"Questa è la volontà di Dio, volontà certa sopra di noi: che ci facciamo santi."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Al Centro Don Orione di Chirignago ogni lavoratore è importante e come in una grande famiglia, il clima è di amicizia e collaborazione. E così ecco che quando un collaboratore raggiunge il momento della pensione, è un momento di festa e di commozione per tutti.
Così è stato mercoledì 30 dicembre, un buffet aperto a colleghi e ospiti del Centro, per ringraziare e salutare due amiche che hanno terminato con l’ultimo dell’anno, il proprio servizio.
Priscilla è al Centro Don Orione da oltre 40 anni, una vita! E Francesca si difende bene, con i suoi 23 e mezzo!
E’ stato difficile contenere le lacrime per queste due straordinarie donne che sentono il Centro come la loro seconda casa e per ringraziarle Don Nello Tombacco ha consegnato loro delle bellissime targhe con dedica personalizzata, il logo del Centro e l’effige di don Orione, mentre le colleghe hanno preparato delle composizioni floreali su preziosi centrotavola in vetro, curando ogni dettaglio.
Presilla (o meglio Priscilla, come ama farsi chiamare lei) e Francesca, hanno decisamente lasciato il segno in molti cuori e ne hanno potuto raccogliere i frutti.
Luca, uno dei ragazzi presenti alla festa, ha detto, un po' triste: “Ecco, adesso basta, non vengono più”. Ma quando Francesca, nel suo discorso, ha detto: “Passerò a salutarvi”, di nuovo Luca ha sorriso, così come tutti i ragazzi presenti.
E, siamo certi, anche Don Orione da lassù ha sorriso, vedendo questo clima di famiglia e di servizio che vengono dal cuore di chi lavora in suo nome.

 

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Vi raccontiamo la notte di Natale vissuta al Centro Don Orione di Chirignago con la parole di un volontario

Ogni anno è sempre una grande emozione.
Appena arriviamo, subito i ragazzi ci vengono incontro, per raccontarci tante cose, abbracciarci, darci il benvenuto a casa.
Sì, perché qui ci si sente proprio “famiglia”.
Sono tutti in fibrillazione, perché sanno che stasera arriverà Babbo Natale a portare un po' di doni.
Un gruppo di giovani di Martellago si occupa dell'animazione, riempiendo di musica, balli e giochi la sala.
Tutti si lasciano trascinare dalla musica, Matteo, uno dei ragazzi, ci sorprende risvegliandosi dal suo torpore per scatenarsi in un ballo a ritmo perfetto.
Ad un certo punto si sente qualcuno che dal corridoio urla “eccolo! è arrivato!”
Ed eccolo entrare, il vero Babbo Natale! Sì, con la barba vera!
Viene subito preso d'assalto dai ragazzi, che non riescono a contenere la curiosità di scoprire cosa c'è dentro i pacchi che porta.
E che gioia nel trovare tanto materiale didattico per la RSA e abbigliamento per gli altri!
Nel frattempo è stata allestita a festa la cappellina, ma i fedeli sono così tanti che riempiono anche tutte le sedie poste nel corridoio, fino in fondo.
Tantissimi amici che hanno scelto di vivere la Notte Santa proprio qui, dove si respira viva la presenza di Gesù.
Una cerimonia sentita e partecipata, in cui ragazzi e volontari hanno partecipato attivamente nell'offertorio, nei canti, nelle preghiere.
Massimiliano (Macci) ci ha emozionato leggendo una preghiera e unendosi al coro per suonare la tastiera, mentre Don Nello ci ha donato una benedizione speciale, insieme alla piccola Alice.
A mezzanotte non poteva mancare il brindisi, con cioccolata calda e panettone per tutti. Il refettorio era strapieno, ragazzi, volontari, amici, famiglie, tutti insieme in allegria.

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Lunedì, 28 Dicembre 2015

Santa famiglia di Nazareth

La famiglia come scuola di misericordia potrebbe essere il titolo della giornata di domenica 27 dicembre, festa della Santa Famiglia di Nazareth, che il Papa ha indicato come primo grande evento giubilare dopo l’apertura delle Porte Sante. Il momento più significativo sarà la Messa celebrata dal Papa in San Pietro alle ore 10. Alle 12 l'Angelus.

Il Giubileo della famiglia è una tappa solenne e significativa in questo biennio che la Chiesa ha deciso di dedicare alla famiglia, con il "doppio" Sinodo 2014-2015 e che si allungherà fino alla primavera del prossimo anno, quando dovrebbe arrivare l’Esortazione apostolica destinata a chiudere il cerchio di una lunga, complessa e per certi versi rivoluzionaria riflessione.

Accoglienza, vicinanza, comprensione e perdono; sono i quattro punti toccati anche dal Sussidio preparato dal Pontificio Consiglio per la famiglia in vista dell’appuntamento di domenica. Un testo semplice che può essere utilizzato nel breve itinerario verso la Porta Santa, che non è necessariamente quella della Basilica di San Pietro, a Roma, ma vale per tutti i pellegrinaggi, in ogni parte del mondo. Il Sussidio prevede, dopo il segno della croce, la lettura di un passaggio della bolla Misericordia vultus (Cicca QUI per il testo integrale) di papa Francesco e un breve momento di raccoglimento.

Il secondo momento del pellegrinaggio familiare verso la Porta Santa è quello della Confessio vitae, in cui, dopo la lettura di un altro brano della Bolla di indizione, genitori e figli sono invitati alla riflessione sul perdono reciproco.

Ultimo momento quello della Confessio Fidei che segna il passaggio della Porta Santa e si allunga ai momenti successivi, in cui la famiglia sosta davanti al crocefisso per contemplare il «volto delle misericordia di Dio che ci accoglie e ci abbraccia».

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C'è voluto non poco tempo e molte energie. Un progetto, un pensiero ed un obiettivo da raggiungere. Mentre ogni giorno, più o meno strumentalmente, si parlava di comunità o di bambini strappati ingiustamente ai genitori, l'Autorità Garante per l'infazia e l'adolescenza ha fatto chiarezza sui minorenni fuori famiglia. Non è solo il ruolo che ricopre ad aver imposto questo passo, ma anche il timore crescente che generalizzazioni pericolose non facciano il bene di bambini già segnati da storie famigliari difficili e non permettano di affrontare le vere criticità.
Chiedendo alle ventinove Procure minorili idati in loro possesso sul numero dei minorenni collocati in comunità, hanno tutte aderito al progetto ed ora sappiamo che al 31 dicembre 2014 i minorenni a vario titolo collocati nelle comunità erano 19mila, di cui circa il 40% di origine straniera. E’ importante essere riusciti ad ottenere questo dato; ricordando che, sebbene la famiglia, possibilmente quella di origine, sia il luogo dove ogni bambino dovrebbe stare, la realtà è più dura ed è un dovere fare in modo che a quei bambini che nella loro famiglia non possono stare, vengano assicurati gli stessi diritti dei loro coetanei.
Dietro alla scelta di affidare una ragazza o un bambino ad una comunità ci sono spesso storie difficili e dolorose, responsabilità complesse, che non esentano nessuno. Un bambino viene allontanato dalla famiglia per il principio sacro del bene del minorenne sopra ogni cosa. E in quell’azione sono coinvolti molti soggetti: i genitori, i servizi socio-sanitari, il Tribunale per i minorenni e il Procuratore minorile, la Regione e tutte quelle realtà, pubbliche e private, che insieme contribuiscono al percorso formativo per un bambino, per un ragazzo. Devono perciò essere supportati e messi nella condizione di lavorare al meglio, con risorse, economiche e non solo, e strategie chiare. Così come deve essere supportata anche la famiglia in tutte le problematicità che si trova ad affrontare, sia per prevenire gli allontanamenti che per rimuoverne le cause quando questi sono inevitabili e fare in modo che il bambino possa ritornare a casa. Più tutti gli “attori in scena” lavorano in armonia, tenendo l’attenzione sul bambino o sulla bambina, meglio potranno fare il suo bene. È importante che facciano sistema, che “si parlino”e si coordinino.
Per questo, è stata pubblicata la prima raccolta dati sperimentale per la Tutela dei minorenni in comunità; clicca QUI per leggere la pubblicazione e clicca QUI per leggere il Terzo Rapporto sugli Istituti Penali per Minori

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Martedì, 01 Dicembre 2015

Seregno - Cena Africana

Venerdì 20 novembre 2015, presso la sala "mensa della comunità" del "Don Orione" è stato festeggiato il primo compleanno di permanenza a Seregno, dei 17 ragazzi africani affidati dalla Prefettura della provincia di Monza e Brianza, nell'ambito dell'emergenza dei richiedenti asilo (dopo di loro altri 6 hanno trovato accoglienza presso la struttura Don Orione di Seregno).
E’ stato riproposto un momento di convivialità già vissuto poco meno di un anno fa, ritrovandosi a cena per gustare piatti tipici della cucina africana quali riso “Chap/Cue”, Cuscus, Domadà.                               
Tanti erano gli amici presenti con anche rispettive famiglie, volontari, operatori, religiosi, alcuni ospiti della casa, i "maestri" di italiano della Caritas cittadina e simpatizzanti.
E' stato un bel momento di festa e anche l'occasione per dimostrarsi reciproca riconoscenza e manifestare il desiderio (già intuito) di maggiore integrazione.
In questi giorni dopo le drammatiche vicende di Parigi, sono aumentati gli sguardi di diffidenza...ma sono anche sorte manifestazioni di unanime condanna di quanto accaduto esprimendo il desiderio di speranza di Pace. E' con questo sincero spirito che si sono trascorse 2 ore di autentica fraternità, mangiando insieme, ballando e suonando i tipici strumenti a percussione africana...in SIM-PATIA.
Questa è la speranza: che una serata "straordinaria" di "festa africana" possa sempre più diventare nell'ordinario "festa di integrazione di popoli" in questo nostro mondo, nella nostra vita.

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L’obiettivo di questa iniziativa è ridare per una serata il sorriso alle famiglie in gravi difficoltà economiche e soprattutto ai loro bambini, vittime innocenti di questo assurdo e malinconico momento che la società moderna sta attraversando.  Mira a dare sollievo al disagio sociale che questa crisi ha trasmesso alla famiglia media italiana.
Genitori che perdono il lavoro, che si separano, disagio sociale, spese impreviste, bollette, figli che vanno a scuola, problemi a far quadrare il bilancio e spesso anche problemi ad organizzare pranzo e cena. Tutto questo vissuto con grande dignità, a volte taciuto o a malapena sussurrato ai servizi sociali, alla Caritas o alla propria parrocchia.
 "Perché vi ritorni il sorriso” E’ il titolo dell’iniziativa che, il coordinamento del MLO di Reggio Calabria in collaborazione con l'associazione Portatori della Vara e il gruppo scout parrocchiale, hanno organizzato per dare a queste famiglie in difficoltà, la possibilità di passare una serata in serenità, lontana dai soliti pensieri e dai problemi quotidiani, mangiando una buona pizza in allegria con i propri figli.
La coordinatrice del MLO tiene a ribadire che, non possiamo e non vogliamo rimanere insensibili alle parole di Papa Francesco, “Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri /.../ questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo” i laici hanno l'obbligo di vivere con concretezza la Parola di DIO.
Per questo motivo verrà proposto a tutti i della nostra parrocchia che l'iniziativa si protragga per tutto l'Anno del Giubileo Straordinario della Misericordia voluto  da Papa Francesco.
Il parroco Don Domenico Crucitti sottolinea che partendo con questa iniziativa speranzosi che si allarghi ad altre associazioni presenti in parrocchia e non, consapevoli che questo contributo è una goccia nel mare, ma l’obiettivo è far ritornare il sorriso per una sera e intraprendere il cammino della speranza con queste famiglie della parrocchia e della città, in difficoltà. Anche se già operativi con il Centro Famiglie per altre problematiche inerenti la famiglia.
Un sorriso tu lo doni, e non ti rendi conto di quello che stai donando, ma per chi lo riceve, è una cosa molto importante”
«La misericordia dì Dio è più grande del cielo, è più grande del mare; la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati.
“Don Orione”

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Martedì, 03 Novembre 2015

La misericordia fa fiorire la vita

“Il nostro Paese continua a soffrire un preoccupante calo demografico, che in buona parte scaturisce da una carenza di autentiche politiche familiari”. Parte da questa constatazione il Messaggio del Consiglio Permanente per la 38ª Giornata Nazionale per la vita (7 febbraio 2016).
“Mentre si continuano a investire notevoli energie – spiegano i Vescovi – a favore di piccoli gruppi di persone, non sembra che ci sia lo stesso impegno per milioni di famiglie che, a volte sopravvivendo alla precarietà lavorativa, continuano ad offrire una straordinaria cura dei piccoli e degli anziani”.
“Contagiare di misericordia – ricorda ancora il Consiglio Permanente - significa affermare, con papa Francesco, che è la misericordia il nuovo nome della pace. La misericordia farà fiorire la vita: quella dei migranti respinti sui barconi o ai confini dell'Europa, la vita dei bimbi costretti a fare i soldati, la vita delle persone anziane escluse dal focolare domestico e abbandonate negli ospizi, la vita di chi viene sfruttato da padroni senza scrupoli, la vita di chi non vede riconosciuto il suo diritto a nascere”.

Clicca QUI per leggere e scaricare il testo completo del messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la Giornata della Vita

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Con un voto bipartisan, 385 voti a favore e solo due contrari, l'aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla nuova legge sulla continuità affettiva, che introduce una corsia preferenziale per le adozioni da parte delle famiglie che hanno avuto in affido minori in stato di abbandono e adottabilità. (Consulta QUI dal senato.it)

La legge dice una cosa semplice: le famiglie affidatarie hanno una corsia preferenziale nell'adozione. Ovvero d'ora in poi il tribunale dei minori ha il dovere di "tenere conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria" prima di decidere i genitori adottivi dei minori in stato di abbandono. A tal fine, dovrà essere obboligatoriamente acquisito il parere dei serivizi sociali.

Una norma che dovrebbe essere naturale, scontata, visto che con quelle madri e padri " a tempo" hanno magari già trascorso un pezzo di infanzia o di adolescenza. Invece in Italia ci sono voluti circa quindici anni, e un lavoro di mediazione certosina, perché si arrivasse ad una legge che permetterà, da domani, anche ai genitori dell'affido di " concorrere" all'adozione del ragazzino e della ragazzina dei quali, di fatto, sono già figure fondamentali. Evitando così traumi e lacerazioni.

Dalla norma sono però esclusi single e coppie di fatto, punto su cui si è incentrato lo scontro politico. "E' importante - ha detto in aula il ministro della Giustizia Andrea Orlando prima del varo della nuova legge - che tutte le forze politiche abbiamo superato insieme le divisioni per abbattare una barriera a favore dei minori più deboli. E' un primo passo positivo. Ed averlo fatto tutti insieme è un segnale forte e chiaro che la politica che si divide sa unirisi quando serve ed è chiaro l'approdo di dove si vuole andare con il nostro paese".

Le novità:
Affidatari in corsia preferenziale. In caso di adozione è prevista una corsia preferenziale a favore di chi ha il bambino in affido. Il tribunale dei minori dovrà infatti tener conto, nel decidere sull'adozione, dei 'legami affettivi significativi' e del 'rapporto stabile e duraturo' consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria. La corsia preferenziale opera però solo se gli affidatari rispondono ai requisiti per l'adozione (stabile rapporto di coppia, idoneità all'adozione e differenza di età con l'adottato).

Tutela della continuità affettiva. Nell'interesse del minore è garantita continuità affettiva con gli affidatari (come ad esempio il diritto di visita) anche in caso di ritorno alla famiglia di origine e adozione o nuovo affido ad altra famiglia. Il giudice peraltro, nel decidere sul ritorno in famiglia, sull'adozione o sul nuovo affidamento dovrà ascoltare anche il minore.

Più poteri in tribunale. Si ampliano i diritti degli affidatari: chi ha il minore in affido è legittimato a intervenire (c'è l'obbligo di convocazione a pena di nullità) in tutti i procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, affidamento e adottabilità relativi al minore. E' poi prevista la facoltà di presentare memorie nell'interesse del minore.

Adozione degli orfani. Accanto ai parenti (fino al sesto grado) e alle persone legate da un rapporto stabile preesistente alla perdita dei genitori, anche l'affidatario potrà ora chiedere l'adozione di un orfano. In tal caso l'adozione è consentita anche alle coppie di fatto e alle persone singole.

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Mercoledì, 07 Ottobre 2015

Famiglia, "Costituzione per la Chiesa"

All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha svolto la sua catechesi sullo spirito famigliare. (A fondo pagina il video)

Accompagnare Sinodo con la preghiera
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Da pochi giorni è iniziato il Sinodo dei Vescovi sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. La famiglia che cammina nella via del Signore è fondamentale nella testimonianza dell’amore di Dio e merita perciò tutta la dedizione di cui la Chiesa è capace. Il Sinodo è chiamato ad interpretare, per l’oggi, questa sollecitudine e questa cura della Chiesa. Accompagniamo tutto il percorso sinodale anzitutto con la nostra preghiera e la nostra attenzione. E in questo periodo le catechesi saranno riflessioni ispirate da alcuni aspetti del rapporto – che possiamo ben dire indissolubile! – tra la Chiesa e la famiglia, con l’orizzonte aperto al bene dell’intera comunità cristiana.
Oggi c'è bisogno ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare
Uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi mostra immediatamente il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare. Infatti, lo stile dei rapporti – civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza – appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto “disidratato”, arido, anonimo. Diventa a volte insopportabile. Pur volendo essere inclusivo nelle sue forme, nella realtà abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore di persone.


La famiglia apre per l’intera società una prospettiva umana
Ecco perché la famiglia apre per l’intera società una prospettiva ben più umana: apre gli occhi dei figli sulla vita – e non solo lo sguardo, ma anche tutti gli altri sensi – rappresentando una visione del rapporto umano edificato sulla libera alleanza d’amore. La famiglia introduce al bisogno dei legami di fedeltà, sincerità, fiducia, cooperazione, rispetto; incoraggia a progettare un mondo abitabile e a credere nei rapporti di fiducia, anche in condizioni difficili; insegna ad onorare la parola data, il rispetto delle singole persone, la condivisione dei limiti personali e altrui. E tutti siamo consapevoli della insostituibilità dell’attenzione famigliare per i membri più piccoli, più vulnerabili, più feriti, e persino più disastrati nelle condotte della loro vita. Nella società, chi pratica questi atteggiamenti, li ha assimilati dallo spirito famigliare, non certo dalla competizione e dal desiderio di autorealizzazione.


Politica non dà alla famiglia adeguato riconoscimento
Ebbene, pur sapendo tutto questo, non si dà alla famiglia il dovuto peso – e riconoscimento, e sostegno – nell’organizzazione politica ed economica della società contemporanea. Vorrei dire di più: la famiglia non solo non ha riconoscimento adeguato, ma non genera più apprendimento! A volte verrebbe da dire che, con tutta la sua scienza, e la sua tecnica, la società moderna non è ancora in grado di tradurre queste conoscenze in forme migliori di convivenza civile. Non solo l’organizzazione della vita comune si incaglia sempre più in una burocrazia del tutto estranea ai legami umani fondamentali, ma, addirittura, il costume sociale e politico mostra spesso segni di degrado – aggressività, volgarità, disprezzo… –, che stanno ben al di sotto della soglia di un’educazione famigliare anche minima. In tale congiuntura, gli estremi opposti di questo abbrutimento dei rapporti – cioè l’ottusità tecnocratica e il familismo amorale – si congiungono e si alimentano a vicenda. Questo, vero, è un paradosso.

Lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa
La Chiesa individua oggi, in questo punto esatto, il senso storico della sua missione a riguardo della famiglia e dell’autentico spirito famigliare: incominciando da un’attenta revisione di vita, che riguarda sé stessa. Si potrebbe dire che lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa: così il cristianesimo deve apparire, e così deve essere. E’ scritto a chiare lettere: «Voi che un tempo eravate lontani – dice san Paolo – […] non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). La Chiesa è e deve essere la famiglia di Dio.
La famiglia libera l'essere umano dall'abbandono e dall'indifferenza
Gesù, quando chiamò Pietro a seguirlo, gli disse che lo avrebbe fatto diventare “pescatore di uomini”; e per questo ci vuole un nuovo tipo di reti. Potremmo dire che oggi le famiglie sono una delle reti più importanti per la missione di Pietro e della Chiesa. Non è una rete che fa prigionieri, questa! Al contrario, libera dalle acque cattive dell’abbandono e dell’indifferenza, che affogano molti esseri umani nel mare della solitudine e dell’indifferenza. Le famiglie sanno bene che cos’è la dignità del sentirsi figli e non schiavi, o estranei, o solo un numero di carta d’identità.


Entusiasmo dei Padri sinodali
Da qui, dalla famiglia, Gesù ricomincia il suo passaggio fra gli esseri umani per persuaderli che Dio non li ha dimenticati. Da qui Pietro prende vigore per il suo ministero. Da qui la Chiesa, obbedendo alla parola del Maestro, esce a pescare al largo, certa che, se questo avviene, la pesca sarà miracolosa. Possa l’entusiasmo dei Padri sinodali, animati dallo Spirito Santo, fomentare lo slancio di una Chiesa che abbandona le vecchie reti e si rimette a pescare confidando nella parola del suo Signore. Preghiamo intensamente per questo! Cristo, del resto, ha promesso e ci rincuora: se persino i cattivi padri non rifiutano il pane ai figli affamati, figuriamoci se Dio non darà lo Spirito a coloro che – pur imperfetti come sono – lo chiedono con appassionata insistenza (cfr Lc 11,9-13)! Grazie.

Clicca QUI per leggere la catechesi del Papa

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La dottrina del matrimonio e della famiglia non è in discussione. Il principio dell'indissolubiltà non sarà quindi oggetto di dibattito. Ma la questione della riammissione ai sacramenti delle persone divorziate in nuova unione dovrà ancora essere approfondita, anche se non è l'unico tema nell'agenda dei padri sinodali. Anzi, insistere su questo aspetto come se fosse quello centrale, significa ignorare la complessità delle questioni sull'agenda del Sinodo.

È quanto spiegato dal Papa, secondo quanto riferito da padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, durante la conferenza stampa che ha fatto il punto dei lavori. Ieri si è tenuta la terza congregazione generale. Francesco è intervenuto nuovamente nel dibattito per ribadire ciò che del resto è stato esplicitato senza equivoci già nella Relatio Synodi - la relazione finale - del Sinodo straordinario dello scorso anno.

La questione dei divorziati risposati, così come tutte le altre questioni, è stata e sarà affrontata dal punto di vista pastorale, non dottrinale. Cosa significa? La Chiesa intende mettere a punto modalità più agili, più semplici e più accoglienti per integrare le persone nella comunità cristiana. I divorziati risposati, come tutti coloro che vivono in famiglie irregolari, rimangono a pieno titolo nella Chiesa e quindi hanno il diritto di essere accompagnati e aiutati nella maniera più opportuna.

Come mettere a punto questa modalità, sarà oggetto del dibattito di questi giorni. L'ha ribadito, durante il briefing, anche l'arcivescovo di Gatineau, Paul-André Durocher, presidente della conferenza episcopale canadese, che ha ripreso alcuni temi già affrontati ieri dal cardinale Erdo nel corso della relazione introduttiva. «Un pezzo importante - ha sottolineato Durocher - ma solo un pezzo della visione della Chiesa sul tema dei divorziati risposati. L'insegnamento della Chiesa viene da Gesù ed un dono per il mondo. Fermo restano questo insegnamento - ha fatto notare l'arcivescovo canadese - dobbiamo però entrare in dialogo con il mondo. Alcuni padri sinodali enfatizzano l'aspetto dottrinale, altri il dialogo - ha concluso - vedremo come le due visioni possono procedere in modo collegiale».

Sull'esigenza di dialogo e di apertura ha posto l'accento anche l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali: «La Chiesa parla all'uomo e alla donna di oggi, entra in contatto con la realtà familiare e matrimoniale che è ricca e complessa, molto più ricca e complessa della semplice unione tra un uomo e una donna. La vita della famiglia è espressione di gioia, anche se non mancano momenti di difficoltà. Si tratta di un cammino, ed è proprio la famiglia che deve insegnare a camminare».

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