato un messaggio WhatsApp subito dopo la messa ad ognuno di loro, con le parole di Papa Francesco: “Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci!”.

A completare e a dare ancora più significato a questo momento di preghiera universale è stata sicuramente l’inaspettata e graditissima presenza di Don Felice, consigliere provinciale orionino, che ha presenziato la celebrazione. Don Felice, con le parole di Don Orione, ha invitato ognuno dei presenti ad essere missione, perché solo con il servizio verso gli altri sarà possibile costruire un mondo migliore, “solo con la carità si salverà il mondo”.

 

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Si celebra oggi la 92° giornata missionaria mondiale.

Quest'anno la ricorrenza assume un significato speciale, perché cade mentre si celebra un altro importante avvenimento per la Chiesa: il Sinodo dei giovani. Anche per questo il messaggio del Papa si rivolge proprio ai giovani: sono loro ad essere chiamati a dare nuovo slancio all'evangelizzazione.

I giovani, e non solo, devono ricordare che tutta la vita del cristiano è missione, è portare a tutti, in ogni luogo, il messaggio di amore del Vangelo.

Ci sono due modi per contribuire all'azione missionaria della Chiesa: il primo è la preghiera, perché la fede è sempre comunque un dono di Dio, e il secondo è la raccolta di offerte durante le celebrazioni eucaristiche della Giornata. L’opera missionaria ha infatti necessità anche di sostegno concreto per poter essere portata avanti.

 

Leggiamo di seguito il testo completo del messaggio del Papa:

Cari giovani, insieme a voi desidero riflettere sulla missione che Gesù ci ha affidato. Rivolgendomi a voi intendo includere tutti i cristiani, che vivono nella Chiesa l’avventura della loro esistenza come figli di Dio. Ciò che mi spinge a parlare a tutti, dialogando con voi, è la certezza che la fede cristiana resta sempre giovane quando si apre alla missione che Cristo ci consegna. «La missione rinvigorisce la fede» (Lett. enc. Redemptoris missio, 2), scriveva san Giovanni Paolo II, un Papa che tanto amava i giovani e a loro si è molto dedicato.

L’occasione del Sinodo che celebreremo a Roma nel prossimo mese di ottobre, mese missionario, ci offre l’opportunità di comprendere meglio, alla luce della fede, ciò che il Signore Gesù vuole dire a voi giovani e, attraverso di voi, alle comunità cristiane.

La vita è una missione.

Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 273).

Vi annunciamo Gesù Cristo

La Chiesa, annunciando ciò che ha gratuitamente ricevuto (cfr Mt 10,8; At 3,6), può condividere con voi giovani la via e la verità che conducono al senso del vivere su questa terra. Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si offre alla nostra libertà e la provoca a cercare, scoprire e annunciare questo senso vero e pieno. Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Ve lo dico per esperienza: grazie alla fede ho trovato il fondamento dei miei sogni e la forza di realizzarli. Ho visto molte sofferenze, molte povertà sfigurare i volti di tanti fratelli e sorelle. Eppure, per chi sta con Gesù, il male è provocazione ad amare sempre di più. Molti uomini e donne, molti giovani hanno generosamente donato sé stessi, a volte fino al martirio, per amore del Vangelo a servizio dei fratelli. Dalla croce di Gesù impariamo la logica divina dell’offerta di noi stessi (cfr 1 Cor 1,17-25) come annuncio del Vangelo per la vita del mondo (cfr Gv 3,16). Essere infiammati dall’amore di Cristo consuma chi arde e fa crescere, illumina e riscalda chi si ama (cfr 2 Cor 5,14). Alla scuola dei santi, che ci aprono agli orizzonti vasti di Dio, vi invito a domandarvi in ogni circostanza: «Che cosa farebbe Cristo al mio posto?».

Trasmettere la fede fino agli estremi confini della terra

Anche voi, giovani, per il Battesimo siete membra vive della Chiesa, e insieme abbiamo la missione di portare il Vangelo a tutti. Voi state sbocciando alla vita. Crescere nella grazia della fede a noi trasmessa dai Sacramenti della Chiesa ci coinvolge in un flusso di generazioni di testimoni, dove la saggezza di chi ha esperienza diventa testimonianza e incoraggiamento per chi si apre al futuro. E la novità dei giovani diventa, a sua volta, sostegno e speranza per chi è vicino alla meta del suo cammino. Nella convivenza delle diverse età della vita, la missione della Chiesa costruisce ponti inter-generazionali, nei quali la fede in Dio e l’amore per il prossimo costituiscono fattori di unione profonda.

Questa trasmissione della fede, cuore della missione della Chiesa, avviene dunque per il “contagio” dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono il ritrovato senso e la pienezza della vita. La propagazione della fede per attrazione esige cuori aperti, dilatati dall’amore. All’amore non è possibile porre limiti: forte come la morte è l’amore (cfr Ct 8,6). E tale espansione genera l’incontro, la testimonianza, l’annuncio; genera la condivisione nella carità con tutti coloro che, lontani dalla fede, si dimostrano ad essa indifferenti, a volte avversi e contrari. Ambienti umani, culturali e religiosi ancora estranei al Vangelo di Gesù e alla presenza sacramentale della Chiesa rappresentano le estreme periferie, gli “estremi confini della terra”, verso cui, fin dalla Pasqua di Gesù, i suoi discepoli missionari sono inviati, nella certezza di avere il loro Signore sempre con sé (cfr Mt 28,20; At 1,8). In questo consiste ciò che chiamiamo missio ad gentes. La periferia più desolata dell’umanità bisognosa di Cristo è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita. Ogni povertà materiale e spirituale, ogni discriminazione di fratelli e sorelle è sempre conseguenza del rifiuto di Dio e del suo amore.

Gli estremi confini della terra, cari giovani, sono per voi oggi molto relativi e sempre facilmente “navigabili”. Il mondo digitale, le reti sociali che ci pervadono e attraversano, stemperano confini, cancellano margini e distanze, riducono le differenze. Sembra tutto a portata di mano, tutto così vicino ed immediato. Eppure senza il dono coinvolgente delle nostre vite, potremo avere miriadi di contatti ma non saremo mai immersi in una vera comunione di vita. La missione fino agli estremi confini della terra esige il dono di sé stessi nella vocazione donataci da Colui che ci ha posti su questa terra (cfr Lc 9,23-25). Oserei dire che, per un giovane che vuole seguire Cristo, l’essenziale è la ricerca e l’adesione alla propria vocazione.

Testimoniare l’amore

Ringrazio tutte le realtà ecclesiali che vi permettono di incontrare personalmente Cristo vivo nella sua Chiesa: le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, le svariate espressioni di servizio missionario. Tanti giovani trovano, nel volontariato missionario, una forma per servire i “più piccoli” (cfr Mt 25,40), promuovendo la dignità umana e testimoniando la gioia di amare e di essere cristiani. Queste esperienze ecclesiali fanno sì che la formazione di ognuno non sia soltanto preparazione per il proprio successo professionale, ma sviluppi e curi un dono del Signore per meglio servire gli altri. Queste forme lodevoli di servizio missionario temporaneo sono un inizio fecondo e, nel discernimento vocazionale, possono aiutarvi a decidere per il dono totale di voi stessi come missionari.

Da cuori giovani sono nate le Pontificie Opere Missionarie, per sostenere l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, contribuendo alla crescita umana e culturale di tante popolazioni assetate di Verità. Le preghiere e gli aiuti materiali, che generosamente sono donati e distribuiti attraverso le POM, aiutano la Santa Sede a far sì che quanti ricevono per il proprio bisogno possano, a loro volta, essere capaci di dare testimonianza nel proprio ambiente. Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è. Mi piace ripetere l’esortazione che ho rivolto ai giovani cileni: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me» (Incontro con i giovani, Santuario di Maipu, 17 gennaio 2018).

Cari giovani, il prossimo Ottobre missionario, in cui si svolgerà il Sinodo a voi dedicato, sarà un’ulteriore occasione per renderci discepoli missionari sempre più appassionati per Gesù e la sua missione, fino agli estremi confini della terra. A Maria Regina degli Apostoli, ai santi Francesco Saverio e Teresa di Gesù Bambino, al beato Paolo Manna, chiedo di intercedere per tutti noi e di accompagnarci sempre.

Dal Vaticano, 20 maggio 2018, Solennità di Pentecoste

FRANCESCO

 

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Venerdì, 19 Ottobre 2018

La cura pastorale del malato

L'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, promuove un corso di formazione per operatori di pastorale della salute, cappellani di nuova nomina e loro collaboratori.

Il corso, che si terrà ad Assisi dal 18 al 23 novembre 2018, vuole offrire a cappellani e operatori pastorali che iniziano questo ministero o che sentono l’esigenza di un’ulteriore preparazione, alcuni elementi fondamentali di pastorale della salute.
Essere accanto al malato, come «presenza e azione della Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono e a quanti se ne prendono cura» (cfr La pastorale della salute nella Chiesa italiana n. 19) è un compito prezioso e delicato che necessita passione e formazione.

QUI il programma

QUI le informazioni logistiche

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Martedì, 16 Ottobre 2018

Paolo VI proclamato Santo

Domenica 14 ottobre Papa Paolo VI è proclamato Santo!
Paolo VI, Giovan Battista Montini, Arcivescovo di Milano dal 1954 al 1963, ha omaggiato la Casa di Milano con le seguenti parole:

“Il bene che il Piccolo Cottolengo compie a Milano, lo compie per Milano, e io mi sento beneficato da questa Istituzione che si rivolge a tanti ai quali la mia stessa premura dovrebbe rivolgersi. Mi sento in mano uno strumento di carità e di assistenza agli umili e ai poveri, che mi arricchisce, che mi placa nella mia preoccupazione di dover direttamente soccorrere e provvedere”.

Tutta la famiglia del Piccolo Cottolengo Milanese si unisce col cuore e con la preghiera all’immensa gioia per la sua Canonizzazione!

 

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"Le vocazioni: il sacro amore della mia vita! Chi non vorrà aiutarmi?"
(San Luigi Orione, Tortona 15 agosto 1927)

Comincia con mercoledì 17 ottobre il cammino di preghiera guidato dal sacerdote orionino Don Luca Ingrascì con la collaborazione dell'Orione Musical Group.
Nel salutare e nel ringraziare il gruppo per la collaborazione e l'amicizia datagli nell'ultimo periodo del suo servizio presso l'Istituto Berna di Mestre, Don Luca Ingrascì, ha fatto la proposta di aiutarlo nel suo servizio condividendo con lui un momento di preghiera mensile per le vocazioni “per dare alla Chiesa dei buoni sacerdoti” (Don Orione, Scritti 32, p. 15).
Per molti anni l'Orione Musical Group ha proposto momenti di preghiera e di formazione aiutato in questo da vari sacerdoti orionini (Don Bruno Lucchini, Don Federico Cattarelli, Don Loris Giacomelli, Don Walter Groppello e Don Nello Tombacco).
 
Ora riparte con l'obiettivo di essere di supporto a tutta l'Opera Don Orione ed in particolare a Don Luca per il suo nuovo incarico di vocazionista per l'area del nord-est dell'Italia.
Gli incontri si terranno un mercoledì al mese a Campocroce presso il Seminario della Vita alle ore 21.00.
Sono invitati tutti coloro che hanno a cuore l'Opera, in maniera particolare i volontari del Seminario della Vita e gli amici dell'Orione Musical Group.
Il secondo appuntamento sarà mercoledì 14 novembre.

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Nel suo viaggio verso Gerusalemme, Gesù continua il suo insegnamento sui requisiti della sequela.

Il Vangelo di oggi aggiunge un'altra condizione per seguire Gesù: la povertà. Un tale corre incontro a Gesù e gli chiede cosa deve fare per avere la vita eterna. Si tratta di un uomo animato da spirito sincero, perché giunto davanti a Gesù si inginocchia ai suoi piedi e gli apre il cuore: è quello che definiremmo una brava persona, che rispetta tutti i comandamenti. Cosa deve fare di più?

Il racconto è incastonato tra due sguardi di Gesù e due diverse reazioni. Gesù fissa lo sguardo su quell'uomo, lo ama e lo invita a vendere i suoi bene per seguirlo. Il giovane si rattrista e se ne va.

Il secondo sguardo è rivolto ai discepoli. Gesù dice loro che è difficile per chi possiede molte ricchezze entrare nel Regno dei Cieli e ricorre ad un'iperbole diventata famosa: è più facile che un cammello entri nella cruna dell'ago che un ricco entri nel regno dei cieli".

In questo brano, colpisce il contrasto tra l'entusiasmo iniziale del giovane e la sua chiusura finale all'invito di Gesù: l'attaccamento ai beni materiali gli ha impedito di aderire all'unico vero bene, che è Gesù. L'ostacolo non sono i beni in sè, ma l'attaccamento a questi, il metterli prima delle cose importanti.

 

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Questa mattina, in piazza San Pietro, Papa Francesco porterà agli onori degli altari sette nuovi santi: tra questi l'Arcivesvoco salvadoregno Oscar Romero e Paolo VI.

Per la famiglia orionia, la canonizzazione di Paolo VI aggiunge ai santi vicini alla famiglia orionina un nuovo nome. L'amicizia tra Don Orione e Giovan Battista Montini, infatti, ha una lunga e ricca storia. Si conobbero  a Genova in un incontro del 18 maggio 1927, al ‘Piccolo Cottolengo’.

Di quell’incontro il futuro Paolo VI ricorda: «Parlò con un candore così semplice, così disadorno, ma così spirituale, che toccò anche il mio cuore. Rimasi meravigliato di quella trasparenza spirituale che emanava da quest’uomo così semplice e umile».

Quando Montini divenne Arcivescovo di Milano, nel 1954, Don Orione era morto da una quindicina di anni. Ma l’Arcivescovo di Milano si ricordò di lui e delle sue opere visitandole numerose volte. In un incontro del 1955 disse: "Questa sera, passando per i reparti testé visitati, abbiamo visto tutte le età e condizioni: nihil a me umani alienum puto: questa è la capacità del cuore di Don Orione, questo il programma delle sue opere: niente e nessuno gli è estraneo. Questo grande alveare raccoglie ogni miseria e la trasforma in carità, accoglie ogni bisogno e vi riversa ogni bontà e lo fa salire come incenso profumato, come preghiera che veramente commuove il cielo e dal cielo viene in pioggia di grazie in Divina Provvidenza che feconda tutto questo lavoro foriero di nuovi sviluppi".

Anche da Pontefice il legame con l'opera di Don Orione è continuato: a Roma, nella nostra Chiesa parrocchiale di "Ognissanti", Paolo VI venne e celebrò la prima Messa in italiano il 7 marzo 1965.

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La comunità religiosa - suore e sacerdoti - del Piccolo Cottolengo Don Orione di Genova e il personale della Casa di Quarto Castagna si sono riuniti ieri, giovedì 11 ottobre, tutti attorno a fratel Primo Sarti per fargli gli auguri per i suoi 70 anni di vita consacrata nella Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Alle 10 si è celebrata la messa nella cappella S. Luigi Orione - Beato Francesco D. P. della Casa di Quarto Castagna e la festa è proseguita con il pranzo ed un bel momento di agape fraterna. Fratel Primo ha vissuto la giornata con grande gioia e emozione.

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Venerdì, 12 Ottobre 2018

Fumo - Visita del Vescovo

Grande attesa fra gli ospiti del Pensionato «Don Orione» di Fumo lunedì 1° ottobre 2018 per la visita pastorale di Mons. Viola, Vescovo della Diocesi di Tortona.
Il suo arrivo era atteso per le 17.30, ma già nel primo pomeriggio molti ospiti erano in fase di “preparazione” per meglio ricevere l’illustre ospite.

Grazie all’aiuto di tutto il personale presente in struttura, dalle ore 16.45 circa i nonni hanno iniziato ad essere accompagnati e fatti accomodare nel salone; il Vescovo è arrivato puntuale ed è stato accolto con un applauso e grande calore, anche da parte dei numerosi familiari invitati ad intervenire nei giorni precedenti attraverso locandine affisse in tutta la struttura.

Dopo i saluti iniziali, è stato recitato il Santo Rosario; al termine Monsignor Viola ha amabilmente colloquiato con molti presenti, raccontando anche piccoli scorci del suo vissuto personale; ha conquistato immediatamente tutti gli animi con il suo sorriso aperto, amichevole e con modi estremamente cordiali ed alla mano.

Il Vescovo ha voluto personalmente incontrare e salutare i nonni, i loro familiari ed il personale presente in salone, omaggiando ciascuno di loro con un’immagine di Don Orione commemorativa del suo XXV anno di ordinazione sacerdotale. Al termine, accompagnato dal Direttore Don Giorgio Murtas e dal Responsabile della RSA, Monsignor Viola è salito ai piani superiori per porgere un saluto ed una benedizione anche a coloro i quali non erano in grado di poter presenziare all’incontro in salone.
La grande soddisfazione espressa immediatamente, ed anche nei giorni successivi, da quanti erano presenti all’incontro è certamente segno della serenità e dell’apprezzamento, che la visita del Vescovo ha saputo lasciare negli animi di quanti sono accorsi ad accoglierlo.

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