"Quanto più siamo poveri, più disprezzati, più afflitti e perseguitati, faremo maggior bene, e maggiore sarà il premio."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 3 / Numero 1

Il 20 novembre è una data di quelle importanti nella famiglia orionina, si potrebbe dire che è la nostra Festa della Mamma. Sì, perché oggi è la festa della Madonna della Divina Provvidenza.

Oggi si ricorda la Madonna con un titolo caro a Don Orione, che aveva per Maria una devozione tenera e forte al contempo: sono numerosi gli scritti e gli episodi che testimoniano un affidamento sincero alla Madre di Dio, sentita addirittura come fondatrice della congregazione: "Oh! Finchè  la nostra piccola e cara Congregazione starà stretta ai piedi di questa grande Madre, celeste nostra Fondatrice, la Congregazione andrà sempre prosperando, sì da allargare e fare del bene non solamente in Tortona, ma anche lontano; si stenderà a portare la fede del Signore, a ravvivarla, a mantenere ed estendere le tende della Divina Provvidenza per il mondo, compiendo quella missione che Iddio ha segnato come cammino da battersi, da farsi, dai Figli, dai piccoli Figli della Divina Provvidenza" (Don Orione, 31.5.1938).

In questa data ricorrono anche altri anniversari: il riconoscimento della Congregazione, che il 20 novembre 1954 venne approvata definitivamente con Decreto Pontificio, il riconoscimento della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza nel 2011 e quello del Movimento Laicale Orionino, avvenuto nel 2012.

Allora, buona festa a tutti, religiosi e religiose, laici, dipendenti e volontari, ospiti e familiari, tutti stretti attorno alla Madonna della Divina Provvidenza, insieme a Don Orione.

 

 

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Esattamente 40 anni fa, il cardinale Ugo Poletti firmava il Decreto con cui veniva costituita la Parrocchia “Santa Maria Mater Dei”, in Via della Camilluccia, a Monte Mario.

La comunità parrocchiale ha festeggiato questo importante compleanno sabato 17 e domenica 17, con diverse iniziative, per ringraziare il Signore del bene di questi 40 anni e per rafforzare l’amicizia tra chi oggi vive questa grazia e questo impegno per il bene del Quartiere.

Sabato giornata intitolata Grazie e Gratitudine: alle 16,30 sacerdoti e laici protagonisti dei 40 anni della Parrocchia si sono incontrati per la  presentazione del libro “La Parrocchia Mater Dei. 1978-2018”.
L'evento è stato animato dai canti del coro “Già Quinto”. Daniela Attilini, parrocchiana e giornalista, ha guidato le attente persone raccolte nella chiesa a ripercorrere l'itinerario dei 40 anni della comunità parrocchiale dando voce ai protagonisti sacerdoti e laici.  Le voci degli attori Carlo Reali e Claudio Pallottini hanno puntualizzato alcuni passaggi chiave della storia umile e umanamente importante della Parrocchia. Il Coro Già Quinto ha abbellito la manifestazuione con alcune esibizioni di canti popolari. Particolarmente commoventi gli interventi dei parroci, Don Giuseppe Bonsanto, Don Domenico Crucitti, Don Gernaldo Conti, Don Savino Lombardi. Don Flavio Peloso ha fatto gli onori di casa come attuale parroco. Erano presenti anche alcuni laici della prima ora, come Guglielmo Mainero, i coniugi De Santis, Gino Ortolani, Nino Labate, Fausta Punzi, Anna Lazzareschi... la lista è lunga.  A conclusione della serata, negli ambienti parrocchiali si è potuto continuare a ricordare e a parlare della storia della comunità sia guardando le tante immagini esposte nella mostra fotografica e sia sostando attorno ai tavoli per un aperitivo e un brindisi.

Domenica 18 novembre si è celebrata la Santa Messa presieduta dal Cardinale Agostino Vallini, srguita dal pranzo comunitario nella  sala da pranzo del Centro Don Orione.

 

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Dopo la veglia di ieri sera con le associazioni di volontariato, Papa Francesco celebra oggi la Santa Messa in Piazza San Pietro, dove sono attesi quattromila bisognosi da Roma e da altre parti dell'Italia e del mondo.

Al termine della messa, millecinquecento pranzeranno con il Papa nell'Aula Paolo VI, per un momento di convivialità e di famiglia.

La dimensione della reciprocità trova riscontro nel logo scelto per la Giornata Mondiale dei Poveri: una porta aperta e sul ciglio si ritrovano due persone.  Una tende la mano perché chiede aiuto, l’altra perché intende offrirlo. In effetti, è difficile comprendere chi tra i due sia il vero povero. O meglio, ambedue sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione; chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere. Sono due mani tese che si incontrano dove ognuna offre qualcosa. Due braccia che esprimono solidarietà e che provocano a non rimanere sulla soglia, ma ad andare incontro all’altro. Il povero può entrare in casa, una volta che dalla casa si è compreso che l’aiuto è la condivisione.

Per leggere il messaggio di Papa Francesco clicca QUI.

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Con questa domenica termina la lettura del Vangelo di Marco, domenica prossima terminerà l'anno liturgico con la Festa di Cristo Re dell'Universo e la lettura di un brano di Giovanni.

La liturgia di oggi ci offre parte del cosiddetto discorso escatologico di Marco: il testo comprende due parti, una in cui viene presentata la manifestazione gloriosa del Figlio dell'Uomo, l'altra con la breve parabola del fico.

Nel racconto escatologico sono evidenti i richiami alla mondo profetico dell'antico testamento e degli scritti apocaliottici, Marco descrive i segni nel cielo per significare i potenti interventi di Dio nella storia, l'apparizione del Figlio dell'Uomo e la riunificazione degli eletti.

E' un messaggio di speranza, l'ultima parola non spetta al male, il futuro è di Gesù Crocifisso, il Signore che verrà nella gloria, testimoniando che il suo amore donato è più potente anche dell morte.

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Terminato il dialogo con lo scriba, Marco ci dice che Gesù continuava a parlare insegnando, nel Tempio. Il brano di oggi si apre con un'aspra invettiva contro gli scribi, che amano ricevere saluti ed essere ammirati, essere in vista.

Gesù, sedutosi, osservava come la gente nel Tempio buttava la sua offerta: i ricchi buttavano molte monete, ma si trattava del superfluo, frutto magari di soprusi facilitati dalla loro posizione Una povera vedova, invece, nella sua povertà buttava due spiccioli, praticamente tutto ciò che aveva. Non aveva nulla, ma ha offerto a Dio il suo cuore.

E noi cosa diamo al Signore? Non ha bisogno di nulla, ma ha sete del nostro amore.

Briciole di tempo? Egli ci attende sempre a braccia aperte, in chiesa, sulla strada, nelle mani e nel cuore del bisognoso: Dio non ama gli abiti griffati, ma le vesti del mendicante. Non possiamo risolvere i problemi di tutti, ma siamo chiamati ad avere un cuore come quello della vedova, che si è affidata completamente al Signore, un cuore,come diceva don Orione, grande e magnanimo, capace di arrivare a tutti i dolori ed a tutte le lacrime.

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Dopo la guarigione di Bartimeo, il cieco di Gerico, Gesù fa il suo ingresso messianico a Gerusalemme, dove viene avvicinato dai sommi sacerdoti e dagli anziani, dai farisei ed erodiane e dai sadducei. 

Nel brano di oggi Gesù è avvicinato da uno scriba che gli chiede quale sia il primo comandamento di tutti i comandamenti, poiché c'erano ben seicentotredici precetti con cui i commentatori della Torah spiegavano la Legge di Mosè. La domanda dello scriba non era banale: come districarsi in questo gjnepraio?

Gesù richiama il testo del Deuteronomio, che ogni buon ebreo ben conosceva: ascolta Israele, il Signore Dio è l'unico Signore! Subito dopo cita un passo del Levitivo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Marco parla di secondo comandamento, Matteo parla di simile, l'evangelista Luca li unisce.

Dio è al primo posto, ma la prova del nove sta nel secondo: la fede in Dio è credibile se diventa servizio ai fratelli. Amare solo Dio è falsa religione, amare solo il prossimo è idolatria, amare Dio per se stesso e il prossimo per amore di Dio è la novità cristiana, introdotta da Gesù Cristo.

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Al termine della stagione del raccolto, quando la natura si spoglia della sua rigogliosa veste estiva per prepararsi al lungo sonno invernale, già i celti avevano collocato un momento per celebrare le radici, i defunti, coloro che rappresentano il nostro passato e ci interrogano sul nostro futuro.

Le prime comunità cristiane hanno fatto loro questa tradizione, che ancora oggi, nonostante la secolarizzazione, è ancora molto sentita, perché l'interrogtivo sulla vita dopo la morte continua ad agitare il cuore umano: la Chiesa ha voluto che questa grande domanda posta a ogni uomo divenisse un momento di fede e di preghiera, illuminato dalla resurrezione di Gesù Cristo da morte. Dopo aver ricordato che siamo tutti chiamati alla santità, la liturgia ci ricorda che tutti risorgeremo in Cristo.

Animati da questa fede carica di speranza, i cristiani si recano a visitare i cimiteri, a portare un fiore, a recitare una preghiera, scacciando il dolore della separazione dai loro cari con le parole di Gesù nel Vangelo odierno: "Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

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Oggi è la festa di tutti i santi, una grande festa che riunisce tutti quei cristiani che la Chiesa ha voluto come esempio e modello di sequela di Cristo.

Tra loro ci sono uomini e donne, giovani e anziani, studiosi o persone di umili origini, religiosi e laici, missionari, madri e padri, ammalati, appassionati di educazione, dediti alla carità verso i più poveri, studiosi della Bibbia e amanti della vita contemplativa.

La santità non conosce schemi, ma tutte le sue espressioni hanno una cosa in comune: dalla santità si genera sempre altra santità.  Incontrare una testimonianza di fede vissuta con gioia e speranza è un'esperienza contagiosa, affascinante, coinvolgente ed è così fin dai primi secoli di vita della Chiesa.

Allora, oggi, in questa giornata di festa, rileggiamo qualche passo della vita del nostro Santo, Luigi Orione, e lasciamoci contagiare dalla sua santità.

Per avere qualche spunto di lettura clicca QUI

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Si è conclusa la XV Assemblea generale ordinaria (3-28 ottobre 2018) sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” ed è stato reso noto il documento finale votato dai padri sinodali.

Il filo conduttore del documento è il brano del Vangelo di Luca che racconta l'episodio dei discepoli di Emmaus. Il documento è suddiviso in tre parti. La prima "camminava con loro" approfondisce il rapporto tra Chiesa e Giovani (con i capitoli intitolati Una Chiesa in ascolto; tre snodi cruciali; identità e relazioni; essere giovani oggi). La seconda parte "si aprirono loro gli occhi" descrive la giovinezza come opportunità per la Chiesa di rinnovamento e freschezza, come nella Pentecoste ( il dono della giovinezza; il mistero della vocazione; la missione di accompagnare; l'arte di discernere). La terza parte "partirono senza indugio" è l'immagine di una Chiesa giovane, in cammino, che segue la Parola e la diffonde nel mondo (la sinodalità missionaria della Chiesa; camminare insieme nel quotidiano; un rinnovato slancio missionario; formazione integrale).

Dopo la celebrazione eucaristica in San Pietro a conclusione dei lavori, il Papa ha recitato l'Angelus e ha ribadito che il primo frutto del Sinodo è lo stile sinodale: "Il primo frutto di questa Assemblea sinodale dovrebbe stare proprio nell’esempio di un metodo che si è cercato di seguire, fin dalla fase preparatoria. Uno stile sinodale che non ha come obiettivo principale la stesura di un documento, che pure è prezioso e utile. Più del documento però è importante che si diffonda un modo di essere e lavorare insieme, giovani e anziani, nell’ascolto e nel discernimento, per giungere a scelte pastorali rispondenti alla realtà."

Clicca QUI  per leggere il testo del documento.

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Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire: così terminava il Vangelo di Domenica scorsa.

A questo punto Marco informa che Gesù ed i discepoli, nel loro cammino verso Gerusalmemme, sono arrivati a Gerico e, nel lasciare la città, incontrano un cieco. Anche Matteo e Luca raccontano questo episodio: mettendo in sinossi i tre brani, ci si accorge che il racconto di marco è più vivace e arricchito di alcuni particolari.

Fin dall'inizio del racconto, marco si concentra sulla figura del cieco: ci dice il nome del protagonista, Bartimeo, figlio di Timeo, e l'annota l'esortazione della gente "Coraggio, alzati! Ti chiama!". Solo Marco descrive con un'immagine vivida la reazione del cieco e la sua invocazione in aramaico.

Per l'evangelista il cieco diventa il simbolo del discepolo che segue Gesù: il modello da imitare è lui, non i discepoli. I discepoli sono i veri ciechi, che non hanno ancora compreso la missione di Gesù e non hanno di meglio a cui pensare se non ai primi posti. Bartimeo era cieco, ora ci vede. Era seduto, ora segue Gesù. La potenza di Dio lo ha trasformato, ma a due condizioni: la preghiera, "Gesù abbi pietà di me!", e la fede, "Va', la tua fede ti ha salvato". Bartimeo "vede" Gesù prima di essere guarito e si alza per andare da lui.

Il primo miracolo compiuto da Gesù è stato la liberazione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao, l'ultimo la guarigione del cieco a Gerico: non dono due gesti casuali. Illustrano, dice il biblista Bruno Maggioni, la vittoria di Gesù sulle due forze ostili che ostacolano la sua presenza tra gli uomini: il Maligno e la cecità degli uomini. C'è sempre un cieco dentro di noi, avvolto dal buio del dubbio e dalla durezza di cuore, che sta perennemente seduto prigioniero della propria arroganza: allora bisogna ripetere spesso, Rabbunì, ridonami la vista!

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